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Politica

Di Maio “sfratta” la Trenta dall’alloggio della Difesa, l’ex ministra: traslochiamo anche se…

Paolo Chiariello

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Alla fine la ex ministra Elisabetta Trenta si è arresa al ridicolo ed ha lasciato la casa che le era stata assegnata per il suo ruolo. L’ha fatto dopo due giorni di polemiche più o meno serie della politica e dopo aver sparso in giro dichiarazioni sul nulla. Ora lascerà la casa della Difesa di San Giovanni e se ne andrà a casa sua al Pigneto. “Mio marito, pur essendo tutto regolare, ma sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia ha presentato istanza di rinuncia per l’alloggio” ha detto l’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dopo le polemiche degli ultimi giorni. “Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sona una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto”, ha dichiarato. Lo stesso rispetto che reclamano le istituzioni e che forse lei aveva dimenticato. In ogni caso la signora Trenta deve lasciare l’alloggio che le fu assegnato entro il 5 dicembre. Per andare oltre dovrà pagare un canone di locazione di mercato e uscire comunque subito. Luigi Di Maio, per ora non ha parlato, ma chi l’ha sentito e visto del suo entourage e lo descriveva inviperito per questa vicenda, oggi – dice – “sembra sia più sereno“. “La differenza tra chi predica l’onestà e chi la predica e la pratica sta tutto nei comportamenti degli iscritti al M5S. Da noi si deve essere onesti, non sembrarlo” ha spiegato Di Maio in ogni occasione in cui c’era qualche dubbio sulla moralità di qualcuno del Movimento. Chi non si adegua viene cacciato. In ogni caso, il caso Trenta non è chiuso. Non é chiuso per il M5S che vuole vederci chiaro. Non é chiuso per la giustizia militare e quella civile. Si indaga sulla assegnazione alla signora Trenta e sulla riassegnazione al marito.

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Ciarambino, candidata presidente Regione Campania: subito i saldi per riavviare il commercio, De Luca non perda tempo

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È stata approvata all’unanimità la mozione a firma di Valeria Ciarambino, candidata del Movimento 5 Stelle alla presidenza della Regione Campania e capogruppo regionale, per far partire immediatamente la stagione dei saldi, originariamente prevista per il 1 agosto. Oggi abbiamo conseguito un risultato fondamentale per la ripresa delleconomia nella nostra Regione, grazie al quale possiamo dare una speranza concreta a tantissime piccole imprese in seria difficoltà per gli effetti dellemergenza sanitaria, ha commentato Ciarambino a margine della seduta del Consiglio regionale.Una mozione frutto del confronto della candidata alla Regione con le associazioni degli esercenti e delle piccole imprese, per comprendere come fosse possibile sostenerli concretamente in questa fase così delicata. Dopo aver recepito le loro istanze – spiega Ciarambino – ho lanciato la proposta di anticipare la stagione dei saldi, la cui partenza era stata inizialmente prevista per il 1 agosto. Una scelta che reputo assurda in un momento così drammatico per una categoria messa letteralmente in ginocchio dalla recessione post Covid.

Per Ciarambino far partire subito i saldi potrà dare ossigeno a commercianti e imprese, contribuendo a far tornare la gente nei negozi. La speranza ora è che la giunta regionale dia immediatamente attuazione alla mia proposta approvata oggi, senza attendere un solo giorno di più. Il risultato ottenuto – conclude la candidata – è la dimostrazione che soltanto attraverso un confronto con le categorie possiamo individuare soluzioni rapide ed efficaci. Ed è per questo che, una volta al governo della Campania, istituirò tavoli permanenti con tutte le categorie, così da produrre proposte efficaci e realmente rispondenti alle esigenze delle singole categorie”.

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Economia

Conte attacca i Benetton: ci prendono in giro, martedì porto la revoca in Consiglio dei Ministri

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“I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati”. In una intervista con la Stampa, Giuseppe Conte fa sapere che domani, nel cdm, si deciderà sulla revoca della concessioni autostradali: i Benetton “hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così. Porterò la questione della revoca in Consiglio dei ministri e decideremo collegialmente, ma non siamo disponibili a concedere ulteriori benefici”. Poi sul Fatto, intervistato aggiunge: “Se devo esprimere una valutazione personale, alla luce di tutto quanto è accaduto, sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton. Non per questioni personali, che non esistono, ma per le gravi responsabilità accumulate dal management scelto e sostenuto dai Benetton nel corso degli anni fino al crollo del Morandi e anche dopo”. “I Benetton – scandisce Conte – non prendono in giro il presidente del Consiglio e i ministri, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani”.

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Politica

Coronavirus, spunta l’ipotesi della proroga dello stato emergenza fino al 31 ottobre

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Prorogare lo stato di emergenza al 31 ottobre anziche’ a fine anno. Il governo, come ha gia’ anticipato il premier Giuseppe Conte, e’ intenzionato a ampliare le misure eccezionali per la lotta al Coronavirus e gia’ in settimana potrebbe arrivare una delibera ad hoc in Consiglio dei ministri, accompagnata anche da un decreto legge utile per fare ordine fra le varie scadenze fissate nel corso di questi mesi. Nessuna decisione e’ stata ancora presa, sottolineano diverse fonti, ma e’ possibile che si decida di procedere in modo graduale. Scegliere una scadenza piu’ ravvicinata avrebbe pero’ lo svantaggio – e’ il ragionamento – di rendere piu’ incerto il destino degli interventi a favore di famiglie e imprese. Intanto, martedi’ il governo approvera’ un nuovo dpcm per confermare il pacchetto di misure che scadono il 14 luglio (dalla stretta della movida ai voli) fino a fine mese e che ancora vengono ritenute necessarie per evitare che il Covid torni a diffondersi pericolosamente. A riferire in Parlamento quasi in contemporanea le decisioni adottate dall’Esecutivo sara’ il ministro Roberto Speranza: il titolare della Salute si presentera’ martedi’ sera in Aula a Montecitorio (la volta precedente era stato in Senato) e illustrera’ il provvedimento. La maggioranza e le opposizioni potranno presentare delle risoluzioni ma – a differenza della partita che si gioca sul mes – in questo caso il voto dovrebbe filare liscio. Il Pd con Stefano Ceccanti, che pure ha chiesto piu’ volte al governo di confrontarsi con il Parlamento, si ritiene soddisfatto ma chiede anche che arrivi subito “qualche prima spiegazione” nonche’ chiede di definire il giorno in cui il Presidente del Consiglio “verra’ a ricevere indirizzi del Parlamento sul post del 31 luglio”. Giusto e opportuno, dice il capogruppo di LeU al Senato Federico Fornaro, valutare una proroga dello stato di emergenza, senza che la questione sia dominata da una sterile propaganda”, anche se il compagno di partito Stefano Fassina sostiene la necessita’ di invertire l’ordine dei lavori: prima la discussione alle Camere e poi il via libera del governo. Granitici contro l’uso di strumenti che non possano essere modificati da senatori e deputati invece gli esponenti delle opposizioni: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia puntano l’indice contro il rischio di “pieni poteri” esercitati dal premier attraverso la scelta di strumenti normativi con corsie preferenziali ma anche contro i partiti di maggioranza. Giorgia Meloni e’ convinta che la proroga dello stato di emergenza non sia altro che un escamotage di ministri e parlamentari per “salvare le poltrone” mentre Silvio Berlusconi ha preso carta e penna e in una lettera alla Stampa ha ribadito la disponibilita’ a “collaborare” ma ha anche definito “inaccettabile sul piano della procedura la decisione di forzare ancora la Costituzione e la trasparenza del processo democratico”.

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