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Fondazione Mediterraneo, Capasso: impegnarsi per i giovani e costruire un futuro in cui i migranti sono una risorsa

Salvatore Calleri

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Ho un rapporto complicato con Napoli. Amore ed odio. Amore per le cose belle, il carattere dei napoletani, per la città dall’enorme potenzialità. Odio per le brutture presenti, in primis le stese e la camorra. A Napoli tra le persone belle ce ne è una con cui le 4 chiacchiere sono obbligatorie: Michele Capasso, presidente della Fondazione Mediterraneo.

Fodazione Mediterraneo. Michele Capasso (a sinistra) assieme al pm antimafia Catello Maresca e all’ex presidente del parco dei Nebrodi Beppe Antoci



Michele, partiamo dalla tua Fondazione: come nasce?

Nasce trent’anni fa. Dopo la caduta del muro di Berlino avvertimmo l’esigenza di allertare l’Europa sulla necessità di equilibrare le risorse e le politiche impiegate per l’allargamento ad Est con equivalenti risorse e politiche per il Mediterraneo: da frontiera e periferia il Mediterraneo doveva divenire il centro di un nuovo partenariato tra l’Unione Europea ed i Paesi del “Grande Mediterraneo” (incluso i Paesi del Golfo, del Mar Nero, Iran, Iraq e Cina: tutti con importante influenza nella regione). Il nostro progetto antesignano fu quello degli “Stati Uniti d’Europa”, con esplicito riferimento ai grandi che nel passato ne avevano intuito la portata: da Victor Hugo a  Luigi Omodeo, da Alcide De Gasperi a Predrag Matvejevic’: quest’ultimo, intellettuale bosniaco, fu il cofondatore della nostra istituzione.

Quale ruolo ha avuto il conflitto nella ex Jugoslavia all’inizio degli anni novanta?

Fondamentale. Mio padre Raffaele, sindaco socialista di San Sebastiano al Vesuvio e segretario di Sandro Pertini, aveva un’ammirazione “speciale” per Tito: diceva che la sua era una “dittatura buona” necessaria per tenere insieme le varie componenti della Jugoslavia. Da qui una lunga frequentazione con quel Paese e tanti amici. Divenuto architetto regalai importanti progetti per Sarajevo, Tuzla ed altre città. Quando vidi migliaia di vittime innocenti assassinate dalla furia omicida di Milosevic non esitai a vendere gran parte dei miei beni per aiutare quelle popolazioni: ciò diede ancor maggior significato ed impulso alla Fondazione che si pose come protagonista essenziale nel processo di pace.

Michele Capasso assieme al pm antimafia Cesare Sirignano


Una domanda che non ti aspetti. Più ti frequento e più vedo in te un socialista personalista… Sbaglio?

Il socialismo costituisce il senso della vita. I grandi socialisti – in Italia Pertini, Nenni e pochi altri – hanno incarnato un ideale di solidarietà ed un impegno per il bene comune che nessun altra ideologia ha saputo rappresentare. Il problema oggi non è l’ideologia che è tramontata ma la mediocrità miserabile costituita da chi ci governa e rappresenta nella totale assenza del concetto di “Bene Comune”: e ciò, purtroppo, vale in tutto il mondo salvo pochissime eccezioni.

Il Museo della Pace – MAMT è la tua ultima creatura, con una sezione dedicata a Pino Daniele.

Il Museo della Pace – MAMT Mediterraneo – Arte – Musica – Tradizioni ) rappresenta l’ultima “creatura” della Fondazione Mediterraneo. Nasce grazie all’adesione di 42 paesi euromediterranei ed alla collaborazione dei principali organismi internazionali: ma non sarebbe stato possibile realizzarlo senza il contributo volontario di uomini e donne di vari Paesi del Mediterraneo e del mondo che – attraverso il loro impegno e le loro donazioni – hanno condiviso questa iniziativa di cultura, dialogo e pace. La sua sede è quella della Fondazione Mediterraneo a piazza Municipio, in un’ala dello storico edificio dell’ex “Grand Hotel de Londres”. Con grande soddisfazione il Museo è stato dichiarato “patrimonio emozionale dell’umanità”.

Eri amico di Pino Daniele, come lo ricordi e come siete diventati amici.

E’ un’amicizia antica che risale ai tempi giovanili, quando alle falde del Vesuvio ci incontravamo con lui, Massimo Troisi ed altri cari amici. Pino è – ne parlo al presente – un grande musicista. Per lui la musica costituiva la sua vita. Sono felice di esser riuscito a convincerlo, ancora in vita, ad allestire uno spazio importante del Museo che ripercorre la sua esperienza musicale e di vita.

Oggi il mondo è complicato e presso la Fondazione avete la stanza di Churchill… Quindi ti tocca rispondere a come vedresti gli Stati Uniti del Mediterraneo collegati agli Stati Uniti d’Europa?

Non è possibile pensare agli “Stati Uniti del Mediterraneo” perché, ancora oggi, il Mediterraneo è considerato come periferia della storia. Piuttosto sarebbe ora che i governi e gli Stati aderenti all’Unione Europea comprendessero che l’unica possibilità per “esistere” nello scenario globale prossimo futuro è quello di addivenire in tempi brevissimi alla costituzione degli “Stati Uniti d’Europa”, con un’unica politica estera, una comune difesa e regole comuni riguardanti l’economia, il commercio e via dicendo. Rinchiudersi in miseri nazionalismi condurrà al disfacimento del progetto europeo ed al totale condizionamento da parte di potenze attuali od emergenti, quali la  Cina e l’India.

Concludo chiedendoti di lasciarci un pensiero positivo per il futuro…

Bisogna impegnarsi per i giovani. Immersi nei nuovi strumenti di comunicazione hanno perduto la gioia dei contatti umani e con il creato. Occorre restituire loro il ruolo di “cacciatori del positivo”: di tutto ciò che è VERO, BELLO, BUONO. Solo in questo modo saremo in grado di costruire un futuro in cui i migranti, per esempio, non devono essere considerati un problema ma una risorsa: specialmente nelle società europee che vedranno una drastica diminuzione delle popolazioni e necessiteranno di forze lavoro esterne nei campi più variegati. Si tratta, anche in questo caso, di selezionare le persone perbene dai delinquenti comuni e di integrarli in un processo verticale dove il concetto di tolleranza deve essere sostituito intimamente con quello della “coesistenza”.

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Barca off shore si schianta contro una diga a Venezia, 3 morti e un ferito

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Tre persone sono morte ed una quarta è rimasta ferita in un incidente nautico avvenuto stasera a Venezia. Secondo le prime informazioni riferite dai vigili del fuoco, uno scafo offshore sarebbe finito contro la diga di San Nicoletto, in localita’ Lunata, e nello schianto tre occupanti della barca sono morti. Sul posto si trovano i vigili del fuoco e mezzi della Capitaneria di Porto. I corpi dei primi due deceduti sono stati recuperati subito, mentre un terzo componente dell’equipaggio risultava disperso. E’ stato individuato poco dopo, anch’egli deceduto, dai vigili del fuoco. L’incidente, con il buio fitto, sarebbe avvenuto davanti alla sulla ‘lunata’, una diga artificiale fatta di grossi massi calati sul fondale costruita a protezione delle opere del Mose, a sud della diga di San Nicolo’ del Lido.

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Autostrade travolta dalle inchieste, Castellucci lascia Atlantia: deleghe a Comitato

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Atlantia volta pagina dopo la bufera scatenata dagli sviluppi dell’inchiesta sul crollo del ponte di Genova e dalle nuove misure cautelari a carico di dipendenti delle controllate Aspi e Spea. L’a.d. Giovanni Castellucci nel corso di un cda straordinario durato oltre 5 ore si e’ dimesso da amministratore delegato e direttore generale dell’azienda, dopo 18 anni trascorsi nel gruppo. Nel periodo di transizione fino alla nomina di un nuovo ad le deleghe esecutive passano in via temporanea ad un comitato di 5 consiglieri (Fabio Cerchiai, Carlo Bertazzo, Anna Chiara Invernizzi, Gioia Ghezzi e Carlo Malacarne). Castellucci esce con 13 milioni di buonuscita oltre alle competenze di fine rapporto. Giancarlo Guenzi, gia’ cfo, e’ nominato direttore generale. Al termine di una giornata di attesa, il titolo in Borsa ha comunque chiuso a +1,57% (a 20,76 euro), dopo aver accumulato in due giorni una perdita del 15%. Il cambiamento al vertice della holding che controlla Aspi era stato preannunciato da Luciano Benetton che aveva espresso lo choc per gli ultimi fatti emersi dalle inchieste partite dopo la tragedia del ponte. Gia’ sabato Edizione aveva esplicitato il suo cambio di passo, dicendosi pronta a prendere le iniziative necessarie. Dal cda di ieri della famiglia di Ponzano Veneto e’ filtrata un’identita’ di vedute e oggi Luciano Benetton ha confermato la necessita’ di voltare pagina: “E’ una settimana che siamo sotto choc per quello che appare dai comunicati della giustizia. Speriamo che si chiarisca. Sicuramente ci sara’ qualche cambiamento. Questo lo aspettiamo dal cda di oggi”. Castellucci, 60 anni, ingegnere originario di Senigallia (Ancona) era arrivato ad Autostrade da Barilla nel 2001, prima come direttore generale del Gruppo Autostrade, dal 2005 come a.d. di Aspi e dal 2006 come ad di Atlantia. Il suo passo indietro dalla holding, nella quale si e’ occupato personalmente dell’operazione Abertis conclusa lo scorso anno, della internazionalizzazione e diversificazione di aeroporti e infrastrutture e da qualche mese anche del dossier Alitalia, arriva dopo 8 mesi dalle dimissioni dal vertice di Autostrade. Una decisione annunciata in un cda ad inizio agosto 2018 per concentrarsi sullo sviluppo internazionale della holding, ma divenuta effettiva a inizio 2019, anche per motivi di opportunita’ in seguito alla tragedia del ponte Morandi. Gli ultimi provvedimenti cautelari a carico di dipendenti di Aspi e Spea per i report ‘ammorbiditi’ sulla stato dei viadotti hanno pero’ riportato l’attenzione sulla societa’, verso la quale e’ venuta meno la fiducia della holding dei Benetton (che detiene il 30,25%).

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Accusata di violenze e di aver avviato all’uso della droga la figlia 14enne, condannata

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Accusata di maltrattamenti e di aver avviato all’uso di sostanze stupefacenti la figlia 14enne, una donna di 45 anni e’ stata condannata oggi a due anni e mezzo di reclusione dal tribunale di Arezzo. Il pm Chiara Pistolesi aveva chiesto una pena di sei anni. L’indagini erano partite dal racconto fatto dalla stessa ragazza dopo essere stata portata in ospedale. Da quanto sostenuto dall’accusa, la donna, spesso sotto l’effetto di droga e alcool, avrebbe sottoposto la figlia a violenze fisiche e verbali, e avviata anche all’uso di stupefacenti.

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