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Facebook, Stuart Levey alla guida di Libra: è la criptovaluta di Facebook

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Stuart Levey, ex componente dell’amministrazione Bush,  e’ stato scelto alla guida di Libra, la criptovaluta di Facebook. Esperto in terrorismo finanziario e intelligence finanziaria, Levey inizierà il suo nuovo incarico di amministratore delegato in luglio. La sua maggiore sfida sara’ convincere le autorita’ di regolamentazione e la politica che la valuta digitale non diventera’ un paradiso per gli spacciatori e il riciclaggio di denaro. “Una delle cose che intendo fare quando iniziera’ alla Libra Association e’ vedere nel dettaglio i piani attuali per la compliance finanziaria penale e per tutti gli altri controlli critici”, afferma Levey in un’intervista al Financial Times. La scelta di Levey e’ un importante passo in avanti per LIbra per operare in modo indipendente da Facebook, il cui iniziale coinvolgimento diretto ha preoccupato le banche centrali e le autorita’ sul potenziale uso di Libra per propositi illeciti.

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Coronavirus, ecco l’app Immuni: sul portale ministero dell’Innovazione guida all’attivazione

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Il ministero dell’Innovazione svela la ‘faccia’ di Immuni, dallo start dell’applicazione all’alert di “rilevato contatto con una persona positiva al Covid 19”. Oltre venti screenshot dell’app sono ora disponibili sul sito del ministero dell’Innovazione. Slide che guidano all’attivazione dell’app, alla sua impostazione sullo smartphone, ne chiariscono il funzionamento e l’obiettivo: contrastare l’epidemia.

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Space X, Elon Musk e la privatizzazione dell’Universo

Giovanni Mastroianni

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Siamo fatti della stessa materia delle Stelle e forse è per questo che dalle Stelle siamo attratti fin da quando abbiamo avuto la percezione di esserne così lontani. Quando cacciavamo ancora scalzi e riposavamo in caverne, la Luna è stata la nostra prima compagna a rivelarsi in questo viaggio misterioso e senza fine, la prima a farci compagnia in un universo buio dove luci fioche già promettevano mondi di luminosità. Nel nostro DNA è scritta la missione dell’essere umano, di andare o forse di ritornare verso l’infinito, in un viaggio che inizia dalla parte più profonda di noi stessi.

A cinquanta anni dall’inizio della conquista dello Spazio, voluta ed attuata dagli Stati più potenti di quel tempo, complici forse anche le perduranti crisi finanziarie che hanno colpito soprattutto USA ed Europa, assistiamo oggi ad un ingresso prorompente dei privati, con loro capitali e quindi con loro interessi aziendali e personali. E anche all’indomani della pandemia da Covid19, una vera e propria  privatizzazione dello spazio potrebbe addirittura accellerarne la volontà di conquista, nel segno dei profitti che potrebbero derivare dallo sfruttamento minerario di comete ed asteroidi o dall’occupazione permanente di territori su satelliti naturali ed altri pianeti abitabili, primo (e forse prossimo) tra tutti, Marte.

Quindi se da un decennio gli USA sono stati costretti a chiedere ai colleghi Russi un “passaggio” fino alla Stazione Spaziale Internazionale per portare lì i propri astronauti, passando ovviamente per la postazione di lancio “rossa” localizzata sul suolo Kazako di Baikonur, dal prossimo 27 Maggio 2020 gli States potranno ripartire di nuovo dalla storica rampa 39A di Cape Canaveral in Florida ma appunto con una novità, perché lo faranno con un vettore  aerospaziale “Falcon 9” e contando sui rivoluzionari moduli “Dragon”,  tutti di proprietà privata, ossia della società  “SpaceX”  fondata dall’imprenditore visionario Elon Musk. 

Elon Musk. Imprenditore visionario che ha fondato la società  “SpaceX”  

Anche se formalmente le future operazioni spaziali USA avranno una cabina di regia pubblica che continuerà ad essere esercitata tramite la NASA, saranno sempre più le convenzioni commerciali a stabilire termini e condizioni dei rapporti con i nuovi lanciatori privati, con tutto un “universo” di implicazioni economiche, giuridiche e morali che questo comporterà.

Quando l’esplorazione spaziale era affidata alla esclusiva competenza degli Stati è bastata l’ormai storica convenzione del 1967 “Trattato sulle attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti” secondo la quale la Luna e gli altri Corpi celesti venivano considerati non già come res nullius ma res extra commercium, quindi territori sui quali poter compiere una serie di attività pacifiche senza poterne acquisire mai la proprietà o un uso esclusivo ed illimitato. Ma se tale accordo fu accettato e condiviso dalla quasi totalità della Comunità Internazionale, già con la successiva convenzione definita nel 1979, dove si introduceva il concetto di patrimonio dell’intera umanità, “res communis humanitatis, con implicazioni più restrittive e vincolanti per i singoli operatori, la stessa fu ratificata solo da un esiguo numero di stati, con  l’assordante assenza di Cina (recentemente approdata sulla “faccia nascosta della Luna con la sonda ChangE4), Russia e USA. Proprio in tale contesto iniziavano così a profilarsi non poche perplessità sull’uso “disinteressato” dello Spazio. Quindi con l’avvento delle nuove frontiere commerciali, praticamente capaci di espandersi quanto il Cosmo, questo impianto normativo inizia ad apparire di colpo vecchio e superato, necessitando appunto di essere aggiornato alla luce dagli attualizzati interessi spaziali, poiché già le prossime missioni potrebbero essere ispirate più alla corsa all’ Ovest del XIX Secolo che alle iniziali attività di carattere scientifico e quindi “non profit”. Così, anche il sopito “Spirito della Frontiera” potrebbe trovare rinvigorita propulsione non già dal generale interesse per conto dell’intera Umanità,  bensì dagli interessi privati che da millenni muovono il Pianeta Terra.

Sergio Marchisio. Docente a La Sapienza di Roma

Per un approfondimento di questa attualissima ed affasciante materia giuridica consigliamo, tra le migliori, le pubblicazioni del prof. Sergio Marchisio (titolare di corsi ad indirizzo internazionalistico presso l’Università La Sapienza di Roma) una vera e propria autorità di rilevanza mondiale, anzi, spaziale. Tra i siti di interesse generale segnaliamo invece www.instituteforthefuture.it, che ospita il Center for near Space (CNS) di competenza dell’ Italian Institute for the Future dove sono trattati, tra gli altri, gli scenari sul futuro umano nello spazio.

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Zuckerberg mette metà dei dipendenti Facebook a lavoro da remoto entro il 2030

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La meta’ dei dipendenti di Facebook potrebbe lavorare da remoto entro il 2030. Lo afferma Mark Zuckerberg precisando comunque che non si tratta ne’ di un “target” ne’ di un “obiettivo”. “La verita’ e’ che la maggiore parte di noi sta lavorando da remoto a questo punto”, aggiunge Zuckerberg annunciando sul fronte delle assunzioni che Facebook a partire da luglio iniziera’ a selezionare attivamente persone per il lavoro da remoto e adottare misure per iniziare ad aprire il lavoro a distanza anche agli attuali dipendenti. “Inizieremo ad assumere prima nelle aree vicine ai nostri centri ingegneristici e poi in alcune aree metropolitane del Nord America”, spiega Facebook osservando come questo “potera’ opportunita’ che vanno oltre una manciata di citta’, soprattutto in questo periodo di crisi economica”. Facebook ha 48.000 dipendenti a livello globale, la maggior parte dei quali nel campus di Menlo Park, in California.

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