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Economia

Francia e Germania trovano l’intesa, l’Olanda la blocca

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Resta una partita difficile, ma dopo 16 ore di negoziato l’Eurogruppo comincia ad intravedere uno spiraglio. Germania e Francia si sono ricompattate e lavorano per l’intesa su una risposta economica alla crisi che sia all’altezza della situazione e delle aspettative di tutti: di chi vuole usare il Mes come prima arma di difesa e di chi vuole qualcosa di diverso per condividere il peso della ricostruzione, sotto forma di Eurobond. Sebbene sul tavolo ci sia una bozza di testo che punta al compromesso, prima di passare alle rifiniture resta da superare il blocco olandese su entrambi i fronti sensibili: no ad Eurobond e a Mes senza condizioni. Il premier Giuseppe Conte e’ determinato: “Abbiamo bisogno degli Eurobond per non far perdere competitivita’ a tutta l’Europa. E’ nell’interesse reciproco che l’Europa sia all’altezza della sfida, altrimenti dobbiamo assolutamente abbandonare il sogno europeo e dire ognuno fa per se’ – avverte in un’intervista a Bild -. Ma impiegheremo il triplo, il quadruplo, il quintuplo delle risorse per uscire da questa crisi e non avremo garanzia che ce la faremo nel modo migliore”. Quello olandese e’ un veto “controproducente e incomprensibile” secondo una durissima presa di posizione dell’Eliseo, convinto che non potra’ durare. L’obiettivo e’ giungere ad un accordo nelle prossime 24 ore, visto che l’Eurogruppo e’ riconvocato per domani.

Emmanuel Macron

Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire assicura che la Francia “mettera’ tutto il suo peso in questa battaglia”, e con il collega tedesco Olaf Scholz ha gia’ lavorato nella notte per favorire l’intesa. Parigi, alleata di Italia e Spagna nella partita degli Eurobond, e’ riuscita a portare la Germania a bordo ammorbidendo le parole: nelle conclusioni non si parla in modo diretto di titoli comuni, ma di un Fondo per la ripresa, come proposto proprio dalla Francia qualche giorno fa. Una volta stabilita la necessita’ di un fondo nuovo, si discutera’ di come alimentarlo: il Sud vorrebbe i titoli comuni, la Germania guarda ancora a risorse comuni gia’ esistenti come il bilancio Ue. “Abbiamo parlato di un Recovery fund da sviluppare e bisogna accordarsi sui criteri di organizzazione. Questo dovra’ essere il lavoro delle prossime settimane e mesi”, ha detto Scholz a Berlino dopo l’Eurogruppo. Il Recovery Fund sembra un concetto sempre piu’ accettabile da tutti, anche se ancora non si entra nei dettagli di come alimentarlo. Ma non sarebbe impossibile trovare un compromesso su risorse comuni limitate che facciano da garanzia ad una limitata emissione di titoli. Circostanziando bene l’operazione e quindi il rischio da mettere in comune, puo’ diventare digeribile per tutti. Ma non risolutiva, perche’ la potenza di fuoco di uno strumento che nasce con il freno a mano tirato non potrebbe mai raggiungere le molte centinaia di miliardi di euro sperati dai Paesi del Sud. Il Mes e’ quindi imprescindibile. Non a caso e’ stato l’oggetto del duro confronto della scorsa notte. L’Olanda, spalleggiata da Austria e Finlandia, non vuole ridurre troppo le condizioni per accedere agli aiuti del vecchio salva-Stati. E’ disposta ad azzerarle solo se i fondi vengono spesi per la sanita’. Non vuole una riedizione della troika, ma insiste per lasciare alcune condizionalita’ di tipo macroeconomico. Ovvero: riforme e conti in ordine in cambio di aiuti. “Il Mes e’ prestatore di ultima istanza e secondo noi l’uso di questo fondo deve avvenire con una forma di condizioni. A causa della crisi attuale, dobbiamo fare un’eccezione e il Mes puo’ essere usato senza condizioni per coprire i costi medici”, spiega il ministro olandese delle finanze, Wopke Hoekstra. Ma “per un sostegno economico di lungo termine, credo sia sensato combinare l’uso del Mes con alcune condizioni economiche”. L’Olanda vorrebbe passare la palla subito ai leader Ue, perche’ il tema e’ troppo delicato. Francia e Germania vogliono invece far arrivare ai leader almeno una bozza di compromesso, per non dare di nuovo l’idea di un Eurogruppo fallimentare. “Nessuno ha un vantaggio se l’Europa non riesce a mettere in piedi una reazione concreta e solida, qui non si tratta di Italia. Non abbiamo mai vissuto una situazione d’emergenza di questo tipo percio’ sono i cittadini europei che si aspettano una soluzione europea”, ha detto Conte, ribadendo che nessuno chiede alla Germania ne’ tantomeno all’Olanda “di pagare i nostri debiti”.

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Superbonus anche per la seconda casa, e si punta anche agli incentivi auto

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Un superbonus esteso il piu’ possibile, a seconde case, alberghi, e fino al 2022 sembra gia’ quasi una certezza. Ma e’ l’unica di fronte al diluvio di emendamenti piovuti sul decreto Rilancio, circa 8mila, che da qui a martedi’ andranno ridotti intanto a 1.200, selezionando le proposte piu’ significative su cui concentrare i lavori. Anche cosi’ resterebbe una mole mai vista di emendamenti da votare in commissione, tanto che, almeno la maggioranza, gia’ si e’ messa al lavoro per scremare le richieste e, possibilmente, trovare dei punti di caduta comuni: ma sugli incentivi per le auto per il momento si viaggia divisi mentre, un po’ a sorpresa, si apre anche un nuovo fronte, quello dell’Irap. Il no di Leu a un taglio generalizzato era noto, ma anche nel Pd emerge qualche dubbio, tanto che una richiesta di intervento mirato porta la firma del vicesegretario, Andrea Orlando. La proposta – che fa subito storcere il naso a Iv – e’ quella di legare lo stop alla rata di giugno dell’imposta a un calo di almeno un terzo del fatturato e di ‘girare’ le risorse risparmiate al ristoro a fondo perduto per le Pmi. Mentre i partiti litigano, i sindacati scrivono al premier Giuseppe Conte allarmati per il rischio di una epidemia di posti di lavoro, dopo quella sanitaria, e chiedono di prorogare il blocco dei licenziamenti e di prolungare gli ammortizzatori Covid e i sostegni al reddito. Molti anche gli emendamenti parlamentari su questi temi che si scontreranno, pero’, con risorse per le modifiche limitate ad appena 800 milioni, divisi tra Camera e Senato. Le richieste, peraltro, sono tantissime e sui temi piu’ vari, dai fondi per le scuole paritarie a quelli per il bonus bici, alla riduzione dell’Iva sui prodotti per l’infanzia (un classico di ogni manovra) fino al rafforzamento del tax credit per le vacanze che dalla Lega a Italia Viva si vorrebbe portare fino a 1000 euro, togliendo il limite Isee. In molti vorrebbero che parte di questi fondi andassero a un bonus per chi compra un euro 6, pensato per aiutare gli autosaloni a smaltire gli stock invenduti, ma anche qui, in maggioranza non c’e’ una linea unica. Pd, Iv e Leu questa volta compatti chiedono di introdurre un bonus fino a 4mila euro per chi rottama un’auto vecchia di almeno 10 anni e la sostituisce con una comunque a piu’ basse emissioni. Ma c’e’ il muro M5S alzato dai parlamentari, contrarissimi a qualsiasi tipo di incentivo che non sia per le ecologiche ibride ed elettriche. La pattuglia di governo del Movimento, pero’, e’ piu’ possibilista, a partire dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. La filiera “va sostenuta”, dice, lasciando pero’ al “dibattito parlamentare” il compito di individuare la soluzione. Se resta “imprescindibile” l’obiettivo di abbattere le emissioni, data “l’eccezionalita’ del momento” vanno prese in considerazione tutte le necessita’, compresa quella di “incentivare la vendita di un grandissimo parco macchine prodotto ma non venduto a piazzale”. La chiave per uscire dall’impasse potrebbe stare in alcuni emendamenti bipartisan presentati da Lega, Fdi e Fi, ma anche da Iv e da qualche deputato M5S, che puntano ad ampliare l’attuale ecobonus per ibride ed elettriche, modulando lo sconto in base alle emissioni. Piu’ semplice sembrerebbe invece il restyling del superbonus al 110%, chiesto da tutti i partiti: la sua estensione ha gia’ il benestare del suo ideatore, il sottosegretario Riccardo Fraccaro, e ora dovra’ ‘solo’ lo scoglio delle coperture.

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Diritti tv, divieto a Sky di avere più tutta la Serie A: il Consiglio di Stato “chiude” di fatto Now Tv

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I match potranno andare in streaming anche su altre piattaforme ed emittenti. Così ha deciso il Consiglio di Stato, che ripristina il parere con cui l’Antitrust aveva di fatto censurato Sky per un abuso di posizione dominante. Per intenderci, Now Tv, la piattaforma streaming di proprietà di Comcast che a prezzi ridotti produce un ottimo flusso di cassa in una azienda , Sky Italia, che fa acqua da tutte le parti, subisce una forte battuta di arresto. Non subito però.

Dal 2021 Sky non potrà più avere tutta la Serie A su tutte le piattaforme. Una  situazione di monopolio di fatto che questa sentenza del Consiglio di Stato che riforma quella del Tar almeno su internet fa cessare. Per intenderci, Now Tv, la piattaforma streaming non avrà più come piatto forte il calcio. Non nelle proporzioni di oggi. Ma si sa, il mercato dei diritti tv del calcio, dopo la pandemia, non sarà più lo stesso in Europa. In Italia, poi, la vertenza Lega di Serie A é Sky rischia di andare molto per le lunghe in tribunale. La vicenda nasce nel 2018, dall’acquisizione da parte di Sky di R2, la piattaforma di Mediaset Premium per il digitale terrestre pagata quasi 2 miliardi. Un accordo saltato un anno dopo per volere delle parti, ma intanto il Garante l’aveva già messo sotto investigazione. L’Agcom aveva imposto “il divieto per il Gruppo Sky di stipulare nuovi contratti con clausole di esclusiva per la piattaforma internet”. Che cosa significa? Che online, la Serie A, non potrà più essere soltanto su Sky. Questo per ripristinare almeno una parvenza di concorrenza, mancata nell’ultima asta finita alla coppia Sky–Dazn. Sky aveva vinto il ricorso al Tar ma il Consiglio di Stato ha ripristinato il buon lavoro dell’Agcm.

E allora a partire dal campionato 2021/2022 probabilmente non ci sarà più Now Tv, in quanto Sky non potrà comprare i diritti in esclusiva per internet. Se vorrà, Sky, potrà offrire piú o meno lo stesso servizio con SkyGo, ma gratis per i suoi abbonati. Oppure potrà caricare ulteriori costi.  Ma c’è un aspetto più che altro simbolico da tenere in conto. Con questa sentenza si stabilisce che almeno sul web, on line, Sky non é monopolista.

 

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Jabil, revocati i licenziamenti: lo annuncia il ministro Catalfo. Ecco il testo dell’accordo

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“Grazie alla mediazione che ho condotto insieme ai tecnici del ministero del Lavoro e al sottosegretario al Mise, Alessandra Todde, Jabil ha deciso di revocare i 190 licenziamenti dello stabilimento di Marcianise”, in provincia di Caserta. L’annuncio è di Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro, postato sui social subito dopo la firma dell’accordo avvenuta alle 17 di oggi. Nunzia Catalfo ha aggiunto che continuerà a seguire la questione e si assicurerà che venga garantita ai lavoratori della Jabil di Marcianise un’adeguata prospettiva occupazionale.

“In questi giorni abbiamo lavorato senza sosta per giungere al miglior accordo possibile per tutti, a cominciare dai lavoratori”, sottolinea Catalfo. “Non è stato facile, ma alla fine abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Con le misure ordinarie e straordinarie messe in campo dal mio ministero e dal Mise per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, i lavoratori di Jabil- ha scritto Nunzia Catalfo- non solo riceveranno un sostegno al reddito con la cassa integrazione, ma saranno accompagnati in un percorso di ricollocazione verso altre aziende”.

Ecco il testo dell’accordo:

Accordo 3 giugno 2020

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