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Diabete, la dieta Mediterranea migliora la salute del cervello

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La dieta Mediterranea in aiuto dei pazienti con diabete di tipo 2: seguire questo modello alimentare – che prevede il consumo di frutta, verdura, legumi, pesce e cereali – ha infatti dimostrato di portare dei benefici alle funzioni cognitive e alla memoria dei malati, rispetto a soggetti con o senza diabete che seguivano altri regimi alimentari. Lo evidenzia un studio su oltre 900 pazienti presentato al congresso dell’Associazione americana di diabetologia (Ada). I ricercatori hanno seguito 913 pazienti nell’ambito del Boston Puerto Rican Health Study per due anni ed hanno appunto evidenziato come la dieta Mediterranea si riveli benefica per la salute del cervello nei pazienti con diabete di tipo 2 ed un buon controllo della glicemia. I nutrienti tipici della dieta Mediterranea, infatti, riducono i processi infiammatori e ossidativi del cervello. Tali benefici si manifestano anche nei soggetti non affetti da diabete, ma nei pazienti diabetici l’abbondanza di legumi e cereali integrali tipica della dieta Mediterranea puo’ aiutare a mantenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue oltre che migliorare appunto le funzioni cognitive. Nello studio, i pazienti esaminati sono stati sottoposti a test per il controllo della memoria, delle funzioni cognitive e abilita’ di esecuzione.

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Impeachment, c’è l’audio rubato di Trump che chiede di licenziare l’ambasciatrice Usa a Kiev

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L’audio rubato in cui Donald Trump si sentirebbe chiedere la rimozione dell’ex ambasciatrice Usa in Ucraina Marie Yovanovitch, e’ stato consegnato alla commissione intelligence della Camera per essere esaminato. A consegnarlo sono stati i legali di Lev Parnas, l’ex socio di Rudolph Giuliani che sarebbe l’autore della registrazione effettuata nel corso di una cena privata nell’aprile del 2018. L’audio potrebbe rafforzare la richiesta dei democratici di ammettere nuove prove e testimonianze al processo per l’impeachment in corso al Senato.

Nell’audio si puo’ ascoltare la voce di Trump dire: “Cacciatela via”. Il riferimento e’ all’ex ambasciatrice Usa in Ucraina, Marie Yovanovitch, per gli accusatori di Trump silurata perche’ considerata non gradita dalla Casa Bianca e un ostacolo alle pressioni sul governo di Kiev per avviare indagini sui Biden e sui democratici Usa. La registrazione, diffusa da Abc News, risalirebbe al 30 aprile 2018, un anno prima che l’ex ambasciatrice venisse effettivamente richiamata, e cattura un colloquio tra il presidente americano e i due soci di Rudolph Giuliani coinvolti nell’Ucrainagate. Si tratta di Lev Parnas e Igor Fruman, che il tycoon ha sempre negato di aver conosciuto nonostante ci siano alcune foto che lo ritraggono insieme ai due. “Dobbiamo sbarazzarcene subito, domani, non mi importa niente, ok?”, insiste Trump nell’audio.

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Esteri

Macron tira dritto sulle pensioni, la piazza non molla

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Al 51esimo giorno, Emmanuel Macron ha avuto la sua riforma delle pensioni, contestata da una maggioranza di francesi e ottenuta nonostante una serie di scioperi e manifestazioni senza precedenti nel Paese. La mobilitazione, meno massiccia, non ha perso in determinazione. Il presidente, accusato di imporre “una riforma ingiusta”, contrattacca: “Non siamo in una dittatura”. Ad aumentare la rabbia dei sindacati che si oppongono ancora al nuovo regime “universale” e “a punti” per le pensioni – in prima linea la Cgt – e’ stata la formulazione definitiva della legge, approvata oggi dal Consiglio dei ministri: nel testo figura chiaramente la cosiddetta “eta’ d’equilibrio”, uno dei provvedimenti piu’ controversi, che il governo aveva comunque annunciato di rinunciare ad applicare dal 2022. “E’ una riforma ingiusta, ancora peggio di quanto immaginassimo, non c’e’ nessun motivo per mollare fino al suo completo ritiro”, ha commentato, guidando il corteo da place de la Republique a place de la Concorde, il segretario della Cgt, Philippe Martinez. Come ormai tradizione, e’ arrivato poi il balletto delle cifre sulla partecipazione, con i sindacati a gridare vittoria per gli “oltre” 1,3 milioni di persone in piu’ di 200 cortei in tutto il Paese. E il ministero dell’Interno a quantificare i partecipanti in 249.000, di cui 31.000 a Parigi, un numero in risalita rispetto ai minimi delle ultime manifestazioni ma nettamente inferiore alle mobilitazioni di dicembre. Se gli scioperi dei trasporti sono quasi scomparsi, aumentano le operazioni a sorpresa in altri settori: spettacolo, energia elettrica, inceneritori e soprattutto avvocati, presenti oggi nelle prime file del corteo parigino ma soprattutto in quello di Strasburgo, dove 300 di loro hanno intonato addirittura ‘Bella ciao’. Nonostante 2 francesi su 3 pensino che il presidente debba tener conto dell’opposizione di gran parte del Paese alla riforma, il ruolino di marcia e’ stato rispettato dal governo. Di ritorno dalla visita in Israele, parlando in aereo con i giornalisti, Macron ha reagito alle accuse di aver creato una sorta di “dittatura”: “Andate a provarle le dittature e vedrete!”. “Dittatura – ha insistito – e’ un regime in cui i leader non cambiano, mai. La dittatura giustifica l’odio, la dittatura giustifica la violenza per uscirne, ma in democrazia c’e’ un principio fondamentale: il rispetto altrui, il divieto della violenza e la lotta all’odio”. Il progetto di legge, diviso in due parti, una “organica” e una “ordinaria”, miranti a porre fine ai 42 “regimi speciali” di diverse categorie di lavoratori, comincia adesso il suo iter istituzionale. Che vedra’ il testo approdare il 17 febbraio davanti ai deputati dell’Assemblea Nazionale per una prima votazione ad inizio marzo. Le trattative con le parti sociali proseguiranno in questi giorni, su punti controversi come il trattamento per i lavori usuranti, la pensione minima e il lavoro dei senior. All’orizzonte, la prospettiva del governo di raggiungere “l’equilibrio economico” del sistema previdenziale entro il 2027. Su questo si pronuncera’ anche la Conferenza dei finanziatori, che si riunira’ a partire dal 30 gennaio con il compito di ricercare alternative di finanziamento rispetto all’innalzamento dell’eta’ pensionabile.

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Si chiude campagna, i big del centrodestra tentano la spallata in Emilia Romagna

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Tutti contro uno. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi uniti contro Stefano Bonaccini, sicuri che il voto di domenica “liberera’” l’Emilia-Romagna e contemporaneamente “sfrattera”” Giuseppe Conte da Palazzo Chigi. Bonaccini chiude invece a Marzabotto, la cittadina appenninica simbolo della resistenza, mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti va in Calabria. Cesena e’ location della prima uscita pubblica del neo capo politico dei 5 stelle, Vito Crimi. I tre leader del centrodestra, insieme alla candidata Lucia Bergonzoni, chiudono insieme questa lunghissima campagna elettorale, in piazza a Ravenna, sicuri di una vittoria storica che da lunedi’ cambiera’ tutto, a Bologna come a Roma. “Lunedi’ citofoneremo a Conte e gli facciamo fare gli scatoloni”, esclama Giorgia Meloni. Zingaretti in Calabria attacca frontalmente l’ex Ministro dell’Interno: “Salvini e’ il peggiore a risolvere i problemi. E’ sbagliato, come fa la destra – sottolinea – diffondere odio, stupidaggini, per raccattare voti cavalcando la rabbia ed i problemi”. Dietro la decisione di Bonaccini di andare a rendere omaggio alla citta’ simbolo della Resistenza c’e’ l’obiettivo di respingere bruscamente la narrativa portata avanti da Matteo Salvini secondo cui il 26 gennaio restera’ nella storia come un secondo 25 aprile, una seconda liberazione, non piu’ dal nazifascismo ma dalla sinistra che in questa Regione governa da sempre.

Matteo Salvini, Interior Minister, during the demonstration commemorating the massacres of mafia in which the judges Giovanni Falcone and Paolo Borsellino and the men of their escort died.

Davanti al sacrario in memoria di oltre 700 vittime civili trucidate dai nazisti, depone una corona e canta “Bella Ciao”, l’inno scelto dalle sardine. Un modo per rivendicare, alla vigilia di un voto cosi’ incerto, le radici della sua storia. In questa convulsa ultima giornata di campagna elettorale, arriva in Emilia anche Vito Crimi, per la prima volta nella veste di neoreggente del Movimento. “Questo voto – assicura da Cesena – non avra’ alcun impatto tenuta del governo”. Di parere opposto Matteo Salvini, che su questa sfida regionale si e’ speso anima e corpo, piu’ di ogni altro leader. Sin dal primo momento, sin dalla prima manifestazione del Paladozza, datata 14 novembre, ha sempre considerato questo voto un test nazionale. E oggi ribadisce che vincere qui significa “mandare a casa Conte, Di Maio e Zingaretti”. Anche Silvio Berlusconi, in passato apparso timido su questo fronte, oggi sfida apertamente il governo giallorosso. A suo giudizio, in caso di vittoria del centrodestra in Emilia, “se non ci fossero le dimissioni e il governo continuasse a stare li’, l’Italia non sarebbe piu’ una democrazia”. Convintissima sulle conseguenze nazionali di queste regionali anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Io, Salvini e Berlusconi siamo pronti ad andare al governo. Se vinciamo chiederemo le elezioni anticipate”, annuncia dal palco ravennate, da dove ripropone il suo celebre tormentone di grandissimo successo “Io sono Giorgia, sono una donna…”. Un palco, questo di Ravenna, con tutti i simboli dei partiti della coalizione, che restituisce l’immagine plastica di una colazione che malgrado le tensioni interne scalpita per un repentino ritorno alle urne. Ora la parola ai cittadini emiliano-romagnoli, per una sfida, questa di domenica, che oggettivamente si presenta assolutamente incerta, come non e’ stata mai in questa terra. Una vigilia arroventata, dai toni quarantotteschi, in cui potrebbe giocare un ruolo importante il dato dell’affluenza. Cinque anni fa, Bonaccini trionfo’ in un’elezione segnata da un minimo storico di partecipazione, appena il 37%. Adesso, i leader del centrodestra, invece, sono convinti che quanto sara’ piu’ alta l’affluenza alle urne, tanto saranno maggiori le loro chance di vittoria.

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