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Cultura

Harmony, i talenti della danza: Marzia Carola, l’artista nata due volte

Eugenia Avena

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Ci vuole un’atleta per danzare, ma ci vuole un’artista per diventare una danzatrice,
(Shanna La Fleur). È una frase usata tante volte ma sembra essere perfetta per Marzia Carola, ballerina e soprattutto interprete, cresciuta e poi addirittura rinata presso la scuola di danza Harmony, sotto le amorevoli cure del Maestro Arnaldo Angelini.

“Ero poco più di una bambina – dice Marzia Carola- quando entrai nella scuola di danza Harmony. Timida, insicura e molto fragile ma con la danza nel cuore. Non avevo idea, all’epoca, come l’ incontro con il Maestro Angelini e gli anni vissuti in quella scuola avrebbero segnato il mio futuro e la mia personalità. L’ amore per la danza, già forte, in quegli anni è cresciuto con me, scoprendo un mondo magico ma fatto di duro lavoro, grande disciplina e sacrificio”.

Marzia Carola ha conseguito il diploma alla scuola di danza Harmony nel 1983. dopo un periodo di perfezionamento a Parigi con i maestri dell’ Operà entra nella corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli sotto la direzione di Zarko Prebil ,prima come aggiunta e poi dal 1987 come danzatrice stabile.

“Ci vuole un forte carattere per andare avanti e una grande motivazione, ma soprattutto un grande Maestro, e lei è stato il mio grande Maestro di danza e di vita”, dice la Carola rivolgendosi ad Angelini.

“Con la sua grande preparazione artistica, la sua professionalità e la sua incrollabile passione per l’insegnamento, oltre alla tecnica, dice la Carola rivolgendosi ad Angelini, mi ha insegnato ad essere determinata, tenace, risoluta, mi ha insegnato a puntare l’obbiettivo e a raggiungerlo nonostante le cadute e le sconfitte lavorando sempre con amore, serietà e onestà. È stato per me un supporto costante e indispensabile, soprattutto quando, già  professionista, sono stata costretta ad interrompere la carriera in seguito a un brutto infortunio. Dopo due anni trascorsi fra operazioni e fisioterapia sono venuta da lei senza più speranza, zoppicavo vistosamente, ma con la sua passione e competenza, mi ha riportato prima a camminare e poi di nuovo a ballare. Certo, non più come prima, ma con dei limiti che però mi hanno dato l’opportunità di scoprire ruoli bellissimi, meno ballati e più interpretativi che ho profondamente amato. Grazie Maestro, perchè ho potuto realizzare due volte il mio sogno, perché sono cresciuta con dei valori e perché oggi mi ritrovo un carattere forte e passionale. Grazie per sempre.”

Marzia Carola ha lavorato con i più importanti artisti di fama mondiale come Carla Fracci, Elisabetta Terabust,  Rudolf Nureyev, e poi Vassiliev, Maximova, Roberto Bolle, Raffaele Paganini, la Semionova, Giuseppe Picone e tanti altri. Nella sua carriera ha ricoperto ruoli di corpo di ballo e di solista fino al 2012 quando ha lasciato la danza.

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Cinema

CliCiak Scatti di Cinema, la ventiduesima edizione in mostra al Centro di Fotografia Indipendente a Napoli

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E’ oramai come sentirsi dire che si vuol vincere facile, una scuola consolidata e internazionalmente riconosciuta, capace di imporsi (è proprio il caso di dirlo) sulle scene e sui set ad ogni latitudine di questo mondo magico che è il cinema, dove vince l’estro del “direttore lavori”, del regista, di quel nome che esce a titoli di coda finiti o all’inizio della proiezione, ma che poco sarebbe senza la macchina/staff produttiva che deve comporre e saper oculatamente guidare, tutte sono parti fondamentali in questo enorme apparato che è il cast/produttivo di un film, ma da sempre uno degli aspetti e professioni che a tutto questo danno una immagine e riportano all’esterno le sensazioni, le emozioni e le  meraviglie del set, sono i fotografi di scena. Non solo mere riprese fotografiche delle scene e dei set  che il regista e il direttore di fotografia compongono insieme agli scenografi e a tutti gli operatori di ripresa, ma dalle foto di questi fotografi esce l’anima della produzione, il fotografo di scena deve saper documentare ed interpretare i set e quello che si muove intorno ad essi,  che giorno dopo giorno compongono l’opera filmica e alla quale  dovranno dare una immagine che nei manifesti e nella comunicazione ne influenzerà il successo o meno. Angelo Novi, Tazio Secchiaroli, fotografi di scena che sono usciti dalle scene e hanno rappresentato la vita sulle scene e la vita nel cinema, i fotografi di Fellini e Mastroianni e Leone, Novi e Secchiaroli, due maestri che oggi hanno eredi che continuano nella loro tradizione a guardare oltre la macchina da presa e addirittura a consigliare inquadrature con i loro scatti e le loro visioni a piani riprese già consolidati e studiati da tempo, stravolgendo, a volte intere giornate di lavorazione, migliorando , qualora ce ne fosse bisogno il prodotto finale. Queste visioni, queste foto, queste opere da tempo sono chiamate a concorso dal Centro Cinema Città di Cesena in un contest fotografico aperto a tutte le produzioni cinematografiche intitolato «CliCiak Scatti di Cinema»  in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna a cura di Antonio Maraldi sono alla ventiduesima edizione di un evento   che ha visto nel corso degli anni, premiare fotografi poi arrivati con i film da loro seguiti sui red carpet dei più importanti premi cinematografici internazionali, Oscar, Leoni d’Oro, Palme, Orsi.

Dal 22 Febbraio  «CliCiak Scatti di Cinema» fa tappa a Napoli, con quaranta foto esposte nelle sale del Centro di Fotografia Indipendente di piazza Guglielmo Pepe con una mostra a cura di Roberta Fuorvia.

un importante appuntamento per professionisti e appassionati che hanno la possibilità di apprezzare i lavori selezionati negli spazi del Centro di Fotografia Indipendente.

La 22esima edizione è stata vinta da Stefano C. Montesi (miglior foto per Michelangelo infinito), Mario Spada (miglior serie cinema per Capri Revolution) e Angelo R. Turetta (miglior serie tv per Il nome della rosa), mentre il Premio Giuseppe e Alda Palmas, per un fotografo che si presenta per la prima volta è andato a Franco Oberto per Soledad, mentre il premio speciale Ciak Ritratto d’attore è stato vinto per la sezione in bianco e nero da Anna Camerlingo (per una foto di I bastardi di Pizzofalcone 2) e per quella a colori da Eduardo Castaldo (per una foto di L’amica geniale), scelti dalla giuria di addetti ai lavori (Marina Alessi, Cesare Biarese, Gianfranco Miro Gori, Paolo Mereghetti e Michele Smargiassi) tra 2.100 foto di scena, presentate da 62 autori, a documentazione di 102 tra film, corti e serie tv. Numeri – sottolineano i promotori – che confermano l’interesse per un’iniziativa unica nel suo genere in Italia, dedicata a valorizzare il lavoro dei fotografi di scena attivi sui set delle produzioni cinematografiche e televisive delle ultime tre stagioni.

Quaranta le foto esposte dal 22 febbraio alle ore 19,00 al 12 marzo al Centro di Fotografia Indipendente di Napoli. L’ingresso alla mostra è gratuito.

In esposizione le foto di:

Livio Bordone, Anna Camerlingo, Bepi Caroli, Eduardo Castaldo, Paolo Ciriello, Giuseppe D’Anna, Fabrizio De Blasio, Chico De Luigi, Tullio Deorsola, Floriana Di Carlo, Gianni Fiorito, Simone Florena, Paolo Galletta, Duccio Giordano, Matteo Graia, Maila Iacovelli e Fabio Zayed, Claudio Iannone, Arianna Lanzuisi, Fabio Lovino, Giulia Mannelli, Maria Marin, Andrea Miconi, Stefano Montesi, Nicoletta Morici, Franco Oberto, Lia Pasqualino, Sara Petraglia, Andrea Pirrello, Azzura Primavera, Emanuela Scarpa, Giuseppe Schimera, Assunta Servello, Mario Spada, Angelo R. Turetta, Federico Vagliati, Loris T. Zambelli.

 

 

 

 

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Cultura

“Afrika. Chiavi d’accesso”, nel libro di Tuccillo il continente nero visto come risorsa: la presentazione all’Unione industriale di Napoli

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“L’oggetto del nostro dialogo non è soltanto l’Europa. Dovremmo piuttosto parlare di Eurafrica”. La frase fu pronunciata nel giugno 1949, in un dibattitto presso il neonato Consiglio d’Europa, da Léopold Sédar Senghor, primo presidente del Senegal dopo l’indipendenza e poeta di grande talento, riconosciuto come uno dei più raffinati politici e intellettuali del XX secolo. Ieri sera a Napoli è stata ripresa da Francescomaria Tuccillo, manager, avvocato e autore di “Afrika. Chiavi d’accesso”, pubblicato di recente dalla giovane e coraggiosa casa editrice partenopea Ebone Edizioni.

Unione Industriale di Napoli. La presentazione del libro organizzata dal gruppo Giovani industriali a piazza dei Martiri

La presentazione del libro si è tenuta presso la sede dell’Unione Industriali Napoli in Piazza dei Martiri. E’ stata organizzata dal suo gruppo Giovani Imprenditori e moderata dal manager Mario Giustino. A fare gli onori di casa è stato Vittorio Ciotola, presidente del gruppo Giovani Imprenditori e vicepresidente di Unione Industriali Napoli, che ha rilevato come “l’Africa sia la nuova frontiera per le PMI italiane, che possono esportare sia prodotti sia cultura industriale e cultura d’impresa”.

Dopo di lui è intervenuta Anna Del Sorbo, vicepresidente Unione Industriali Napoli e presidente Piccola Industria, che ha evidenziato come Napoli sia “baricentro del Mediterraneo” e quindi idealmente posizionata per facilitare le relazioni con i “paesi amici della sponda meridionale”. Proprio a questo è dedicata l’iniziativa dell’Unione Industriali chiamata “I giorni del Sud”, che vuole rafforzare la cooperazione con l’Africa impiegando anche tecnologie avanzate “quali la piattaforma Connext di Confindustria”. Infine Gioia De Simone, consigliere del gruppo Giovani Imprenditori con delega all’Industrializzazione, ha commentato il libro di Francescomaria Tuccillo, sottolineandone la qualità e la pertinenza per chi voglia intraprendere una collaborazione fattiva con i paesi africani. 

Grazie al neologismo “Eurafrica”, Tuccillo ha poi trasformato la presentazione in una finestra aperta su prospettive geopolitiche ed economiche nuove per l’Europa. Un’alleanza più forte tra due continenti storicamente affini e divisi solo da 70 chilometri di acque mediterranee sarebbe infatti la naturale risposta alle sfide del nostro tempo.

Le ineguagliate competenze europee associate all’energia, alla gioventù, alla crescita economica e alle risorse africane potrebbero dar vita a un protagonista di assoluto rilievo sullo scenario internazionale, in grado di posizionarsi con pari grado di competitività di fronte all’invadenza delle Americhe e dei giganti asiatici. Inoltre – ha sottolineato Tuccillo – le grandi aree metropolitane europee o “Polis” o “città-regione” (come le definisce uno studio recente dell’Università di Oxford), sempre più decise ad aumentare la propria autonomia, potrebbero in tale contesto stabilire relazioni dirette e fruttuose con le aree metropolitane omologhe di un’Africa dove sta crescendo in maniera rapida il processo di urbanizzazione. 

Ad accrescerne l’interesse ha contribuito la presenza dell’imprenditore keniota Abdul Haji, che nella sua testimonianza ha spiegato l’evoluzione decisa del proprio paese (e di molte altre nazioni africane) verso la maturità democratica, la devolution dei poteri centrali e la modernizzazione di servizi, infrastrutture e tecnologie. Il Kenya è uno dei luoghi più avanzati al mondo, ha ricordato Haji, nella digitalizzazione, per esempio in campo bancario. “Voi conoscete tutti la Silicon Valley – ha commentato. – Ma forse dovreste imparare a conoscere anche la “Savana Valley””. Nel suo intervento il giovane imprenditore di Nairobi ha parlato anche a lungo della presenza cinese in Africa e l’ha paragonata, con rammarico, a quella decrescente dell’Europa. Tuttavia, ha ricordato, “i cinesi rispondono alle nostre richieste e ci portano soluzioni rapide. Ma sono distanti da noi nella cultura e nell’approccio. Noi ci vestiamo come voi, abbiamo il vostro stesso sistema educativo, pratichiamo in maggioranza la vostra religione e parliamo lingue europee. L’Europa sarebbe il partner ideale e preferito del nostro sviluppo se agisse con determinazione e con prontezza”. 

Altri tre sono stati gli oratori presenti alla serata. Riccardo Maria Monti, già presidente dell’agenzia per il commercio estero ICE e oggi amministratore delegato di Triboo, azienda operante nel campo dei servizi digitali, ha evidenziato ugualmente le grandi potenzialità del mercato africano non solo per i maggiori gruppi industriali ma anche e soprattutto per le piccole e medie imprese, colonna vertebrale della nostra economia, cui ha lanciato un invito. “È certo che internazionalizzarsi è difficile: richiede preparazione, risorse e tempo. Ma è altrettanto certo che il ritorno sull’investimento è enorme” ha spiegato Monti. Dopo di lui ha parlato Leopoldo Gasbarro, direttore di “Wall Street Italia”, che ha posto l’accento sulla demografia africana: l’Africa è il continente più giovane in un mondo che invecchia. La sua età media è di 18 anni contro i 42 dell’Europa e i 45,5 dell’Italia, uno dei paesi più anziani del pianeta. E anche questa giovinezza, sempre più istruita e determinata, rappresenta un punto di forza indubbio nell’avvenire delle terre africane.

Chi scrive ha infine introdotto la serata commentando le pagine di Francescomaria Tuccillo e qualificandole come “tempestive” nei tempi, dato che l’Africa sarà protagonista del nostro futuro, “umanistiche” nel metodo multidisciplinare che adottano e “intelligenti” nei contenuti. Il testo permette infatti a chiunque s’interessi del continente africano di scoprirlo oltre i pregiudizi nelle sue caratteristiche essenziali e nei suoi valori profondi. E, come Tuccillo stesso scrive, questa conoscenza è, tra tutte le “chiavi d’accesso”, la più importante. La presentazione di Napoli è stata volutamente la prima in Italia del libro edito da Ebone. E ha costituito un lancio riuscito, vista la qualità del dialogo con i presenti, che per oltre due ore hanno seguito con assoluta attenzione le presentazioni e posto moltissime domande stimolanti.

Altri incontri seguiranno a breve. Sono previsti per ora a Milano, Udine, Roma e Palermo. “Polis” del nord e del sud del paese tutte interessate, a diverso titolo, a esplorare l’Africa e le molte occasioni che offre a chi sappia capirla. 

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Cultura

Giancarlo Savino, il ritorno a Napoli alla continua ricerca dell’arte umana

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La coerenza intellettuale che coniuga la cifra e lo stile dell’artista con il piacere di condividere le sue opere, il suo lavoro e i suoi spazi non solo con chi di arte è abituato, ma specialmente con coloro che si affacciano da poco in questo mondo o addirittura non ne sono mai stati coinvolti usando la semplicità di un segno comprensibile da tutti, ma fortissimo nei contenuti e nel messaggio che arriva diritto e con un linguaggio aperto. Apertura è la parola che è sempre stata cara a Giancarlo Savino, che dal 19 Febbraio espone al frame ars et artes – spazio napoletano di eventi artistici e culturali curato da Paola Pozzi, con una personale dal suggestivo titolo “l’arte e’ un modo” Questa mostra è il ritorno a Napoli dell’artista che mancava dal 1995, anno in cui si trasferì nella capitale dove ha continuato anche ad organizzare quegli eventi collettivi che lo caratterizzarono a Napoli nella scena artistica degli anni ’80. Fondatore insieme a Carla Viparelli e Dino Izzo del gruppo artistico VIRUS, attivi in un enorme e accogliente studio ai piani alti di uno storico Palazzo di Piazza San Domenico Maggiore ancora non invasa dalle masse turistiche incolonnate verso la Cappella San Severo e San Gregorio Armeno. Savino, vanta, insieme ai componenti di VIRUS, alla gallerista Lucia Scalise al regista drammaturgo Antonio Neiwiller e ad un gruppo di amici fotografi, scultori, musicisti e studiosi dell’arte numerose iniziative culturali e artistiche rivolte non solo agli addetti ai lavori o agli appassionati, ma a tutta la città. Iniziative ed eventi che sfociarono nella prima edizione di STUDI APERTI incredibile giornate nelle quali gli studi di tutti gli artisti che aderivano alla iniziativa rimanevano aperti per l’intera giornata in attesa delle visite di singoli o intere comitive di cittadini che si organizzavano per conoscere gli spazi, le tecniche e le emozioni che ogni artista utilizzava accompagnando la creazione delle proprie opere. Savino ancora  oggi, con la sua pittura dall’inconfondibile segno, dopo mostre ed esposizioni, collettive e personali, in Italia e all’estero, continua in questa sua ricerca, Savino continua a scavare ricercando il sentimento del tempo, del suo tempo, porgendo al pubblico un’arte umana come lui stesso la definisce. La mostra è accompagnata dal catalogo curato da Jonathan Giustini nel quale l’autore approfondisce i concetti che lo hanno sempre animato.

La mostra resterà aperta fino al 26 febbraio con orari 15,30 – 21 Frame Ars et Artes corso Vittorio Emanuele 585 – Napoli

 

 

 

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