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È morto Paolo Bonaiuti, lo storico ex portavoce di Silvio Berlusconi che lo ricorda con affetto

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Dopo una lunga malattia è morto a Roma Paolo Bonaiuti, giornalista, ex portavoce di Silvio Berlusconi. Toscano, 79 anni, prima di assumere l’incarico che lo ha visto per anni al fianco del Cavaliere, ha avuto una serie di esperienze giornalistiche fino a diventare vicedirettore del Messaggero. È stato eletto deputato per la prima volta nel 1996, poi sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Berlusconi presidente. “Piango la scomparsa del senatore Paolo Buonaiuto, ha detto Silvio Berlusconi. A lui, che era un giornalista di successo, chiesi di diventare il mio portavoce e di accompagnarmi nella mia esperienza alla Presidenza del Consiglio dove è stato a lungo un apprezzato Sottosegretario”.

Nel 2014 aveva lasciato Forza Italia per aderire al  Nuovo Centro Destra  e nel 2017 era passato ad Alternativa popolare. “Una figura professionale e garbata, di grande spessore umano”: l’intero mondo politico ha espresso il cordoglio per la sua scomparsa.

 

 

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M5s, espulsa Manuela Sangiorgi: è la sindaca dimissionaria di Imola

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Manuela Sangiorgi, sindaca dimissionaria della città di Imola, è stata espulsa dal Movimento Cinque Stelle. A comunicarlo sulla propria pagina Facebook lo stesso M5s imolese. La Sangiorgi, in carica dall’anno scorso, si è dimessa il 28 ottobre per contrasti interni alla maggioranza.

I Cinque Stelle imolesi, inoltre, aggiungono che “a chiarimento di notizie false divulgate alla stampa, si comunica che nessuno dallo staff nazionale ha chiesto nè ora, nè mai di prendere particolari posizioni politiche su alcuna mozione o delibera, decisioni in capo alla giunta e ai consiglieri comunali”. Dunque, “come M5s di Imola facciamo nuovamente appello, affinchè ogni mozione e ogni delibera vengano calendarizzate nell’ultimo consiglio comunale disponibile e votate dai consiglieri nell’esclusivo interesse dei cittadini imolesi” e “chiediamo che sia il Rue, sia la mozione riguardante il ritiro della delibera concernente l’atto di indirizzo verso AreaBlu per il complesso Ruggi siano inserite nell’ordine del giorno”.

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Bozza delle Autonomie al vaglio delle Regioni, c’è già un braccio ferro

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Qualche governatore di fronte al testo ufficiale della bozza della legge quadro sull’Autonomia ha schiumato rabbia. Ha avuto come la sensazione che siano stati buttati via quasi due anni di lavoro per arrivare ad un quadro normativo condiviso. Ora però saranno le prossime settimane a dire quale sarà il grado di soddisfazione reale da parte dei presidenti. Per ora c’è già un giudizio decisamente negativo espresso dal governatore del Veneto Luca Zaia. Il testo della legge quadro, già ampiamente anticipato in più di un’occasione dal ministro Francesco Boccia, si fonda sull’architrave del principio di sussidiarietà tra i territori, ma anche – e questa è in qualche modo una delle novità di rilievo – su un ruolo più da protagonista delle città metropolitane. Nel frattempo la già fitta agenda del ministro Boccia conterrà anche un appuntamento clou venerdì 15 novembre in occasione di una riunione straordinaria della Conferenza Stato-Regioni.

Governatori del Nord. Attilio Fontana (Lombardia) con Luca Zaia (Veneto)

La bozza della legge quadro sottolinea che le intese tra lo Stato e le Regioni si conformano agli obiettivi e alle modalità di attuazione, per le materie oggetto di attribuzione, dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), anche se in questa fase il finanziamento delle funzioni verrà calcolato sulla base dei fabbisogni standard. Il testo avverte poi che in caso di mancata determinazione dei Lep, degli obiettivi di servizio e dei fabbisogni standard – entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge – le funzioni e le relative risorse verranno attribuite sulla base del riparto delle risorse gia’ iscritte nel bilancio dello Stato a legislazione vigente. Ancora relativamente ai Lep, agli obiettivi di servizio e ai fabbisogni standard, la bozza della legge quadro prevede che questi vengano individuati con uno o piu’ decreti del Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio e del ministro per gli Affari regionali di concerto con il ministro dell’Economia, entro 12 mesi della entrata in vigore della legge di approvazione dell’intesa.

Altra novità, anch’essa annunciata nei giorni scorsi, riguarda l’introduzione di un Commissario ad hoc che potrà contare su una struttura di missione istituita presso la Presidenza del Consiglio. Questi, dopo l’approvazione dei Lep, degli obiettivi di servizio e dei fabbisogni standard dovra’ occuparsi, tra l’altro, della messa a punto dei decreti riguardanti i beni e le risorse finanziarie, umane e strumentali legate alle funzioni attribuite ai sensi del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione. Il tutto con il contributo dei rappresentanti indicati di volta in volta dalle regioni interessate. La bozza della legge quadro non e’ piaciuta al governatore del Veneto Luca Zaia, che ha giudicato il documento “non sottoscrivibile”, rendendo noto di aver “rimesso tutto e rapidamente in mano ai tecnici perche’ o si arriva a una soluzione sostenibile nel senso di una vera Autonomia – e allora vale la pena discutere – oppure quel testo noi non lo sottoscriveremo”. Pronta la risposta del ministro Boccia, che ha tenuto a ricordare che “le bozze di una norma solitamente non devono essere sottoscritte ma discusse”, non senza puntualizzare di essere “sicuro che le miglioreremo insieme”.

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Mara Carfagna bastona Salvini ché fa la predica sulle poltrone

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Botta e risposta nel centrodestra tra Matteo Salvini e Mara Carfagna. A pizzicare per primo la vicepresidente della Camera è stato il leader del Carroccio. “Spero che chi ha fatto il ministro grazie al centrodestra non vada a sinistra per amore di poltrone”  ha detto  Salvini rispondendo ai cronisti che gli chiedevano del dialogo a distanza tra Mara Carfagna e Italia Viva. La risposta piccata della Carfagna non s’è fatta attendere. “C’è chi per amore di poltrone, quelle vere, ha portato i voti del centrodestra in un governo con i Cinquestelle e ha proposto a Di Maio di fare il premier” è stata la risposta di  Mara Carfagna su Twitter a Salvini.

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