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Fidanzato della star tv Flack suicida: “Ho il cuore a pezzi”

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“Ho il cuore a pezzi” scrive oggi su Instagram l’ex tennista Lewis Burton fidanzato di Caroline Flack, la popolare presentatrice televisiva britannica che si e’ tolta la vita ieri nel suo appartamento londinese. Tra appena tre settimane sarebbe iniziato il processo per aggressione nei confronti della donna, accusata di aver aggredito Burton durante una lite a dicembre, colpendolo alla testa con una lampada. Un processo che lo stesso Burton non voleva e sul quale, accusa ora il management della presentatrice, la pubblica accusa si era accanita perche’ Flack era una celebrita’ da portare ad esempio. Nel tributo di Burton su Instagram si legge: “Sono cosi’ perso con le parole, ho cosi’ tanto dolore, mi manchi troppo. Ti prometto piccola mia che saro’ la tua voce, ti prometto che faro’ tutte le domande che volevi e ricevero’ tutte le risposte. Nulla ti riportera’, ma provero’ a renderti orgoglioso di me ogni giorno. Ti amo con tutto il cuore”.

Negli ultimi mesi la Flack – stella indiscussa del seguitissimo programma tv Love Islands – e’ stata bersaglio di commenti velenosi sui social. In difesa dell’amica Caroline diventata cosi’ vulnerabile si e’ levata la voce di Laura Whitmore, presentatrice della Bbc: “Ai troll che si nascondono dietro un computer o una tastiera, ai paparazzi che non si rendono conto che davanti hanno una persona in carne ed ossa, vulnerabile e fragile come tutti noi, a tutti loro dico basta. Avete superato ogni limite. Pensate a quello che dite. Siate gentili”. “Non ho dubbi che i social media abbiano un ruolo enorme da svolgere in questa vicenda”, ha detto dal canto un altro collega di Caroline, il presentatore David Bull: “Vorrei che le persone pensassero piu’ attentamente a cio’ che twittano”.

Accusata di violenza sessuale sul fidanzato, la conduttrice inglese Caroline Flack si toglie la vita

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Corea Nord, il regime fa sapere di aver testato un lanciatore multiplo di razzi

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Nessuno sa niente del covid 19. Nessuno ha segnali di contagio, di morti. Il regime della Corea del Nord ha però annunciato, in questa fase di pandemia, di aver testato un grande lanciatore multiplo di razzi dalla costa orientale verso il Mar del Giappone: lo riferisce l’agenzia ufficiale Kcna, all’indomani del lancio di quelli che i militari di Seul hanno individuato come missili balistici a corto raggio. Ri Pyong-chol, componente del Politburo e vicepresidente del Comitato centrale del Partito dei Lavoratori, ha guidato i test, mentre contrariamente alle altre tre iniziative simili tenute a marzo, il leader Kim Jong-un non vi avrebbe preso parte. I vettori hanno coperto una gittata di 230 km e un’altitudine massima di circa 30 km. “In una situazione in cui il mondo sta avendo difficolta’ con la pandemia del Covid-19, si tratta di atti militari inappropriati”, era stato il commento del Comando di stato maggiore congiunto sudcoreano affidato a una nota. Con i negoziati con gli Usa sul nucleare orami bloccati, il Nord ha deciso di rafforzare le sue capacita’ di autodifesa e, nel suo discorso alla nazione di gennaio, Kim menziono’ “nuove armi strategiche” come pronte in un futuro vicino.

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Trump frena su riapertura Usa: se avremo 100mila morti avremo fatto un buon lavoro

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Donald Trump accantona l’idea di riaprire gli Stati Uniti per Pasqua e annuncia che le attuali linee guida per il contenimento del virus resteranno in vigore fino al 30 aprile, un mese in più del previsto. E questo perche’ il picco dei decessi negli Stati Uniti si avra’ in “due settimane” quindi proprio a Pasqua. Ma Trump guarda anche al di la’ degli States. A chi gli fa notare che la Russia e addirittura Cuba stanno aiutando l’Italia, Trump dice: “stiamo lavorando a stretto contatto con l’Italia”, dove il “tasso di mortalità è alto”, “la stiamo aiutando molto” con forniture e assistenza finanziaria, dice. “Stiamo lavorando con la Spagna. Stiamo lavorando con tutti”. Il presidente torna quindi a parlare degli Stati Uniti. “Allunghiamo le linee guida fino al 30 aprile per rallentare la diffusione. Non c’e’ nulla di peggio che dichiarare vittoria prima di aver vinto”, spiega Trump descrivendo il virus come una “piaga” e assicurando che gli Stati Uniti vinceranno la guerra.

“Lo sconfiggeremo. Quello che voglio e’ riavere indietro la vita di prima negli Stati Uniti e nel mondo”, osserva il tycoon precisando comunque che le misure prese sono necessarie. “Se non le avessimo prese, a rischio c’era la vita di 2,2 milioni di persone. Speriamo ora che il numero sia quello di cui si parla” mette in evidenza. “Se potessimo limitarlo diciamo a 100.000, che comunque è un numero orribile”, si potrebbe dire che si e’ fatto un “buon lavoro”, aggiunge Trump sollevando dubbi sull’elevato uso di mascherine negli ospedali. Rivolgendosi ai giornalisti nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, Trump li invita a “indagare sul volume di mascherine usate, su dove queste vanno a finire. Come si fa a passare da 20.000-30.000 mascherine a 300.000 a settimana?”. Plaude alla decisione di Trump di estendere le linee guida sul distanziamento sociale Anthony Fauci, il maggiore esperto americano di malattie infettive. “E’ una mossa saggia e prudente”, spiega il ‘virologo in chief’ ribadendo che il coronavirus potrebbe causare negli Stati Uniti fra i 100.000 e i 200.000 morti. “Noi stiamo lavorando affinche’ questo non accada”, aggiunge Fauci. Trump chiude guardando avanti, con un messaggio di speranza. “Per l’1 giugno saremo sulla strada della ripresa”. E, comunque, “sono pronto a fare tutto il necessario per salvare vite umane e l’economia”.

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Esodo biblico in India, in fuga a piedi dalle città

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Un esodo biblico, che non accenna a diminuire: nel quinto giorno di quello che avrebbe dovuto essere in India un lockdown totale, le immagini che fanno il giro del mondo sono quelle di centinaia di migliaia di persone, quasi tutti uomini, ammassati lungo le strade, alle frontiere, o nei dintorni delle stazioni ferroviarie o degli autobus. Fotografie sconvolgenti che raccontano un’emergenza nell’emergenza: una bomba socio-economica pronta a scoppiare insieme a quella sanitaria. Tutto il contrario di quello che si voleva ottenere chiudendo da un giorno all’altro ogni attivita’ e chiedendo a un miliardo e trecento milioni di persone di chiudersi in casa e mantenere le distanze uno dall’altro.

Protagonisti di questa migrazione sono le centinaia di migliaia di lavoratori giornalieri, che in tutto il Paese si erano trasferiti nelle citta’ dai loro villaggi o aree rurali e che, improvvisamente, si ritrovano disperati, da quando lunedi’ notte hanno perso il lavoro e non hanno altra possibilita’ di sostentamento. E che, a causa del blocco totale di tutti i mezzi di trasporto, non hanno un altro modo di tornare a casa se non a piedi, a volte percorrendo anche centinaia di chilometri. Un tentativo, purtroppo, senza speranza, che finisce, per ora, in un vicolo cieco: nella gran parte del paese, infatti, ad eccezione dell’Uttar Pradesh che due giorni fa ha organizzato mille autobus per riportare i suoi cittadini dalla capitale creando il piu’ grande ingorgo di persone mai visto a Delhi attorno alla stazione degli autobus, gli stati fermano l’esodo alle frontiere. La pressione aumenta quasi ovunque: in quella che ogni giorno di piu’ sembra diventare una guerra contro i poveri.

In Orissa, almeno 15 mila si erano messi in cammino per tornare in Bihar, il loro stato d’origine, ma l’Alta Corte ha ingiunto allo stato di fermarli, rinchiudendoli nei 104 campi gia’ allestiti. In Kerala altre migliaia sono accampati nelle strade di Paippad, nel distretto di Koitayam, chiedendo mezzi per raggiungere i villaggi d’origine. A Chennai, la capitale del Tamil Nadu, la stazione e’ assediata da disperati che attendono un miraggio, la partenza di qualche treno. Ma di fronte all’indignazione crescente del mondo per questa vera crisi umanitaria il governo centrale ha offerto solo una nuova stretta: ha ricordato agli stati che spetta a ciascuno assicurare che le frontiere siano chiuse e che nessuno le oltrepassi. E ha ribadito che chiunque si metta in viaggio durante il lockdown dovra’ trascorrere due settimane di quarantena in una delle strutture governative.

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