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Donna uccisa a colpi pistola in auto, un fermato

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Uccisa su un’auto a colpi di pistola, nel parcheggio di un supermercato alla periferia di Cuneo. E’ morta cosi’ Mihaela Apostolides, 44 anni, originaria di Bucarest, in Romania, ma da qualche anno residente a Saluzzo (Cuneo). La polizia l’ha trovata riversa nel sangue sul sedile del passeggero di una Fiat Panda bianca. Accanto all’auto, in stato confusionale, Francesco Borgheresi, 42 anni, originario di Firenze ma residente a Pinerolo (Torino). E’ stato l’uomo, una mano ferita per la quale e’ stato trasportato all’ospedale e operato, a chiamare il 112 e ad attendere le volanti, che l’hanno fermato. Dai primi accertamenti degli investigatori, si tratterebbe di un delitto passionale, anche se del rapporto tra i due si sa ancora poco. Di certo, al momento, c’e’ che lei, disoccupata, e lui, militare ma non di stanza in Piemonte, si conoscevano da almeno due anni, da quando cioe’ erano stati fermati insieme, per un controllo, nel Cuneese. Da allora nient’altro, per ora, che aiuti a far luce su questo femminicidio, il primo in Piemonte da quando le misure per il contenimento del coronavirus sono state allentate. Con la polizia e gli esperti della scientifica sul luogo del delitto e’ arrivato anche il pm Alberto Braghin. Tocchera’ al magistrato interrogare il fermato e cercare di far luce sul delitto. A sparare e’ stata una pistola di piccolo calibro, acquistata a Firenze e regolarmente detenuta dall’uomo, il porto d’armi trovato a bordo dell’auto in cui si e’ consumato il delitto. Almeno quattro i colpi esplosi, due dei quali hanno centrato la vittima al petto. Senza lasciarle scampo. Era pomeriggio e nella zona i colpi di pistola sono stati sentiti chiaramente. Diverse le chiamate ricevute al 112, compresa quella di Borgheresi, che ha vagato nel piazzale del parcheggio fino all’arrivo della polizia. Sara’ dunque l’uomo, non appena le sue condizioni lo consentiranno, a chiarire che cosa sia accaduto in quell’auto e perche’ abbia sparato e ucciso.

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Gragnano, scampa ad un agguato un 21enne: è la vendetta per la morte di un ragazzino avvenuta stamane?

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Potrebbe essere la risposta all’omicidio di un ragazzo di appena 17 anni e al ferimento di un uomo di 30 anni, l’agguato al quale è scampato questa mattina a Gragnano, verso le 5 del mattino, cioè un’ora dopo il primo episodio, un 21enne incensurato che era a bordo della sua auto.
Due individui a piedi pare che abbiano sparato nei suoi confronti 6/7 colpi d’arma da fuoco ferendolo di striscio a un braccio.
Il giovane, fuggito a Castellammare dalla propria zia, si è presentato presso la caserma dei Carabinieri di Gragnano intorno alle 8,30 per sporgere denuncia. Solo dopo si è recato in ospedale. Indagano i Carabinieri insieme alla Polizia di Stato. Rilievi a cura dell’Arma dei carabinieri che ha sequestrato l’auto del giovane. Non si esclude alcuna pista. Ma se si mettono insieme i due episodi si capisce che anche se gli investigatori mantengono il più stretto riserbo, sono collegati fra loro. Alle 4 del mattino un’Audi Q3 arriva all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia: a bordo due feriti. Un ragazzo che non ha ancora 18 anni gravissimo che muore tra le braccia del personale sanitario prima di entrare in sala operatoria ed un trentenne che era alla guida, è grave ma è stato sottoposto ad un intervento chirurgico e non sembra essere in pericolo di vita. Entrambi sono stati accoltellati, più volte. Il ragazzino sarebbe imparentato con un personaggio di rilievo della camorra della zona.

Secondo una prima ricostruzione, con pochissimi dettagli perché il riserbo come abbiamo detto è strettissimo, ci sarebbe stata una violenta lite a Gragnano, culminata con la morte del giovanissimo e il ferimento del 30enne. Un’ora dopo il tentativo di due individui di uccidere un 21 enne, sempre a Gragnano, a poca distanza dal luogo dove è avvenuto il precedente episodio.

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Elezioni, Catello Maresca: “Sono orgoglioso della mobilitazione popolare intorno al mio nome ma non sarò il candidato di nessun partito”

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In merito alle indiscrezioni che vogliono il magistrato Catello Maresca candidato alla Regione Campania, il dottor Maresca spiega: “Devo constatare con grande soddisfazione che attorno alla mia persona si sta formando una imponente mobilitazione civile. Ho provato, senza successo, a ringraziare uno ad uno tutti coloro che mi hanno espresso vicinanza e che mi spingono a rappresentarli in un nuovo diverso concetto di politica. Una idea fondata non solo sulla competenza, ma sulla concreta dimostrazione di capacitá operativa, professionalità ed efficacia. Il modello, l’unico modello che mi piace rappresentare, è quello in cui LO STATO VINCE SEMPRE”.

Sul suo collegamento a questo o quel partito il magistrato antimafia precisa: “Devo però con amarezza ancora constatare come ci siano state troppe fughe in avanti, tentativi di mettere il cappello su una operazione che fino ad oggi è solo della società civile.
Tali atteggiamenti non hanno mai fatto parte del mio modo di pensare, ne’ tantomeno rappresentano un buon inizio rispetto ad una mia personale e convinta idea di politica assolutamente diversa. Con la gente e per la gente. Una cosa deve essere chiara a tutti: non sarò mai il candidato di nessun partito”.
“La mia storia di magistrato antimafia, il mio attuale ruolo istituzionale, il mio percorso di serio ed efficace impegno civile e la mia onestà intellettuale – precisa Maresca- lo esigono prima di ogni altra cosa. In tal senso non sono disponibile ad accettare in alcun modo strumentalizzazioni o speculazioni sul mio nome”.

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Arrestato l’orco che drogava e violentava una bimba, poi vendeva online il video degli abusi

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La storia se provata – scriviamo così perché fatichiamo a credere a tanto orrore- sarebbe davvero allucinante. Un uomo della zona di Como è stato arrestato dalla polizia postale di Milano con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina, un piccolina che ancora non andava a scuola:  l’orco l’avrebbe drogata prima di violentarla poi avrebbe filmato tutto e avrebbe diffuso le immagini a pagamento nel web. Anzi, nei bassifondi della rete, in quei meandri oscuri di abiezione che costituiscono il ‘deep web’.

A scoprirlo i poliziotti che indagavano su questa parte del web meno conosciuta ma utilizzata per ogni specie di traffico illecito. S.T., disoccupato non si era curato di coprire bene le tracce in Internet così si è giunti alla sua identificazione tracciando l’ip e geolocalizzandolo: sul suo computer aveva centinaia di video pornografici con bambini e ragazzi, migliaia di fotografie ed altro materiale pedopornografico. Video che erano stati segnalati dagli USA in pieno lockdown. L’uomo avrebbe drogato la piccola con un prodotto acquistato in rete e che, secondo quello che lui stesso scriveva, non lasciava tracce nell’organismo, poi violentava la piccola e riprendeva tutto con la sua telecamera. Infine metteva in vendita il video online, video che presumibilmente avrebbero dovuto acquistare utilizzando criptovaluta, ovvero bitcoin. L’arresto è avvenuto a Como ma poi tutto il materiale dell’inchiesta è stato inviato alla DDA di Milano.

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