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Dalla faida di Scampia agli affari con il Covid 19, il clan Vinella Grassi entra nel business della sanificazione: arresti e sequestri di beni per milioni di euro

Paolo Chiariello

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La camorra è già entrata nell’affare Covid 19. Ha messo in piedi aziende che si occupano di sanificazione e riconvertito altre società che dovranno occuparsi di acquisto di guanti, mascherine ed igienizzanti (anche all’estero) da importare in Italia. Il kit dell’epidemia (guanti, mascherine, igienizzanti) e i servizi di sanificazione legati al Covid 19 sono la nuova frontiera degli affari e la camorra c’è già dentro.

Questo è quanto emerge da una prima inchiesta seria, delicata, del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli che all’alba ha arrestato sette persone su ordine della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli. Le ipotesi di reato contestate agli indagati vanno dall’associazione di stampo mafioso, alle estorsioni, all’illecita concorrenza, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti.

Procuratore della Repubblica di Napoli. Giovanni Melillo

Scampia. Un quartiere tenuto in scacco da un manipolo di criminali e narcos

Contestualmente agli arresti, sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni per un valore complessivo di oltre dieci milioni di euro, tra cui undici società, diversi immobili, svariati automezzi ed un’imbarcazione. Beni che, sulla base degli elementi finora raccolti, risulterebbero direttamente o indirettamente collegati alle attività mafiose svelate dai finanzieri. I provvedimenti di arresto e di sequestri beni scaturiscono da complesse indagini condotte su alcuni affiliati del clan camorristico denominato “Vinella-Grassi”. Parliamo di una organizzazione mafiosa attiva nell’area nord di Napoli, dapprima satellite del gruppo criminale dei Di Lauro, quindi confluito nel cartello scissionista degli Amato Pagano, sino a diventare autonomo e potente clan dopo la sanguinosa faida del 2012-13 che ne ha segnato la vittoriosa contrapposizione ad un altro clan, quello degli Abete-Abbinante. Il core business di queste cosche è sempre stato la droga. Fiumi di cocaina importati in Italia grazie a contatti diretti con i cartelli sudamericani e poi smistati a tutte i narcos sul territorio nazionale.

In base alle indagini dei finanzieri Antonio Mennetta, considerato capo dell’organizzazione camorristica “Vinella- Grassi”, sebbene sottoposto al regime detentivo dell’art. 41bis O.P., quello che dovrebbe essere il cosiddetto carcere duro per i boss, ha mantenuto saldo il controllo dell’organizzazione e delle sue strategie di reinvestimento dei profitti delle relative attività delinquenziali in società operanti soprattutto (ma non solo) nel settore della vigilanza privata e in quello immobiliare. L’espansione commerciale delle imprese riferibili al clan risulta proiettata in queste ultime settimane anche nei settori d’impresa collegati all’emergenza sanitaria da COVID-19, risultando l’acquisizione di incarichi nel campo della sanificazione dei locali.

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Gragnano, scampa ad un agguato un 21enne: è la vendetta per la morte di un ragazzino avvenuta stamane?

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Potrebbe essere la risposta all’omicidio di un ragazzo di appena 17 anni e al ferimento di un uomo di 30 anni, l’agguato al quale è scampato questa mattina a Gragnano, verso le 5 del mattino, cioè un’ora dopo il primo episodio, un 21enne incensurato che era a bordo della sua auto.
Due individui a piedi pare che abbiano sparato nei suoi confronti 6/7 colpi d’arma da fuoco ferendolo di striscio a un braccio.
Il giovane, fuggito a Castellammare dalla propria zia, si è presentato presso la caserma dei Carabinieri di Gragnano intorno alle 8,30 per sporgere denuncia. Solo dopo si è recato in ospedale. Indagano i Carabinieri insieme alla Polizia di Stato. Rilievi a cura dell’Arma dei carabinieri che ha sequestrato l’auto del giovane. Non si esclude alcuna pista. Ma se si mettono insieme i due episodi si capisce che anche se gli investigatori mantengono il più stretto riserbo, sono collegati fra loro. Alle 4 del mattino un’Audi Q3 arriva all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia: a bordo due feriti. Un ragazzo che non ha ancora 18 anni gravissimo che muore tra le braccia del personale sanitario prima di entrare in sala operatoria ed un trentenne che era alla guida, è grave ma è stato sottoposto ad un intervento chirurgico e non sembra essere in pericolo di vita. Entrambi sono stati accoltellati, più volte. Il ragazzino sarebbe imparentato con un personaggio di rilievo della camorra della zona.

Secondo una prima ricostruzione, con pochissimi dettagli perché il riserbo come abbiamo detto è strettissimo, ci sarebbe stata una violenta lite a Gragnano, culminata con la morte del giovanissimo e il ferimento del 30enne. Un’ora dopo il tentativo di due individui di uccidere un 21 enne, sempre a Gragnano, a poca distanza dal luogo dove è avvenuto il precedente episodio.

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Elezioni, Catello Maresca: “Sono orgoglioso della mobilitazione popolare intorno al mio nome ma non sarò il candidato di nessun partito”

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In merito alle indiscrezioni che vogliono il magistrato Catello Maresca candidato alla Regione Campania, il dottor Maresca spiega: “Devo constatare con grande soddisfazione che attorno alla mia persona si sta formando una imponente mobilitazione civile. Ho provato, senza successo, a ringraziare uno ad uno tutti coloro che mi hanno espresso vicinanza e che mi spingono a rappresentarli in un nuovo diverso concetto di politica. Una idea fondata non solo sulla competenza, ma sulla concreta dimostrazione di capacitá operativa, professionalità ed efficacia. Il modello, l’unico modello che mi piace rappresentare, è quello in cui LO STATO VINCE SEMPRE”.

Sul suo collegamento a questo o quel partito il magistrato antimafia precisa: “Devo però con amarezza ancora constatare come ci siano state troppe fughe in avanti, tentativi di mettere il cappello su una operazione che fino ad oggi è solo della società civile.
Tali atteggiamenti non hanno mai fatto parte del mio modo di pensare, ne’ tantomeno rappresentano un buon inizio rispetto ad una mia personale e convinta idea di politica assolutamente diversa. Con la gente e per la gente. Una cosa deve essere chiara a tutti: non sarò mai il candidato di nessun partito”.
“La mia storia di magistrato antimafia, il mio attuale ruolo istituzionale, il mio percorso di serio ed efficace impegno civile e la mia onestà intellettuale – precisa Maresca- lo esigono prima di ogni altra cosa. In tal senso non sono disponibile ad accettare in alcun modo strumentalizzazioni o speculazioni sul mio nome”.

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Arrestato l’orco che drogava e violentava una bimba, poi vendeva online il video degli abusi

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La storia se provata – scriviamo così perché fatichiamo a credere a tanto orrore- sarebbe davvero allucinante. Un uomo della zona di Como è stato arrestato dalla polizia postale di Milano con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina, un piccolina che ancora non andava a scuola:  l’orco l’avrebbe drogata prima di violentarla poi avrebbe filmato tutto e avrebbe diffuso le immagini a pagamento nel web. Anzi, nei bassifondi della rete, in quei meandri oscuri di abiezione che costituiscono il ‘deep web’.

A scoprirlo i poliziotti che indagavano su questa parte del web meno conosciuta ma utilizzata per ogni specie di traffico illecito. S.T., disoccupato non si era curato di coprire bene le tracce in Internet così si è giunti alla sua identificazione tracciando l’ip e geolocalizzandolo: sul suo computer aveva centinaia di video pornografici con bambini e ragazzi, migliaia di fotografie ed altro materiale pedopornografico. Video che erano stati segnalati dagli USA in pieno lockdown. L’uomo avrebbe drogato la piccola con un prodotto acquistato in rete e che, secondo quello che lui stesso scriveva, non lasciava tracce nell’organismo, poi violentava la piccola e riprendeva tutto con la sua telecamera. Infine metteva in vendita il video online, video che presumibilmente avrebbero dovuto acquistare utilizzando criptovaluta, ovvero bitcoin. L’arresto è avvenuto a Como ma poi tutto il materiale dell’inchiesta è stato inviato alla DDA di Milano.

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