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Dati del contagio in Italia, numeri ancora drammatici: 7.503 morti, 57.521 ammalati di coronavirus

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Sono 9.362 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.036 in più di ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile nel corso della conferenza stampa alla quale non è presente Angelo Borrelli che ha accusato uno stato febbrile. C’è preoccupazione da questo punto di vista per Borrelli che da settimane si è gettato anima e corpo in questa terribile emergenza.

“Borrelli ha accusato sintomi febbrili e una leggera afonia: per un senso di responsabilita’ e precauzione ha deciso di rientrare presso il proprio domicilio, da dove continua a lavorare e a seguire con attenzione la gestione di questa grande emergenza”. Lo ha detto il vice capo del Dipartimento della Protezione Civile Agostino Miozzo sottolineando che “tutto il dipartimento continua nelle sue attivita’ e siamo vicini al dottor borrelli e ai colleghi che sono a casa”

Ma torniamo ai dati del contagio. L’aggiornamento sull’emergenza Coronavirus lo fanno  i direttori Agostino Miozzo e Luigi D’Angelo che sostituiscono Borrelli. Ieri l’aumento dei guariti era stato di 894. Sono complessivamente 57.521 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 3.491. Martedì l’incremento era stato di 3.612. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 74.386.  Superati i 7mila morti in Italia a causa del coronavirus. Sono complessivamente 7.503 le vittime, con un aumento rispetto a ieri di 683. Martedi’ l’aumento era stato di 743. Mentre alla Protezione civile fornivano questi dati, alla Camera parlava il premier Conte che nel citare i morti di questa emergenza si è commosso. L’intera aula della Camera ha applaudito in segno di rispetto verso i più fragili portati via dal virus covid 19, “un nemico invisibile, insidioso”.

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Bilancio del contagio in Campania, il covid 19 non sfonda. 3148 positivi, 204 morti

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L’Unità di Crisi della Regione Campania comunica che sono pervenuti i seguenti dati:

  • – Ospedale Cotugno di Napoli: 287 tamponi di cui 35 positivi;
  • – Ospedale Ruggi di Salerno: 113 tamponi di cui 7 positivi;
  • – Ospedale Sant’Anna di Caserta: 102 tamponi, di cui 2 positivi;
  • – ASL di Caserta presidi di Aversa e Marcianise: 20 tamponi, di cui 1 positivo;
  • – Ospedale Moscati di Avellino: 49 tamponi di cui 1 positivo;
  • – Ospedale San Paolo di Napoli: 77 tamponi di cui 27 positivi;
  • – Azienda Universitaria Federico II: 66 tamponi di cui 1 positivo;
  • – Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: 387 tamponi di cui 6 positivi;
  • – Ospedale San Pio di Benevento 61 tamponi di cui 5 positivi;
  • – Ospedale di Eboli: 91 tamponi di cui 5 positivi.

Positivi di oggi: 90

Deceduti: 204

Tamponi di oggi: 1253

Totale complessivo positivi Campania: 3.148

Totale complessivo tamponi Campania: 25.779

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Tocilizumab, la sperimentazione di Ascierto: ottimista ma cauto, il vaccino arriverà ma occorre pazienza

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Cauto ottimismo. La sperimentazione del farmaco anti-artrite Tocilizumab per curare alcuni effetti devastanti del Covid-19 va bene. Paolo Antonio Ascierto, a capo della sperimentazione avviata con protocollo Aifa, parla di “cauto ottimismo”. Si procede per step. “È in corso la sperimentazione e si compone di due momenti: uno è lo studio di fase II su 330 pazienti, attivato il 19 marzo con i pazienti arruolati in 24 ore. E i dati potrebbero essere pronti per fine aprile-inizi di maggio” argomenta Ascierto, presidente della Fondazione melanoma e direttore dell’Unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli, che sta utilizzando il farmaco anti-artrite reumatoide tocilizumab nel trattamento della polmonite interstiziale da Covid-19. “Per quanto riguarda lo studio prospettico, invece – aggiunge Ascierto – questo continua ad andare avanti e i criteri in questo caso sono meno restrittivi rispetto alla sperimentazione e rappresenteranno quella che si chiama esperienza di ‘real world’. Al momento non ci sono dati, ma la sensazione resta quella dei pazienti trattati prima della sperimentazione dell’off label e la parola d’ordine rimane la stessa: cauto ottimismo”. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Paolo Antonio Ascierto in uno dei pochi momenti di relax. Quella che ne è venuta fuori è una conversazione che noi sembra interessante.

Dottor Ascierto da oncologo ha deciso di dedicarsi alla ricerca di un farmaco che possa essere utile nella gestione del Covid-19? Si sta convertendo all’infettivologia?

La mia non è stata una conversione, da oncologo che si occupa prevalentemente di immunoterapia, quello che faccio nella mia quotidianità è proprio studiare il sistema immunitario. Sono anni che ormai tratto i tumori con l’immunoterapia, siamo partiti con il melanoma ed ora trattiamo la stragrande maggioranza dei tumori con l’immunoterapia.  Nella polmonite da Covid-19, anzi nella complicanza che determina la polmonite, ovvero il distress respiratorio, un ruolo chiave è svolto dal sistema immunitario.

Illustrazione realizzata dalla scuola Italiana di Comix per il premio l’ORigano. Paolo Ascierto ed Enzo Montesarchio alle sue spalle

In che modo il sistema immunitario e quindi l’immunoterapia diventa un punto cardine nel trattamento delle polmonite da Covid-19?

Sappiamo che quando trattiamo un tumore, l’immunoterapia può dare effetti collaterali poiché il sistema immunitario, stimolato, produce una serie di sostanze che hanno lo scopo di distruggere il tumore. A volte, il sistema immunitario, può dare anche effetti collaterali legati ad una ipersecrezione di alcune citochine, come appunto l’IL 6, target del tocilizumab. Il tocilizumab noi oncologi lo conosciamo molto bene, perché lo usiamo nella gestione di alcuni effetti collaterali che si possono verificare in seguito all’uso degli anticorpi bispecifici, o di recente, all’uso delle CAR-T, dove appunto il farmaco è registrato per il trattamento delle tossicità. Le CAR-T infatti possono determinare quella che viene definita la “CRS”, ovvero sindrome da rilascio di citochine, in cui il sistema immunitario produce tante citochine, tra cui l’IL-6, responsabili poi degli effetti collaterali. Da qui, l’idea di usare il tocilizumab.

È vero che siete stati i primi ad utilizzare il tocilizumab nella gestione delle polmoniti da Covid-19?

A noi non interessa il primato, ci interessa solo che le persone stiano meglio. Se non fosse stato questo il nostro obiettivo non ci saremmo impegnati a capire che il sistema immunitario era coinvolto nella sindrome da distress respiratorio indotto da Covid, responsabile di tante morti. È ovvio che il complimento, inteso come riconoscimento, ci fa piacere, ma a noi interessa che il farmaco funzioni. E questo dato potrà darcelo solo la sperimentazione clinica in corso. Continuo con il dire “cauto ottimismo”.

Quali sono le tempistiche per avere un vaccino definitivo? Quali sono i farmaci che state utilizzando contro il Covid-19?

Il vaccino sarebbe auspicabile tuttavia le tempistiche sono lunghe, ci vorrà almeno un anno. Gli antivirali anche sono auspicabili ma attualmente non ne abbiamo di effettivamente utili nel Covid, utilizziamo quelli già noti per l’HIV o il remdesivir che si usa per l’ebola, ma di specifico ancora nulla.

Che previsioni fa riguardo la fine di questa pandemia?

Credo che tutto finirà quando avremo un vaccino e potremo in tal modo fare una immunizzazione di massa, per ora stiamo a casa perché fondamentale è ridurre i livelli di infezione e poi continuare ad avere la massima attenzione fin quando non avremo un vaccino.

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Coronavirus, il duro atto d’accusa dei medici lombardi in una lettera alla Regione

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Una lettera aperta che la Federazione regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia hanno inviato al Presidente della Regione Attilio Fontana e all’assessore Giulio Gallera, oltre che ai dirigenti delle Agenzia di tutela della salute lombarde: un punto della situazione pacato ma non per questo meno duro rispetto a quanto accaduto nel disastro sanitario per la gestione dell’emergenza da coronavirus. La lettera – protocollata oggi – è firmata dai presidenti degli Ordini provinciali della Lombardia.

Illustrissimo Avvocato Gallera,
la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della
Lombardia, riunita in data 05/04/2020, ha preso in esame la situazione relativa all’epidemia da COVID19 in corso.
Non è questo il momento dell’analisi delle responsabilità, ma la presa d’atto degli errori occorsi nella prima fase dell’epidemia può risultare utile alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi.
Ricordiamo in generale come, a fronte di un ottimo intervento sul potenziamento delle terapie intensive e semi intensive, per altro in larga misura reso possibile dall’impegno e dal sacrificio dei medici e degli altri professionisti sanitari, sia risultata evidente l’assenza di strategie relative alla gestione del territorio.
Ricordiamo, a titolo di esempio non esaustivo:

1) La mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’ esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. I dati sono sempre stati presentati come “numero degli infetti” e come “numero dei deceduti” e la mortalità calcolata è quella relativa ai pazienti ricoverati, mentre il mondo si chiede le ragioni dell’alta mortalità registrata in Italia, senza rendersi conto che si tratta solo dell’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima enormemente il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti.


2) L’incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio

3) La gestione confusa della realtà delle RSA e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane (nella sola provincia di Bergamo 600 morti su 6000 ospiti in un mese).
4) La mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio (MMG, PLS, CA e medici delle RSA) e al restante personale sanitario. Questo ha determinato la morte di numerosi colleghi, la malattia di numerosissimi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia.
5) La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…)
6) La mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio.
7) Il mancato governo del territorio ha determinato la saturazione dei posti letto ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze, avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero.

 

La situazione disastrosa in cui si è venuta a trovare la nostra Regione, anche rispetto a realtà regionali viciniori, può essere in larga parte attribuita all’interpretazione della situazione solo nel senso di un’emergenza intensivologica, quando in realtà si trattava di un’emergenza di sanità pubblica. La sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate nella nostra Regione.
La situazione al momento risulta difficile da recuperare, ma si vogliono riportare di seguito alcune indicazioni, che, a detta della scrivente Federazione, potrebbero, se attuate, contribuire alla limitazione dei danni, specie nel momento di una ripresa graduale delle attività, prevedibile nel medio-lungo termine.

Per quanto riguarda gli operatori sanitari la proposta è di sottoporre tutti a test rapido immunologico, una volta ufficialmente validato, e, in caso di riscontro di presenza anticorpale (IgG e/o IgM), sottoporre il soggetto a tampone diagnostico. In caso di positività in assenza di sintomi potrebbe essere da valutare la possibilità, in casi estremi con l’attribuzione di specifiche responsabilità e procedure, di un’attività solo in ambiente COVID, sempre con protezioni individuali adeguate. Il test immunologico andrebbe ripetuto con periodicità da definire negli operatori sanitari risultati negativi.
Per quanto riguarda le attività non sanitarie sembra raccomandabile un’estesa effettuazione di test rapidi immunologici per discriminare i soggetti che non hanno avuto contatto con il virus, soggetti che si possono riavviare al lavoro. Per i soggetti nei quali si rileva la presenza di immunoglobuline (IgG o IgM) sembra indicata l’esecuzione del tampone diagnostico. In tal senso si raccomanda di potenziare al massimo tale attività diagnostica e di procedere prima ad indagare i soggetti che risultano urgente riammettere al lavoro, in quanto addetti ad attività ritenute di prioritario interesse, in funzione della disponibilità di tamponi.
La ripresa del lavoro dovrebbe essere subordinata all’effettuazione del test immunologico rapido di screening, non risultando in letteratura alcun termine temporale valido per la quarantena post malattia, anche se decorsa in forma paucisintomatica.
E’ evidente come tale procedura comporti un rilevante impiego di risorse, soprattutto umane, ed è altresì evidente come la stessa, al momento, sia l’unica atta a consentire la ripresa dell’attività lavorativa in relativa sicurezza.

Attilio Fontana. Presidente della giunta della Regione Lombardia

A tale scopo Regione Lombardia dovrà mettere in campo tutte le risorse umane ed economiche disponibili.
Naturalmente quanto sopra dovrà essere accompagnato dall’uso costante, per tutta la popolazione e in particolare nei luoghi di lavoro, di idonei comportamenti e protezioni.
La ripresa potrà quindi essere solo graduale, prudente e con tempi dettati dalla necessità di mettere in campo le risorse sopracitate. E’ superfluo segnalare come qualsiasi imprudenza potrebbe determinare un disastro di proporzioni difficili da immaginare e come le misure di isolamento sociale siano da potenziare e applicare con assoluto rigore.
Da ultimo, la FROMCeO lombarda ha preso in considerazione la questione, sollevata da molti colleghi, della mancanza di protocolli di terapia sul territorio. Il problema è stato in gran parte determinato anche dalla esigenza di trattare a domicilio pazienti che ordinariamente sarebbero stati inviati in ospedale, ma che non hanno potuto essere accolti per saturazione dei posti letto. FROMCeO raccomanda ai colleghi di non affidarsi a protocolli estemporanei non validati e ad attenersi alle indicazioni di AIFA e di Regione, utilizzando la massima cautela.
Nell’esprimere le considerazioni di cui sopra, FROMCeO ritiene di svolgere le proprie funzioni di organo sussidiario dello Stato ed esprime disponibilità ad un confronto costante con le Istituzioni preposte alla gestione dell’emergenza. Spiace rimarcare come tale collaborazione, più volte offerta, non sia ad oggi stata presa in considerazione.

I presidenti degli ordini provinciali della Regione Lombardia (FROMCeO)

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