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Giorgia Meloni inforna pizze sul Lungomare di Napoli e fa campagna elettorale per Caldoro

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Non è stata la prima, non sarà certamente l’ultima dei leader politici che in campagna elettorale a Napoli per questioni di propaganda elettorale si è cimentata a fare una pizza (proprio a prepararla e informarla) in un locale à la page sul Lungomare. Giorgia Meloni, la presidente di Fratelli d’Italia, si è cimentata questa mattina nella preparazione della pizza accompagnata dal candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania Stefano Caldoro, da esponenti napoletani e campani del partito e dai candidati di Fdi alle elezioni regionali in Campania.

Meloni ha raggiunto via Partenope dopo aver visitato in mattinata la zona industriale di Arzano, nel Napoletano. Dopo aver rilasciato dichiarazioni ai giornalisti,  è entrata nel ristorante Fresco (è il nome del locale) e, con l’aiuto di pizzaioli professionisti, ha preparato una una pizza Margherita.  Qualche anno fa, a poche decine di metri di distanza dal luogo in cui Giorgia Meloni ha preparato la pizza, quelli che all’epoca era i tre leader movimentisti del M5S, Luigi di Maio, Roberto Fico e Alessandro Di Battista, nella pizzeria Sorbillo le pizze non solo le preparavano ma le servivano anche a tavola ai commensali.

Erano esattamente cinque anni fa. E all’epoca i tre giovani attivisti del Movimento (oggi Di Maio è ministro degli Esteri, Fico presidente della Camera e Di Battista libero pensatore nel M5S) fecero questa iniziativa proprio per trovare fonti di finanziamento per la campagna elettorale di Valeria Ciarambino, che era all’epoca ed è oggi la candidata presidente della Regione per il M5S.

Nella giornata napoletana della Meloni, gli attacchi più duri la leader di FdI li ha riservati al Pd e al presidente uscente della Regione, Vincenzo De Luca. “In Campania c’è un governatore che passa la sua giornata a insultare il Governo nazionale e il partito di cui fa parte, prendendone le distanze. Se è coerente, dovrebbe dimettersi dal Partito democratico, perché altrimenti, a casa mia, quando voti De Luca ti tieni la Azzolina” ha detto la leader di Fratelli d’Italia. Quanto all’intesa tra Zingaretti e Di Maio, la Meloni, in un incontro con i giornalisti, ha sostenuto che “è una tattica di un governo che non sta insieme per convinzione o perchè condivida qualcosa, l’unica cosa che condivide è la paura delle elezioni, che gli italiani potessero scegliere altri”. “Se questi signori – ha aggiunto Meloni – avessero un minimo di interesse per quello che pensano i cittadini probabilmente non sarebbero gia’ piu’ li’ ora. Ricordo che siamo di fronte a un Governo sostenuto da una maggioranza di partiti che hanno preso il voto degli italiani . sostenendo che si sarebbero combattuti, quindi quel voto e’ tecnicamente stato turlupinato agli italiani. Se queste persone credono davvero nella democrazia, visto che uno dei due partiti si chiama addirittura Democratico, dovrebbero ripresentarsi al cospetto degli italiani in libere elezioni. sostenendo che vogliono governare insieme e vediamo se ottengono una maggioranza parlamentare”.

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M5s, Crimi: Stati generali online e rinviati al 14 e 15 novembre

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Vito Crimi. Capo politico del M5S

“Gli Stati Generali del MoVimento 5 Stelle sono un momento di confronto ormai non rinviabile, ma in ottemperanza alle disposizioni assunte del Governo, l’incontro nazionale non potrà che essere svolto a distanza. Per poter predisporre la modalità telematica che consenta ai tavoli di lavoro di potersi confrontare approfonditamente, la due giorni di chiusura dovrà essere rinviata di una settimana e pertanto si svolgera’ nelle date del 14 e 15 novembre”. Questa è l’ultima comunicazione fatta dal capo politico provvisorio del M5S Vito Crimi in un post sul blog delle Stelle.

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Miccichè è il nuovo sindaco di Agrigento: ha sconfitto al ballottaggio Firetto

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Francesco Miccichè è il nuovo sindaco di Agrigento: ha sconfitto al ballottaggio il primo cittadino uscente   Lillo Firetto. Miccichè è appoggiato da una parte del centrodestra e da alcune liste civiche: quando manca una manciata di sezioni da scrutinare è in vantaggio con oltre il 60 per cento dei voti.

 

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Calenda si candida per Roma, auspico un appoggio largo

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Carlo Calenda si candida a Sindaco di Roma, confermando le indiscrezioni di una sua discesa in campo per la guida del Campidoglio. Il leader di Azione lo annuncia in diretta tv, collegato con la trasmissione di Rai 3 “Che tempo che fa”. Definisce la sua scelta “un dovere e una grande avventura”. Consapevole dei dubbi della maggioranza giallorossa sul suo nome, l’ex ministro dello Sviluppo Economico non elude lo scoglio principale della sua candidatura, cioe’ l’assenso dei dem. “Ovviamente non posso parlare a nome del Pd. Esiste un tavolo, poi certamente auspico un appoggio largo sulla mia persona non solo dei partiti ma anche delle associazioni e le organizzazioni sul territorio”. Fabio Fazio lo incalza sul punto dolente. “Perche’ – chiede il conduttore – i dem dovrebbero sostenerla? “Il Pd – risponde – dovrebbe appoggiare la mia candidatura se pensano sia la persona adatta a governare Roma. Dicevano mai con i Cinque Stelle e poi hanno cambiato idea, io sono ancora la’”. Detto questo, Calenda sa bene che ha di fronte un sentiero molto stretto. E l’unico modo che ha per arrivare sino in fondo, come candidato unitario, e’ ovviamente distinguere la vicenda del governo nazionale, di cui lui resta un fiero oppositore, da quella cittadina. Non a caso ribadisce i limiti, a suo giudizio evidenti, dell’amministrazione Raggi, punto su cui c’e’ ampia convergenza con Nicola Zingaretti. “I mali di Roma – spiega – vengono da lontano, ma con M5s e Raggi e’ peggiorato tutto. Io e il Pd pensiamo entrambi che la gestione dei M5s sia stata disastrosa”.

Sulla strada della scelta del candidato del centrosinistra, secondo Calenda non possono esserci le primarie di coalizione, come proposto da piu’ parti dell’alleanza: “Io ho fatto anche lo scrutatore alle primarie del Pd, ma credo che dobbiamo cercare di allargare il campo il piu’ possibile. E poi c’e’ un piccolo dettaglio, c’e’ un’emergenza sanitaria. Come pensiamo che la gente esca di casa…Insomma, farle adesso sarebbe complicato, farle piu’ avanti significherebbe parlarci addosso per mesi. Poi – ricorda – dalle primarie uscirono sconfitti Sassoli e Gentiloni, che ora il Pd vorrebbe candidati”. Silente il Pd, a favore delle primarie si esprime invece Paolo Cento di Sinistra Italiana. Sul fronte opposto, quello del centodestra, Matteo Salvini, in vista del vertice dei leader di martedi’, conferma che il loro candidato unitario non sara’ “un politico” ma un esponente della societa’ civile : “Di Roma ne parleremo questa settimana, come per gli altri capoluoghi che vanno al voto. Non cisaranno candidati di partito – assicura da Genova – ma candidati sostenuti dalla coalizione che arrivano dal mondo del lavoro, del volontariato, delle professioni”.

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