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Dopo lo stop all’Altoforno 2 Mittal mette 3.500 lavoratori in cigs

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Peggio di cosi’ non poteva andare. Il tavolo previsto domani al Mise con i sindacati, al quale partecipera’ il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, ha in menu la notizia che l’Altoforno 2 deve essere spento per realizzare i lavori di messa in sicurezza, e la conseguente decisione di ArcelorMittal di mettere in cassa integrazione straordinaria 3.500 lavoratori. L’azienda non ha voluto aspettare nemmeno che i Commissari Straordinari decidessero di fare appello al Tribunale del Riesame. Anzi – sottolineano i sindacati – ArcelorMittal vuole sostituire l’attuale cassa integrazione ordinaria per crisi congiunturale (e quindi temporanea) in cassa integrazione straordinaria, cioe’ strutturale e quindi anticamera del licenziamento. Attualmente, a causa del calo della produzione ArcelorMittal ha gia’ messo in cigo 1.273 lavoratori. Dopo la chiusura dell’Afo 2, il numero sale a 3.500, tutti in cigs. Cifra che si avvicina pericolosamente ai 4.700 esuberi previsti dall’ultimo piano presentato ai sindacati al Mise e rigettato dal Governo. Dopo quattro anni, il giudice di Taranto Francesco Maccagnano, non se l’e’ sentita – soprattutto dopo gli ultimi richiami del presidente della Repubblica Mattarella – mettere in secondo piano il valore della sicurezza sul lavoro, concedendo l’ennesima proroga. Non ha piu’ potuto “proseguire ulteriormente” quel “bilanciamento di interessi” che ha finora sempre visto la sicurezza sul lavoro messa in secondo piano. Di “termine intermedio”, per permettere a Afo 2 di continuare a produrre ed effettuare la messa in sicurezza, ne e’ stato abbondantemente concesso ai diversi Commissari Straordinari che si sono succeduti dell’Ilva. Quattro anni appunto, quattro e mezzo dalla morte di Alessandro Morricella, deceduto dopo giorni di agonia per le ustioni gravissime causate da una fiammata mentre misurava la temperatura di una colata di ghisa. “Il Tribunale – ricorda il segretario generale della Fim-Cisl Marco Bentivogli – aveva prima dato 3 mesi per ottemperare le prescrizioni, il Governo di allora aveva chiesto giustamente piu’ tempo, un anno. Dopo 4 anni non e’ stato fatto nulla e si chiedono altri 16 mesi. Ora sarebbe utile verificare perche’ i Commissari non hanno fatto nulla (neanche impugnato le ordinanze) e se il custode giudiziario ha segnalato le inadempienze”. L’Afo2 e’ pericoloso perche’ il suo campo di colata non ha le tecnologie di automazione che impediscano qualsiasi contatto umano con la ghisa liquida sia per liberare ostruzione di fori di colata, sia per la rilevazione della temperatura della ghisa. Tale deficit di sicurezza e’ peraltro presente anche negli altri 2 altoforni ancora attivi Afo1 e Afo4. Secondo quanto riferisce Bentivogli, solo 20 giorni fa sarebbe partito dalla cassa dell’Amministrazione Straordinaria il bonifico alla Paul Wurth per pagare gli interventi da effettuare. Con quale animo i sindacati si presenteranno domani al tavolo del Mise lo si capisce dalle dichiarazioni furibonde. “Mittal usa i lavoratori come scudi umani. Approfitta della decisione del giudice per ottenere i risultati che si era prefissata” dice il segretario generale della Uilm Rocco Palombella. Spento l’Afo2, Taranto marcerebbe solo con l’Afo 1 e l’Afo 4 che insieme arrivano a produrre appena 3.600 tonnellate l’anno.

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Tirrenia ferma i traghetti, stop ai collegamenti con le isole: è scontro Onorato-commissari

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I traghetti della Tirrenia sospendono i collegamenti con Sicilia, Sardegna e isole Tremiti. E’ l’effetto della mossa a sorpresa dell’armatore Vincenzo Onorato dopo il sequestro dei conti correnti di Cin (acquistata nel 2015 da Onorato) eseguito dai commissari. Una decisione che scatena uno scontro acceso tra gli stessi commissari, che contestano le dichiarazioni “strumentali”, e l’armatore napoletano che parla di azione “irresponsabile” e chiede l’intervento del Governo che replica duramente all’armatore. “Per mesi Tirrenia non ha risposto alle richieste dei commissari e ora non puo’ scaricare le responsabilita’ sulla politica”,dice la ministra Paola De Micheli. “Il presidente Onorato e’ stato convocato da me e dal Ministro Patuanelli per rendere conto del comportamento di un’impresa che deve gestire un’attivita’ di trasporto di servizio pubblico con soldi pubblici. La pazienza ha un limite e il limite e’ stato superato”.

La decisione di sospendere gia’ da oggi tutte le corse dei traghetti Tirrenia verso Sardegna, Sicilia e Tremiti arriva a meta’ mattinata, affidata ad una nota di Tirrenia Cin. Il motivo, si spiega, la decisione dei commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria, “malgrado Cin abbia piu’ volte comunicato la propria disponibilita’ ad offrire garanzie di pagamento”, di eseguire “in questo momento cosi’ drammatico per il Paese, un sequestro conservativo sui conti correnti di Cin”: un blocco che nonostante la liquidita’ della societa’, si spiega, ne “impedisce l’operativita’” e paralizza la compagnia. La replica dei commissari e’ irritata. Il sequestro e’ “per legge un atto dovuto” e rappresenta un “rimedio indifferibile a tutela dei creditori”, spiega la terna composta da Stefano Ambrosini, Beniamino Caravita e Gerardo Longobardi, che replica punto su punto per poi chiosare: “il tentativo di Cin di strumentalizzare a proprio favore il drammatico frangente in cui si trovano l’Italia e il mondo intero si commenta davvero da se'”. Accuse cui risponde a questo punto direttamente Onorato, che sferra l’affondo, chiedendo che il Governo intervenga sui commissari richiamandoli al “senso di responsabilita’”. Al di la’ della polemica, la decisione fa scattare l’allarme nelle isole interessate. “Se bloccano la nave, qui si ferma la vita”, avverte il sindaco dell’Arcipelago delle Tremiti, dove Tirrenia e’ l’unica ad occuparsi del trasporto di beni di prima necessita’, tra cui il carburante per la centrale elettrica e i container carichi di rifiuti. Il Governo pero’ interviene subito, attraverso i Ministeri dei Trasporti e dello Sviluppo per garantire i trasporti per le isole. “In questa fase critica per il Paese, in emergenza COVID-19, attraverso l’operativita’ di altri armatori non ci saranno problemi di trasferimento delle merci, in particolare alimentari e farmaceutiche, e di collegamenti con la Sicilia, la Sardegna e le isole minori”, assicura una nota del Mit, aggiungendo che, in caso di particolari necessita’ o imprevisti, si attuera’ un piano straordinario per tutti i collegamenti. Intanto per la Sardegna si attiva lo stesso Onorato, che per “un obbligo morale” verso l’isola cui e’ legata da piu’ di un secolo la sua famiglia, ripristinera’ quanto prima la tratta Civitavecchia-Olbia con una nave Moby.

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Economia Italiana già in frenata prima dello shock da Coronavirus

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L’economia italiana “perdeva vigore” gia’ prima che deflagrasse l’emergenza Coronavirus. La Brexit, la guerre commerciali e il rallentamento della locomotiva tedesca avevano fiaccato le prospettive di crescita, generando “incertezza” a livello internazionale. La diagnosi arriva dall’Istat. Ma i fattori di rischio presenti sul finire del 2019 nulla hanno a che vedere con lo shock innescato dall’epidemia, di cui, sentenzia l’Istituto di statistica, “e’ ancora impossibile prevedere sviluppi ed effetti”. Guardando a quel che e’ stato, al 2019, secondo quanto ricostruito dall’Istat nel rapporto sulla competitivita’, la partita che conta l’hanno giocata Usa e Cina. O meglio, le tensioni tariffarie tra i due giganti. Nell’area euro qualcosa si e’ mosso, anche se alla fine i ‘piu” vengono neutralizzati dai ‘meno’. Ecco che l’Italia ha un po’ accorciato le distanze con la Germania, prima manifattura del Vecchio Continente, ma allo stesso tempo ha perso terreno nei confronti di Francia e Spagna. C’e’ poi da dire che il recupero sui tedeschi e’ stato merito, piu’ che di un nostro balzo, di un loro arretramento. Alla fine, scrive l’Istat, nella graduatoria Ue l’Italia rimane dove era: il differenziale tra l’Italia e l’area euro resta pressoche’ “stabile”, vicino “a un punto percentuale”, calcola l’Istat. Tra le zavorre, almeno nella prima parte del 2019, compare anche “l’andamento del costo del lavoro”. Trend, si legge nel Rapporto, che in Italia e’ risultato “piu’ vivace rispetto ai tre partner europei (in particolare per la componente degli oneri sociali)”. Probabilmente ha inciso il venire meno di alcuni sgravi. Che la questione rappresentasse una criticita’ era comunque noto. Da qui, infatti, il taglio del cuneo fiscale. Anche stavolta a fare da ancora di salvezza in acque agitate e’ l’export. Nonostante il rallentamento generale delle scambi con l’estero, l’Italia ha disgelato una curva “piu’ brillante” (+2,3%) rispetto alla Germania (+0,7%) e alla Spagna (+1,5%), e i beni italiani hanno aumentato le proprie quote di mercato in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Stati Uniti. Stando allo studio dell’Istat la strategia di Roma ha pagato. Lo scorso anno le nostre imprese avrebbero reagito al rallentamento globale “concentrandosi sui mercati dove sono piu’ presenti, difendendo o allargando le proprie quote”. Tutto cio’ potendo puntare su settori competitivi come gli alimentari, l’abbigliamento e l’elettronica. Quelle tedesche invece si sarebbero orientate alla ricerca di nuovi prodotti e sbocchi. Quanto l’economia italiana poggi sull’esportazione, lo dimostra anche quello che l’Istat definisce “una simulazione puramente tecnica” ma che in tempi di Coronavirus fa riflettere: un azzeramento delle vendite oltre confine significherebbe perdere il 27% della produzione.

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“Pochi soldi per gli aiuti”, i comuni chiedono di più ma per ora si accontentano

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I comuni chiedono di più per fronteggiare l’altra emergenza del coronavirus, quella dell’aumento della poverta’. Sono favorevoli al pacchetto di misure predisposto dal governo per fronteggiare i bisogni dei meno abbienti ma anche dubbiosi sull’esiguita’ delle risorse messe in campo. Nelle file dell’Anci c’e’ apprezzamento per la centralita’ assegnata ai sindaci, ma anche tanta preoccupazione per la gestione concreta dell’erogazione delle risorse sui territori. Il vicepresidente Roberto Pella giudica appena sufficienti i 400 milioni stanziati per cibo e buoni spesa e chiede di stanziare un miliardo. Sul disagio economico poi insiste anche l’allarme della Commissione Antimafia, che parla di un combinato disposto “su cui le mafie sono pronte ad approfittare”. “Quattrocento milioni possano bastare soltanto fino alla prima meta’ di aprile, bisogna pensare invece ai mesi che verranno, e la cifra di 1 miliardo puo’ essere una prima risposta efficace per gli 8mila comuni italiani”, spiega Pella. Questo perche’ “le famiglie sono molto provate e il numero delle richieste e’ destinato ad essere molto alto”. I dubbi dei Sindaci riguardano anche l’utilizzo degli attuali 4,3 miliardi del Fondo di Solidarieta’ Comunale (Fsc), destinato finora alle necessita’ sui territori e che per forza di cose “dovra’ essere rifinanziato”. Unanime poi la richiesta affinche’ le misure del governo possano consentire “di poter operare ‘su misura’ per soddisfare le esigenze dei territori, soprattutto a sud, tenendo conto degli indici di poverta’ locali”. Mugugni arrivano da Nord a Sud, da amministratori che temono di passare dal dramma coronavirus a quello sociale in una interminabile continuita’ emergenziale. Tranchant il sindaco di Treviso Mario Conte, che e’ anche presidente di Anci Veneto, che parla di “elemosina ai Comuni” e chiede di stanziare almeno 5 miliardi di euro. I dubbi sulla capacita’ di rimediare a quella che giudica “un’emergenza sociale” li esprime anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, secondo il quale 400 milioni per le derrate alimentari potranno bastare “solo per qualche settimana”. Ci sono poi i sindaci della Lega dell’Emilia Romagna, per i quali “non un euro di nuove risorse il premier ha fatto arrivare”, in piu’ annunciando fondi “che sono gia’ dei Comuni (Fsc), che proprio questo governo aveva tagliato”. Sulla stessa linea i primi cittadini lombardi del Carroccio: “non c’e’ limite al peggio” commenta il sindaco di Lodi Sara Casanova che parla di “una presa in giro per i Sindaci che in questi giorni sono in prima linea ad affrontare l’emergenza”. Non e’ convinto neanche il sindaco di Potenza Mario Guarente (Lega): “i 400 milioni sono la sola cifra aggiuntiva reale, mentre i 4,3 miliardi di euro sono un anticipo sul fondo di solidarieta’ comunale, divisi per ottomila Comuni italiani daranno una cifra pro capite compresa fra 14 e 28 euro per le famiglie in difficolta’ in una citta’ come Potenza”. Qualche giudizio non favorevole arriva anche dalle Regioni. La governatrice della Calabria, Jole Santelli, parla di “una messa in scena umiliante per i cittadini”. “Rispetto all’annuncio roboante di 4,3 miliardi che rischia di ingenerare aspettative dei cittadini nei confronti degli amministratori locali, l’unico trasferimento destinato ai comuni per il sostegno alle fasce piu’ deboli – osserva – e’ rappresentato dai 400 milioni che la protezione civile suddividera’ per gli 8100 comuni presenti sul territorio”. Di “bomba sociale” parla il presidente della regione siciliana Nello Musumeci, ricordando lo stanziamento da parte della sua giunta di “ben 100 milioni destinati esclusivamente all’assistenza alimentare”, quindi “sono ben contendo che su questo esempio il governo nazionale ha adottato altri provvedimenti”. Soddisfatto a meta’ il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (nella foto in evidenza): “qualcosa e’ meglio di niente, ma non sono 4 miliardi, ma 400 milioni in piu’. Non sono per tutta la popolazione, molti cittadini non avranno bisogno del buono spesa, saranno ripartiti per quelle persone che hanno bisogno di avere una mano e i sindaci sapranno come utilizzarli”.

Di seguito la lista completa degli ottomila comuni con relative risorse da distribuire.

 

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