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Cronache

È morta Laga, il cane-eroe che scavò e salvo persone tra le macerie di Amatrice

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Lei si chiamava Laga. Era una bellissima esemplare di pastore tedesco. La conoscemmo in tanti in occasione di una tragedia, il terremoto. Lei c’è l’aveva messa tutta per salvare quante più persone dopo il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016. Aveva scavato tra le macerie, trovando morti e superstiti, insieme al suo padrone, Carlo Grossi, infermiere del 118 e conduttore dell’unità cinofila nell’associazione nazionale Carabinieri. Fu Laga a individuare i corpi senza vita dei figli di Carlo, uno di 23 e una di 21, sotto le macerie. Oggi, dopo una lunga malattia, Laga è morta. L’annuncio lo ha dato lo stesso Carlo sul suo profilo facebook: “Ciao Laga. ‘Un addio. È tramontato il sogno. Chiudo l’orizzonte. Ti bacio. E vado via”.

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Cronache

La disfida degli ultra’ che vanno a Roma per la manifestazione del Circo Massimo, la Curva B Napoli prende le distanze

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‘Chi si presenta non ci rappresenta’. Cosi’ su numerosi striscioni apparsi in nottata a Napoli da parte degli Ultras della Curva B che prendono cosi’ le distanze dall’annunciata partecipazione di gruppi di tifosi di destra di tutta Italia alla manifestazione annunciata per domani al Circo Massimo a Roma. ‘Roma 6 6 20 chi si presenta non ci rappresenta. Liberi di tifare. Curva B’. Tra i posti scelti per l’affissione di numerosi striscioni lo stadio San Paolo nel quartiere di Fuorigrotta, via Marina, il quartiere Arenaccia, via Consalvo, il Ponte della Sanita’.

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Cronache

Camorra, racket in quartiere Sanità a Napoli: 4 arresti

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I Carabinieri della Compagnia di Napoli Stella hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, 4 persone gravemente indiziate del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalita’ di aver agito per agevolare le attivita’ illecite del clan camorristico dei Mauro, attivo nella zona cosiddetta “Miracoli” della Sanita’. Il reato di cui sono accusati risale al febbraio 2019.

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Cronache

Sigilli al tesoretto dei clan a Marano: tra i beni dei Simeoli anche una scuola

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C’è pure una scuola, una delle più accorsate della zona, fra i beni sequestrati dai carabinieri ad Antonio Simeoli e ai suoi figli Luigi e Benedetto, già destinatari nel 2013  arrestati perché ritenuti responsabili per i reati di partecipazione ad associazione camorristica denominata clan Polverino, falsità ideologica in concorso, abuso di ufficio e trasferimento fraudolento di valori; condotte per le quali riportavano condanne irrevocabili.
I beni sequestrati nella zona di Marano di Napoli, per un valore di 10 milioni di euro: si tratta due ville da dodici vani complessivi, due garages ed un magazzino-deposito alla via Marano Quarto, sei locali commerciali ubicati alla via San Rocco, un magazzino deposito ubicato alla via della Recca, tre appezzamenti di terreno delle dimensioni complessive di mq 39.220, un immobile adibito a scuola alla via Caracciolo.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro, emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, dal Tribunale di Napoli – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione nei confronti dei proprietari degli immobili, Antonio, Luigi e Benedetto Simeoli. Questo provvedimento arriva dopo una complessa attività investigativa, coordinata dalla DDA di Napoli, che hapermesso di individuare Simeoli padre e poi anche i suoi due figli, dall’inizio degli anni novanta e sino al 2009 allorquando il sodalizio si interrompeva per divergenze di natura economica, tra gli imprenditori di maggior rilievo del clan Polverino.
A seguito di un vero e proprio patto societario occulto, il capo del clan, Giuseppe Polverino, finanziava le imprese dei Simeoli e partecipava al 50% dei relativi introiti, costituendo il reimpiego degli ingenti profitti delle attività criminali (soprattutto di quelli conseguenti all’importazione di stupefacenti) nelle loro iniziative imprenditoriali. Il reimpiego era funzionale non soltanto al personale arricchimento del capo clan ma anche ad alimentare l’ulteriore capitalizzazione dei traffici di droga ed a finanziare le attività illecite del gruppo criminale nelle cui casse venivano versate, a titolo di contributo, somme fisse per ciascun appartamento costruito e tale denaro veniva poi impiegato per il pagamento degli stipendi e per sostenere le spese dell’organizzazione criminale.
Le medesime acquisizioni investigative, intercettazioni ed approfonditi accertamenti patrimoniali, corroborate dalle dichiarazioni precise e concordanti dei collaboratori di giustizia, si estendevano anche ai beni di proprietà della società Garden City Cooperativa Edilizia S.p.a., la quale risultava – secondo gliinvestigatori- di fatto gestita anch’essa dai Simeoli.

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