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È legge la riforma del M5S che taglia 345 poltrone: hanno votato a favore 553, si risparmiano più di 80 milioni annui

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Un applauso dell’Aula proveniente soprattutto dai banchi di M5s, ha salutato l’approvazione definitiva della riforma per il taglio dei parlamentari. Sono 553 i voti a favore della riforma in quarta lettura alla Camera. Ora taglio delle poltrone è una legge costituzionale. Uno striscione con le foto delle poltrone esposto dai parlamentari M5S e accanto ad esso delle gigantesche forbici di cartone, davanti alla Camera dopo il varo della riforma che riduce il numero degli eletti, è la festa dei grillini che portano a casa un’altra riforma storica. “Meno parlamentari uguale più asili nido”, si legge su un cartello.

Con la legge costituzionale a firma di Riccardo Fraccaro, approvata dal Parlamento in quarta lettura, si riduce il numero di senatori da 315 a 200 (esclusi i senatori a vita) e quello dei deputati da 630 a 400. Una rivoluzione del sistema di rappresentanza, ecco cosa cambia:

REFERENDUM ED ENTRATA IN VIGORE.

In base all’articolo 138 della Costituzione dopo l’approvazione a maggioranza assoluta del taglia poltrone, se richiesto, la riforma dovrà essere approvata da un referendum confermativo. Per questo si dovrà attendere tre mesi, per dare modo a un quinto dei membri di una Camera, o 500 mila elettori, o cinque consigli regionali, di chiedere la consultazione popolare. Se questo dovesse succedere, si voterebbe a maggio-giugno 2020: poi, in caso di conferma del testo, scatterebbero i 60 giorni concessi al governo per ridisegnare i collegi arrivando così a settembre 2020. In caso di conferma la proposta di legge entrerà in vigore e saranno modificati gli articoli della Costituzione 56 e 57 che determinano il numero dei parlamentari.

LA QUESTIONE DELLA RAPPRESENTANZA

Con il taglia poltrone a Camera e Senato si riducono anche i seggi dei parlamentari eletti all’estero. I deputati passano da 12 a 8 e i senatori, da 6 a 4. Per quanto riguarda l’Italia a Montecitorio ora ci sarà un deputato per ogni 151.210 abitanti (oggi 96.006) e a Palazzo Madama un senatore per ogni 302.420 abitanti (ora 188.424). A livello territoriale per entrambi i rami del parlamento si avrà una riduzione delle circoscrizioni, ad esempio alla Camera la circoscrizione Sicilia 1 passerà da 25 a 15 deputati, Lazio 2 da 20 a 12, mentre Umbria e Basilicata passeranno da 7 a soli 3 eletti. Una taglio che toccherà anche le regioni del Nord e del Sud con il Friuli che avrà un taglio del 42,9% dei rappresentanti in Senato, mentre alla Camera la sforbiciata arriverà al 38,5%.

CORRETTIVI DELLA MAGGIORANZA

L’accordo di maggioranza sul pacchetto di ‘correttivi’ da affiancare al taglio dei parlamentari prevede prima di tutto una nuova legge elettorale. Il testo, secondo l’accordo, dovrà essere presentato entro dicembre 2019, ma al momento non è stato ancora deciso su quale sistema convergere. Il Partito democratico, viene spiegato, sponsorizza una base proporzionale con un doppio turno con premio nazionale. Sempre entro dicembre dovranno essere presentate le modifiche per fare in modo che i presidenti di Regione siano presenti in Senato quando si discutono le leggi sull’autonomia differenziata e la sfiducia costruttiva a camere riunite. Entro ottobre invece dovranno essere avviate tre riforme costituzionali: modifica della base territoriale di elezione del Senato (da regionale a circoscrizionale come alla Camera); rendere uniforme l’elettorato attivo e passivo dei due rami del Parlamento (18 e 25 anni sia per Camera che per Senato); infine la diminuzione, a fronte del taglio dei parlamentari del numero di delegati regionali per l’elezione del capo dello Stato.

RISPARMIO

La riduzione di 230 deputati porterà un risparmio di 52,9 milioni di euro ogni anno, mentre in Senato, con un taglio di 115 membri circa 28,7 milioni di euro ogni anno. Tra Camera e Senato, quindi, i risparmi sarebbero 81,6 milioni di euro ogni anno.

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Mattarella alla Casa Bianca assiste al solito show del solito Donald Trump caricatura di se stesso

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Donald Trump rassicura subito il presidente Sergio Mattarella. “Italia e Stati Uniti mai così vicini” assicura Trump ricordando i legami profondi che legano i due Paesi. Ma Mattarella e Trump sono molto diversi. Pacato e riflessivo il primo; troppo esuberante e talvolto sguaiato il secondo. E questo lo si vede e lo si capisce plasticamente alla Casa Bianca dove il clima non è certo quello compassato e tranquillo del Quirinale. Certo nessuno avrebbe immaginato nell’entourage di Mattarella il solito show del tycoon. Ma oramai è sempre lo stesso spettacolo che regala ogni volta che riceve un leader straniero.

Già nello Studio Ovale, per i tradizionali convenevoli davanti alla stampa prima di iniziare il vero e proprio faccia a faccia, Mattarella deve fare i conti con un Trump a mille all’ora, che non guarda in faccia a nessuno e che passa da un argomento all’altro come se nulla fosse. Anche stavolta il presidente americano non perde occasione per inscenare quello che di fatto e’ un monologo, dai dazi alla Siria, passando per il 5G. Su ogni punto è un martellamento, relegando l’ospite quasi al ruolo di comparsa. Ma Mattarella sembra non starci e, in maniera sempre pacata ma ferma, si riprende la parola: come a dire, “adesso tocca a me”. E qualcuno fa notare anche un’impercettibile smorfia del capo dello Stato che forse tradisce un po’ di nervosismo. Dopo il lungo faccia a faccia privato, nella conferenza stampa congiunta – trasferita dal Rose Garden alla East Room della Casa Bianca a causa della pioggia battente – va in onda la stessa scena. Quello di Trump è un vero e proprio comizio fiume, ogni regola prestabilita sulle domande ai due capi di Stato salta, e Mattarella è costretto quasi a fatica a prendersi la parola. Un giornalista si alza per porgli la sua domanda ma a rispondere e’ Trump. Il presidente della Repubblica espone con grande chiarezza la posizione dell’Italia su dazi, Turchia e via dicendo, ma su ogni argomento il tycoon vuole sempre l’ultima parola.

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M5S, è Gianluca Perilli il capogruppo in Senato: battuto Toninelli per 3 voti

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È Gianluca Perilli il nuovo capogruppo M5s al Senato. Al ballottaggio il capogruppo vicario uscente ha ricevuto 47 voti contro i 44 andati a Danilo Toninelli che in pochi mesi non è più ministro delle infrastrutture e non è diventato capogruppo come pure sembrava dovesse andare.

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È morto Paolo Bonaiuti, lo storico ex portavoce di Silvio Berlusconi che lo ricorda con affetto

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Dopo una lunga malattia è morto a Roma Paolo Bonaiuti, giornalista, ex portavoce di Silvio Berlusconi. Toscano, 79 anni, prima di assumere l’incarico che lo ha visto per anni al fianco del Cavaliere, ha avuto una serie di esperienze giornalistiche fino a diventare vicedirettore del Messaggero. È stato eletto deputato per la prima volta nel 1996, poi sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Berlusconi presidente. “Piango la scomparsa del senatore Paolo Buonaiuto, ha detto Silvio Berlusconi. A lui, che era un giornalista di successo, chiesi di diventare il mio portavoce e di accompagnarmi nella mia esperienza alla Presidenza del Consiglio dove è stato a lungo un apprezzato Sottosegretario”.

Nel 2014 aveva lasciato Forza Italia per aderire al  Nuovo Centro Destra  e nel 2017 era passato ad Alternativa popolare. “Una figura professionale e garbata, di grande spessore umano”: l’intero mondo politico ha espresso il cordoglio per la sua scomparsa.

 

 

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