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Fotografia, in 535 al premio Gargiolli: vince Luca Marinaccio

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Sara’ premiato nel corso della cerimonia che si terra’ venerdi’ 28 agosto alle 18, presso il Museo San Giovanni degli Agostiniani a Fivizzano (Massa Carrara), Luca Marinaccio, vincitore della prima edizione del Premio fotografico nazionale Giovanni Gargiolli. Gargiolli, fotografo italiano, nato a Fivizzano nel 1838, inventore del teleobbiettivo a fuoco profondo, fu fondatore dapprima a Napoli e poi a Roma, in collaborazione con il principe Ruffo della Scaletta, della Societa’ degli amatori di fotografia, e direttore nel 1892 del Gabinetto fotografico nazionale. Marinaccio, originario di Grottaglie (Taranto) si e’ aggiudicato la vittoria con lo scatto ‘Senza titolo’ e ricevera’ un assegno di 1000 euro e una targa in ricordo del concorso. La premiazione sara’ preceduta dal racconto storico ‘Chi era Giovanni Gargiolli’. Il Premio fotografico nazionale e’ stato realizzato dal Comune di Fivizzano in collaborazione con la Pro Loco e con il patrocinio della Regione Toscana. Alla prima edizione hanno partecipato 535 fotografi, con 1.510 scatti

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Arte, la banana sul muro di Cattelan approda al Guggenheim

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La banana appiccicata al muro di Maurizio Cattelan entra al Guggenheim: “Comedian”, l’ultima provocazione dell’artista concettuale padovano che aveva fatto sensazione quando era stata esposta nel padiglione della galleria Perrotin ad Art Basel Miami e’ stata donata al museo da un donatore anonimo. “Siamo grati per aver ricevuto un’opera che rappresenta la connessione dell’artista con la storia dell’Artemoderna”, ha detto il direttore del Guggenheim Richard Armstrong annunciando la donazione ma senza precisare, in un’intervista al New York Times, una data per la presentazione al pubblico. A Miami la banana aveva fatto sensazione e la fiera aveva dovuto calmierare l’accesso del pubblico che aveva intasato gli spazi espositivi per vedere il frutto in vendita per 120 mila dollari che appassiva lentamente. Durante l’esposizione un altro artista concettuale, David Datuna, aveva elevato il circo mediatico con un atto di “perfomance art” staccando la banana dal muro e mangiandola davanti agli occhi esterrefatti dei presenti. Nella confusione dei giorni successivi Perrotin era riuscito a vendere tre edizioni dell’opera, alzando il prezzo a 150 mila dollari per l’ultimo esemplare. Nonostante l’interesse di molti collezionisti tra cui l’artista Damien Hirst, la galleria aveva scelto di tenere per se’ due prove d’artista. I proprietari dell’opera – e adesso il Guggenheim – sono tenuti a fornire le banane e il nastro adesivo per mandare avanti l’installazione. La cifra a sei cifre pagata e’ effettivamente il prezzo del certificato di autenticita’ accompagnato da un manuale di istruzioni che specifica l’angolo e l’altezza a cui affiggere il frutto al muro. Cattelan lavora da tempo con il Guggenheim che nel 2012 gli ha dedicato una grande retrospettiva. Dopo la mostra, Cattelan aveva annunciato l’addio all’Arte ma era tornato alla ribalta nel 2016 con “America”, un wc in oro a 18 carati perfettamente funzionate esposto per settimane in un bagno del museo. L’opera, valutata 5 milioni di dollari, e’ stata poi rubata lo scorso settembre mentre era installata a Blenheim Palace nel bagno usato a suo tempo da Winston Churchill.

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Snòdo, quando le mostre a cielo aperto si appropriano degli spazi comuni per diffondere arte

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Si allarga sempre di più l’uso dei tabelloni pubblicitari ed elettorali come spazi espositivi per opere artistiche. L’appropriarsi, da parte dell’arte, di spazi comunicativi importanti e prima di tutto non chiusi soltanto in eleganti sedi espositive è sempre più recepito da artisti, curatori e prima di tutto fruitori delle esperienze e delle opere degli artisti. Sviluppatosi negli U.S.A., ma forse con genia europea, il movimento delle esposizioni e delle mostre con immagini stampate in grandi dimensioni e affisse sui cartelloni pubblicitari, che fino ad ora sono serviti solo alla comunicazione per i prodotti commerciali o per la propaganda politica, rientra sempre più frequentemente nei concetti allestitivi delle mostre d’arte. Anche le odierne normative AntiCovid19 hanno dato una spinta importante a questi tipi di preparazione, facendo superare i pericoli inerenti gli assembramenti e i distanziamenti normati in locali chiusi, ma le motivazioni, non si fermano solo a questo dato prettamente organizzativo e di tutela della sicurezza, ma rientrano nelle filosofie curatoriali che di volta in volta si abbracciano per far si che la fruizione delle opere sia consentita  al maggior numero di persone, oppure che sia parte integrante di un luogo, che rimanga come ricordo di una comunità, che testimoni la presenza delle popolazioni o che sia ingigantito il messaggio che l’artista vuole sottoporre al maggior numero di fruitori, anche quelli occasionali e di passaggio.

Tante sono  state le esperienze in questo anno e in questa ripresa di dinamismo che ci spinge verso una nuova “normalità” con segni e motivazioni diverse, da Milano a Ravenna o nei festival fotografici di Ragusa e in Garfagnana con le foto stampate in gigantografia per le strade della città,  a  Reggio Emilia dove il comune ha ripreso le attività con la mostra su tabelloni,  di giovani artisti,  a Livorno, dove disegnatori in una notte hanno invaso le piazze “attacchinando” le loro opere su tutti i pannelli pubblicitari del centro come  a Rotondi e Buonalbergo, dove si sono indagati i territori e le popolazioni per poi farli rincontrare sui grandi cartelloni pubblicitari ed elettorali. Mostre, “mostre a Cielo aperto”, come si leggeva nel cartellone pubblicitario del premio fotografico Siena Award nel 2018. Ora i billboard, i tabelloni da allora e ancor prima di allora sono oramai strumenti accreditati per la diffusione dell’arte, sia essa fotografica che, come verrà proposto a Saviano, di altri campi artistici. A Saviano, la galleria Saaci, Venerdi  18 Settembre alle 19,30 inaugurerà Snòdo, mostra che  ci offre uno scorcio importante del panorama del territorio adiacente al mercato comunale accerchiato da quattordici cartelloni pubblicitari, da dove spiccano le firme dei marchi commerciali o le facce, sempre sorridenti, dei candidati politici, Saaci, presenta  insieme alla curatrice Valentina Apicerni i lavori di 14  artisti: Cesare Accetta, Aniello Barone, Giuseppe Caccavale, Timothée Chalazonotis, Flaviana Frascogna, Salvatore Manzi, Olivier Menanteau, Pino Musi, Coutarel Odilon, Pier Paolo Patti, Felix Policastro, Antonello Scotti, Ciro Vitale e Nicola Zucaro, invitati a relazionarsi con un tessuto urbano simile a tutte le periferie  a panorama zero,   sempre anonimo ma attraversato da identità come tutti i luoghi di transizione e di confine. Nelle parole della curatrice si intende una nuova motivazione, tra le altre prima sondate, che rafforza la potenza della riappropriazione di spazi che diffondano la bellezza: “Quando il riversarsi delle pratiche artistiche nei luoghi non deputati alle mostre — in maniera ufficiale o non autorizzata — e la loro ibridazione o contestazione delle strategie di marketing, sono operazioni già consolidate nella storia, fare un intervento d’arte in un contesto urbano utilizzando strutture pubblicitarie, non è un atto provocatorio ma il proseguire una necessità: “basta vincoli di sistema”. Se poi tali operazioni hanno trovato nel tempo maggior responsabilità d’essere nelle zone periferiche e nelle province, fuori dal traffico visivo delle città, è perché è lì che molte volte essi acquisiscono la nomea quanto la legittimità dei gesti di opposizione (…) Questi totem, reperti di un’archeologia postindustriale, come i “Monumenti di Paissac” disegnano un panorama zero in cui le opere tendono alla rovina ancora prima di essere costruite ed “invece di provocare in noi il ricordo del passato, sembrano volerci far dimenticare il futuro”. Ma è nel rimosso delle città, nel negativo fotografico della musealizzazione della cultura che riesce a sopravvivere la biodiversità e il rifiuto è un altrove ancora possibile. Derive entropiche per eccellenza sono i nonluoghi, dai campi profughi ai passaggi necessari al movimento, come le stazioni, le reti stradali e gli svincoli. Snòdo, termine di uso frequente, ma improprio, per svincolo, è un’operazione site-specific che all’arte pubblica ruba solo il pretesto per appropriarsi di uno spazio comune. Snodare come sciogliere, liberare dai nodi, è un invito a slegarci dalla trama delle narrazioni già conosciute, e dare presenza a zone di transizione. Questi luoghi, nella loro identità anarchica, hanno la prerogativa di essere astorici. E quando non c’è una storia, il prima e il dopo convergono nel sempre presente, l’oggi dei Passages in cui “uscire di casa come se si giungesse da un luogo lontano; scoprire il mondo in cui già si vive; cominciare la giornata come se si sbarcasse da una nave proveniente da Singapore” o imbarcarsi in una odissea suburbana”.

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Cronache

Coloro che distruggono il proprio passato, non possono e non meritano di avere futuro

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Quando le fanatiche convinzioni acritiche si scontrano con le verità che hanno permesso all’uomo di evolversi e di assumere una condizione intellettuale che lo ha portato allo sviluppo mentale, civile, intellettuale e tecnologico, il fanatismo sceglie come nemico la storia, che gli sbatte sul muso le autenticità del tempo passato e l’ incontrovertibile  realtà. Massimo Pastore, con i suoi Santi Migranti affissi per le città, non solo a Napoli, ma anche a Matera, Riace, Bruxelles, Lampedusa, Roma, Venezia, Sora, Lacco Ameno, Cosenza, Palermo,  ci ricorda che i flussi migratori, oggi avversati sia dalle formazioni e dai partiti politici di chiara estrazione sovranista e di destra, ma anche, per scopi puramente elettorali, anche da quelle forze moderate, che dovrebbero trovare soluzioni ragionate per affrontare gli arrivi e le regolarizzazioni, anziché respingerli nell’oblio totale, come avviene negli ultimi tempi, sono frutto di un passato comune. Il lavoro di Massimo Pastore, i suoi Santi, ci ricorda che da quel ceppo discendiamo e la nostra storia, non solo religiosa, ma anche culturale, deriva e ci è stata consegnata dalle migrazioni, siano state esse di conoscenza e scoperta o di fughe per la sopravvivenza. Non solo installazioni artistiche e fotografiche, ma precisi appunti della memoria e note  sul nostro passato. Da alcuni giorni si assiste in città, ad attacchi vandalici contro le opere che sono state affisse in diversi punti nel centro cittadino. Dopo molti mesi che le stesse opere hanno convissuto con il quotidiano di tutti coloro che attraversano Via Foria, Piazza Bellini, via Costantinopoli divenendo punti fermi dell’arredo urbano e icone necessarie per discussioni e confronti, queste fotografie di grande formato, sono state strappate, coperte, e sfregiate  in un modo che non può essere casuale o opera di passanti dediti allo strappo delle affissioni murali, bensì, come si è capito dalla copertura con fogli bianchi e colla della Santa Brigida esposta in Piazza Bellini, l’azione è  ascrivibile ad una  sorta di operazione di “censura” nei confronti di queste icone memoria del passato e monito per il futuro, insomma,  un atto voluto e organizzato. Ci pare strano che un tipo di pensiero organizzato, si, perché sia esso fatto bene o male, solo organizzato può essere, colpisca immagini che chiaramente raffigurano Santi, quindi, i capisaldi della integrità che evidentemente, gli stessi aggressori elevano a massima fede da difendere dall’invasione delle orde di migranti. Infatti, i Santi che oggi un qualcuno o alcuni, qualcuno o alcuni che deve o devono evidentemente far pace con se stessi, con i propri cervelli e con i propri pensieri, quei Santi sono esposti anche nelle chiese, dove Pastore li ha collocati e dove sono stati benedetti dalla stessa acqua santa che questi “alcuni” dicono di voler difendere.  https://www.juorno.it/lincerta-iconografia-di-san-gaudioso-altri-santi-i-migranti-e-lopera-di-massimo-pastore/ È un po’ come accade oggi con la politica che ci ha abituato, approfittando dell’emergenza sanitaria, a dirci “tutto” e il contrario di “tutto”, infatti per molti urlatori e oppositori da campagna elettorale permanente il pericolo infezione da Covid19 non esiste, si è esagerato e si è da sempre auspicato i liberi tutti, per poi rinnegarlo, adducendo le colpe dei contagi agli immigrati che sbarcano nel sud Italia. E allora, non si capisce, il Covid19 esiste ed è pericoloso o è innocuo? La mascherina, la metti o non la metti?  La situazione, quindi, è eccellente, recitava Confucio, poi ripreso da Mao, ma questo non è disordine, ma volontà di inquinare le informazioni per far si che poi si generino azioni come quelle che vedono vandalizzate opere d’arte, quella confusione che fa oscurare le rappresentazioni di Santi Migranti da parte di coloro che nei Santi ripongono il loro credo o fanno solo finta. Una sorta di iconoclastia incolta che forse porterà alla distruzione delle centinaia di cappelle votive che ornano tante nostre strade, in quelle ci sono le foto dei nostri cari, e tanti di loro, non sono venuti nelle nostre terre  da migranti, ma sono partiti per altre terre come emigranti, per assicurarci un futuro migliore e forse è meglio non sappiano cosa siamo stati capaci di fare.

 

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