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Di Maio annuncia accordo sul salario minimo, Lega frena

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Accordo fatto sul salario minimo. Anzi no. Dopo lo scontro sulle tasse e la pace fiscale 2, con l’ipotesi di condono bocciata anche dai sindacati, si sposta anche sui paletti per la retribuzione dei lavoratori lo scontro tra gli alleati gialloverdi, con la Lega, da sempre tiepida sulla proposta del Movimento 5 Stelle che frena subito gli entusiasmi di Luigi Di Maio, che annuncia l’intesa raggiunta. Proprio nel giorno in cui il Movimento incassa un assist insperato, quello della prossima presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, che promette di combattere perche’ ci sia un salario minimo “in ogni Paese”, si riaccende la tensione nel governo. A dividere le forze di maggioranza restano i costi che rischiano di ricadere sulle imprese, stimati in 5-6 miliardi di euro se davvero si fissasse a 9 euro la paga oraria per chi oggi non rientra in un contratto collettivo nazionale. Il disegno di legge e’ fermo al Senato, in uno stallo solo apparentemente tecnico: a rallentare l’esame degli emendamenti sarebbe stata, infatti, l’attesa di una relazione da parte del Mef su cui basare il parere della commissione Bilancio, necessario per votare nella commissione di merito, la Lavoro, guidata dalla pentastellata Nunzia Catalfo. In realta’ si attende proprio lo sblocco politico con una intesa che Di Maio in mattinata aveva dato per fatta. “Sono contento che in queste ore si sia raggiunto un accordo di maggioranza” per portare al voto una “legge di civilta’”, ha detto il vicepremier alla presentazione del Rapporto annuale Inps, auspicando un accordo anche oltre la maggioranza perche’ “non e’ piu’ accettabile che in Italia ci siano cittadini pagati due o tre euro l’ora”.

 

Che le basi per una intesa ci siano lo ammette anche la Lega, ponendo pero’ un paletto che lascia intuire come non si sia affatto vicini a chiudere: “Stiamo lavorando e abbiamo buttato giu’ alcune idee” ma “l’accordo c’e’ se sara’ a costo zero per le imprese”, chiarisce il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, insistendo sul fatto che gia’ l’Italia e’ il paese con il piu’ alto costo del lavoro e non si puo’ “gravare ancora soprattutto sulle piccole e medie imprese”. Via Facebook arriva pronta la piccata contro-replica di Di Maio: “Per me bisogna andare avanti come un treno e se qualcuno che gode a vedere questi ragazzi sfruttati non vuole lo dica” perche’ “io sono stanco di aspettare”. Il vicepremier cita peraltro una riunione, “fatta qualche giorno fa che si era chiusa con un accordo”. La distanza resterebbe su uno dei punti chiave della riforma, i 9 euro minimi, che per il Carroccio devono comprendere tutte le voci dei minimi salariali dei contratti nazionali, dalle ferie alla tredicesima, cosi’ come chiedono le imprese e anche i sindacati per evitare da un lato la “fuga” dal contratto nazionale e di conseguenza che i 9 euro diventino un benchmark, ma al ribasso, per tutti i lavoratori. In particolare i sindacati piu’ volte hanno avanzato la richiesta di partire dallo stabilire il valore legale dei “trattamenti economici complessivi” previsti dai Ccnl ed evitare fenomeni di dumping contrattuale o dei cosiddetti “contratti pirata”. Non va bene quindi l’indicazione della sola paga oraria che comunque, ha ricordato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, consentirebbe di aumentare i salari di oltre 4 milioni di lavoratori, il 28,9% del totale. Ma al momento si registrerebbe una apertura sulla sola inclusione nei 9 euro della tredicesima e non di tutte le altre tutele previste dai contratti nazionali.

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Non c’è pace nel Pd, ora scoppia il caso Faraone: non è più il segretario regionale

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Come se non bastassero le tensioni sulla mozione di sfiducia a Matteo Salvini, un nuovo caso agita i rapporti tra area ‘renziana’ e Nazareno: l’annullamento dell’elezione di Davide Faraone, renziano della prima ora, a segretario regionale del Pd in Sicilia. Un voto a maggioranza nella commissione nazionale di garanzia. Ma perché si è arrivati all’annullamento? Alla commissione di garanzia erano arrivati diversi ricorsi dalla mozione Zingaretti che, in Sicilia al congresso regionale, aveva candidato l’ex-deputata Teresa Piccione. La candidata zingarettiana, però, aveva ritirato la candidatura a pochi giorni dal voto denunciando irregolarità nelle procedure del congresso e nella presentazione delle liste. Ieri sera, dunque, la decisione della commissione su quei ricorsi. Siccome Davide Faraone aveva vinta senza un competitor, la decisione é stata quella di annullare tutto. Da qui la reazione rabbiosa dei renziani.

La reazione del deputato renziano é stata durissima. E rimane agli atti con un post su Facebook di Faraone.

“La vicenda siciliana del Pd non puo’ essere chiusa con l’autosospensione di Davide Faraone. Venerdi’ in direzione il segretario Zingaretti dovra’ spiegare per bene cosa ha spinto la commissione di garanzia ad assumere una decisione cosi’ pesante a maggioranza. Il segretario predica l’unita’ e il superamento delle correnti, ma troppo spesso e’ condizionato dalla sua”. Lo afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci.  “Faraone deve tornare a fare il segretario regionale – continua Marcucci – le regole devono tornare a essere rispettate. Sappia il segretario che la ferita che si e’ prodotta non puo’ essere derubricata a questione locale”.

 

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Autonomia, il premier Conte: si farà quando ci saranno tutte le condizioni previste dalla Costituzione. E Zaia si innervosisce e lo offende

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“Nei prossimi giorni sarò prima a Foggia in Puglia e poi a Campobasso o Isernia per sottoscrivere due contratti istituzionali di sviluppo. Poi andrò in Basilicata e Calabria. Io sto lavorando e non vivacchiando: potete stare tranquilli” dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando di star lavorando al progetto sull’Autonomia e ad “un’ampia riforma fiscale, che non è solo un problema di aliquote – dice – ma molto più complesso”.

“Il disegno dell’Autonomia differenziata si sta realizzando con le garanzie che ho sempre richiesto, di realizzare un progetto previsto dalla Costituzione ma senza che questo possa recare danno ad altre Regioni. Non vogliamo un’Italia frammentata nelle opportunità” spiega Conte. “Il modello della scuola è fondamentale, non puo’ essere frammentato” perché su questo modello “si radica la formazione dei bambini, la nostra identita’. E’ chiaro che non possiamo pensare che l’autonomia significhi frammentare questo modello” argomenta il premier. “Sara’ anche per inclinazione caratteriale ma sono assolutamente concentrato sul lavoro. Oggi ho fatto compiere al governo un passo avanti notevole sull’Autonomia. C’e’ addirittura la prospettiva di portarla al prossimo Consiglio dei ministri” risponde il presidente  a chi gli domanda della possibilità di una crisi di governo. Chi sembra essersi innervosito degli approfondimenti pretesi dal premier è Luca Zaia, presidente del Veneto.”Resto basito davanti all’ennesimo rinvio. Pensavo che il Presidente del Consiglio fosse così autorevole da chiudere la partita, ma non ho ancora ben capito se l’autorevolezza serva a chiudere o invece a prolungare indefinitamente l’approvazione dell’intesa sull’Autonomia differenziata”.

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Camera dei Deputati, da è completamente sarà platic free

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Entra in vigore oggi venerdì 19 luglio la decisione, adottata dal Collegio dei Questori in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l’esame in Assemblea del bilancio interno 2018, che prevede l’eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l’acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera. Da oggi, presso i ristoranti, i bar e la buvette di Montecitorio si potrà consumare acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Analogamente si provvederà per tutte le altre esigenze, comprese le riunioni degli organi collegiali della Camera.

E’ stato così tradotto in atto anche l’intendimento di rendere plastic free la Camera dei deputati, manifestato sin dall’inizio della legislatura dal Presidente Roberto Fico.Per  incentivare   gli   utenti   all’utilizzo dell’acqua proveniente dalla rete pubblica è stato rinnovato e reso più funzionale l’impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell’Aula   in   sostituzione   degli   attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica.

E per la Camera plastic free, il presidente Roberto Fico, ha scritto un post su Fb in cui ha parlato di “una bella notizia, un esempio che Montecitorio si era impegnato a dare. Dopo un lavoro portato avanti in questi mesi possiamo annunciare che la Camera dei deputati sarà finalmente plastic free. Da oggi eliminiamo tutti i contenitori monouso di plastica per acqua e bevande nei bar e nelle mense ma anche per le riunioni di commissioni e organi collegiali. Si potrà consumare quindi acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Un piccolo passo per la Camera ma un segnale importante, che risponde anche all’appello lanciato dal ministro dell’Ambiente Costa qualche mese fa. Dimostriamo con questo gesto – conclude Fico – che le istituzioni sono in prima fila per la tutela dell’ambiente”.

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