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Elezioni suppletive al Senato disertate a Napoli, hanno votato meno di 10mila su 357mila elettori

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Le urne sono aperte da questa mattina alle 7 e si potrà votare fino alle 23. Gli aventi diritto al voto sono 357.299 elettori. Sono elettori residenti  in un’ampia area di Napoli, quasi mezza città. E sono chiamati a eleggere un senatore alle elezioni suppletive per sostituire lo scomparso e compianto professor Franco Ortolani, docente di geologia, persona perbene impegnatissimi nella difesa della salubrità dell’ambiente. Ortolano fin eletto nel collegio nel 2018 per il M5S. La notizia, penosa, è che alle urne nei quartieri della  di Napoli chiamati al voto per assegnare questo seggio al Senato, alle 12, secondo i dati diffusi dal Comune, si e’ recato a votare solo il 2,77% degli aventi diritto. Una percentuale davvero esigua. Il rischio, anzi la certezza è quella di avere un senatore della repubblica eletto da pochi elettori, dunque senza alcuna investitura popolare data la diserzione in massa dei 444 seggi elettorali sugli 883 complessivi della città di Napoli. Alla stessa ora per le politiche del 2018 il dato dei votanti nel capoluogo campano era del 15,86%. Siccome non è previsto un quorum per la validità delle elezioni, è certo che chiunque sarà eletto sarà un senatore che rappresenterà pochi intimi. Sarebbe il caso di annullare queste elezioni suppletive che risentono anche della psicosi coronavirus. Ma non si può.

In ogni caso, per dovere di informazione, i  candidati sono cinque. Il Movimento Cinquestelle schiera Luigi Napolitano. E’ stato scelto dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Il centrosinistra in alleanza con Dema, il movimento del sindaco Luigi de Magistris, candidano – senza però mostrare i simboli dei partito – il giornalista Sandro Ruotolo. Lega, Fi e Fdi sostengono Salvatore Guangi, già sconfitto nel 2018 dal candidato del M5S Ortolani. In corsa anche Potere al Popolo, con lo storiografo 74enne Giuseppe Aragno. E in ultimo, ma non  per ultimo, Riccardo Guarino, avvocato, col simbolo di una lista civica, Rinascimento Partenopeo. Il risultato è importante per gli equilibri nazionali (il centrodestra ambirebbe indebolire la maggioranza di governo al Senato) ma anche come test in vista delle regionali in Campania.

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Esteri

Johnson in ospedale perchè il coronavirus l’ha debilitato, il suo staff: ha solo fatto dei test

Sal Sparace

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Il premier britannico Boris Johnson, risultato positivo al coronavirus una decina di giorni fa, avrebbe lasciato la sua residenza al numero 10 di Downing Street per andare in ospedale causa problemi respiratori. La notizia non è ufficiale, anzi viene smentita. Dicono che sia sì entrato in ospedale ma solo per fare dei test. E questo dopo che nel corso della  giornata, prima del discorso della Regina ai Sudditi, è trapelato che  “Johnson ha ancora la febbre” ma “è in buono spirito” e ha “saldamente nelle mani il timone” del governo Tory dall’alloggio di Downing Street in cui resta auto-isolato. Era questa la notizia che ufficialmente forniva ai media il ministro della Sanità, Matt Hancock, a sua volta infettato nei giorni scorsi, ma uscito dall’isolamento dopo una settimana, in un’intervista al talk-show politico domenicale di Sky News. Le rassicurazioni di Hancock sono arrivate dopo gli allarmi apparsi su giornali come ‘I’ sull’ipotesi – avanzata da alcuni medici sulla base delle immagini degli ultimi video dello stesso premier – che Johnson possa dover rinunciare temporaneamente anche al lavoro a distanza e alla guida del governo visto che i sintomi, tosse e “febbre alta” secondo alcuni media, non calano. Nella tarda serata, però, arrivano le prime ammissioni ufficiali sullo stato di salute del premier.  “Su consiglio del suo medico, il primo ministro è entrato stasera in ospedale per sottoporsi a esami”, ha annunciato una portavoce di Downing Street. “Questa – ha assicurato – è una misura precauzionale poichè il primo ministro continua ad avere sintomi persistenti da coronavirus 10 giorni dopo essere stato testato positivo”. Boris Johnson, ha aggiunto la portavoce, “ringrazia il personale dell’Nhs (il servizio sanitario nazionale britannico) per l’incredibile duro lavoro che sta svolgendo e sollecita la popolazione a continuare a seguire la raccomandazione del governo di stare in casa, proteggere l’Nhs e salvare vite” umane.

 

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Cronache

Screening di massa per scovare pazienti Covid – 19, Bianco: la Regione Campania poteva averli a costo zero ma…

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La Regione Campania ha promosso un bando con Soresa (Società Regionale per la Sanità) per individuare laboratori privati in grado di eseguire tamponi Covid-19 sui pazienti. Un modo per accrescere il numero di test effettuati e ridurre i gravi ritardi con cui vengono eseguiti i tamponi e comunicati i risultati. In troppi infatti sono morti nelle proprie abitazioni in attesa di sottoporsi al test. Ma la durata per poter partecipare al bando è stata di appena 22 ore, da giovedì 2 a venerdì 3 aprile. Intanto però la Regione avrebbe già incaricato da giorni il centro privato Ames di Casalnuovo, in cui si sarebbe trasferito, per effettuare i tamponi, il personale dell’Istituto Zooprofilattico di Portici. E’ quanto emerge dall’inchiesta pubblicata oggi su Repubblica da Conchita Sannino. 

Abbiamo commentato la vicenda con l’imprenditore Rosario Bianco che, con la sua Accademia delle Arti, Mestieri e Professioni aveva avanzato nei giorni scorsi una proposta per uno screening massivo, totalmente gratuita per la Regione Campania, che non è stata però presa in considerazione dagli uffici di Palazzo Santa Lucia.

“Avevamo individuato alcuni laboratori privati specialistici che avrebbero garantito dai 500 ai 1000 tamponi rapidi giornalieri in maniera gratuita. Avevamo poi chiesto un parere scientifico a Luciano Mutti, professore dello Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, per verificare la fattibilità di una politica di screening massivo, attraverso il test molecolare con metodo Real Time PCR per SARS-CoV-2”. Sono screening di massa, quelli di cui parla il professor Mutti, approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La risposta del professor Mutti non si era fatta attendere e il suo responso era stato positivo, evidenziando come uno screening massivo anche nei confronti degli asintomatici consentirebbe rapide misure di isolamento volte ad impedire la diffusione del virus. Mutti ha inoltre confermato l’affidabilità dei test con metodo Real Time PCR, i cosiddetti “test rapidi”. “Da parte della Regione Campania non c’è stato alcun riscontro su questa nostra iniziativa, che sarebbe stata a costo zero per la Regione. Va detto, per correttezza, che non abbiamo contattato direttamente gli uffici del presidente De Luca. Abbiamo però diffuso un comunicato e auspicavamo che venisse preso in considerazione, ma così non è stato”, commenta Bianco.

Sull’inchiesta di Repubblica Bianco però non si sbilancia. “Non me la sento di esprimere giudizi. Ho dei dubbi perché affidare prima l’incarico ad un privato e poi fare la manifestazione di interesse sarebbe un autogol, un errore troppo grande. A quel punto avrebbero potuto affidarlo direttamente al laboratorio privato, giustificando la scelta come soluzione d’emergenza”. Sulla possibilità di uno screening massivo rivolto anche agli asintomatici vi sono pareri discordanti. De Luca li ha definiti “un’idiozia”. Non è dello stesso avviso Bianco. “De Luca l’ha definito così perché è consapevole che in questo momento non dispone di tutti i laboratori e le strutture sanitarie necessarie per realizzare uno screening di massa in pochi giorni. Secondo me non è un’idiozia, ma uno strumento utile che consentirebbe di scattare una fotografia del problema in un dato momento storico. E potrebbe accelerare la ripresa, anticipando, con il massimo della cautela e della gradualità, l’apertura delle attività produttive più importanti. Se possiamo mitigare il problema lo dobbiamo fare. Non dobbiamo far prevalere la paura e la rassegnazione”.

 

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Cronache

Antonio Amente, il gagliardo e “tuosto” sindaco di Melito che dà spettacolo su Fb

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Se c’è qualcosa che ci riconcilia con la politica locale, quella un po’ pecoreccia ma sanguigna, è la verve, la voglia di farsi capire, l’aggressività verbale di alcuni politici di vecchio corso e antico stampo. Canuti e vocianti come sempre, ma oramai a loro agio con l’orgasmico mondo dei social network. Certo, hanno dei badanti informatici. Certo, si dotano di “addetti” alla stampa. Ma quelli sono strumenti per arrivare nell’etereo mondo del web dove tutti sono importanti. Quel che importa è la sostanza. E la sostanza, in tempi di covid e di epidemia, sono loro, i politici. I primi cittadini, i novelli sceriffi che usano le ordinanze sindacali per esercitare il poter che ha trasferito loro il popolo. Si sentono dei Governatori di Stati. Pure se è lo stato di Purchiano marina o Panicuocoli di sotto, loro sono sindaci. E allora menano fendenti a destra e a manca, ergendosi a moralizzatori di una vita pubblica d’accatto e custodi della salute pubblica della loro comunità aggredita dal covid 19. Ascoltate in questo caso il grido di (dolore?) di questo sindaco di un comune del Napoletano (Melito di Napoli). Non vi fermate sull’uso della lingua italiana. Non badate alle sue difficoltà a mantenere il filo del discorso. Non state a pensare a qualche allocuzione di troppo o a qualche parolaccia. No, badate alla sostanza. Pure se non dice niente, pure se si rivolge a chissà solo lui, questo sindaco arriva dritto al sodo. Il messaggio è: io sono io, voi non siete un ca…volo. E allora state a sentire me. Anche questo sindaco è un momento bellissimo di comunicazione pubblica in era social ai tempi della pandemia.

Il signore che avete visto e ascoltato è Antonio Amente, sindaco di Melito. Prima di lui, con altra tempra, altre espressioni e altre modalità di comunicazione, aveva dato spettacolo un altro primo cittadino. Era il 12 marzo e il sindaco di  un altro comune del Napoletano, quello di Boscoreale, Antonio Diplomatico. Ve lo riproponiamo. Sono due sindaci meritevoli di attenzione. Se non altro ci provano a farsi sentire.

I consigli del medico-sindaco laureato di Boscoreale per alzare le difese immunitarie contro il coronavirus, roba da piangere: ci stiamo estinguendo

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