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È morto Beppe Bigazzi: aveva inventato la figura del ‘gastronomo’ in tv a La prova del Cuoco

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Addio a Giuseppe Bigazzi, Beppe per tutti: giornalista e gastronomo, presenza che non passava inosservata ne “La prova del Cuoco” con Antonella Clerici. Aveva 86 anni, era malato da tempo; a dare l’annuncio della scomparsa è stato lo chef Paolo Tizzanini, del ristorante L’Acquolina di Terranuova Bracciolini, suo caro amico.

“A cerimonia avvenuta vi comunico la perdita di un amico fraterno un grande uomo in tutti i sensi”, ha scritto Tizzanini su Facebook. Iniziò la sua carriera, la seconda della vita, curando una rubrica di gastronomia sul quotidiano Il Tempo, poi ha scritto libri, in televisione ha portato la “Borsa della spesa” nel 1995; dal 2000 ha partecipato a “La prova del cuoco”: venne sospeso per aver portato intromissione una ricetta con carne di gatto ma poi nel 2013 era tornato in tv.

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RestiAMO al SUD, tappa ad Otranto: una gemma preziosa incastonata tra storia e natura selvaggia

Giovanni Mastroianni

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Solo a guardare il porto di Otranto si resta senza fiato. Una vera e propria piscina nella quale sembrano sospese le tante imbarcazioni che in estate sgomitano letteralmente per assicurarsi un riparo in questo approdo tanto ricercato. E se l’acqua del porto è così limpida quello che ci aspetta nei dintorni e fino a Santa Maria di Leuca è un viaggio da sogno in una terra generosa ed ospitale, che è riuscita a conservare a tutt’oggi un paesaggio quasi intatto ed un mare cristallino, limpido, pulitissimo, pur essendo stata abitata già dal neolitico e pur avendo rivestito, da sempre nella storia, un ruolo cruciale come crocevia con le terre  orientali. I promontori sono dolci e caratterizzati dalla macchia mediterranea mentre nella fascia interna gli uliveti, anche millenari, dominano la maggior parte del territorio. In prossimità del mare i pendii degradano tranquilli ma fino ad un certo punto, quando d’improvviso cedono ad una esplosione di roccia che crea insenature e baie di una bellezza senza pari. 

L’acqua scorre abbondante anche nel sottosuolo e fuoriesce gelida tra le calette lunghe e strette o dalle insenature ai piedi di alti muri di roccia, dopo aver percorso centinaia di chilometri in un reticolo di grotte che ancora ad oggi sono state solo in parte penetrate dagli speleologi che qui si cimentano con tutta la loro passione e professionalità ormai da decenni.

Otranto è magnifica nella sua semplicità, caratterizzata per lo più dal color crema della locale “pietra leccese”, che rende tutto sobrio e composto, come gli austeri cavalieri medioevali che qui arrivavano da tutta Europa prima di imbarcarsi per guerreggiare nelle crociate, proprio in questa cittadina che era considerata già all’epoca, ed a bona ragione, la porta per l’Oriente, essendo effettivamente l’ultimo avamposto ad Est della penisola italica. La viva testimonianza di una storia continua di conquistatori e conquistati, ce la racconta la millenaria Cattedrale di Otranto, edificata nel centro antico della città, dove sono ancora custoditi e visibili centinaia di teschi che ricordano il massacro della popolazione locale da parte dei Turchi nel XV Secolo. La struttura e gli interni dell’edificio religioso ripercorrono gli avvicendati stili secolari, tutti  influenzati da Bisanzio e dalle diverse culture che in questo luogo si sono fuse e rigenerate. In un contesto così emozionante spicca l’opera eseguita dal monaco Pantaleone (XII Secolo), un enorme mosaico a pavimento che racconta accadimenti non solo religiosi, incastonati in complesso iconico e simbolico unico nel suo genere.

Il Castello Aragonese e le possenti fortificazioni inglobano gran parte del centro storico che si sviscera tra viuzze, vicoli e scalette che d’improvviso sboccano su vere e proprie terrazza affacciate sul porticciolo, in un susseguirsi di localini e ristoranti dove l’incontro con la cucina tipica, che spazia dai prodotti del mare a quelli dell’entroterra, tutti freschissimi e biologici al 100%, rappresenta una vera e propria esperienza nel mondo del gusto.

La Baia dei Turchi a pochi chilometri a Nord di Otranto è un paradiso di sabbia chiarissima dove l’Adriatico è talmente trasparente che quando non intercetta i colori dell’azzurro o del turchese sembra sparire. Alle nostre spalle i laghi Alimini, di acqua dolce, incontrano il mare salato attraverso diverse insenature che fungono da collettore naturale, dando vita così ad un’oasi biologica (protetta) unica nel suo genere, dove fauna e flora regnano indisturbate.

Poco più su è possibile imbattersi nella località “Torre dell’Orso”, anch’essa ambitissima, con una comoda spiaggia dorata dalla quale poter organizzare una incursione nella Grotta della Poesia, una vera e propria piscina naturale che non teme il confronto con nessun’altra o nuotare fino alle “due sorelle”, due scogli simili a due pezzi di una unica nave pietrificata e spezzata a metà, che così rendono il panorama ancor più suggestivo.

Dal lato opposto, a Sud di Otranto, appena fuori il perimetro cittadino la costa rocciosa caratterizza quasi ogni incontro con il mare che qui veste colori caraibici, come nella suggestiva insenatura “Baia di Orte” che potrà essere goduta solo dagli avventori che riusciranno a fare a meno degli stabilimenti balneari. Immerso tra rocce e macchia mediterranea, questo luogo ci fa riappacificare con la natura e con noi stessi e per chi ama il mondo sottomarino, qui ha la possibilità di immersioni, neanche a dirlo, indimenticabili.

Proseguendo ancora in direzione di Santa Cesarea Terme ci si imbatte in Porto Badisco, un approdo simile ad un piccolo fiordo scavato nella roccia, quasi nascosto tra le colline sferzate dal sole dove poter nuotare sospesi nel blu su rocce e lastroni duri che pullulano di fauna e flora marina.

In questo angolo di penisola la vita scorre ancora con ritmi di una volta, lenti ed intensi. 

Così giunge la sera e ci riporta dunque ad Otranto, attraversando la litoranea che si fa largo tra la costa che corre ora sulla destra ed i colli selvaggi sulla sinistra, mentre la Luna dipinge tutto d’argento. La città anche di notte ha un fascino tutto suo, elegante e fine con le sue antiche geometrie che si intervallano con la vista del mare. Ci accoglie sempre con la genuina gentilezza dei pugliesi, con i suoi profumi e i suoi angoli di storia nei quali immergersi e ritrovare finalmente riparo ad una frenetica quotidianità che qui diventa solo lontano ricordo. Se ci si vuol bene, qui bisogna sempre ritornare.

Giovanni Mastroianni

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Scoperto il campanello d’allarme dell’artrite reumatoide

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 E’ stato scoperto il ‘campanello d’allarme’ dell’artrite reumatoide. Si tratta di una particolare cellula che si attiva una o due settimane prima di un episodio artritico. Averla identificata potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti in grado di scongiurare le riacutizzazioni della malattia. Protagonisti di questo passo in avanti sono i ricercatori della Rice University che in un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine ne hanno descritto i dettagli. La cellula in questione si chiama Prime, ed e’ una cellula mesenchimale in grado di trasformarsi in tessuti e cartilagini.

I ricercatori hanno sequenziato l’Rna dei campioni di sangue di alcuni pazienti per cercare differenze nell’espressione genica e hanno scoperto che il numero di queste cellule Prime aumentava nel plasma prima che si verificassero casi di artrite reumatoide. Queste cellule condividono caratteristiche simili ai fibroblasti, cellule che si trovano nelle membrane delle articolazioni e che diventano aggressive nei pazienti colpiti dalla malattia. Gli studiosi sospettano che le cellule Prime vengono attivate da cellule del sistema immunitario come i linfociti B e poi viaggino nella membrana sinoviale, un tessuto connettivo che collega le giunture.

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Ambiente

RestiAMO al Sud, tappa sul massiccio del Matese: la natura selvaggia incontra la gioia di vivere

Giovanni Mastroianni

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I Monti del Matese facenti parte dell’Appennino Sannita si distribuiscono tra la Campania e il Molise in un territorio praticamente incontaminato dove la natura selvaggia è la vera grande protagonista. Cime alte con il Monte Miletto che supera i duemila metri e valli silenziose dove scorrono corsi d’acqua che dipingono posti incantevoli attraversati da lupi, volpi, cinghiali, mentre ovini e cavalli al pascolo sulle rive dell’omonimo Lago animano un paesaggio fiabesco. Grazie anche all’Istituzione del Parco Regionale e all’attivismo di imprenditori, associazioni tra cui è d’obbligo citare “Love Matese” e tanti volontari, oggi questi monti attraggono un turismo selezionato e tanti sportivi. Nelle storiche cittadine del territorio si attraversa uno spaccato di storia antica con possibilità di soffermarsi per qualche ora o (meglio) soggiornare e comunque degustare piatti tipici che scaldano il cuore, preparati con la scelta dei migliori prodotti locali.

La struggente bellezza di questi luoghi viene immortalata anche in opere letterarie ed artistiche recentissime, come ad esempio quelle di Natalino Russo, speleologo, viaggiatore, narratore e fotografo, che è stato capace di catturare la vera anima dei monti che sussurrano storie millenarie, dagli insediamenti delle prime civiltà italiche, passando per l’invasione dei soldati cartaginesi guidati da Annibale nel terzo secolo Avanti Cristo, fino alle guerriglie ottocentesche dei “partigiani realisti” che lottarono contro Murat ed i Francesi e dei cosiddetti “briganti”, tra le cui fila ripararono soldati borbonici, disertori, comuni delinquenti e disperati: bande armate anche di centinaia di componenti che se dal principio mietevano solo terrore, negli anni a venire intercettarono un vero consenso popolare, maturato contro l’assenza di un governo distante non solo fisicamente, ma anche moralmente. Una storia che nel nostro Meridione evidentemente si ripete ancora.

Celebri furono le scorribande del biennio 1864-1865 del gruppo guidato dell’abilissimo Andrea Santaniello, ex milite borbonico, nel quale si annoverano le azioni di Maria Maddalena De Lellis, contadina semi analfabeta classe 1835 nata a San Gregorio Matese, che prima di arrendersi per un ricatto sentimentale si ritagliò un ruolo di primo piano per le sue doti di tiro, scontro e saccheggio, così conquistandosi il rispetto dei “compagni d’armi” tra i quali figuravano elementi di spicco come Giovanni Civitillo detto “senza paura”, Giovangiuseppe Campagna detto “il rosso” ed i fratelli Antonio e Vincenzo Arcieri.

Ciclolago ciclabile

Sempre dal cuore nascosto delle alture matesine, nel 1877 si registrò addirittura il tentativo di un salto di qualità, una vera e propria rivoluzione anarchica ispirata dal brigante Errico Malatesta, subito repressa dal potere “centrale” che intuì a buona ragione la pericolosità di quel fenomeno sociale che esprimeva una contrapposizione che non era solo figlia di disegni di malaffare, ma incarnava l’embrione di una lotta pseudo proletaria che già animava i contesti “continentali” poi non tanto diversi ed i cui strascichi sono giunti, rinnovandosi nel tempo, sino ai nostri giorni.

Gola di Caccaviola, Forra del Titerno, parco avventura

Dopo tanto tormento oggi sulla riva tranquilla di Miralago (località del comune di Castello del Matese) l’azienda agricola “La Falode”, che vanta un allevamento di centinaia di capi da latte e da macello cresciuti con alimentazione biologica al 100%, non solo produce e distribuisce prodotti tipici eccezionali, ma rappresenta un vero punto di riferimento anche per l’attività recettizia, ricreativa e ristorativa. Una vera e propria “fattoria aperta” nella cui struttura annessa non poteva mancare un centro ed una scuola di equitazione di altissimo livello, un vero e proprio ranch,  ovvero il “Matese Ranch”, con cavalli e cavalieri che si distinguono in gare internazionali nelle spettacolari discipline western, diventate realtà diffuse nel Sannio ed oltre anche grazie al “pioniere” Giuseppe Di Cerbo, che da quasi quarant’anni alle razze di origine U.S.A. dei Quarter Horse, Appaloosa e Paint ha dedicato la sua esistenza. Non di rado si ha la possibilità di organizzare gite a cavallo attorno al lago o tra i pendii di queste vette incantate, nella fresca estate come nel bianco inverno, capaci di far vivere attimi unici dove ci si ritrova completamente calati in un percorso dove il tempo sembra essersi fermato.

Nella foto Natalino Russo, autore anche di alcune foto panoramiche di questo servizio

Discendendo dal lato beneventano, superata Bocca della Selva, ci si ritrova nella incantevole Cusano Mutri, una cittadina quasi interamente composta da pietra bianca, perfettamente incastonata nella cornice montuosa del Titerno e famosa anche per la sua “specializzazione” culinaria dei funghi porcini, che anche da questa parte matesina abbondano praticamente tutto l’anno, dove è possibile intraprendere percorsi d’avventura attraversando ripide pareti rocciose, sentieri impervi ma dal fascino unico e rivoli d’acqua, sempre assistiti da guide specializzate.

Non distante, nel comune di Pietraroja, si può far visita al parco geopaleontologico che ospita i resti di un piccolo cucciolo di dinosauro ribattezzato “Ciro”, lungo non più di mezzo metro, ma che ha rappresentato un ritrovamento straordinario (il primo in Italia – anno 1980) per il suo incredibile stato di conservazione, ad oggi considerato tra i fossili più importanti della storia mai riportati alla luce.

Dal versante casertano invece gli ultimi avamposti urbanizzati sono rappresentati dai centri delle cittadine di San Gregorio (mt. 765 SLM) e Castello del Matese (Mt. 476 SLM), dalla marcata caratteristica medioevale, luoghi ideali per trascorrere momenti di serenità lontani da ogni stress quotidiano. Alle pendici di questo lato montuoso si incontra infine Piedimonte Matese, da secoli punto riferimento del “Molisannio” e quindi snodo commerciale di raccordo tra la pianura dell’Alto Casertano, il Sannio ed il Molise, con palazzi, piazze e passeggi storici il cui fascino medioevale e barocco sembra non aver mai incontrato le ragioni del tempo.

Poco fuori il perimetro cittadino, nella operosa pianura alifana, Eolo Bucci (mai nome fu più premonitore) oltre a gestire la storica attività leader nel mondo motociclistico sportivo ed estremo, ha creato tra le coltivazioni di mais, grano e foraggio, un campo di volo da dove poter decollare a bordo di uno dei tanti ultraleggeri del club e godere anche dall’alto della purezza di questa macro area verde che termina solo dove inizia il cielo, sempre protetti dal maestoso sguardo del Matese.

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