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Cronache

È Cassazione: ai riders le stesse tutele del lavoro subordinato

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Ai ciclofattorini delle consegne a domicilio vanno applicate le tutele del lavoro subordinato, come previsto dal Jobs Act, nella forma ‘ibrida’ delle “collaborazioni organizzate dal committente”. Lo ha stabilito la Cassazione respingendo il ricorso di Foodinho, nel contenzioso tra Foodora e cinque riders di Torino.

“Dal primo gennaio 2016 – spiega la sezione Lavoro della Cassazione (sentenza n. 1663) – si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato tutte le volte in cui la prestazione del collaboratore abbia carattere esclusivamente personale e sia svolta in maniera continuativa nel tempo e le modalita’ di esecuzione della prestazione, anche in relazione ai tempi e al luogo di lavoro, siamo organizzate dal committente”.

Questo perche’, spiegano i giudici, “quando l’etero-organizzazione, accompagnata dalla personalita’ e dalla continuita’ della prestazione, e’ marcata al punto da rendere il collaboratore comparabile ad un lavoratore dipendente, si impone una protezione equivalente e, quindi, il rimedio dell’applicazione integrale della disciplina del lavoro subordinato. Si tratta di una scelta politica legislativa volta ad assicurare al lavoratore la stessa protezione di cui gode il lavoratore subordinato, in coerenza con l’approccio generale della riforma, al fine di tutelare prestatori evidentemente ritenuti in condizione di ‘debolezza’ economica, operanti in una ‘zona grigia’ tra autonomia e subordinazione, ma considerati meritevoli comunque di una tutela omogenea”.

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Coronavirus, infermiera aggredita a sputi in faccia con la minaccia del contagio: non se ne parla perchè accade a Mestre

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Ve lo ricordate quel balordo che per una presunta eccessiva attesa di un tampone al Cotugno di Napoli sputò in faccio ad un infermiere? Ebbene quella bestia finì su tutti i telegiornali nazionali. Nel frullatore mediatico del main stream italiano una notizia così succulenta non deve mai mancare se arriva da Napoli. Ebbene da Mestre arriva la storia, anche peggiore, di una povera infermiera aggredita a sputi in faccia al termine del turno di lavoro nel Distretto sanitario di Mestre. Questo è accaduto dentro i locali dell’Ulss locale. Ma pare che i dieci medici e i 14 dipendenti della Medicina che garantiscono il servizio sanitario in questo posto hanno paura. Ed hanno chiesto condizioni di sicurezza minima perchè in mancanza l’attività potrebbe essere interrotta.  Da quanto si è potuto verificare lo sputatore sarebbe un pusher che, senza clienti, non trovano altro da fare che scaricare la propria rabbia su chi si trova a passare da quelle parti, a ridosso della stazione ferroviaria. Quando va bene sono insulti, quando va male sono sputi. Ricalcando, mutatis mutandis, la minaccia del contagio da Hiv di chi per le rapine per strada brandiva la siringa con l’ago sporco di sangue. Un’arma, lo sputo, utilizzata anche contro gli agenti che sono intervenuti per un controllo.

L’episodio dello sputo sulla povera infermiera ha scosso tutto il personale del poliambulatorio: “La situazione è difficile per noi sanitari in più ci si mettono anche questi personaggi che sinceramente non so cosa vogliano: intimidirci con l’incognita di trasmetterci il coronavirus sputandoci in faccia?”. Bella domanda.

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Voghera, il virus falcidia una famiglia intera: padre e due figli morti, mamma gravissima

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È una intera famiglia quella che è stata falcidiata dal Coronavirus. Siamo a Voghera. Ed è la famiglia Bertucci ad aver subito perdite pesantissime. Prima sono morti i due figli di 54 e 46 anni, Daniele e Claudio Bertucci, che per il Coronavirus erano stati ricoverati all’ospedale di Voghera. Ieri è toccato al papà Alfredo Bertucci, 86 anni, storico fabbro della cittadina in provincia di Pavia, mentre la moglie è ricoverata in gravi condizioni. I due fratelli sono morti a distanza di due giorni l’uno dall’altro. Si erano ammalati quasi contemporaneamente e insieme erano stati ricoverati in ospedale, a Voghera. Anche il padre, Alfredo Bertucci, fabbro molto conosciuto a Voghera: è morto ieri mattina all’età di 86 anni. La moglie è grave in ospedale.

Tutto è cominciato con una lieve febbre, che si è fatta sempre più insistente e non accennava a scendere.
Una mattina le condizioni di Daniele Bertucci si sono aggravate ed è stato necessario il ricovero in ospedale. Nel frattempo si era ammalato anche il fratello, Claudio. Un decorso analogo, fino alla morte, arrivata inaspettata.
Al fratello Daniele, che era già provato dalla malattia, i parenti hanno tenuto nascosto il dramma familiare.
Mercoledì è arrivata dall’ospedale la notizia dell’aggravamento improvviso delle condizioni di salute e anche Daniele, come il fratello, è morto.

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Autista del 118 muore a Pozzuoli: 6 giorni per avere il risultato del tampone

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Quando è arrivato in ospedale, a Pozzuoli, al Santa Maria delle Grazie,  aveva problemi respiratori. In meno di 24 ore Enzo Lucarelli, 46 anni,  volontario della Croce Italia, è morto. Il suo ricordo sulla pagina Facebook ‘Nessuno tocchi Ippocrate’: “Oggi salutiamo per sempre e rendiamo omaggio ad uno dei valorosi guerrieri che stanno affrontando questa emergenza in prima linea senza le armi adeguate: Enzo Lucarelli. Autista 118 di Pozzuoli, strappato via dal coronavirus. A quanto riferiscono i conoscenti era da 6 giorni in attesa del tampone che alla fine e’ risultato positivo, ieri sarebbe andato in ospedale per difficoltà respiratoria e dopo poche ore è deceduto! Lascia una moglie ed un figlio piccolo. Onore a te!”.

Lucarelli aveva comunicato alla Croce Italia presso la quale prestava servizio agli inizi della passata settimana di essere positivo al virus e per questo motivo è stato fatto il tampone ad una ventina di persone con le quali era entrato in contatto l’autista. Per loro si è ancorai attesa dei risultati. Enzo Lucarelli quando  è arrivato al Santa Maria delle Grazie era in una situazione già compromessa a causa di alcune patologie pregresse. L’Asl Napoli 2 Nord in una nota ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia dell’operatore deceduto.

 

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