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Esteri

Deutschland über alles, questo dice la sentenza della Corte Costituzionale tedesca: Germania, al di sopra di tutto. Ora vi è tutto chiaro?

Giovanni Mastroianni

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La governance teutonica non sa davvero più come dirlo a noi altri: la Germania è superiore sia all’Unione Europea che alle nazioni che ne fanno parte. Eppure lo sentiamo ogni volta quando ascoltiamo l’inno tedesco che tradotto così inizia “La Germania sopra tutto, sola al mondo senza par, se fedele, se concorde, le sue lotte sosterrà”. Cosa non ci è ancora chiaro? Allora, con santa pazienza il 5 Maggio scorso, quando eravamo in piena transizione pandemica tra la fase 1 e la fase 2, si è dovuta persino scomodare la Corte Costituzionale tedesca che con un secco verdetto di sette voti contro uno, nell’accogliere parzialmente i ricorsi contro il quantitative easing presentati, tra gli altri, da autorevoli esponenti del partito conservatore bavarese (CSU), ha colto l’occasione per statuire che l’acquisto di titoli di Stato da parte della  Banca Centrale Europea viola la Costituzione tedesca in quanto tange irrinunciabili interessi nazionali. Proprio così, la Corte di Karlsruhe ha consacrato anche a livello costituzionale che la Germania, quando non gradisce norme o indirizzi europei, semplicemente non li applica. La bomba è così innescata e c’è anche di più,  perché dal tono e dal tenore di questa dirompente sentenza si avvisa che d’ora in poi gli amici d’oltralpe non si scomoderanno neanche più ad indirizzare le politiche comunitarie, soprattutto economiche e finanziarie, attraverso la loro influenza diretta o indiretta (le stesse che hanno permesso di distruggere la Grecia garantendo però il recupero dei capitali Franco Tedeschi in modo “straordinario”) ma si pretende che dovranno essere le sovranazionali Istituzioni Comunitarie a chiedere gradimento o permesso ogni qual volta avranno l’ardire di immaginare azioni che potranno incidere sui loro affari. Tutti in ginocchio insomma, perché la Germania è uber alles. Forse qualche distrattone lo stava tralasciando.

Karlsruhe. La sede della Corte Costituzionale tedesca

Ma c’è un piccolissimo problema. Il fragore di un simile provvedimento è stato tanto e tale che gli altri paesi europei, anche quelli più servili, non potranno più fare finta di niente, ma soprattutto non potranno più farlo i burocrati di Bruxelles, che a Berlino si sono sempre rivolti guardando sempre dal basso verso l’alto.

Così la Commissione europea, nell’annunciare una inevitabile procedura d’infrazione contro la Germania vede costretta Ursula von der Leyen a dover rammentare, addirittura (!), il basilare concetto del primato del Diritto comunitario su quello nazionale di tutti, ma proprio di tutti gli stati membri. Staremo a vedere cosa accadrà a breve perché di qui si segna davvero il futuro dell’Europa, con buona pace dei padri fondatori del calibro, tra gli altri, di Churchill, De Gasperi, Iotti, Jean Monnet, Schuman, Weiss, Kohl,  Mitterrand, in quanto se tale esempio giudiziario sarà replicato da altri Stati (invero qualche tentativo passato si è già registrato) o addirittura ribadito dalla stessa Corte Costituzionale del regno dei Goti anche per altre questioni, allora non sarà più possibile arrestare il processo di autodistruzione della UE che questa pronuncia ha già innescato. E l’assordante silenzio che si protrae da quasi un mese ad oggi rimbomba ancor più forte della recentissima uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Figuriamoci se il fiero popolo inglese poteva tollerare tutto ciò.

Intanto, cosa ne pensa la politica italiana? L’occasione sarebbe stata ottima per intraprendere tutta una serie di azioni da condividere con gli altri partner europei e così avviare un serio tavolo di riforma dell’Europa che sta tradendo gli stessi principi di solidarietà, fraternità e libertà sui quali è stata fondata. Ma salvo qualche intervento senza seguito, sporadiche frasi abbaiate qua e là ed un puntuale anche se moscissimo monito di Gentiloni (Commissario europeo per l’economia), poi solo il nulla, perché adesso l’attenzione dei governanti italici è tutta rivolta sulla pandemia nostrana che dopo morte e distruzione, non di certo scongiurata, offre ghiotte prospettive del business da ripresa che già rinsalda atipiche alleanze politiche ed amministrative tutte made in Italy. E così attendiamo le prossime mosse della Commissione europea, mentre tutti ci sorbiamo questo amaro provvedimento che mortifica ogni nazione dell’Unione, tutte tranne ovviamente la Germania che si conferma sopra tutto, sola al mondo senza par.

Giovanni Mastroianni

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Jair Bolsonaro positivo al covid 19, mezzo Brasile trema per il suo presidente e l’altra metà lo irride

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Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, è risultato positivo al coronavirus. La notizia era attesa. E l’ha riferita la Cnn Brasil. Il Brasile nelle ultime 24 ore attendeva il responso sulla sua possibile positivita’. Era stato lo stesso presidente ad annunciare di avvertire i sintomi tipici del Covid: la tosse e qualche linea di febbre. I risultati degli esami hanno confermato i suoi sospetti e Jair Bolsonaro dinanzi le telecamere di tre tv, tra le quali la Cnn Brasile ha annunciato la sua positivita’, assicurando i connazionali delle sue condizioni di salute. “Sto perfettamente bene” ha spiegato ai giornalisti. Gia’ qualche ora prima, quando ancora gli esiti non erano chiari, si era affrettato a rassicurare sulle sue condizioni di salute, chiarendo di avvertire i sintomi sempre in maniera piu’ blanda. Ma il responso arrivato ha confermato i timori dello staff presidenziale. Bolsonaro ha da sempre assunto una posizione piuttosto “negazionista” nei confronti del virus, nonostante il suo Paese sia al momento il secondo per numero di contagiati e di morti (piu’ di 65 mila) soltanto dopo gli Stati Uniti. Dall’inizio della pandemia in molte sue dichiarazioni ha minimizzato, definendo esagerati i provvedimenti adottati dai governatori dei singoli stati brasiliani per contenere il contagio. Cosi’ come non ha mai nascosto i suoi dubbi sull’efficacia delle restrizioni decise nel mondo. Nei suoi incontri pubblici non ha mai evitato assembramenti, e in molti casi non ha utilizzato la mascherina. Bolsonaro ha approfittato dell’annuncio per ribadire la necessita’ di utilizzare l’idrossiclorichina quale farmaco efficace per combattere il Covid, anche se la scienza non si e’ ancora pronunciata sulla sua validita’. Sui social intanto il capo di stato brasiliano, alla luce di questa notizia, viene ancora piu’ duramente attaccato per via della sua posizione che oggi (forse) correggerà.

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Harry e Meghan, Gb faccia i conti con il passato coloniale

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Il principe Harry e Meghan, duchessa di Sussex, hanno incoraggiato la Gran Bretagna a fare i conti col suo passato coloniale e “rimediare agli errori del passato”, in un momento in cui anche nel Regno Unito sono in corso proteste per rimuovere le statue di figure imperialiste e commercianti di schiavi. “Quando guardate al Commonwealth, non c’e’ alcun modo di andare avanti a meno che non riconosciamo il passato”, ha osservato Harry intervenendo ad una riunione del Queen’s Commonwealth Trust, secondo quanto riferisce la tv privata canadese Ctv. “C’e’ ancora molto lavoro da fare. Non sara’ facile e in alcuni casi non sara’ confortevole ma bisogna farlo perche’ ne beneficeranno tutti”, ha proseguito. “Una volta che realizzi che ci sono errori, devi riconoscerlo, devi lavorare per diventare piu’ consapevole, in modo che tu possa contribuire a lottare contro qualcosa che e’ molto sbagliato e che non deve essere accettabile nella nostra societa’”, ha aggiunto. Allo stesso modo Meghan ha sottolineato: “Ora dovremo essere un po’ non a nostro agio, perche’ e’ solo passando attraverso questo disagio che ne usciremo e troveremo il posto dove una marea crescente solleva tutte le barche. L’eguaglianza non fa fare a tutti un passo indietro ma ci mette tutti nella stessa posizione, cosa che e’ un diritto umano fondamentale”.

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A Tokyo la governatrice Yuriko Koike rieletta trionfalmente

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Poco piu’ di una passeggiata per la governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, che ottiene la conferma di un secondo mandato elettorale e assicura ai cittadini che continuera’ con fermezza la battaglia per contenere l’espansione del coronavirus nella capitale, garantendo la cooperazione con il comitato olimpico internazionale (Cio) per l’organizzazione delle Olimpiadi nell’estate del 2021, dopo il rinvio di quest’anno. “Sono estremamente contenta del risultato, ma al tempo stesso sento la responsabilita’ del mio compito nei quattro anni a venire”, ha detto la 67enne Koike, gia’ nel 2016 la prima donna alla guida del governo comunale di una delle metropoli piu’ estese e popolose al mondo.

I quasi 11 milioni e mezzo di residenti hanno premiato la sua determinazione negli ultimi mesi nella gestione dell’emergenza sanitaria nella capitale. Una fermezza che ha portato a veri e propri scontri ideologici sul tema della salute dei cittadini con il premier Shinzo Abe, che spingeva per una linea piu’ accomodante per favorire le attivita’ commerciali, senza penalizzare eccessivamente l’economia. L’eccessiva frammentazione politica con la presenza di 21 candidati, alcuni dei quali senza alcuna esperienza amministrativa alle spalle, hanno favorito l’immagine di Koike, unica figura politica femminile di rilievo nel panorama prevalentemente maschilista che compone il quadro governativo e delle istituzioni nel Paese del Sol Levante. Nonostante si sia presentata come candidato indipendente, la governatrice ha goduto del supporto dei principali schieramenti politici in Parlamento, e la stessa coalizione di governo, formata dai liberal-democratici e il New Komeito, ha deciso di non schierare un candidato.

La credibilita’ e la popolarita’ di Koike agli occhi dei cittadini le hanno consentito di condurre una campagna elettorale quasi esclusivamente online, tramite i social media, complici le restrizioni sugli assembramenti di persone. Una strategia rivelatasi ancora una volta vincente e che adesso si concentrera’ sulle direttive sanitarie per impedire una seconda ondata dell’agente patogeno. Dalla revoca dello stato di emergenza a fine maggio, Tokyo ha visto una impennata dei casi di coronavirus, sebbene con valori piu’ contenuti rispetto a concentrazioni urbane di simili densita’ e dimensioni, con 6.700 infezioni, quasi un terzo del totale a livello nazionale.

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