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Cultura

I 60 anni della sede Rai Abruzzo al Mediamuseum tra mostre e ragionamenti sul ruolo del servizio pubblico

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Una festa. Una bella festa al Mediamuseum di Pescara per festeggiare i 60 anni della Sede regionale della Rai. No sarà un sabato qualunque ma un sabato particolare quello che vivranno donne e uomini Rai che ricorderanno come nel 1959, cominciavano le trasmissioni nella sede di Pescara, in via De Amicis, dove tuttora sono ospitati gli studi televisivi e radiofonici di Rai Abruzzo. Un viaggio attraverso 60 anni di cultura, di storia, di costume, della regione Abruzzo. Uno straordinario contributo anche al racconto dell’Italia, attraverso le immagini televisive ed i contributi radiofonici per rivivere le trasmissioni che hanno segnato un’epoca per gli abruzzesi ed i molisani – fino al 1970 infatti la sede Rai di Pescara era operativa anche per il Molise. Negli ultimi anni la sede Rai Abruzzo è stata impegnata ed ha fornito un contributo straordinario nel racconto del terremoto dell’Aquila e poi del CentroItalia, dando un apporto importante alle sofferenze indicibili di chi aveva subito lutti, devastazioni e distruzione di interi villaggi. Racconto che ancora oggi sono importanti.

La festa per i 60 anni della sede regionale sarà anche l’occasione per conoscere la produzione televisiva e radiofonica regionale attuale: dalla realizzazione del Telegiornale, di Buongiorno Regione e del Giornale radio, con la Tgr, fino alla messa in onda con la Produzione radiofonica e televisiva. ”Le sedi locali sono la mano tesa al cittadino che paga il canone”. E io ”come sempre mi batterò contro chi, oggi come ieri, vuole il depauperamento del perimetro del servizio pubblico (a cominciare dalle sedi regionali) per ridurlo a mero strumento di dinamiche partitiche e interessi privati”. E’ un passaggio del messaggio inviato dal consigliere Rai, Riccardo Laganà, all’evento organizzato per festeggiare i sessant’anni della sede abruzzese. ”Fare gli auguri ad una sede regionale in tempi in cui da più parti si vorrebbe lo smantellamento del servizio pubblico Rai, assume un valore straordinario. I sessant’anni della sede Rai Abruzzo ci ricordano quanto la Rai è stata vicina ai cittadini attraverso i suoi presidi regionali e quanto potrà e dovrà esserlo in futuro. ”Nel corso del mio mandato, continuo a chiedere con forza la valorizzazione e lo sviluppo delle sedi regionali, sia dal punto di vista del personale che tecnologico perché – sottolinea Laganà – credo che non si debbano considerare luoghi dove produrre solo informazione locale ma anche piccoli centri di produzione per documentari, approfondimenti culturali, valorizzazione del territorio, nonché presidi territoriali vicini alle associazioni locali, al volontariato e al terzo settore’’.

”Lo avete dimostrato voi di cosa siete capaci e di quanto siete punto di riferimento dei cittadini – scandisce il consigliere – raccontando quotidianamente all’Italia ed agli abruzzesi la storia ed i fatti della vostra ragione, con passione e professionalità come, ad esempio, durante i tragici fatti del terremoto. Sto lavorando ogni giorno in questa direzione – assicura Laganà – perché siate considerati e valorizzati e continuerò fino all’ultimo momento del mio mandato. Questo è il futuro che auspico”. ”La Rai deve essere bene comune e le sedi locali – ribadisce Laganà – sono la mano tesa al cittadino che paga il canone e che deve tornare a percepire la Rai e le sue realtà di prossimità come autorevole istituzione multimediale. Insieme possiamo farcela – rimarca il consigliere – Sinceri auguri a tutti voi e alla sede Rai Abruzzo a Pescara e L’ Aquila, valorizzate dalla vostra passione, competenze ed indelebile appartenenza aziendale”.

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Cultura

Teatro San Carlo, al via la stagione lirica con “La Dama di Picche” di Tchaikovsky

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Si apre con ‘La Dama di Picche’ di Tchaikovsky la stagione lirica del Teatro di San Carlo, nell’ormai classico allestimento del regista tedesco Willy Decker, ripreso da Stefan Heinrichs, una produzione della Staatsoper di Amburgo rappresentata per la prima volta in Italia. Sul podio Juraj Valcuha, direttore musicale del massimo napoletano, a dirigere orchestra e coro. Teatro gremito e due soprintendenti in sala in un ideale passaggio di consegne: Rosanna Purchia, che regge il teatro da dieci anni, e Stephane Lissner, che le succederà la prossima primavera, direttore artistico dell’Opera di Parigi.

In scena l’atmosfera del dramma, un opera di amore e morte, una tragedia moderna ispirata al racconto omonimo di Puskin e di grande impatto visivo con la sua linearita’, in un taglio quasi cinematografico. I protagonisti sono in uno spazio cupo, nero e claustrofobico disegnato insieme ai costumi da Wolfgang Gussmann. “La paura e’ la chiave di quest’opera e la prima parola con cui si presentano in scena i personaggi, terrore che viene trasmesso con sorprese, cambi repentini e colpi di scena” aveva spiegato Juraj Valcuha nel corso delle prove per anticipare i contenuti di un’opera capolavoro non molto rappresentata in Italia.

Tra i presenti gli ex ministri Maria Elena Boschi e Paola Severino, il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, Bertrand du Vignaud, presidente del World monuments found Europe, il principe Camillo Aldobrandini, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che e’ anche presidente della Fondazione del San Carlo. Tre le repliche fino al 15 dicembre. Nel cast Misha Didyk e Oleg Dolgov si alterneranno nel ruolo di Herman, Tomas Tomasson, e’ il conte Tomskij, insieme a Maksin Aniskin che e’ il principe Eleckij, Liza e’ interpretata da Anna Nechaeva e Zoya Tsererina, La contessa ha la voce di Julia Gertseva. Nel foyer storico esposto in una teca un rilievo femminile del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, proveniente da Palmira (II sec. d.C.), segno della collaborazione tra il Teatro e il MANN diretto da Paolo Giulierini.

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Cultura

Le Settimane Internazionali della Musica d’Insieme a Villa Pignatelli, una mostra fotografica nei saloni dove nacquero

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Benché avessero l’accortezza di indossare babucce felpate, si sentivano i click degli otturatori che scandivano tempi diversi da quelli musicali. Click che non infastidivano i musicisti che durante le prove dovevano sopportare due giovani con le macchine fotografiche che si posizionavano ovunque, ma non erano ancora consci che a distanza di oltre 40 anni avrebbero esposto proprio quelle foto realizzate prima dei concerti, negli stessi posti dove i concerti si svolgevano.

Felice Biasco e Luciano Furia erano i due giovani fotografi, dei quali poi il secondo divenuto un valente ingegnere continuando a produrre fotografie nel campo del food, che con profondo amore e rispetto documentavano le prove della già famosa Associazione Alessandro Scarlatti nella meravigliosa veranda neoclassica  di Villa Pignatelli. Fu al nascere degli anni ’70 e su iniziativa di Gianni Eminente, della Associazione Alessandro Scarlatti, e di Salvatore Accardo che furono organizzate le Settimane Internazionali della Musica di Insieme di Napoli.

Dopo le prime due edizioni le Settimane furono spostate a Villa Pignatelli, l’elegante dimora a ridosso del lungomare che per diversi motivi rappresenterà l’ambiente ideale per questi eventi di musica da camera.

Luciano Furia e Felice Biasco, documentarono dall’interno la vita quotidiana degli artisti per i giornali e per i musicisti stessi, con foto informali, intime ed esclusive.

Nella veranda di ViIla Pignatelli, infatti, iniziò a crescere un’alleanza fra musicisti e spettatori, molti di loro giovanissimi adolescenti che marinavano la scuola per poter assistere alle prove di musicisti di classica.

La messa a punto in poche ore di complessi pezzi musicali, del repertorio sia classico che moderno, rendeva il pubblico partecipe di una sorta di magia, complice sicuramente la distanza fisica minima, fra esecutori e spettatori.

Inaugura domani la mostra con le foto realizzate in quegli anni alle ore 18,00, proprio nella veranda di Villa Pignatelli che vide la nascita di una delle più importanti realtà musicali della citta.

 

 

 

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Cronache

Louvre, colletta per acquistare l’Apollo rubato a Pompei: Irlando chiede l’intervento di Franceschini

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“Il Ministro Franceschini dovrebbe chiedere dettagliate spiegazioni alla Francia sulla legittimità dell’acquisto in corso, da parte del Museo Louvre di Parigi, di una preziosa statua in bronzo di Apollo citarista proveniente, ma non si sa in che modo, dal territorio entro cui si trovano gli scavi archeologici di Pompei”. E’ quanto sostiene l’architetto Antonio Irlando, responsabile di “Osservatorio Patrimonio Culturale” riguardo all’iniziativa annunciata ieri dal grande museo Francese.

“E’ sconcertante leggere sul sito ufficiale del Louvre che è stata avviata una vasta campagna di raccolta fondi denominata “Apollo Mission” – incalza l’Osservatorio Patrimonio Culturale – per contribuire all’acquisizione di quanto, impropriamente si definisce un “tesoro nazionale”, per la cifra di 6,7 milioni di euro richiesta dal misterioso detentore della statua e a cui la “Société des Amis du Louvre” ha già garantito la somma di 3,5 milioni di Euro”. “Il sito del museo francese per convincere i mecenati a contribuire al raggiungimento della somma di 800.000 euro entro il prossimo 28 febbraio – spiega l’architetto Antonio Irlando – fornisce notizie accattivanti facendo sapere che questa grande statua in bronzo risale al II o I secolo avanti Cristo ed è una superba rappresentazione di Apollo, aggiungendo, senza pudore e rispetto istituzionale per l’Italia, che probabilmente fu usata per decorare una villa romana alla periferia di Pompei, distrutta dall’eruzione del Vesuvio”.    

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