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“Ho il cancro, di nuovo ma non voglio sapere più quanti giorni mi restano”

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Olivia Newton-John avrebbe voluto raccontare altro, ma lei è una che si fida del destino. Non lo sfida. E allora con la grazia e l’eleganza naturale che l’ha resa una artista  icona in tutto il mondo, davanti alle telecamere di 60 Minutes Australia, ha spiegato ai suoi connazionali il suo dramma. È ricomparso per la terza volta il cancro, ha spiegato quasi colo sorriso l’attrice e cantante di Sidney. Quel sorriso disarmante che illumina il suo viso quando che “ogni giorno diventa per forza di cose un regalo”.

Per tre volte Olivia — oggi 70enne — si è sentita dire di avere un cancro al seno. Rispetto al passato però, ora ha scelto di non sapere quale sia la sua prospettiva di vita. “Non so quanto vivrò ancora, non ho nemmeno voluto saperlo dai dottori. Sono grata per ogni giorno che ho”, ha spiegato con un candore disarmante. Facendo anche capire che dietro questa sua scelta c’è una logica precisa: “Se qualcuno ti dice “hai sei mesi da vivere”, è possibile che sia così, perché alla fine ci credi. A livello psicologico, per me, è meglio non avere idea di cosa si aspettano o cosa ha vissuto l’ultima persona che si è trovata nella tua stessa condizione”. Insomma ha scelto di non sapere.

Quello che sa è che il tumore è tornato ed è a uno stadio avanzato. Ma, in fondo, secondo Newton-John, una simile, terribile diagnosi, non fa che metterti di fronte di colpo a una condizione che in realtà è propria di ognuno di noi. “In quanto essere umano, ciascuno ha una prospettiva di vita. La nostra condizione è quella di morire, prima o poi. Il cancro ti fa ragionare su questo ma in fondo nessuno può sapere quando accadrà”. Ecco perché ha deciso di non definire gli orizzonti di quello che le succederà. Preferendo lasciare aperta la finestra sul suo futuro, su quello che sarà.

L’attrice — che ha molto in comune con la dolce ma tostissima Sandy di Grease — aveva già avuto, in passato, il cancro al seno: nel 1992 e nel 2013.

L’ovvia speranza era che fosse qualcosa che apparteneva al passato, come è stato per altre persone famose, come Kylie Minogue, Anastacia, Michael Douglas o Hugh Jackman (che l’altra sera ha mandato all’attrice un video messaggio in cui le diceva che splendida persona e che esempio per tutti è). Poi, l’ultima diagnosi, due anni fa, ha confermato il ritorno del tumore e la presenza di metastasi. Davanti alle telecamere, Newton-John ha anche incluso il capitolo delle cure: “Credo che la cannabis faccia una grande differenza — ha spiegato —. Se non prendo le gocce sento che fa male, quindi so che funziona”.

In questa impegnativa conversazione, l’attrice, luminosa come sempre, si è trovata più volte a rompere la tensione con una risata e abbracciare la conduttrice, commossa di fronte a quella manifestazione di forza d’animo e di eleganza dei sentimenti che poi altro non è se non la forma plastica del coraggio.

Con quella stessa forza d’animo, Olivia Newton-John ha deciso di prendersi una pausa dal lavoro per dedicarsi agli altri, anche con la sua associazione. E con quella stessa forza d’animo si è definita fortunata, “fortunata per aver attraversato tutto questo tre volte e essere ancora qui”.

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Pure le peripezie sessuali di Rocco Siffredi al funerale della mamma sbarcano nel salotto della D’Urso, abbiamo sdoganato tutto

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Diciamo che la star del porno italiano Rocco Siffredi, tra le sue tante doti nascoste, di sicuro non può vantarsi di aver un grande senso della misura. Ospite da Barbara D’Urso nella puntata di “Live Non è la D’Urso” di domenica 20 ottobre, il buon Rocco, anche per tenere alto il suo buon nome nel mondo del porno, dove avanzano giovani intraprendenti che oltre alle doti nascoste ne hanno altre molto importanti (vedi l’uso dei social, capacità rare di guadagno sul web), si è abbandonato a parlare di porno nel mentre svelava il suo dolore per la perdita della madre.

E così tra un dolore e l’altro, grazie ad una finta domanda di prezzemolo Alda D’Eusanio, il pornoattore si è lasciato andare ad una confessione che ha fatto sobbalzare persino la brava conduttrice, Barbara D’Urso, che pure di pelo sullo stomaco ne ha da vendere. Era già passata la mezzanotte e dunque non eravamo in fascia protetta quando Siffredi ha rivelato che durante il funerale di sua madre, tra un pianto e un po’ di disperazione per il lutto (almeno così dovrebbe essere di norma quando si è al funerale di un congiunto così stretto) si è “fatto” una vecchietta amica della defunta. Lui, Rocco, dice che s’è fatto “solo” praticare sesso orale. E sapete perchè? “Lei, la vecchietta amica di mia madre, mi continuava a stringere, mi continuava a stringere, io mi sono alzato, non so cosa mi sia successo, l’ho tirato fuori…”. Manco a dirlo come è andata, perché a questo punto l’immaginazione è anche meglio dei film di Rocco Siffredi dove, diciamo che non si bada un granché alla trama. Insomma com’è andata a finire, più o meno lo possiamo anche immaginare.

E Barbara D’Urso? Che cos’ha detto? Lei, come al solito, è fantastica quando conduce. Ha sempre un controllo maniacale di ogni momento della sua trasmissione, solo che in questi casi ha rarissime doti di recitazione. È sembrata a metà strada tra lo sbigottito e l’incredulo. “Alda (riferita a prezzemolino D’Esanio, non puoi chiedere a lui ( a Rocco) di raccontare queste cose in televisione. Che ora è? Ditemi che ora è! Alda, ti voglio un sacco di bene, però la prossima volta che ti viene in mente di far raccontare a Rocco Siffredi un bel episodietto come questo, avvertimi prima”, ha concluso cambiando poi argomento. Eh già, perchè l’argomento che aveva voluto trattare, l’aveva esaurito alla grande, senza neanche troppo indugiare nella volgarità. In fondo, un porno attore che si fa l’amica della mamma appena morta al funerale è roba che manco nel porno più trash si può trovare. Ma si sa, se uno guarda i film porno, non è che sta a discettare molto sulla trama. Diciamo che non interessa moltissimo il sottinteso del film, si bada più alla forma. Pardon, alle forme.

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La polizia postale “ferma” lo stalker della D’Urso sul web e indaga anche un giornalista per concorso nel reato

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Qualche giorno fa Barbara D’Urso rivelò di avere denunciato alla polizia postale un profilo social per stalking. E fu sempre lei da dire che dietro quella tastiera al veleno, collegato all’utenza dello stalker, c’era un giornalista di cui preferì non fare il nome per non dargli alcuna importanza. Il giornalista è Alberto Dandolo, che su Facebook ha annunciato di essere indagato proprio per questa vicenda. Dagospia ha poi pubblicato un post nel quale il giornalista si è difeso dicendo di essere stato lui stesso ad avere segnalato alle forze dell’ordine il creatore e il gestore del profilo incriminato. Tutto chiaro? Magari, ma non è così. Nel mondo del gossip nulla è come sembra. E così è entrata in campo LaPresse, che gestisce il managment e l’immagine della conduttrice, ricostruendo in una lettera, indirizzata a Dagospia, quanto accaduto. LaPresse ha precisato che basterebbe guardare il verbale delle sommarie informazioni rese da Alberto Dandolo per rendersi conto che non ha affatto “fornito spontaneamente” le generalità dell’autore del profilo Instagram denunciato dalla D’Urso, ma che, dopo insostenibili contraddizioni e tentennamenti, messo alle strette dagli elementi di prova raccolti nei suoi confronti dalla polizia postale, ha dovuto ‘obtorto collo’ cedere all’evidenza dei fatti ormai resa incontrovertibile.

Alberto Dandolo. Il giornalista di Dagospia indagato nell’inchiesta per stalking a Barbara D’Urso

In questo modo ha infine ammesso non solo di conoscere il titolare formale del profilo Instagram, ma anche di essere in contatto con lui almeno da febbraio 2018.La conduttrice ha raccontato in un video su Facebook di essere stata per mesi e più volte al giorno vittima di insulti e aggressioni, non solo contro di sè ma anche contro la famiglia e i figli, che hanno anche scatenato gli hater. LaPresse ha rimarcato infatti che non corrisponde al vero che sul sito fossero stati pubblicati solo contenuti giocosi e di presa in giro, poiché è evidente a tutti (e soprattutto a un sito serio come Dagospia) che né la polizia postale, né tanto meno un pubblico ministero avrebbero ipotizzato il grave reato di stalking in assenza dei relativi presupposti di fatto. La stessa polizia postale e lo stesso magistrato neppure avrebbero accusato Dandolo di concorso nel predetto grave reato se davvero, come egli invece sostiene, si fosse limitato solo a scambiare un paio di tweet con il titolare formale del profilo. Siamo però solo alle battute iniziale di una storia non bella che per ora è stata chiarita dalla polizia postale mettendo fuori combattimento sicuramente il titolare dei profili social che perseguitava la D’Urso.

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È morta a 98 anni la ballerina Alicia Alonso, l’artista cubana più conosciuta al mondo

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È morta alla veneranda età di 98 anni la ballerina Alicia Alonso. Alicia Alonso si affaccia al mondo della danza nel 1931 a L’Avana, presso la scuola di balletto della Sociedad Pro-Arte Musical, con Nikolai Yavorsky, e danza a Cuba con il nome di Alicia Martinez. A 15 anni si sposa con il partner, il ballerino Fernando Alonso, da qui il nome di Alicia Alonso.

Era  l’artista cubana più conosciuta al mondo. A rendere nota la notizia è stato il Balletto nazionale di Cuba (Bnc), da lei diretto. La Alonso fece parte del gruppo che inaugurà l’American Ballet Theatre degli Stati Uniti, ricorda l’agenzia di stampa Prensa latina sottolineando che fu lei a fondare nel 1948 il Balletto nazionale di Cuba. Via Twitter, il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha evocato la figura della “prima ballerina assoluta”,anche se non esiste una registrazione che il titolo sia stato mai attribuito ufficialmente. Il presidente cubano di che la sua morte “lascia un voto immenso ma anche una eredità ineguagliabile”. Impegnata a calcare le scene fino ad età avanzata – la sua ultima esibizione al Teatro dell’Opera di Roma fu nel 1987 a 67 anni – la Alonso ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo, fra cui il Premio Porselli ‘Una vita per la denza’. Nel 2003 il presidente francese Jacques Chirac la insignì con la Legione d’Onore, massima onorificenza di Francia.

 

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