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È Palitana la prima città vegetariana al mondo per legge, niente crudeltà verso gli animali

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Palitana è la prima città vegetariana al mondo. E lo è perchè l’intera popolazione ha fatto questa scelta: al suo interno non è possibile commercializzare carne, pesce, frutti di mare o uova. La città si chiama Palitana, nel distretto indiano di Bhavnagar, è la prima città vegetariana al mondo dopo che il suo governo ha bandito il massacro di animali nel 2014. A seguito delle proteste di circa duecento monaci, che hanno fatto uno sciopero della fame per dimostrare che avrebbero preferito la propria morte piuttosto che consentire il continuo sfruttamento, omicidio e consumo di animali nella zona.

Nel paese indiano ci sono tra i 4 e i 5 milioni di persone che seguono la religione giainista, e tutti si oppongono alla crudeltà verso gli animali.

Questa dottrina emerse nel VI secolo a.C e proclama un percorso filosofico salvifico non centrato sull’adorazione di alcun dio e i cui sforzi sono orientati a dirigere la coscienza dell’anima verso uno stato divino e liberatorio.

Il giainismo, tradizionalmente noto come Jain Dharma, crede che gli animali e le piante, così come gli umani, contengano anime viventi. Pertanto, i giainisti seguono una dieta rigorosamente vegetariana. Il giainismo presenta una prospettiva uguale di tutti gli esseri, indipendentemente dalle differenze nella forma fisica. Gli umani sono i soli detentori dei sei sensi: vista, udito, gusto, olfatto, tatto e pensiero; Pertanto, ci si aspetta che siano responsabili di tutti gli altri esseri, essendo compassionevoli, altruisti, impavidi, razionali e misericordiosi.

“L’essenza del giainismo è la preoccupazione per il benessere di ogni essere nell’universo e per la salute dell’universo”. Virat Sagar Maharaj, un monaco, ha dichiarato: “Tutti in questo mondo, siano essi un animale o un essere umano, tutti hanno il diritto di vivere”. 

La città non è ancora vegana, quindi è consentito a livello legale, almeno per ora, il consumo di prodotti lattiero-caseari.

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Cambia la dieta, più verdure in Italia e in Cina più carne

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 Dopo Spagna e Grecia l’Italia e’ il terzo Paese dell’Europa occidentale che fa un maggior uso di verdura ed e’ una delle nazioni del continente che ha un minore consumo di alimenti di origine animale e di zuccheri. Se da una parte Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Australia hanno diminuito il consumo di questi due prodotti, ad aumentarli e’ invece l’Estremo Oriente, con Cina, Corea del Sud e Taiwan che hanno modificato cosi’ le loro diete. A dirlo e’ uno studio internazionale guidato dall’Universita’ del Kent e dall’Imperial College di Londra che e’ stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Food. Si tratta di una fotografia di 171 nazioni del mondo che ha analizzato mezzo secolo (dagli anni Sessanta al 2010) di abitudini alimentari partendo pero’ dai dati di importazioni, di esportazioni, della produzione interna, delle quantita’ di rifiuti e delle riserve produttive. A questo lavoro ha partecipato anche un’italiana: si tratta di Mariachiara Di Cesare, docente di Salute pubblica della Middlesex University. In America del Sud e in quella centrale un maggior cambiamento della variabilita’ alimentare si e’ registrata in Brasile e in Messico, con l’Argentina che, invece, ha mantenuto pressoche’ stabili le proprie abitudini. In Europa i maggiori cambiamenti si sono notati nei Paesi del Sud (oltre all’Italia, anche in Portogallo, Spagna e Grecia) e dell’ex area sovietica: oltre alla Russia, si notano modifiche in Lettonia, Ucraina e Bielorussia. La regione dell’Africa sub-sahariana ha mostrato il minimo cambiamento, con una mancanza di approvvigionamento alimentare diversificato. “Il problema dell’Africa e’ la mancanza della varieta’ alimentare: la sua dieta si basa completamente su prodotti di origine amidacea e questo porta a una doppia realta’, sia di sottonutriti sia di persone obese”, spiega Di Cesare. Secondo James Bentham, docente di statistica all’Universita’ del Kent, questa analisi fa notare “chiari cambiamenti nell’offerta alimentare globale” con tendenze che “possono essere responsabili di forti miglioramenti nella nutrizione in alcune parti del mondo. Tuttavia, l’obesita’ rimane una preoccupazione a lungo termine”.

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Bolzano, Modena e Trapani sono le città più care del 2019

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A Bolzano, Modena e Trapani il podio per le citta’ piu’ care del 2019. Ad Ancona, Perugia e Sassari gli ultimi tre posti perche’ le piu’ convenienti. A stilare la classifica dei capoluoghi dove il costo della vita l’anno scorso e’ cresciuto di piu’ o di meno e’ l’Unione nazionale consumatori, che ha messo in fila i maggiori (e i minori) rincari, sulla base dell’inflazione media registrata dall’Istat (0,6% in media d’anno), calcolando le ricadute sul budget familiare. Al top si piazza Bolzano dove l’alta inflazione media all’1,3% ha determinato, per una famiglia tipo, una stangata pari a 392 euro su base annua. Al secondo posto Modena che, pur avendo ‘solo’ il terzo maggiore incremento dei prezzi, pari all’1,1%, registra una spesa annua supplementare di 307 euro. Terza Trapani, dove l’inflazione record all’1,5%, implica un’impennata del costo della vita pari a 305 euro. E Trapani fa discutere perchè l’altra certificazione è che la città dove la qualità della vita è tra le peggiori. All’opposto, le tre città con i minori rincari del 2019 sono Ancona, che con Perugia vanta l’inflazione media piu’ bassa, +0,1%, e che registra, per una famiglia tipo, un aggravio annuo di spesa di appena 22 euro, Perugia con 23 euro e, in terza posizione, Sassari, dove la seconda inflazione piu’ bassa (+0,2%) genera un esborso aggiuntivo di soli 41 euro.

La caccia. Il tesoro della Lega cercato tra Lussemburgo e Bolzano

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Tolta la terza stella Michelin al ristorante di Paul Bocuse

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– Duro colpo ad uno dei ristoranti simbolo della gastronomia francese. Nella sua edizione 2020 la prestigiosa guida Michelin ha retrocesso il ristorante di Paul Bocuse, il leggendario chef transalpino scomparso due anni fa all’eta’ di 91 anni, ritirandogli la preziosa terza stella posseduta per oltre 50 anni, dal 1965 senza interruzioni, un record assoluto. Una decisione che, dall’annuncio, questa mattina, ha suscitato veleni e polemiche, tra chi lo ritiene un inaccettabile oltraggio ad una istituzione intoccabile della Haute Cuisine e chi invece pensa che la ruota debba girare, magari a beneficio di altri chef meno noti ma altrettanto talentuosi. “La qualita’ del locale rimane eccellente ma non piu’ a livello di tre stelle”, questa la spiegazione fornita dal Guide Michelin, che ha confermato la notizia, anche se l’edizione 2020 verra’ presentata solo il 27 gennaio. In un comunicato diffuso dopo l’annunciata retrocessione, i dipendenti dello storico ristorante – l’Auberge de Collonges-au-Mont-d’Or, circa 20 km a nord di Lione – hanno fatto sapere di essere “sconvolti” ma determinati a proteggere “lo spirito di Monsieur Paul”. “Sono due anni che Monsieur Paul ci ha lasciati – si legge nella nota – e anche se la stella non appartiene a uno chef, e’ ovvio che tutti si interrogano sul nostro futuro”. Anche nel piccolo comune di Collonges-au-Mont-d’Or, che diede i natali al cosiddetto ‘Papa” della gastronomia francese – anche la scuola comunale e’ intitolata a lui – prevalgono delusione e tristezza. “Shock, sgomento e sorpresa” sono stati espressi, tra l’altro, dal sindaco di Collonges, Alain Germain. Gia’ prima della morte di Bocuse, alcuni critici gastronomici avevano cominciato a sostenere che l’Auberge non era piu’ all’altezza della terza stella, ma che veniva comunque selezionata al top della classifica solo in quanto ‘istituzione’ intoccabile della Francia. Presidente del Bocuse d’Or, il premio internazionale fondato dall’omonimo chef nel 1987, Olivier Ginon ha espresso “tristezza e rinnovato rispetto per l’opera di Monsieur Paul”. Messaggi di solidarieta’ sono piovuti anche da tanti altri chef transalpini, tra cui il cuoco dell’Eliseo, Guillaume Gomez. Furioso, Marc Veryat, un altro grande chef d’Oltralpe che ha portato in tribunale il Guide Michelin per averlo escluso dalla cerchia ristrettissima delle 3 stelle lo scorso anno. “E’ drammatico e patetico”, ha tuonato ai microfoni di Europe 1, accusando gli ispettori di non conoscere il territorio e i prodotti della regione intorno a Lione, epicentro della cucina francese tradizionale nota ai quattro angoli del mondo. Per il critico gastronomico, Pe’rico Legasse, la Guida Michelin ha commesso “l’irreparabile” e sono in molti ad accusare la direzione di aver orchestrato un colpo mediatico per riprendere terreno rispetto alla concorrenza, a cominciare da quella del web. Accusa respinta al mittente dal Gwendal Poullennec, il capo della guida rossa che oggi si e’ recato al ristorante di Bocuse per annunciare personalmente la decisione. Gli sforzi di modernizzazione messi in atto dopo la morte di Bocuse – “la tradizione in movimento” come definita dalla stessa equipe del ristorante – non hanno evidentemente convinto gli ispettori. Il ristorante riaprira’ il 24 gennaio, dopo importanti lavori di ristrutturazione. E chissa’ se la perdita della terza stella non possa contribuisca a pubblicizzarlo ancora di piu’ rispetto a quella che sarebbe stata una banale riconferma per il 56mo anno consecutivo.

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