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È morto a 100 anni Artur Brauner, grande produttore cinematografico sopravvisse all’Olocausto

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Artur Brauner, un sopravvissuto all’Olocausto divenuto uno dei più grandi produttori cinematografici in Germania, è morto ieri a 100 anni. Diversi dei suoi film erano incentrati sull’Olocausto: tra questi è indimenticabile “Europa Europa”, con cui Agnieszka Holland vinse il Golden Globe. Il cineasta, che era nato in Polonia, coprodusse anche “Uil Giardino dei Finzi Contini, che vinse nel 1972 vinse l’Oscar.

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É morto Carlo Croccolo, attore napoletano stimato ed amato: fu spalla di Totò e vinse un David di Donatello

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“Questa mattina, alle prime luci dell’alba, si è spento il maestro Carlo Croccolo”. La notizia dell’ennesimo lutto che colpisce il mondo dello spettacolo di Napoli é apparsa in  un breve post su Facdebook. Appena l’annuncio della scomparsa dell’attore napoletano. Aveva 92 anni.

“Ha vissuto una vita straordinaria come straordinario è stato il suo talento” prosegue il breve messaggio. Croccolo ha lavorato nel cinema sin dagli anni Cinquanta accanto ai più grandi comici italiani, da Totò a Eduardo De Filippo, in oltre cento film. Ha vinto un David di Donatello nel 1989 per la sua interpretazione di ‘O re, il film storico di Luigi Magni. È stato anche il padre della sposa in Tre uomini e una gamba (1997) con Aldo, Giovanni eGiacomo. I funerali si terranno a Napoli domenica 13 ottobre alle 16 presso la Chiesa San Ferdinando.

L’addio di Napoli a Carlo Croccolo e un cartellone: Ciao Carlo, salutaci Totò

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Cinema: Gemini Man, Will Smith contro Will Smith

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“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria e’ sicura”, scriveva Sun Tzu ne ‘L’arte della guerra’. E’ un concetto che esplora da una prospettiva distopica/esistenziale Will Smith in Gemini man di Ang Lee, action thriller con un tocco di fantascienza che arriva in sala dal 10 ottobre con 20th Century Fox. Il divo interpreta un infallibile cecchino dell’intelligence Usa stanco di uccidere ma costretto a ‘tornare in azione quando si ritrova contro una versione di se’ piu’ giovane che ha la missione di eliminarlo. Il film porta sul grande schermo una sceneggiatura di Darren Lemke, piu’ volte rivista e riscritta (qui ci mette le mani anche uno dei coautori dell’adattamento tv de Il Trono di Spade, David Benioff) che girava almeno da 20 anni a Hollywood, e alla quale vari registi e attori erano stati interessati (da Ridley Scott a Harrison Ford, da Mel Gibson a Clint Eastwood) per poi rinunciare viste le difficolta’ tecniche di realizzazione. Il regista taiwanese premio Oscar ha risolto il problema non ricorrendo al ringiovanimento digitale degli attori (come ha fatto Scorsese in The Irishman), ma creando attraverso la motion capture un doppio digitale di Will Smith. Inoltre per un maggiore realismo dell’immagine, Lee ricorre di nuovo a una versione perfezionata del 3D Hfr (High Frame Rate, che James Cameron proporra’ anche nei sequel di Avatar) gia’ utilizzata dal regista nel primo film realizzato con queste tecniche, Billy Lynn – Un giorno da eroe (2016). Girato tra Savannah, Cartagena e Budapest, il film ci presenta le incredibili capacita’ di Henry Brogan (Smith), killer 51enne della Dia, in una potente scena d’apertura che coinvolge un treno a tutta velocita’. L’uomo ancora una volta porta a termine la sua missione, tuttavia, arrivato alla 72/a uccisione, gli incubi e i rimpianti sono ormai troppi. Si dimette, ma l’idea di passare il resto sua vita da tranquillo pensionato, va all’aria, quando Henry si ritrova trasformato in bersaglio da un suo ex capo, Clay Verris (Owen), diventato un imprenditore specializzato in eserciti mercenari, con un sogno: arrivare al soldato perfetto, tanto abile quanto privo di sentimenti. Motivo per il quale ha lanciato Gemini, progetto di clonazione, di cui Brogan scopre l’esistenza quando si ritrova di fronte, come killer venuto per ucciderlo, ‘Junior’ (Smith), sua versione ventenne, creata da Verris con il dna di Henry. Brogan, tradito dalla sua agenzia, cerca di capire come sopravvivere in una sfida globale, grazie anche all’aiuto di un vecchio compagno d’armi il Barone (Benedict Wong) e una nuova amica, Danny (Mary Elizabeth Winstead), agente della Dia, mandata inizialmente a sorvegliarlo, ma che comprende presto da che parte stiano i cattivi. Ang Lee, appassionato da sempre all’esplorazione dei generi, qui non e’ aiutato da una sceneggiatura superficiale e lacunosa, che propone temi e situazioni certo non nuovi (dalla ricerca del soldato perfetto ai cloni) e dialoghi con momenti involontariamente surreali. Il cineasta riesce comunque a regalare un esteso omaggio a maestri, anche orientali dell’action, come John Woo, e non lesina inseguimenti per terra e per mare, case bunker, duelli fra centinaia di colpi da western metropolitano in una divertente playlist di ambientazioni. Fra le chicche del film, prodotto da un altro esperto del genere (versione blockbuster) Jerry Bruckheimer, uno scontro diretto fra Brogan e Junior usando come ‘armi’ due moto. Non mancano poi temi cari a Lee, come il confronto con la figura del padre o la complessita’ del rapporto fra maestro e allievo. Per Will Smith “e’ stato bellissimo” guardare a se stesso dalla prospettiva di “giovinezza contro esperienza – ha spiegato a Total Film – e riflettere sull’eta’ alla quale vorresti realmente tornare, se potessi”.

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Joker sotto accusa, appello alla Warner Bros: ritratto troppo benevolo di un cattivo e violento

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A pochi giorni dall’uscita negli Usa (4 ottobre, il giorno prima in Italia), crescono le polemiche intorno a Joker di Todd Phillips, il film, Leone d’oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, che racconta, da una prospettiva anche sociale, le origini del super nemico (interpretato da Joaquin Phoenix) di Batman. Il dibattito e’ nato soprattutto online dopo i rilievi di qualche critico, secondo cui il film offrirebbe un ritratto troppo benevolo del protagonista, risultando, per alcuni, addirittura, un implicito incitamento alla violenza. Ora intervengono, con una lettera all’ad della Warner Bros Ann Sarnoff, cinque famigliari delle vittime della strage di Aurora (12 morti e 70 feriti) in Colorado, compiuta nel 2012 dall’allora 24enne James Holmes, che apri’ il fuoco in un multiplex durante una proiezione de Il cavaliere oscuro – Il ritorno (terzo capitolo della trilogia su Batman di Christopher Nolan). Stando ai primi articoli, al momento dell’arresto, Holmes aveva detto di identificarsi in Joker, una voce poi smentita dall’avvocato dell’uomo, condannato a 12 ergastoli.

“Quando abbiamo saputo che la Warner Bros stava per distribuire un film chiamato Joker, che presenta il protagonista in una storia delle origini benevola, ci siamo fermati a riflettere” scrivono i famigliari. Ribadendo il loro sostegno alla liberta’ di parola e espressione, non chiedono una messa al bando del film, ma che la Warner Bros sostenga attivamente “la lotta per costruire comunita’ piu’ sicure e con meno pistole” e propongono alla major azioni concrete come usare la propria influenza per promuovere una riforma della legge sulle armi e smettere di contribuire alle campagne di candidati che prendono soldi anche dalla Nra (la lobby delle armi usa) o sono contro tale riforma. Il film e’ “uno schiaffo in faccia” ha detto a Hollywood Reporter una delle firmatarie della lettera, Sandy Phillips, che dopo aver perso nella strage di Aurora una figlia, ha fondato con il marito l’associazione Survivors Empowered. La sua preoccupazione e’ che qualcuno, “che magari sta covando il pensiero di compiere una strage possa sentirsi incoraggiato da questo film”.

Mentre Tom Sullivan, che nella strage ha perso un figlio, non pensa invece che il film “possa innescare atti di violenza”. Intanto il multiplex dove si e’ svolta la strage ha annunciato che non proiettera’ Joker. Le polemiche hanno toccato anche Joaquin Phoenix, che qualche giorno fa ha interrotto un’intervista con The Telegraph, quando gli hanno chiesto dei possibili effetti della violenza della pellicola, per poi tornare dopo un’ora, scusandosi. In un’altra intervista l’attore ha risposto sul tema: “Penso che la maggior parte di noi sappia distinguere la differenza tra giusto e sbagliato – ha detto a Ign -. E quelli che non non sono capaci di farlo, possono stravolgere il senso di qualunque cosa, i versi di una canzone, il passaggio di un libro. Non penso sia responsabilita’ di un filmmaker insegnare la moralita’ o la differenza fra giusto e sbagliato”.

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