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Finta applicazione FaceApp infetta vittime con pubblicità

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Approfittando della popolarita’ di FaceApp, l’applicazione che tra le opzioni invecchia anche i volti, e’ stata sviluppata da malintenzionati un’app ‘fake’, una imitazione, che infetta le vittime facendo visualizzare pubblicita’ indesiderata. L’hanno scoperta i ricercatori di Kaspersky. “Una volta che l’applicazione viene scaricata da fonti non ufficiali e installata – spiegano – simula un guasto e questa e’ successivamente rimossa. In seguito, un modulo malevolo dell’applicazione rimane nascosto nel dispositivo dell’utente, facendo visualizzare annunci pubblicitari”. La versione finta di FaceApp infetta i dispositivi delle vittime con un ‘adware’ (virus progettato per lanciare messaggi pubblicitari sul display) denominato MobiDash. Secondo i dati di Kaspersky, circa 500 utenti unici hanno riscontrato questo problema negli ultimi due giorni, mentre la prima rilevazione del modulo adware e’ datata 7 luglio. Sono stati identificate quasi 800 diverse modifiche ai moduli. “Le persone dietro MobiDash spesso nascondono i propri moduli adware dietro ad applicazioni e servizi noti. Cio’ vuol dire che le attivita’ delle versioni fake di FaceApp potrebbero intensificarsi, considerando che hanno colpito centinaia di utenti in due soli giorni. Raccomandiamo agli utenti di non scaricare applicazioni da fonti non ufficiali e di installare soluzioni di sicurezza sui propri dispositivi per evitare qualsiasi danno”, commenta Igor Golovin, Security Researcher di Kaspersy.

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Da Imt Lucca studio su mappa emozioni in cervello

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Un’area di circa tre centimetri del nostro cervello che rappresenta una sorta di mappa dell’esperienza emotiva degli individui: e’ quanto scoperto da un gruppo di ricerca del Molecular mind laboratory della Scuola Imt alti studi Lucca. Lo studio dal titolo ‘Emotionotopy in the human right temporo-parietal cortex’ e’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Communications. Giada Lettieri, dottoranda della Scuola Imt, insieme ai suoi collaboratori, ha scoperto come il nostro cervello, in particolare una sua regione chiamata giunzione temporo-parietale destra, sia in grado di rappresentare topograficamente la complessita’ di quanto proviamo: quali emozioni sentiamo in un preciso momento e quanto intensamente le percepiamo. Il meccanismo sarebbe piu’ o meno lo stesso di funzioni base come vista, udito, olfatto, gusto, tatto. “Lo studio dei correlati cerebrali dei fattori elementari che modulano intensita’ e qualita’ delle emozioni – spiega il professore Pietro Pietrini, psichiatra e coautore della ricerca – ha importanti implicazioni per la comprensione di quello che accade quando le emozioni si ammalano, come nella depressione e nelle fobie”.

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Spazio, la sonda Parker alza il velo sui misteri del Sole

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Lanciata il 18 agosto del 2018 per un incontro ravvicinato con la nostra stella madre, la sonda Parker della Nasa sta alzando il velo sulla sorgente del vento solare e sul perche’ l’atmosfera del Sole, la corona, sia centinaia di volte piu’ calda della sua superficie. I primi risultati della missione che ha superato ogni record per vicinanza al Sole (25 milioni di chilometri di distanza, con l’obiettivo di ridurli a 6 milioni entro il 2025), sono stati divulgati dalla Nasa e pubblicati sulla rivista Nature. “Abbiamo imparato molto sulla nostra stella negli ultimi decenni ma avevamo proprio bisogno di una missione come quella della sonda solare Parker per entrare nell’atmosfera del Sole”, ha spiegato Nour E. Raouafi, scienziato del John Hopkins Applied Physics Laboratory coinvolto nel progetto.

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Facebook testa strumento per spostare foto su Google

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Facebook sta testando un nuovo strumento che consente agli utenti di trasferire facilmente le proprie foto e i video dal social a Google Foto. La funzione – spiega la compagnia in un post – per ora è attiva solo in Irlanda, ma sara’ estesa su scala globale entro la prima meta’ del 2020. La novita’ arriva in un momento in cui Facebook, insieme a Google, e’ sotto la lente dell’antitrust Ue per le attivita’ di raccolta, elaborazione e utilizzo dei dati degli utenti. “Crediamo che, se condividi i dati con un servizio, dovresti essere in grado di spostarli su un altro. Questo è il principio della portabilita’ dei dati, che da’ alle persone controllo e scelta, incoraggiando al contempo l’innovazione”, ha scritto nel post il direttore della Privacy di Facebook, Steve Satterfield. Lo strumento, si legge, e’ basato su un codice sviluppato nell’ambito della partecipazione di Facebook al Data Transfer Project, un progetto nato nell’estate 2018 proprio per la portabilita’ dei dati, cui partecipano anche aziende come Apple, Microsoft, Google e Twitter.

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