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Follie ai tempi del coronavirus, operai diretti al Sud fermati nella stazione di Bologna e obbligati a restare

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Una quindicina di passeggeri che volevano salire su treni a lunga percorrenza per raggiungere la Campania e la Calabria sono stati respinti in mattinata alla stazione di Bologna, nel corso dei controlli svolti dalle forze dell’ordine sui viaggiatori per verificare il rispetto dell’ultimo Dpcm sull’emergenza Coronavirus. Alle persone fermate dalla polizia è stato impedito di partire. Chi erano queste persone che sono state costretta  rimanere a Bologna? Brutti ceffi? Criminali? Untori in servizio permanete effettivo? No, erano in gran parte operai. Sulle autocertificazioni che hanno prodotto alla polizia avevano scritto di volere lasciare Bologna dopo avere perso temporaneamente il lavoro e in alcuni casi anche l’alloggio. Dunque parliamo di persone che non hanno più come mantenersi. Perchè restano a Bologna? Secondo le ultime direttive, e anche in seguito alle disposizioni emanate da alcune regioni del Sud, queste motivazioni non vengono più ritenute sufficienti per giustificare lo spostamento. E così ci sono una marea di italiani del Sud che non hanno più nulla per restare al Nord. Non hanno più nemmeno una cosa dove poter rimanere già che l’hanno persa. E vien impedito loro di tornare nei loro luoghi di origine. Ma non sarebbe possibile trovare alberghi, strutture ricettive al Sud, dove offrire ricovero per 14/21 giorni per la quarantena e poi farli rientrare nelle abitazioni dei loro congiunti dove potranno rispettare come altri le cosiddette misure di distanziamento sociale. In fondo in italia offriamo un tetto a tutti quelli che sono in difficoltà, perchè non offrirlo anche ai nostri connazionali? Sarà pur qualcosa il fatto che sul loro passaporto ci sia scritto nazionalità italiana?

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Coronavirus: 9 casi in Irpinia, si teme un focolaio

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Preoccupano i nove nuovi contagi da Covid-19 in provincia di Avellino accertati nelle ultime 48 ore. I possibili focolai sarebbero stati originati probabilmente da persone che rientravano da paesi esteri. Sei persone residenti a S.Lucia di Serino, tra cui un venezuelano di 69 anni ma da dieci anni residente in Irpinia, ricoverato sabato scorso in condizioni critiche anche per patologie pregresse, sono risultate positive ai tamponi al “Moscati” di Avellino; un contagiato a S.Michele di Serino; 2 a Rotondi, appartenenti allo stesso nucleo familiare, mentre per altri due di Serino si attende l’esito del secondo test dopo che erano risultate negative al primo. A Moschiano, dove una 32enne di nazionalita’ romena era risultata positiva venerdi’ al tampone dopo essersi recata in ospedale per partorire, 40 persone che abitano nella palazzina in cui risiede la donna, sono state sottoposte ad isolamento e sottoposte a tampone L’azienda ospedaliera “Moscati” di Avellino, temendo la possibilita’ di dover fronteggiare eventuali focolai, ha riaperto la palazzina Covid. La donna romena, le cui condizioni insieme a quelle del bambino sono ritenute buone dai sanitari dell’azienda universitaria “Federico II” di Napoli dove e’ ricoverata, era recentemente tornata in Italia da un viaggio in patria a bordo di un pulmino insieme ad altri connazionali. Anche l’eventuale cluster di San Michele di Serino, sarebbe stato originato da persone, forse asintomatiche, tornate recentemente in Italia dall’estero.  Sospiro di sollievo per la comunita’ irpina di Santa Lucia di Serino (Avellino) interessata da un possibile focolaio di Covid-19 dopo che nelle ultime 48 ore sei persone erano risultate positive al virus. I 51 dipendenti del resort dove lavora il 69enne di nazionalita’ venezuelana ricoverato da sabato scorso in terapia intensiva al “Moscati” di Avellino, sono risultati tutti negativi al primo tampone cui sono stati sottoposti dall’Asl. Attesa per i 40 tamponi cui sono state sottoposte altrettante persone a Moschiano (Avellino) che abitano nella stessa palazzina della 32enne romena risultata positiva dopo essersi recata in ospedale a Nola (Napoli) per partorire. I risultati dovrebbero essere resi noti nelle prossime ore.

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Coronavirus, focolai di contagio nel Mantovano tra macelli e salumifici

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  Alcuni focolai di Covid si sono manifestati negli ultimi giorni in un’area del Mantovano. L’ultimo ha riguardato un salumificio di Viadana e cosi’ al momento sono cinque le attivita’ produttive in cui si e’ sviluppato il contagio (considerando anche una nella vicina Dosolo), tra macelli e salumifici, che contano un totale di 68 dipendenti positivi. L’ultima segnalazione dell’Ats Valpadana arriva dal salumificio Fratelli Montagnini di Viadana, dove ieri le squadre Usca (Unita’ speciali di continuita’ assistenziale) sono intervenute per sottoporre a tampone 26 dipendenti, dopo che uno di loro era stato ricoverato in ospedale con febbre alta. L’esito dello screening ha consentito di scoprire 5 positivi, tra cui 3 dipendenti di una cooperativa che lavorano nel salumificio. L’Ats ha predisposto ieri la chiusura del macello e oggi e’ attesa la sanificazione. Salgono a 68 i lavoratori (non tutti residenti nel Mantovano), perlopiu’ asintomatici o paucisintomatici, risultati contagiati nei 5 macelli tra Viadana e Dosolo, di cui due ricoverati in ospedale, in condizioni che non sarebbero gravi.

Le attivita’ produttive interessate da questi nuovi focolai sono il salumificio Gardani (11 casi di positivita’ tra i dipendenti), il macello Ghinzelli (41 casi), il salumificio Rosa (6 casi) e il salumificio Fratelli Montagnini (5), tutti a Viadana, e il macello Martelli di Dosolo (5 casi). Tutte le strutture, tranne il Montagnini, funzionano regolarmente (nei giorni scorsi l’interruzione dell’attivita’ aveva riguardato, ma solo per tre giorni, il macello Ghinzelli). Un migliaio i tamponi eseguiti in totale in questi giorni sul personale e sui loro contratti stretti e molte le persone poste in isolamento. I tecnici della Ats (Agenzia tutela salute) hanno controllato il rispetto dei protocolli di sicurezza e non risulterebbero violazioni. Per il momento il prefetto di Mantova Carolina Bellantoni, nell’ultima riunione del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, ha chiesto alle forze dell’ordine di intensificare l’attivita’ di vigilanza e di controllo sull’attuazione delle misure di isolamento, invitando i sindaci ad attivare i presidi necessari per assistere le persone in quarantena.

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Coronavirus, risalgono di poco ricoveri e terapie intensive

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Risalgono, seppure lievemente, i numeri sui pazienti Covid ricoverati e su quelli in terapia intensiva. Sono 14.642 gli attualmente positivi al coronavirus in Italia, con un aumento di 21 rispetto a ieri, mentre in terapia intensiva ci sono 74 pazienti, 3 in più di ieri. Di questi quasi la meta’ (36) sono in Lombardia. E’ quanto emerge dai dati del ministero della Salute secondo i quali in 12 regioni non ci sono piu’ pazienti nelle rianimazioni. Negli altri reparti ospedalieri in tutta Italia sono complessivamente ricoverati con sintomi 945 pazienti, cinque piu’ di ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono scesi sotto i quattordicimila e sono oggi 13.623, 13 in piu’ nelle ultime 24 ore. I guariti e i soggetti dimessi sono invece 192.108, con un incremento rispetto a ieri di 164. Ancora in calo, come spesso accade nei fine settimana, il numero di tamponi effettuati. Complessivamente sono stati fatti 37.462 tamponi nelle ultime 24 ore, circa 13.500 in meno rispetto a ieri. Inoltre, 9 regioni non registrano nuovi casi.

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