Collegati con noi

Esteri

Giorgia Meloni sbarca a Washington per ascoltare Trump

amministratore

Pubblicato

del

La prima di Giorgia Meloni a Washington e’ per ascoltare le parole di Donald Trump, ma non solo. Sbarcata nelle ultime ore negli Usa, la leader di Fratelli d’Italia e’ impegnata in una due giorni fitta di appuntamenti a tutto campo come ospite del tradizionale National Prayer Breakfast, uno degli eventi piu’ importanti dell’anno nella capitale americana, inaugurato nel 1953 dal presidente Dwight Eisenhower. Si tratta di un forum politico, sociale e imprenditoriale caratterizzato da incontri, dibattiti, cene in cui non solo si discute e ci si confronta ma si prega insieme. Tra i 3.500 invitati provenienti da oltre 100 Paesi e che affolleranno la storica sala da ballo della citta’, quella del Washington Hilton, ci sono infatti politici, diplomatici, personalita’ del mondo della finanza e dell’economia, ma anche leader di diverse fedi religiose. Insomma, a Washington un appuntamento imperdibile. Soprattutto quest’anno dove, per la 68ma edizione, attesissimo e’ l’intervento di Trump, che sara’ il primo dopo il voto del Senato che pone fine all’impeachment del presidente. “Sara’ una settimana densa di impegni internazionali per Fratelli d’Italia – spiega Meloni appena arrivata nella capitale Usa – e dopo l’apertura a Roma della conferenza internazionale sul conservatorismo, ora siamo a Washington ospiti del National Prayer Breakfast per incontrare personalita’ che arrivano da tutto il mondo”.

Donald Trump. Atteso il suo discorso al Paese dopo gli attacchi iraniani

Per Meloni, vista anche negli Usa come una leader in ascesa nel panorama politico italiano, una grande occasione per confrontarsi a tutto tondo con diverse realta’. “E’ possibile anche per l’Italia – afferma – avere un governo che difenda l’interesse nazionale italiano ma non rinunci ad avere relazioni con il resto del mondo. Ed e’ esattamente quello su cui lavora Fratelli d’Italia”. Intanto il quotidiano parigino Le Monde le dedica un ampio articolo intitolato “Giorgia Meloni, volto del postfascismo italiano”, in cui si sottolinea come sia in crescita l’indice di apprezzamento della leader di Fratelli d’Italia nei sondaggi, con una “popolarita’ personale superiore a quella di Matteo Salvini”.

Advertisement

Esteri

Coronavirus, in Cina 62 nuovi casi e 2 decessi

amministratore

Pubblicato

del

La Cina ha registrato ieri 62 nuovi casi di infezione da coronavirus, di cui 59 importati (saliti in totale a 1.042) e tre domestici in Shandong (2) e Guangdong (1). La Commissione sanitaria nazionale (Nhc) ha segnalato due nuovi decessi, di cui uno a Shanghai e uno nell’Hubei, la provincia di cui Wuhan, il focolaio della pandemia, e’ capoluogo. I contagi sono nel complesso 81.802, di cui 1.190 sotto trattamento, 3.333 decessi e 77.279 guariti. Sono 137 i nuovi asintomatici, di cui 102 importati, mentre sono 1.095 quelli sotto osservazione.

Continua a leggere

Esteri

Video Chiamate con l’obitorio di New York per vedere per l’ultima volta il congiunto morto

Sal Sparace

Pubblicato

del

Le famiglie non possono più frequentare l’obitorio per dire addio ai propri cari, cosi il personale dell’obitorio ha iniziato ad usare FaceTime per mostrare il corpo del defunto per l’ultimo saluto. Questa storia è stata raccontata da Cordelia Lynch – Corrispondente SKY News dall’America che ha parlato di Lisa Kilfeather (nella foto in evidenza), una donna che lavora dal punto di vista amministrativo all’obitorio del Centro medico ebraico di Long Island in New York. Sicome ci sono così tanti corpi in arrivo, è stata arruolata per aiutarli a spostarli. Il suo piccolo team lavora sette giorni su sette, elaborando ed esaminando le numerose vittime di COVID-19. “Siamo esauriti fisicamente. Siamo esauriti mentalmente”, dice Lisa Kilfeather.
Le famiglie non possono più frequentare l’obitorio per dire addio. Quindi Lisa è diventata creativa. L’altro giorno ha fatto la prima chiamata FaceTime con una donna in modo da poter vederle il corpo del suo caro e quindi dire addio.
“Prima ho lasciato che mi vedesse in modo da poter spiegare cosa avrebbe visto. Non possiamo tenere i corpi come facciamo normalmente per quanto riguarda le lenzuola. Era in una sacca per il corpo e si vedeva solo la faccia. Non mentirò, ho pianto. È stato difficile. “Ma se possiamo fare almeno una cosa per rendere un po’ meno difficile questo momento traumatico per loro, è quello che faremo, non importa quanto pazzi siano i nostri giorni e quanto lavoro dobbiamo fare.

Continua a leggere

Esteri

Boris Johnson è grave, a Downing Street c’è il suo vice Raab ma i cittadini del Regno ora hanno paura

Sal Sparace

Pubblicato

del

Tutti dispiaciuti del fatto che il primo ministro britannico Boris Johnson sia finito in terapia intensiva. A parte il lato umano della questione s’incominciano già a capire che gli effetti politici saranno pesanti. In un momento in cui la Nazione aveva bisogno di un leader forte, con una forte investitura popolare. E Johnson, quali che siano i nostri giudizi, aveva vinto e alla grande le ultime elezioni ed ora ci si ritrova ad un punto di confusione generale.

Certo il suo vice Dominic Raab (nella foto in evidenza) porterà avanti la stessa linea politica e strategica ma ovviamente non è stato votato dai cittadini per essere primo ministro. Dunque non sarà la stesa cosa.

Sicuramente ache Donald Trump incomincia a preoccuparsi. Il presidente americano aveva instaurato un rapporto di amicizia/collaborazione e business che avrebbe permesso al Regno Unito di ignorare sempre di più le richieste dell’Unione Europea. Adesso fino a quando il primo ministro non passa questo dramma personale in modo positivo tutto è di nuovo in gioco. E poi nessuno sa realmente quali sono le sue reali condizioni di salute. Ieri pomeriggio mentre Boris Johnson scriveva un tweet per dire che stava bene, già circolava la notizie che sarebbe rimasto al St Thomas Hospital e sarebbe entrato in terapia intensiva perché forse necessita dai ventilazione polmonare.

Ma torniamo alla politica. Non bisogna dimenticare le divergenze interne nel partito conservatore durante Brexit. Tutti quei disaccordi potrebbe ritornare anche se siamo in una situazione di emergenza per il coronavirus. Ci sono personaggi politici nel partito dei Tory che già da tempo avevano una visione diversa sul futuro del Regno Unito. Boris Johnson aveva stabilito una certa sicurezza e direzione per il Paese. Anche se per alcuni era una direzione di marcia discutibile. Ora ci ritroviamo con personaggi che non hanno lo stesso spessore politico e la stessa leadership di Boris Johnson ma che dorrebbero sostituirlo. I commentatori politici danno già qualche segno di allarme. È come se il Governo all’improvviso dovesse riformarsi da capo. Dal numero 10 di Downing Street arrivano aggiornamenti sulla salute del primo ministro con grossi ritardi. Questo fatto per gli addetti ai lavori è un dato preoccupante. L’ufficio stampa di Downing Street è sempre stato molto efficiente. Questo è il segno che la situazione di salute del primo ministro sia incerta e c’è qualcuno che vorrebbe vedere più trasparenza per capire quali siano le condizione di salute reali del primo ministro.

Matt Hancock. Il ministro della Salute inglese

Il Segretario agli Esteri e vice del Primo Ministro Dominic Raab afferma che Mr Johnson è in “mani sicure” in terapia intensiva. Raab ha dichiarato che “gli affari del governo continueranno e il primo ministro è in buone mani con l’eccellente squadra dei dottori dell’ospedale di St Thomas. Il focus del governo continuerà ad essere quello di garantire tutti i piani per assicurarsi che possiamo sconfiggere il coronavirus e poter portare il paese a vincere questa sfida. La direzione di governo è salda nelle mani del primo ministro”.

Raab sarà uno dei numerosi ministri del governo che d’ora in poi guideranno le conferenze stampa sulla crisi. Anche il cancelliere Rishi Sunak, il segretario alla salute Matt Hancock e il ministro dell’ufficio del governo Michael Gove aiuteranno a smaltire il lavoro a Downing Street. Li vedremo sempre più spesso ma ci possiamo fidare? Ed ecco che arriva il commento di Ian Duncan Smith ex leader del partito conservatore. Il leader più debole della storia del partito. La versione inglese di Matteo Renzi, per capirci, che torna a galla per dare la sua ‘benedizione’ al governo.

Duncan Smith ha dichiarato cosi di avere fiducia in Raab e che le contingenze per tale situazione sono ben pianificate. Tutti gli altri ministri del Gabinetto, alcuni molto più anziani come Michael Gove che capiscono come funziona il tutto, avranno lavori importanti da fare … ma quello che dovranno fare ora è rivolgersi a Dominic Raab per quel processo decisionale.

Continua a leggere

In rilievo