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Economia

Deficit, trattativa ai nastri. Quota 100 ‘non si tocca’

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Bloccare gli aumenti dell’Iva e abbassare le tasse per i lavoratori. Senza toccare le due misure di bandiera gialloverdi, reddito di cittadinanza e Quota 100. Gia’ prima di incassare la fiducia, arrivata anche al Senato, il governo Conte bis e’ al lavoro per mettere a punto la prossima manovra che “si fara’ in Italia”, come rivendica il premier, Giuseppe Conte. Ma andra’ anche, come ogni anno, mediata con l’Europa. Per sminare clausole per 23 miliardi, coprire le spese indifferibili (3-4 miliardi), e riuscire a fare almeno un primo passo per ridurre il cuneo fiscale (almeno 4-5 miliardi) anche il nuovo esecutivo giallorosso avra’ infatti bisogno di mettere mano al deficit, spuntando a Bruxelles nuova flessibilita’. Gia’ si parla di una richiesta di spazi di deficit per 10-12 miliardi che farebbero lievitare l’indebitamento dall’1,6% tendenziale, che dovrebbe essere certificato con la Nota di aggiornamento al Def a fine settembre, fino al 2,2-2,3%. Un nuovo target di deficit, precisano pero’ dal Pd e dal M5S, ancora non e’ stato fissato ed e’ “prematuro” parlarne. Intanto perche’ ancora nemmeno e’ stata completata la squadra che affianchera’ il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e ancora non sono state definite le scelte di politica economica. E poi perche’ l’interlocuzione con partner e Commissione ancora deve iniziare. La prima occasione per il titolare di via XX Settembre di registrare il clima europeo si presentera’ gia’ questo venerdi’ e sabato, quando ci saranno le riunioni informali di Ecofin ed Eurogruppo dopo la pausa estiva. Ad Helsinki Gualtieri potra’ probabilmente confrontarsi con Pierre Moscovici, commissario uscente agli Affari economici e che sara’ sostituito da Paolo Gentiloni, e con Valdis Dombrovskis, che restera’ uno dei principali interlocutori anche con l’avvicendamento della Commissione, che sara’ ufficializzato dal 1 novembre. Nel frattempo Gualtieri, assicura chi ha parlato col ministro, sta gia’ studiando tabelle e dossier per la prossima manovra. Che dovra’ fare i conti con risorse che “scarseggiano”, come ha precisato Conte in Aula. E che dovra’ intervenire per dare sollievo prima di tutto ai lavoratori e poi, quando si potra’ anche alle imprese. A confermare che con la prossima legge di Bilancio arrivera’ un intervento sul taglio del cuneo e’ anche il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che assicura, allo stesso tempo, che non ci saranno grosse sorprese sul fronte di Quota 100, tra le voci ipotizzate come fonti di copertura per i nuovi piani giallorossi. “Quota 100 rimane – ha chiarito – poi se ci saranno dei miglioramenti da fare, per quota 100 o per il reddito di cittadinanza, li faremo. Ma le due misure restano”. Anche senza interventi, tra l’altro, le due misure potrebbero portare in dote, secondo i primi calcoli, risparmi per circa 4 miliardi anche nel 2020. Una verifica, con il monitoraggio effettivo del tiraggio di entrambe le misure, sarebbe prevista entro la meta’ del mese, in virtu’ di quel decreto salva-conti approvato all’inizio dell’estate per riportare il deficit entro il 2% ed evitare la procedura Ue.

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Economia

Timido risveglio per l’industria italiana ma per l’Istat “permane la debolezza”

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Fatturato e ordinativi a settembre fanno segnare un timido risveglio ma per l’Istat “permane una situazione di debolezza”. Le perdite dei mesi precedenti sono una zavorra e un recupero che si ferma ai decimali non e’ ritenuto sufficiente. La domanda interna ristagna, al di la’ delle oscillazioni mese su mese. E l’export langue, minato dalle guerre commerciali, dalla Brexit e dal rallentamento dell’economia tedesca. Un quadro che preoccupa non solo il tessuto imprenditoriale ma anche i consumatori. Guardando ai numeri, a settembre le vendite sono aumentate dello 0,2% rispetto ad agosto, interrompendo una striscia di segni meno che andava avanti da giugno. Ma il terzo trimestre chiude comunque in negativo, lasciando sul piatto lo 0,7%. Rosso che raddoppierebbe senza la spinta, seppure leggera, arriva dai mercati oltreconfine. Anche il confronto annuo non conforta (-1,6%). Discorso simile per le commesse: tiene il dato mensile non il trimestrale (-1,7%) e il lieve rialzo su base annua (+0,3%) scompare di fronte al calo del 2,5% maturato tra gennaio e settembre. Sono i beni di consumo a vivacizzare un po’ le vendite, segno che a far girare gli affari sono le famiglie. I beni strumentali, che rispondono alle esigenze delle imprese, sono invece in discesa. Piatto il comparto energetico. E infatti fa bene il fatturato dell’industria alimentare (+4,2%) e dei prodotti che vanno a finire nella distribuzione retail (dai farmaci ai device elettronici). Male i mezzi di trasporto e non solo per via dell’auto. Settembre 2019 non e’ stato ‘ricco’ quanto il corrispondente mese del 2018, soprattutto per il settore ‘non automotive’, che include navi, treni o aerei. Settore che crolla sul fronte ordini (-20%). Bisognera’ adesso capire come queste cifre impatteranno sulla seconda lettura del Prodotto interno lordo del terzo trimestre, che l’Istat nella prima stima ha dato in rialzo dello 0,1% in termini congiunturali. I dati definitivi verranno diffusi venerdi’ 29 novembre. Ma per ora anche l’Ocse vede l’Italia un decimo di punto sopra lo zero. D’altra parte ricavi e commesse risultano in linea con il quadro complessivo. Anzi, la produzione industriale a settembre non aveva lasciato speranze, scendendo ancora di uno 0,4%. Stessa cosa per i dati sulla cassa integrazione rilasciati dall’Inps (+51,9%). Intanto dal mondo giungono notizie che non risollevano il morale: per la Bdi, la Confindustria tedesca, la Germania “e’ in recessione” e la produzione manifatturiera a fine anno calera’ del 4%. Per Codacons e Unc la situazione “e’ preoccupante”. Per entrambe le associazioni a tutela del consumatore infatti i numeri di settembre “non bastano”. Solo la Coldiretti si rallegra: l’incremento registrato per l’industria del food viene considerato “un segnale positivo” che beneficerebbe della preparazione delle scorte in vista del Natale.

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Ambiente

Bonifiche a Bagnoli, prima riunione della cabina di regia con il ministro Provenzano: da 25 anni solo chiacchiere

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Siamo a parlare sempre di Ilva. Questa volta parliamo della Italsider, ex Ilva di Napoli, nel quartiere di Bagnoli. La fabbrica fu chiusa ad inizio anni ’90. Tutti a casa. Migliaia di persone lasciate in mezzo alla strada. Dissero che avrebbero fatto le bonifiche dei suoli e avrebbero restituito alla sua originaria vocazione turistica questo quartiere che ha una posizione geografica meravigliosa, incastonato tra la collina di Posillipo, l’isola di Nisida e il Golfo di Pozzuoli. Di bonifiche si parla da allora. Sono stati buttati centinaia di milioni di euro. Parte anche in truffe (sono inchieste, processi, non volgari apprezzamenti giornalistici).  E non c’è fine, anzi non c’è inizio a questa bonifica di Bagnoli. A 25 anni dalla chiusura definitiva dell’impianto. Oggi si è svolta una riunione della cabina di regia per il risanamento di Bagnoli, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi. È stata la prima riunione convocata dal nuovo presidente del tavolo, il ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano (l’ennesimo ministro che passa) e si è svolta alla Porta del Parco di Bagnoli. Alla riunione, oltre a Provenzano, c’erano il commissario di Bagnoli Francesco Foro Flores, il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola (fresco indagato per corruzione in relazione alle Universiadi) e gli assessori del Comune di Napoli Carmine Piscopo e Raffaele Del Giudice. È stata la prima riunione dopo l’approvazione dell’ennesimo piano di bonifica e risanamento approvato sotto la presidenza dell’ex ministro Barbara Lezzi, predecessore di Provenzano.

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Cronache

Bomba d’acqua su Caserta, in ginocchio settori come agricoltura, allevamenti bufalini e comparto caseario

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Gli effetti della ‘bomba d’acqua’ sui terreni e sulle strutture aziendali agricole del Casertano, fa sapere la Coldiretti della Campania, sono devastanti. “Non si ferma il nubifragio che da ieri sta investendo larga parte del territorio casertano, in particolare la pianura campana e l’area alifana” dice l’organizzazione professionale agricola che riferisce di “campi allegati e stalle distrutte con la conta dei danni che rischia di aggravarsi nelle prossime ore”.

L’acqua ha invaso e distrutto le colture orticole in pieno campo, ma ha anche danneggiato irrimediabilmente le scorte di fieno, paglia ed erba medica destinate all’alimentazione dei capi di bestiame, in particolare bufalini. Oltre all’ingente massa d’acqua riversata a terra, a fare ulteriori danni e’ stato il vento forte che ha scoperchiato i tetti delle stalle, abbattuto alberi e divelto recinzioni. Colpito anche il comparto tabacchicolo, con infiltrazioni che hanno colpito i depositi dove erano conservate foglie lavorate e pronte alla consegna nelle manifatture. L’area interessata dal fenomeno e’ molto vasta con migliaia di ettari coinvolti.

Le situazioni più critiche si segnalano a Villa Literno, Capua, Pignataro Maggiore, Castel Volturno, Santa Maria la Fossa, Sessa Aurunca e Mondragone. “Gli agricoltori – dice Giuseppe Miselli, direttore di Coldiretti Caserta – evidenziano una situazione resa ancora piu’ drammatica dallo straripamento dei canali di irrigazione, in assenza di lavori di pulizia per rimuovere le ostruzioni e favorire il deflusso delle acque. Stiamo lavorando senza sosta per dare sostegno alle imprese”. “Nelle prossime ore – annuncia Manuel Lombardi, presidente di Coldiretti Caserta – invieremo un primo dossier dei danni alla Prefettura, alla Provincia e alla Regione. Attendiamo che la pioggia dia una tregua per tracciare una stima, ma siamo sull’ordine delle migliaia di euro. Su una sola azienda zootecnica, presa a campione, abbiamo stimato danni per 40 mila euro”. Nel complesso ci sono milioni di euro di danno solo nel comparto della agricoltura.

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