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Tecnologia

Da raggi X a pecora Dolly, 150 anni della rivista Nature

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Dai raggi X e la prima clonazione di un mammifero (la pecora Dolly) al buco dell’ozono alla struttura a doppia elica del Dna: da 150 anni ospita sulle sue pagine le scoperte piu’ importanti della scienza, riuscendo ad avere quasi sempre il ‘fiuto’ per capire quali possono essere quelle che possono segnare una vera svolta. Tanto che ancora oggi riuscire uscire sulle sue pagine e’ il massimo per un ricercatore. Un prestigio che Nature ha mantenuto intatto nel corso della sua storia, iniziata il 4 novembre del 1869. Fondata in Inghilterra da Norman Lockyer, nacque per raccogliere l’eredita’ di diverse riviste a carattere scientifico sorte e presto scomparse a meta’ dell’Ottocento. Un periodo quello di grande interesse per le scienze, stimolato in Inghilterra soprattutto dagli studi di Charles Darwin. Il suo nome lo deve ad un verso del poeta William Wordsworth (“To the solid ground of nature trusts the Mind that builds for aye”) ed ebbe come primo editore Alexander Macmillan, lo stesso dei libri di Lewis Carroll e Rudyard Kipling. Insieme alla sua ‘rivale’ Science, è forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio dalla comunità scientifica internazionale.  Altro pregio di Nature e’ quello di essere rimasta, a differenza di altre riviste scientifiche specializzate, uno dei pochi giornali, insieme ad altri mensili quali Science e Proceedings of the National Academy of Sciences, a pubblicare ancora articoli originali relativi a tutte le discipline scientifiche.

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Cronache

‘Basta odio online’, petizione per una legge di iniziativa popolare

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Una petizione contro l’odio online sulla piattaforma Change.org che ha raccolto in due giorni più di 40mila sottoscrizioni. È l’iniziativa “Basta l’odio” proposta da “Odiare ti costa” e “Sentinelli di Milano”, con l’obiettivo di sensibilizzare gli utenti a un uso più consapevole dei social, ma soprattutto per lanciare una legge organica di iniziativa popolare contro l’odio online. Tra chi ha dato il sostegno alla petizione ci sono personalità del giornalismo, della tv, del teatro, della musica che hanno realizzato videomessaggi: Moni Ovadia, Nandu Popu dei Sud Sound System, Luca Bottura, Alessandro Bergonzoni, Iacopo Melio, Camihawke, Spora, l’Estetista Cinica. All’iniziativa e’ stata dedicata una diretta Facebook con Michela Murgia, Luca Paladini dei ‘Sentinelli di Milano’, Cathy La Torre e Maura Gancitano di ‘Odiare Ti Costa’.

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In Evidenza

Facebook lancia Pay e debutta nei pagamenti digitali

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Facebook entra ufficialmente nel mondo dei pagamenti digitali. La società annuncia Pay, destinato agli utenti che usano l’ecosistema di app della società guidata da Mark Zuckerberg, cioè Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp, e che “offrirà alle persone un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente” tra tutte le applicazioni. Facebook Pay debuttera’ questa settimana negli Stati Uniti, per poi diffondersi in altri Paesi, potra’ essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro.

“Facebook Pay si basa su infrastrutture finanziarie e su partnership già esistenti ed è separato dal portafoglio Calibra che si appoggera’ al network Libra”, precisa la societa’. Il servizio supportera’ la maggior parte delle principali carte di credito e debito, anche PayPal. Per utilizzare Facebook Pay, sarà necessario aggiungere il metodo di pagamento dalle impostazioni dell’applicazione oppure sceglierlo quando si effettua un pagamento. “Gli utenti gia’ usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, fare donazioni per una causa oppure mandare denaro. Facebook Pay rendera’ piu’ semplici queste transazioni, mentre continuera’ a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette”, spiega in un post ufficiale Deborah Liu, Vice Presidente Marketplace and Commerce di Facebook, sottolineando che i numeri di carta e conto bancario verranno archiviati e crittografati in modo sicuro.

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Tecnologia

Rivelazione del WSJ: Google “raccoglie” dati sanitari di pazienti per entrare nel business della Sanità

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Google sta raccogliendo segretamente milioni di dati sanitari di pazienti negli Stati Uniti per il cosiddetto “Project Nightingale”: lo scrive oggi il quotidiano “Wall Street Journal”. L’iniziativa, di cui ne’ i medici ne’ i pazienti sono stati messi al corrente, rappresenta la piu’ importante azione compiuta dai giganti della Silicon Valley per ottenere l’accesso ai dati sulla salute delle persone e stabilire una testa di ponte nel vasto settore della sanità. Secondo le informazioni raccolte, il programma include “risultati di laboratorio, diagnosi mediche e registri di ricovero, tra le altre categorie,che compongono una cartella clinica completa, con nomi dei pazienti e date di nascita”. Google ha collaborato con il sistema sanitario Ascension di St. Louis, che opera in 21 Stati e nel Distretto di Columbia, per ottenere i dati. Secondo il “Wsj”, Google sta usando i dati del sistema per progettare un software che personalizza l’assistenza ai singoli pazienti usando “intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico”.

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