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Economia

Fondazioni bancarie, un patrimonio pubblico immenso ad uso privato: l’atto di accusa del professor Fimmanò

Paolo Chiariello

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Nazionalizzazione delle fondazioni bancarie, debito pubblico e cattura del regolatore. Su questi argomenti che sembrano tabù per i media italiani, quasi inutili da trattare  in un momenti di difficile congiuntura politica, con una crisi di governo in corso i cui sbocchi sono complicati anche da immaginare, intervistiamo il Professor Francesco Fimmanò, Ordinario di diritto commerciale e Vice presidente del Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti, fine giurista ed esperto economista. Fimmanò nella sua recente prolusione pubblicata sulla rivista giuridica del Mezzogiorno, edizioni Mulino, ha stigmatizzato il grande problema italiano della “cattura del regolatore” sia con riferimento alle disastrose privatizzazioni di grandi aziende di Stato (a cominciare da Autostrade e Telecom) sia di converso delle privatizzazioni e liberalizzazioni che dovevano al contrario essere effettuate e non lo sono state. In particolare il professore auspica la nazionalizzazione delle fondazioni di origine bancaria, titolari di enormi patrimoni per decine di miliardi di euro. Tesori che potrebbero essere la strada maestra ed indolore per uscire dalla crisi economica ed il modo più agevole per disinnescare le clausole di salvaguardia a cominciare dall’aumento dell’Iva di cui tanto si parla, talvolta a casaccio.

Francesco Fimmanò. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche in campo giuridico ed economico

Innanzitutto, Professor Fimmanò, lei sostiene che la nazionalizzazione delle fondazioni bancarie sarebbe una cosa doverosa e naturale. Ci può spiegare il perchè?

La storia delle fondazioni affonda le proprie radici nei Monti di Pietà e nelle antiche Casse di Risparmio. I Monti nacquero come istituzioni finanziarie senza scopo di lucro nel tardo-medievo su iniziativa di alcuni frati francescani, con funzioni di microcredito e lotta alla devastante usura. Il Monte della Pietà, fondato a Napoli nel 1539 con lo scopo di concedere prestiti gratuiti su pegno a persone bisognose, cominciò, nella seconda metà del secolo XVI, anche a ricevere depositi, dando così vita all’attività bancaria in senso proprio. I Monti di Pietà cominciarono poi ad evolversi per divenire delle vere Casse di risparmio che nate nei primi anni del XIX secolo sempre al fine di sostenere lo sviluppo dei ceti sociali meno abbienti assunsero il ruolo di intermediari tra Stato e cittadini, indirizzando la propria attività verso scopi di natura previdenziale. Quindi già storicamente il fenomeno configura il paradigma dei “beni comuni” secondo la definizione del compianto Stefano Rodotà. 

Quindi, per seguire il suo ragionamento, lei dice: essendo beni comuni usiamoli per finalità pubbliche?

In realtà con la c.d. legge Crispi del 1888 le casse venivano qualificate come “Istituti”  ben distinti, anche per la funzione sociale assolta dalle altre aziende di credito e venivano sottratte all’influenza diretta dei fondatori e agli interessi privati. La Cassazione  nel 1930 ne riconobbe la natura pubblica e con la legge bancaria del 1936 vennero equiparate alle banche ordinarie e inserite, unitamente agli istituti di credito di diritto pubblico e ai Monti di Credito su Pegno, tra i soggetti pubblici sottoposti ad un penetrante controllo statale. 

Mi scusi, allora perché sono considerate private?

In realtà non lo sono. La legge Amato, infatti, non mirava ad una privatizzazione della proprietà ma, con un intervento di soft-law, promuoveva l’adozione di un modello privatistico di gestione, rimodulando, quindi, la veste giuridica degli enti coinvolti, per giungere alla netta separazione dell’impresa bancaria dalle altre attività non qualificabili come tali.  Agli enti conferenti veniva, così, assegnato un compito primario, con l’attribuzione e la gestione del pacchetto di controllo della banca – controllo che sugellava un legame necessario tra ente conferente ed spa bancaria-, ed uno secondario, con la promozione dello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità. Di fatto gli enti conferenti, pur spogliandosi dell’attività bancaria, ne conservavano il controllo strategico, assumendo il ruolo di investitori stabili nelle banche ed accrescendo la propria influenza sul piano economico e politico. Il loro patrimonio deriva dal risparmio pubblico e comunque appartiene ad un ente che era pubblico e solo normativamente riqualificato in vitro”. Peraltro permane ancora oggi quell’“abbraccio mortale” con le banche conferitarie che ha determinato un loro drastico impoverimento, come più volte segnalato inconfutabilmente dagli economisti del Lavoce.info. E sono sfuggite financo all’originario disegno del legislatore divenendo potentati locali autoreferenziali in grado di influenzare pesantemente il mondo politico e finanziario.

Praticamente sono fondi sovrani double face?

Esattamente. Danno comodo a certi notabilati politici locali potentissime fondazioni “double face” che gestiscono patrimoni pubblici enormi ma erogano senza alcun procedimento di evidenza pubblica, assumono senza concorsi e spendono senza vincoli effettivi, non subendo la normativa sanzionatoria in tema di reati contro la Pubblica Amministrazione né il controllo della Corte dei Conti. A quest’ultima assurda situazione sto lavorando e studiando nella mia qualità attuale di membro del Consiglio di Presidenza della magistratura contabile. Peraltro neppure più è utile il controllo delle banche che non sono più sostegno della struttura economica del Paese. Lo Stato avrebbe ben altri strumenti per governare il settore senza detenere partecipazioni. Quanto alle funzioni di sostegno culturale e sociale che avrebbero, sinceramente nessuno se ne è accorto specie al centro-sud.

Se il loro patrimonio è tutto di origine pubblica, ci spiega perché non torniamo al passato?  

Non crediamo che queste fondazioni abbiano dato grande prova di utilità nel “governo sociale” dei territori. In una ricerca della European Foundation Centre emerge che “nonostante pochi casi di buone pratiche, le fondazioni di origine bancaria rappresentano un quadro istituzionale molto asimmetrico ed irregolare, di recente colpito da gravi scandali, caratterizzato da una ambivalenza istituzionale tra la definizione statutaria di entità private ed il loro “pratico” comportamento come enti pubblici che frequentemente tratta o interagisce con questioni politiche e potere pubblico regionale o locale, che ha prodotto un livello crescente di biasimo”.  Orbene, i patrimoni delle fondazioni derivano dalle banche pubbliche trasformate e quindi sono risorse pubbliche. Attenzione, parliamo del vero fondo sovrano del Paese: è inammissibile che un sistema di tale portata, che ha ancora il controllo o comunque influenza  dominante sul sistema bancario, sia spesso ostaggio di notabilati locali. Facciamo riferimento a patrimoni rilevantissimi e a risorse enormi distribuite ogni anno sui territori di appartenenza. Pur volendo ammettere la logica del supporto ai territori, tutto deve avvenire secondo regole di trasparenza, efficienza, legalità, non come avviene adesso, peraltro sotto il controllo della Corte dei Conti, visto che non rileva la natura del soggetto ma la natura delle risorse.

Ma le comunità locali, specie nel Nord Italia, si vedrebbero sottratte queste funzioni, non le pare?

Investire i lauti profitti delle banche in opere a sostegno delle comunità può sembrare a prima vista un progetto meritorio, nel quale le fondazioni assumono un ruolo di moderno mecenate. Ma, tolto il velo dell’apparenza, la situazione si rivela ambigua e gestita senza alcuna trasparenza, poichè qui non vi è un mecenate privato, ma un’istituzione che elargisce risorse derivanti dalla originaria proprietà pubblica. Vi sono presidenti di fondazioni che le gestiscono di fatto ormai da trent’anni, in modo da sopravvivere a se stessi. Peraltro, l’obbligo per le fondazioni di investire il 90% dei proventi nella regione di appartenenza privilegia il nord rispetto al sud del Paese, contribuendo a enfatizzare una differenza di disponibilità che ha ormai ampiamente superato il livello di guardia. Inoltre, se le sedi delle grandi fondazioni e delle relative grandi banche sono concentrate al nord, lo stesso non si può dire dei loro correntisti, o in generale della loro attività operativa. Sarebbe agevole trasformarle in S.p.A. e assegnare i pacchetti azionari al Ministero del Tesoro, che potrebbe utilizzare parte delle azioni realizzando valori prossimi ai 50\60 miliardi di euro in funzione di “taglia debito”.

 

Lei propone dunque l’uso delle risorse delle fondazioni per abbassare il deficit?

Per ridurre il deficit, effettuare investimenti e disinnescare le clausole di salvaguardia. Le fondazioni hanno risorse tali bastevoli non per una ma tre finanziarie. Si può agevolmente fare quanto fu fatto per l’Eni e l’Enel.  Trasformare per legge le banche pubbliche e le casse di risparmio in società per azioni, con attribuzione dei titoli azionari al ministero del Tesoro, che provvede con gradualità a mettere poi  sul mercato le azioni. Sarebbe una operazione di  privatizzazione a due livelli che comprenderebbe  anzitutto  i pacchetti azionari delle spa bancarie possedute ora dalle Fondazioni e poi tutti  i beni e le altre attività non bancarie che sono ora nel patrimonio delle Fondazioni. In ogni caso, lo Stato ripeto avrebbe strumenti per governare il settore senza detenere partecipazioni.

Mi scusi professore, a sentirla spiegare con una semplicità disarmante, sembra tutto così facile. Allora, mi dica, perché non si fa?

In realtà è difficilissimo a causa del vero problema italiano: la cattura del regolatore. Quello che le ho disegnata è la soluzione più facile ma la più difficile da perseguire in questo Paese. La lobby delle fondazioni è la più potente di tutte, altro che concessionari di autostrade o delle cave di massa carrara, o dei petroli o delle armi. Siamo di fronte al più grande potentato italiano che peraltro vive nell’ombra e di cui la gente non si accorge. Immagini i gestori dei fondi sovrani italiani, i loro accoliti, i notabili locali ed i politici beneficiati se si fanno sottrare il più grande bene pubblico ad uso privato del mondo moderno. Di fatto, le Fondazioni bancarie, pur nell’originario divieto, non hanno cessato di occuparsi delle attività bancarie perché hanno un ruolo determinante nella nomina degli amministratori. E nel contempo dispongono di cospicue risorse da destinare liberamente e senza evidenza pubblica sui territori a iniziative culturali e  beneficenza, di grande incidenza sulle realtà del territorio. Risorse che sono al di fuori di ogni regola di bilancio pubblico.  Sono quindi un centro di potere spaventoso ed ormai autoreferenziale. È più facile aumentare l’Iva, eliminare misure di sostegno al reddito e raddoppiare l’Imu ai semplici cittadini che non contano nulla. Scommettiamo che se qualcuno lo proponesse si alzerebbero armi di distrazione di massa e polverone che neppure all’epoca della glaciazione si cono mai visti……questa è l’Italia mio caro!

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Scattano i dazi di Trump su pecorino e parmigiano, la mozzarella di bufala è salva

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Scattano oggi i dazi di Donald Trump contro il made in Europe. Proprio oggi, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ancora nel Usa per la sua visita ufficiale.  Per l”Italia saranno colpiti tra gli altri prodotti i formaggi, a partire da pecorino e parmigiano, i liquori e gli amari. Dazi al 25% anche per i vini francesi, le olive greche, il whiskey scozzese. In tutto la stretta Usa sulle importazioni dal Vecchio Continente riguarda beni per un valore di 7,5 miliardi di dollari. Non risultano misure economiche ritorsive degli Usa contro la mozzarella di bufala, prodotto di eccellenza della enogastronomia della Campania. Prodotto molto amato negli Usa. Si tratta di un comparto dell’economia della Campania fondamentale per fatturato e per i lavoratori impiegati in tutta la filiera: dalla produzione del latte alla lavorazione, alla commercializzazione. Un prodotto, la mozzarella, che è protetto dal Consorzio mozzarella di bufala dop che ne garantisce origine, qualità e genuinità.

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Ecco le principali misure della Manovra 2020

amministratore

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Stop agli aumenti Iva nel 2020, taglio del cuneo fiscale per i lavoratori, superamento del superticket, abbassamento del tetto al contante, un superbonus per chi paga con le carte, nessun ritocco a quota 100. E’ la manovra dal oltre 30 miliardi del governo giallorosso, varata ‘salvo intese’, e che dovra’ essere definita nei prossimi giorni in vista della trasmissione alle Camere. La stretta sul carcere per gli evasori, misura fortemente voluta dai 5 Stelle, e oggetto di un duro confronto nella maggioranza, dovrebbe arrivare alla fine con un emendamento al decreto fiscale collegato che prevede gia’ il primo step con l’inasprimento del carcere per la dichiarazione fraudolenta.

– COPERTURE La manovra lievita oltre i 30 miliardi, di cui 23 assorbiti solo dallo stop all’aumento Iva. Circa la meta’ delle coperture sara’ garantita dalla flessibilita’ sul deficit, altri 3 miliardi arriveranno dall’extra gettito legato al rinvio delle del versamento delle imposte per le partite Iva. La revisione della spesa consentira’ di reperire circa 2,7 miliardi mentre dalla rimodulazione selettiva delle agevolazioni fiscali e dei sussidi dannosi per l’ambiente e dalla tassa sulla plastica arriveranno risorse per oltre 2 miliardi di euro.

– STOP AUMENTI IVA Stop totale agli aumenti Iva per 23,1 miliardi nel 2020 e per oltre 10 miliardi nel 2021. Restano quindi da disinnescare nel 2021 circa 18 miliardi dei 28,8 previsti. La manovra evita gli incrementi lineari di imposta con il passaggio delle aliquote dal 22 al 25,2% e dal 10 al 13% che sarebbero scattati dal 1 gennaio 2020.

– TAGLIO CUNEO AI LAVORATORI Il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori partira’ a luglio 2020 con una dote iniziale di 3 miliardi che raddoppiano nel 2021. Le modalita’ del percorso di riduzione saranno affidamenti a provvedimenti ad hoc. I redditi tra i 26.600 euro e 35.000 euro, dovrebbero ricevere fino a circa 50 euro in piu’ al mese, ovvero 500 euro in piu’ nel 2020 e mille euro in piu’ nel 2021.

– NESSUN RITOCCO A QUOTA 100, VERSO MINI-RIVALUTAZIONE Nessun ritocco a quota 100: saltata l’ipotesi di rimodulazione delle finestre di uscita. Eventuali modifiche saranno oggetto di confronto del tavolo sindacati-governo. Prorogare di un anno Opzione donna e Ape sociale. Dovrebbe arrivare anche la mini-rivalutazione degli assegni pensionistici da 3 a 5 volte minimi, ovvero tra i 1.522 e 2.029 euro.

– TETTO CONTANTE Il tetto al contante cala da 3.000 a 2.000 euro nel 2020 e 2021, poi scende a 1000 euro negli anni successivi.

– SUPERBONUS PER CHI PAGA CON CARTE DAL 2021 Il superbonus per premiare chi paga con carte e bancomat vale circa 3 miliardi e scattera’ dal 2021. Nel 2022 sono stanziati 2,8 miliardi.

– ABOLIZIONE SUPERTICKET Per la riduzione del superticket, che puo’ arrivare fino a 10 euro sulle visite specialistiche e prestazioni diagnostiche a secondo delle regioni, sono stati stanziati circa 160 milioni nel 2020. Tra le ipotesi quella di far partire il superamento del superticket a meta’ anno.

– ARRIVA FONDO FAMIGLIA, VERSO ASSEGNO UNICO FIGLI Sara’ previsto un fondo per promuovere politiche di sostegno alla famiglia, anche tramite l’assegno di natalita’ e contributi per gli asili nido. Per il fondo sono stati stanziati circa 600 milioni nel 2020, poco piu’ di 1 miliardo nel 2021 e 1,1 miliardi nel 2022.

– TAGLIO DETRAZIONI PER REDDITI ALTI Viene introdotta un soglia di reddito oltre la quale l’agevolazione Irpef relativa a oneri detraibili al 19% si azzererebbe con gradualita’. Salve le detrazioni per spese per interessi passivi sui mutui.

– LOTTA EVASIONE Si prevede un inasprimento delle pene per i grandi evasori. Si introducono misure per contrastare l’illecita somministrazione di manodopera e l’aggiramento della normativa contrattuale in tema di appalti da parte di cooperative o imprese fittizie, che in tal modo evadono l’Iva e non procedono al versamento delle ritenute sui redditi dei lavoratori. Si rafforzano le misure contro le frodi nel settore dei carburanti. Si implementa il contrasto all’evasione e all’illegalita’ nel settore dei giochi, attraverso l’istituzione del registro unico degli operatori del gioco pubblico e il blocco dei pagamenti per i soggetti che operano dall’estero senza concessione, anche attraverso l’istituzione dell’agente sotto copertura.

– ARRIVA TASSA SULLA PLASTICA Arriva l’imposta sugli imballaggi di plastica con un’aliquota di 1 euro per kg. Scattera’ dal 1 giugno 2020. Prevista anche la revisione dei sussidi dannosi con: l’eliminazione del beneficio sul gasolio utilizzato per il trasporto di merci e passeggeri dei veicoli di categoria Euro3 + Euro4 dal 2021; l’introduzione di una tassa per prodotti inquinanti impiegati per la produzione di energia e ‘incremento dal 30% al 100% nella determinazione della base imponibile ai fini Irpef del reddito ritraibile per le auto aziendali piu’ inquinanti.

– RINNOVO DEI CONTRATTI PUBBLICI Vengono stanziati a regime 3,175 miliardi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.

– CANONE RAI Viene confermata anche l’esenzione dal canone Rai per gli anziani a basso reddito.

– PROROGA BONUS EDILIZIA E MOBILI, ARRIVA BONUS FACCIATE In manovra entra il piano casa da 1 miliardo: vengono prorogate le detrazioni per la riqualificazione energetica, gli impianti di micro-cogenerazione e le ristrutturazioni edilizie, oltre a quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazione della propria abitazione. Viene introdotta per il 2020 una detrazione dell’90% per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici, il ‘Bonus facciate’.

– INDUSTRIA 4.0, CONFERMA SUPER E IPER AMMORTAMENTO Esteso al triennio l’iperammortamento, con supervalutazione del 170% degli investimenti in beni nuovi, strumentali, materiali e ad alto contenuto Ict. Prevista estensione al 2022 del superammortamento, con supervalutazione del 130% degli investimenti in beni strumentali nuovi. Per chi beneficia dell’iperammortamento possibilita’ di fruire anche di una supervalutazione del 140% per gli investimenti in beni strumentali immateriali (software e sistemi IT).

– PIANO SUD Vengono destinate risorse ad interventi per incentivare gli investimenti delle imprese, alle infrastrutture sociali e al risparmio energetico nelle regioni del Mezzogiorno.

– GREEN NEW DEAL Per il green new deal nel triennio 2020-2022 il Dpb stanzia 10,5 miliardi: sara’ la dotazione iniziale complessiva di due fondi di investimento assegnati a Stato ed enti territoriali per lo sviluppo sostenibile, le infrastrutture sociali e l’incentivo alle rinnovabili.

– STOP FLAT TAX Abolita la flat tax per partite Iva e autonomi con redditi compresi tra 65.000 e 100.000 euro che sarebbe dovuta scattare da gennaio 2020. Vengono rivisti i parametri del ‘regime dei minimi’ con limiti di spesa personale 20.000 euro, limite beni strumentali 20.000 euro, regime analitico determinazione reddito, regime premiale fatturazione elettronica, con esclusione per redditi superiore a 30.000 euro. –

BUONI PASTO Ridotte le esenzioni per buoni pasto cartacei a 4 euro e aumentata l’esenzione a 8 euro per quelli elettronici.

– BOLLO SU CERTIFICATI PENALI Sara’ introdotta un’imposta di bollo per richiedere i certificati penali pari a 2,4 euro per foglio.

– INVESTIMENTI Sono stanziati circa 9 miliardi aggiuntivi nel triennio 2020-22 e oltre 55 miliardi complessivi su un orizzonte di 15 anni per due nuovi fondi di investimento, la cui gestione sara’ affidata a Stato ed enti territoriali.

– PRIVATIZZAZIONI E DISMISSIONI L’obiettivo di introiti da privatizzazioni fissato dal governo e’ pari a 3,6 miliardi nel 2020-2022. I proventi del piano di dismissioni immobiliari e’ di 100 milioni nel 2019, 1 miliardo nel 2020 e 150 milioni nel 2021.

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Economia

Tetto contante a mille euro, sale la tassa sulla fortuna

amministratore

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L’inasprimento delle pene per i grandi evasori? Ne riparleranno. La tassa sulla fortuna? Pure! Qualche conferma, come il piano per industria 4.0. E su altre cose invece l’accordo arriverà, forse,  all’ultimo. Come sull’abbassamento della soglia per l’uso del contante, che potrebbe scendere da tremila a mille euro. La manovra arriva in consiglio dei ministri e a conti fatti, potrebbe lievitare oltre i 30 miliardi. Il grosso delle coperture sara’ legato alla flessibilita’ sul deficit, alla spending rewiew e all’abolizione dei sussidi ad attività dannose per l’ambiente. E un apporto notevole e’ atteso dalla lotta all’evasione fiscale: la nota di aggiornamento al def mette in conto 7 miliardi, ma al momento le coperture cifrate nella bozza del decreto arrivano a circa 2,7 miliardi, anche se molte misure ancora non sono accompagnate da quantificazioni di gettito. C’e’ poi l’inatteso tesoretto da 3 miliardi legato al maggior gettito dalle imposte delle partite Iva. Lungo il percorso della manovra, pero’, anche il capitolo spese e’ salito, per finanziare o rendere piu’ incisivi alcuni provvedimenti. Per esempio, la nascita del ‘fondo unico per la famiglia’ vale 500 milioni, mentre l’investimento nel taglio del cuneo fiscale e’ passato da 2,7 a 3 miliardi. Senza considerare l’ipotesi di uno stanziamento di 3,2 miliardi, a regime, per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Alcuni punti fissi della manovra sono scritti nel decreto fiscale.

Contanti. Attenti alle nuove regole, si rischiano multe salate

Il provvedimento, ancora in bozza, indica punto per punto una serie di misure allo studio, con tanto di costo e di resa. Inizialmente si era parlato di nuove tasse su giochi e sigarette. I balzelli sui primi sono gia’ previsti, quelli sulle seconde potrebbero arrivare con la legge di bilancio. Sale intanto la ‘tassa sulla fortuna’: per slot, Gratta&Vinci e vari tipi di enalotto, il prelievo sulle vincite superiori a 500 euro passera’ dal 12% al 15%. Ma e’ il primo di cinque scaglioni che, in media, alzano la quota che spetta allo Stato: la piu’ alta e’ quella che prevede di ‘trattenere’ nella casse pubbliche un quarto dei premi da oltre 10 milioni di euro. Anche la lotta all’evasione fiscale ha degli aspetti legati al gioco. Per incentivare i clienti a chiedere gli scontrini, e i commercianti a emetterli, oltre alla lotteria arrivano i premi a estrazione riservati sia ai consumatori sia ai negozianti, quando per i pagamenti siano state usate carte o bancomat. Le transazioni digitali sono un refrain della manovra, che introduce multe da 30 euro (piu’ il 4% del valore della transazione) per i commercianti e i professionisti che non le accettino. Sempre nel decreto fisco e’ scritto nero su bianco che la soglia per l’uso del contante scende dalle attuali tremila euro a mille euro. Sul versante entrate, viene confermata la web tax dal 2020, ribattezzata ‘digital tax’, un’imposta del 3% sui ricavi delle multinazionali che offrono servizi o vendono beni on line: portera’ in dote come gia’ previsto 600 milioni nel 2020. Alla luce dell’entrata in vigore dei dispositivi anti abbandono per i seggiolini dei bambini, il decreto fiscale prevede contributi o agevolazioni fino a 30 euro “fino ad esaurimento delle risorse disponibili” che sono di 15,1 milioni nel 2019. Nell’ultima bozza è invece saltata la compensazione di eventuali cartelle esattoriali direttamente con i rimborsi delle tasse. La misura compariva nelle prima versione e consentiva di fatto allo Stato di trattenere il saldo dei debiti dei contribuenti prima di erogare i crediti d’imposta.

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