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Cultura

Harmony, le stelle della danza: Sandra Scarabino, bella etoile e ufficiale dei Carabinieri

Eugenia Avena

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“Qualcuno ha detto che il lavoro di una danzatrice è duro quanto quello di un poliziotto: sempre all’erta, sempre in tensione… i poliziotti, però, non devono essere anche belli nello stesso tempo!” Le parole di George Balanchine, coreografo e danzatore russo, poi sovietico, nato nel 1904 e fra i più grandi del ventesimo secolo, nonché fondatore della tecnica del balletto classico negli Stati Uniti, valgono solo a metà per Sandra Scarabino, danzatrice bella e …ufficiale dei carabinieri.

La storia di questa donna tenace e appassionata vale la pena di essere raccontata come del resto le altre che riguardano danzatrici e danzatori curati dal Maestro Arnaldo Angelini, nella sua scuola Harmony, e dai suoi rigorosi e amorevoli insegnanti.

Sandra Scarabino arriva a Cava dei Tirreni da piccola: ha solo 7 anni, è il 1980, ma gli spostamenti dovuti al lavoro di suo padre la portano dalla natìa Mantova in giro per l’Italia. Quando Sandra ha 12 anni approda alla scuola di danza Harmony: è il settembre del 1985, la ragazzina ha studiato danza nelle scuole di provincia.
I genitori con un sincero ed inconsapevole atto di affidamento nei confronti del Maestro Arnaldo Angelini decidono, convinti di aver trovato una persona seria ed incuranti del sacrificio che li avrebbe attesi per gli anni a venire, di accompagnare giornalmente la ragazzina a Napoli, in autobus, affrontando un pendolarismo, a quei tempi, assolutamente impensabile per una bambina ed il suo accompagnatore.
Eppure, quella ragazzina comincia con il suo papà, alternato con la mamma, a percorrere chilometri in autobus ogni giorno, tornando la sera tardi a Salerno, per poi raggiungere infine Cava dei Tirreni.
Ma il percorso diviene soprattutto di disciplina e passione: a dispetto dello studio, del maltempo e del traffico di Napoli, la ragazzina viene assorbita dal fascino, dal carisma della danza, del maestro Angelini e della sua Harmony.

“Harmony è la Danza; è una dimensione internazionale, senza tempo, è sempre attuale, ideale e classica, ma anche brillante, suggestiva e contemporanea. Harmony è la Tecnica della danza, Harmony è arte sublime, Harmony è sentimenti ed emozioni, Harmony è famiglia. La mia Harmony è ancora oggi con me, sempre”

Questo scrive Sandra a proposito della Scuola Harmony. Parole che ancora oggi emozionano il Maestro Angelini. Il mondo della ragazzina diventa Harmony, il resto è un vortice che gira intorno e deve essere ben incastrato al fine di non turbare alcuno degli impegni derivanti dalla danza. Il lavoro del Maestro e della ragazzina si fondono quotidianamente in impegno e sforzi che plasmano il corpo, la mente ed il cuore dell’allieva.


Una serie malaugurata di infortuni, anch’essi del tutto impensabili a quell’età, interrompono il percorso dell’aspirante danzatrice, ma da parte del Maestro Angelini l’opera di educazione e formazione alla danza, all’arte, alla musica, ai valori etici e professionali quali la disciplina, l’onestà, il lavoro, il rispetto dei ruoli, l’amore per il bello ed il giusto, continua incessante e perseverante ed insinua in maniera indelebile nel cuore e nella mente della ragazza le sue radici.

Sandra, incontrando maestri come (tra i tanti) Ricardo Nunez, Margherita Traianova, Victor Litvinov, Silvia Humaila, ha provato la soddisfazione e la gioia di portare la sua passione ed il suo lavoro su palcoscenici esteri, quali quello del Landestheater di Linz e su palcoscenici italiani, al seguito della Fondazione Piccinni, della compagnia del Balletto del Sud di Fredy Franzutti e del Teatro San Carlo, lavorando con coreografi, tra gli altri, come Virgil Stanciu, Luciano Cannito, Freddy Franzutti, Giuseppe Mintrone.
Ma la storia di questa ragazza non è solo questa. Sostenuta dal suo Mentore, il Maestro Angelini, ogni scelta di vita di Sandra è stata affrontata con coraggio; lo studio universitario durante la permanenza all’estero, la laurea e specializzazione cum laude durante la vita artistica in Italia ed il conseguimento del titolo di avvocato sono stati il frutto di un lavoro congiunto: Maestro, collaboratori, genitori.
A questo punto, arrivata a trent’anni, tante soddisfazioni, alcuni persistenti acciacchi articolari ed il desiderio di calcare anche il palcoscenico del foro, Sandra decide di proseguire la formazione e carriera giuridica, fino ad arrivare alla carriera militare di Ufficiale dell’Arma dei carabinieri.
Dopo il diploma a Cava, presso il liceo “Marco Galdi” con il massimo dei voti, conseguito nel ’91, lo stesso anno del diploma alla scuola di danza Harmony Sandra Scarabino, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Fisciano-Salerno, aggiudicandosi, nel 1998, un voto di tutto rispetto: 110/110 e lode. Subito dopo venne il Master di Diritto Pubblico, presso la cattedra di Diritto Pubblico Generale della medesima facoltà, e la Specializzazione presso la Scuola di Specializzazione in “Economia e Diritto dell’Amministrazione Pubblica” .

Sino al 2008, Sandra Scarabino, ormai avvocato, è stata iscritta al Consiglio dell’Ordine Forense di Salerno;  nel 2013 è stata promossa Maggiore dell’Arma dei Carabinieri; Responsabile Legale e Contenzioso della Società Difesa Servizi SPA, in house del Ministero della Difesa, ma prima ancora ha svolta la delicata mansione di Capo della Sezione Giuridico-Amministrativa della Direzione di Amministrazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Le sue mansioni l’hanno vista membro di comitati di controllo (Steering Committee per il Progetto Europeo EUPST 20011-2013 – membro del Financial Group) e gruppi di lavoro internazionali, in ambito di accordi internazionali e contratti europei tra l’Arma dei Carabinieri e le istituzioni dei Paesi europei e la Commissione Europea, ma anche membro del Gruppo di Studio istituito dal Comandante Generale dell’Arma per la ricerca di Fondi europei, diretti ed indiretti, per il finanziamento delle attività dell’Arma dei Carabinieri. Ha scritto numerosi  articoli e pubblicazioni e si è occupata per Altalex, quotidiano scientifico d’informazione giuridica anche del crocifisso nelle aule scolastiche”.

La vita artistica e professionale di Sandra è stata coronata da gioie e soddisfazioni uniche; ancora oggi, affronta le difficoltà e le peripezie di una madre lavoratrice moderna – ha tre figli, tutti indirizzati ed educati nel segno della musica e dell’arte (e della disciplina!) -.con la Forza e l’Amore, la disciplina e la passione che il Maestro Angelini le ha impresso nel cuore; nei momenti di buio, attinge alla luce abbagliante dei ricordi del palcoscenico, del teatro, della danza. La danza del Maestro Angelini è stata ed è tuttora per Sandra la via, la luce, la Vita.

 

Riprende Harmony, le stelle della danza”. Le prime sei puntate dal 3 novembre 2019, ogni domenica

Harmony, l’amore per la danza e i talenti scoperti a Napoli: la storia della scuola e del suo fondatore Arnaldo Angelini

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Cultura

L’Opera Roma torna in scena al Circo Massimo

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Un Rigoletto on the road, raccontato come una storia noir di crimini e passioni, come un film dove i linguaggi del teatro e del cinema si fondono, con soluzioni studiate per superare i limiti imposti dal Covid 19 e un uso determinante della tecnologia che apre il campo a strade nuove. L’ Opera di Roma torna il 16 luglio con il capolavoro verdiano diretto da Daniele Gatti e la regia di Damiano Michieletto a proporre dal vivo spettacoli in forma scenica nel magico set del Circo Massimo, trasformato per la prima volta in tempio del melodramma. La straordinarieta’ dell’ evento e’ testimoniata dal parterre de rois annunciato per la prima, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai presidenti di Senato e Camera Maria Elisabetta Casellati e Roberto Fico, al ministro di Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini, agli ambasciatori di Usa, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, che saranno accolti dalla sindaca della Capitale Virginia Raggi, presidente del Teatro dell’ Opera. Il sovrintendente Carlo Fuortes ha sottolineato con soddisfazione che Rigoletto e’ una vera e propria produzione realizzata in un mese. ”Per farlo – ha detto – abbiamo costruito un vero teatro nel Circo Massimo con un palcoscenico di 1500 metri quadri per consentire il distanziamento tra i cantanti, i musicisti e il coro. Credo che sia l’ unico grande teatro europeo che riesce a ripartire con una nuova grande produzione totalmente pensata per le norme antiCoronavirus”. Gli spettatori che potranno prendere posto saranno 1400 utilizzando quattro ingressi. Le misure sanitarie hanno spinto a immaginare uno spettacolo totalmente nuovo e particolare: i cantanti non potranno toccarsi, quando si scambieranno oggetti avranno i guanti ma sempre a distanza. Ma la novita’ sara’ la presenza delle immagini – grazie alla collaborazione di Indigo Film-, da quelle prese in diretta da tre operatori steadycam che si muoveranno sul palcoscenico e le rilanceranno sul maxischermo, ai 20 video che racconteranno sogni, ricordi, fatti ed emozioni aggiungendo elementi e suggestioni alla vicenda per avvicinare gli artisti al pubblico. Il dramma verdiano di passione, tradimento e vendetta che ha per protagonista il gobbo buffone di corte, nella visione di Michieletto e’ ambientato in un immaginario mondo criminale anni Ottanta, raccontato con ritmo cinematografico in una commistione di realismo e visione onirica. “E’ una produzione nate due mesi fa in pieno lockdown – dice – il Circo Massimo e’ un luogo per la citta’. In questo Rigoletto on the road, all’ aperto ci sono automobili, una carovana, una giostra… Il pubblico non si accorgera’ del distanziamento dei cantanti”. Per Daniele Gatti Rigoletto e’ uno dei grandi capolavori di Verdi, la sua opera piu’ moderna che sembra scritta di getto ma che il compositore medito’ a lungo. Il maestro evita di parlare di questo impegno come una sfida: ”La cosa fondamentale -dice – e’ dire che oggi l’ Opera di Roma e’ qui, noi siamo qui, tra i primi a tornare a incontrare il pubblico con un’ opera in forma scenica e non in forma di concerto. Il distanziamento puo’ stimolare la fantasia di un regista e di un direttore d’orchestra senza costringerli a modificare l’ impianto originale. Sara’ una sorpresa per me e per il pubblico vedere come potra’ funzionare questo nuovo Rigoletto”. Il ruolo del protagonista e’ affidato a Roberto Frontali. Accanto a lui Ivan Ayon Rivas (Duca di Mantova), Rosa Feola (Gilda), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Martina Belli (Maddalena), Gabriele Sagona (Conte di Monterone). Dopo la prima di giovedi’ 16 luglio che sara’ trasmessa in diretta su Rai 5, lo spettacolo sara’ replicato sabato 18 e lunedi’ 20.

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Cultura

#IoLavoroConLaFotografia, la campagna contro le appropriazioni indebite delle foto dei professionisti in rete

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Una C in un cerchio, simbolo del Copyright, rotta e spaccata,  sulla foto di destra, un autoritratto con in mano una locandina con il proproio nome e l’hastag #iolavoroconlafotografia.

Foto cerimonialisti, pubblicitari, fotogiornalisti, specialisti in food o architettura, fotografi di concerti e di scena cinematografica e teatrale, ma anche fotografi che operano nel campo delle riproduzioni d’arte, nelle sovraintendenze, fotografi industriali e fotografi artisti, ambientalisti, paesaggisti, naturalisti, subacquei, reporter di guerra e della dolce vita e poi i videomaker, video operatori, documentaristi, televisivi, giornalistici, di cortometraggi e di serie a 13 puntate per 12 stagioni. Insomma tutti i professionisti dell’immagine riuniti e solidali in una battaglia che riporti rispetto per la categoria e sensibilizzi tutti coloro, che, inconsapevoli o volutamente e quindi, questi ultimi, moralmente colpevoli, si approprino di fotografie, senza richiedere il permesso all’autore,  attingendole dalla rete internet e pubblicandole per i propri scopi, siano essi solo esplicativi a corredo di post ed opinioni o in maniera colpevolmente arbitraria quando accompagnano servizi giornalistici, opinioni di blogger o addirittura comunicazioni di esercizi commerciali.

L’appropriazione delle foto e la loro pubblicazione arbitraria, senza il consenso dell’autore è una pratica oramai e purtroppo consolidata, che si basa prima di tutto sulla mancanza di rispetto che si ha per una professione, quale quella del fotografo o del videomaker, che fonda sulla convinzione che tutti possano produrre fotografie, senza pensare e minimamente soffermarsi sul concetto che una foto ha in se dei contenuti, i quali, nella miliardata di immagini che quotidianamente si producono, via smartphone, macchine digitali, tablet e via elencando, difficilmente si trovano e si riescono ad inserire, se non con attenta educazione all’immagine visiva e volontà di comunicazione. L’insana abitudine della appropriazione senza consenso, trova poi una anacronistica sponda legale, ma interpretativa, nella Legge sul diritto d’autore, Legge che questa mobilitazione dei fotografi tutti vuole cambiare, per attualizzarla e portarla al passo con i tempi della rete e delle nuove tecnologie.

Con la campagna Adesso Basta, i fotografi trovano il loro comune denominatore per sensibilizzare tutti gli utenti della rete, ma anche per redarguire chi ancora colpevolmente attingerà a mani basse in essa. Di seguito, riportiamo il manifesto che i fotografi stanno facendo girare sui social e sulle redazioni dei giornali nazionali e tre gallerie fotografiche con i volti di alcuni dei protagonisti.

 

 

𝗔𝗱𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗕𝗔𝗦𝗧𝗔.

𝗟𝗲 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲!

Il linguaggio scritto e parlato è usato da chiunque, per comunicare con gli altri.Esistono tuttavia professionisti della parola – scrittori, saggisti, poeti, giornalisti, narratori, eccetera – che dedicano al linguaggio tutta la loro vita e la loro competenza.

𝗟𝗮 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝗱 𝗶𝗹 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗲 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 per tutti noi, diffusi tanto quanto lo è il linguaggio scritto e parlato.

Allo stesso modo, esiste un manipolo di professionisti dell’immagine – fotografi, reporter, videomaker, postproduttori, eccetera – che vivono del loro lavoro con le immagini – fisse o in movimento.

Eccoci: #𝗜𝗼𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼𝗖𝗼𝗻𝗟𝗮𝗙𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮

𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗲̀ 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝘁𝗿𝗲 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶.

[ 𝗔 ] 𝗟𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝘄𝗲𝗯 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶:

hanno un autore a cui fare riferimento per l’utilizzo.

Le immagini che si trovano in forma “anonima” sul web sono state rese tali da qualcuno che le ha private della corrispondenza con l’autore. Per rispettare le immagini ed i loro creatori, vanno utilizzate solo immagini volontariamente concesse in uso, con licenza Creative Commons o simili.

[𝗕] 𝗟𝗮 𝗰𝗮𝘁𝗲𝗴𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 “𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗶 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗲” 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 “𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗰𝗵𝗲” 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗮𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗱𝗮 𝗲𝗹𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲.

La stesura attuale della Legge sul diritto d’autore prevede ancora, per la fotografia, una categoria di “semplici fotografie”, separata dalle immagini creative.

Questo genera infinite sterili diatribe. Chiediamo che la fotografia sia giudicata sempre con pari dignità: così come la musica è sempre protetta, non c’è il “semplice motivetto”; la letteratura è sempre protetta, non c’e’ il “brano insignificante”.

𝗖𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗮 𝗲𝗹𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗮.

[𝗖] 𝗟𝗮 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 e il lavoro di chi produce immagini (fisse o in movimento) deve essere riconosciuto. 𝗟𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼.

I professionisti della fotografia vivono del loro lavoro, che va equamente compensato, come tutti i lavori.

La promessa di “visibilità” non può essere utilizzata come merce di scambio, giacché rimanda all’infinito il momento del compenso reale.

 

 

 

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Chi siamo

Il Coordinamento delle Associazioni di Fotografi Professionisti, che raggruppano oltre diecimila fotografi professionisti in tutta Italia, è composto dalle seguenti associazioni

(In ordine alfabetico):

Airf – Associazione Italiana Reporters Fotografi;

Aifb – Associazione Italiana Fotografi di Bambini;

Afip international – Associazione Fotografi Professionisti;

Anfm – Associazione Nazionale Fotografi Matrimonialisti;

FPA – Fotoreporter Professionisti Associati;

TAU Visual – Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.

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Se sei un fotografo/videomaker professionista unisciti alla campagna social #𝗜𝗼𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼𝗖𝗼𝗻𝗟𝗮𝗙𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮

Altre info: https://www.flash-mob.org/manifesto.php

Soci TAU Visual Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual AFIP International Associazione Fotografi Professionisti Afip Fotografi Professionisti

 

 

 

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Cultura

Sud Sudan, ricordando l’anniversario dell’Indipendenza: che sia la volta buona?

Angelo Turco

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Un Paese con una densa tradizione di violenza: 400.000 morti per le guerre civili post-indipendenza, che risale al 9 luglio 2011. E di instabilità: 4.000.000 di rifugiati interni e internazionali. Pochi contagiati di coronavirus, finora (1600) e pochissimi decessi (20): e pur tuttavia, già al collasso sanitario. Il Sud Sudan, tra i Paesi subsahariani, è il più fragile sotto questo profilo.

          A partire da tale quadro assai problematico, proviamo a rappresentare la situazione politica e geopolitica con l’aiuto di due schemi. Il primo, che vedete sotto, concerne una sorta di “modello sud-sudanese” di come si svolgono i tentativi di pacificazione:

1. preliminare “accordo”, propiziato dalle necessarie mediazioni (IGAD, ONU, singoli Stati, Cina ed Egitto essendo tra i più attivi in questa fase avviata nel 2018)

2. formazione di un governo di unità nazionale. Laboriosissima: questa volta sono stati necessari ben 5 vice-presidenti, tra i quali ovviamente Riek Machar (etnia Nuer), l’antagonista storico prima di John Garang e ora di Salva Kiir, il Presidente in carica (etnia Dinka).

3. fase di transizione, prevista per la durata di un triennio, diciamo, in cui si dovrebbero mettere in piedi consensualmente le istituzioni che garantiscono il funzionamento dello Stato, assicurando la trasparenza e il controllo democratico. Tra le priorità di questa fase, intanto, una delicata DDR (Disarmement, Demobilization, Reintegration) concernente l’insieme degli uomini in armi. Bisogna fare un “piano” che per un verso affronti il problema delle procedure (chi, come, dove, quando consegna le armi e a chi), quindi fissi i passaggi del reinserimento degli ex combattenti in parte nel nuovo esercito unificato dello Stato e, in parte, nella vita civile. Del tutto centrale, in questo processo, quello che in una DDR alla quale partecipai e che però non ebbe il tempo di realizzarsi, ebbi modo di definire l’earthing, cioè la modalità geografica attraverso la quale viene facilitata la distribuzione degli ex combattenti sul territorio, in modo da evitare l’addensamento degli smobilitati in pochi luoghi (di solito urbani) favorendo al contempo una integrazione reale tra le popolazioni dei villaggi. Tuttavia la DDR è solo un primo passo. Bisogna infatti trovare un’attività non solo per gli ex-combattenti, ma altresì per i giovani che si affacciano alla vita lavorativa, che altrimenti andranno ad alimentare i rivoli più o meno sotterranei delle ribellioni, sempre in agguato. Infine, qualcosa ritenuta fondamentale per tutti, ma di cui proprio per questo è preferibile non parlare troppo presto, e cioè le regole di gestione dei proventi del petrolio: chiare, trasparenti, eque.    

4. Infine, con libere elezioni, si entra nella fase di normalità politica e istituzionale.

Ebbene, in questa Fase IV il Sud Sudan indipendente non è ancora riuscito ad arrivare, nonostante i diversi tentativi. Una delle ragioni è che l’interpretazione degli antagonismi segue un modello binario: questo/quello. Lo schema rappresentato sotto mostra un anti-modello almeno ternario, esemplificato:

 

1. dall’antagonismo Kiir/Machar, tra cui si infiltra il generale Paul Malong, già capo di Stato Maggiore dell’esercito del Sud Sudan, a sua volta entrato in ribellione nel 2018 e non firmatario degli accordi di pace.

2. dall’antagonismo interetnico Dinka/Nuer, nel quale si infiltra un antagonismo interclanico Dinka, che si sviluppa sia tra villaggi che all’interno di uno stesso villaggio. Questa conflittualità clanica si innesta sulla cultura e sull’economia della mandria. Protagonisti maggiori ne sono i Gelweng, i “guardiani del bestiame” armati di kalashnikov già al tempo di John Garang, che incoraggiò la costituzione i gruppi di autodifesa Dinka nei confronti dei Nuer.

  Il percorso è complesso, è appena agli inizi, e l’incombenza dell’epidemia certo non aiuta: ma abbiamo una migliore comprensione dei problemi, e potrebbe anche essere la volta buona….

L’autore di questo articolo, editorialista di Juorno è  Angelo Turco, africanista, studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM 

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