Collegati con noi

Cultura

Da Età della pietra, il Dna rivela 10mila anni di migrazioni

Avatar

Pubblicato

del

Scrive un nuovo capitolo nella storia dell’evoluzione umana, la piu’ vasta ricerca mai condotta sul Dna antico e basata sul Dna di 500 individui vissuti dall’Eta’ della pietra (12.000 anni fa) fino all’Eta’ del ferro (2.000 anni fa). Pubblicata sulla rivista Science, la ricerca ha ricostruito 10.000 anni di migrazioni nell’Asia centrale e meridionale, indicando che gli antenati dei moderni asiatici sono stati gli agricoltori del Medio Oriente e i pastori della steppa vissuti dell’eta’ del bronzo, chiamati Yamnaya. Coordinata dal genetista David Reich, dell’universita’ di Harvard, la ricerca e’ stata realizzata con un importante contributo italiano, con Universita’ Sapienza di Roma, Universita’ di Padova, Soprintendenze archeologiche di Cagliari e Friuli Venezia Giulia e Ismeo (International Association of Mediterranean and Oriental Studies). “E’ uno studio epocale che, grazie al Dna antico, riscrive la storia della parte indiana degli Indoeuropei”, ha detto l’antropologo Davide Pettener, dell’universita’ di Bologna. Per lo stesso ateneo hanno collaborato alla ricerca Stefania Sarno e Donata Luiselli, del Dipartimento dei Beni Culturali di Ravenna. “Finora – ha proseguito – gli studi genetici sulla popolazione Indoeuropea si erano concentrati sulla parte Europea, dimostrando che gli europei hanno origine dagli antichi cacciatori raccoglitori, da popolazioni arrivate dall’Anatolia nel Neolitico e dagli Yamnaya che hanno portato la civilta’ del bronzo in Europa. Tuttavia nessuno aveva mai analizzato il versante indiano”. I nuovi dati dimostrano per la prima volta che “anche in India e’ avvenuta una migrazione simile”. La ricerca ricostruisce le due piu’ profonde trasformazioni culturali nella storia dell’antica Eurasia: “il passaggio dal sistema di caccia-raccolta all’agricoltura e la diffusione delle lingue Indo-Europee, oggi parlate dalle isole britanniche fino all’Asia meridionale”, ha osservato il primo autore Vagheesh Narasimhan, del Laboratorio di Reich. I nuovi dati permettono inoltre di rispondere a problemi aperti da decenni. Indicano, per esempio, che le lingue Indo-Europee sono state portate in aree molto distanti da quelle di origine dai pastori delle steppe euroasiatiche e non, come si pensava, dagli agricoltori del Neolitico. I risultati indicano inoltre che il passaggio da un’economia di caccia-raccolta all’agricoltura e’ stato guidato maggiormente dalle migrazioni di popolazioni originarie dell’Anatolia e che una dinamica simile e’ avvenuta in Iran e nella zona meridionale dell’Asia centrale. Quest’ultimo dato conferma che l’agricoltura si e’ diffusa dall’Anatolia sia verso l’Europa, sia verso le regioni asiatiche precedentemente popolate solo da cacciatori-raccoglitori.

Advertisement

Cultura

Festival del cinema dei diritti umani, tutti gli appuntamenti di Napoli

Avatar

Pubblicato

del

Si apre mercoledi 20 Novembre con un appello per la liberazione di Silvia Romano, la giovane cooperante rapita un anno fa in Kenya il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Silvia Romano  volontaria per la ONLUS Africa Milele della quale non si hanno più notizie certe, se non quelle frammentarie che la Farnesina di tanto in tanto fa trapelare Silvia è ancora nelle mani dei rapitori e l’obiettivo promario oltre a quello della sua liberazione è non far calare il silenzio sulla sua scomparsa. A lanciare l’appello da Napoli i rappresentanti delle Ong e delle associazioni umanitarie internazionali (come Amnesty ed Emergency), che saranno le protagoniste del primo giorno del Festival. La giornata sarà un’occasione per parlare del lavoro delle Organizzazioni Non Governative (ONG) andando oltre a come le si è volute dipingere nelle recenti e tragiche cronache dell’ultimo anno. Si parlerà del loro lavoro, improntato quasi esclusivamente sul volontariato, elencando dati precisi e non gli strali alimentati dalle fake news con le quali siamo stati bersagliati per mere strumentalizzazioni politiche.

Conferenza stampa di presentazione  il 20 novembre  alle 9.30 a Palazzo San Giacomo in Sala Giunta per poi entrare nel vivo del Festival nel pomeriggio presso lo Spazio Comunale Piazza Forcella l’anteprima nazionale di WANTOKS di Iara Lee e la proiezione di Interdipendence della ONG Art For The World.

Giunto all’undicesima edizione il Festival  del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, quest’anno è dedicato al tema dell’ambiente come riporta il titolo che può sembrare una affermazione, una cosciente consapevolezza, ma di fatto è un interrogativo cui i cineasti con i loro titoli in concorso pongono a se stessi e a noi, mettendoci di fronte a fatti concreti e prima di tutto compiuti, come stiamo registrando in questi giorni sulle nostre coste e nelle nostre città.

Tante le presenze e le testimonianze a cominciare dalla conferenza della mattina in sala giunta con giornalisti dell’AGI – Agenzia Giornalistica Italia Angelo Ferrari e Luciano Scalettari, Rossella Miccio in rappresentanza di Emergency, Riccardo Noury in rappresentanza di Amnesty Italia, Angelica Romano della ONG “Un Ponte per…”, il comandante Tommaso Stella di “Nave Mediterranea” e altri.

Nel pomeriggio invece allo Spazio Comunale Piazza Forcella (via Vicaria Vecchia, 23) due appuntamenti di valore internazionale. Alle 18.30 Francesco Quatrano, attivista e collaboratore della regista Lara Lee, presenterà il movimento Cultures of Resistance e l’ultimo film della cineasta sull’affondamento delle Isole Salomone, “WANTOKS – Dance of Resilience in Melanesia” in anteprima nazionale.

 

Poi cominceranno una serie di appuntamenti e incontri che vedranno il Festival dividersi in due parti

dal 20 al 23 novembre sarà Eventi Internazionali e al contempo itinerante.

Giovedì 21 il Festival si sposterà, come ormai consuetudine, alla Casa Circondariale “G. Salvia” di Poggioreale con una riflessione sul mito del “boss” attraverso un film ironico di Giovanni Meola, “Bando di concorso”, e una discussione, moderata dal giornalista Sandro Ruotolo, con alcuni testimoni privilegiati, tra cui il cantautore Maldestro e don Franco Esposito, cappellano del carcere. Nel pomeriggio, a Piazza Forcella, ci sarà un dibattito organizzato dall’Atlante dei conflitti e delle guerre del mondo, pubblicazione giunta alla nona edizione, per affrontare il tema delle conseguenze delle guerre sui civili e sulla natura.

Venerdì 22 novembre il Festival sbarca all’Università. Alle 9.30 al Dipartimento di Giurisprudenza (via Porta di Massa – aula 28) dell’Università degli Studi di Napoli Federico II saranno di scena le associazioni Fridays for Future e Teachers for Future di Napoli che racconteranno le loro azioni a sostegno dell’ambiente introdotte dal professor Antonio Cavaliere (docente di Diritto Penale – Univ. Federico II), dalle iniziative antinucleari di Padre Alex Zanotelli, dalle riflessioni scientifiche dell’ingegner Giovanni de Paoli dell’ENEA e del professor Michelangelo Russo, Direttore del DIARC della Federico II. Un intervento molto atteso sarà quello di Tiziana Volta, coordinatrice italiana della II Marcia Mondiale per la Pace.

A seguire il Festival incontrerà i lavoratori della Whirlpool, non solo ambiente, non solo volontariato, ma il mondo del lavoro entrerà nel programma del Festival

Sabato 23 novembre  con una mattinata nello stabilimento Whirlpool di Napoli, in crisi, e con le testimonianze di sindacalisti ed esperti provenienti da altri siti dove l’inquinamento e i veleni mettono a dura prova il confronto tra occupazione e salute pubblica. Tra questi testimoni dell’ex-ILVA di Taranto, delle Fonderie Pisano di Salerno e rappresentanti della Fiom Lazio e del mondo dell’associazionismo legato alla Terra dei Fuochi. La sera (ore 18) a Piazza Forcella la ricercatrice universitaria Valentina Ripa dialogherà con il regista Marco Bechis del pericoloso trend, non solo climatico-ambientale, dell’Amazzonia e dell’America Latina con la proiezione de “La terra degli uomini rossi – Birdwatchers” dello stesso Bechis. La chiusura (musicale) della serata sarà affidata a Jovine.

Nelle sere dal 27 al 29 novembre, nella monumentale cornice di Maschio Angioino (Napoli), dalle 16 alle 22, saranno proiettati i 31 film che hanno superato il primo livello di selezione del concorso cinematografico. Si tratta di 7 lungometraggi e 24 corti tra cui saranno scelti i due film vincitori (miglior cortometraggio e miglior lungometraggio) dalla Giuria Esperti (composta da Elisabetta Pandimiglio, documentarista romana; Sandro Ruotolo, giornalista; Antonio Prata, direttore del Festival dei Diritti Umani di Lugano; Sandra Lorenzano, docente della Universidad Autónoma de México ed esperta di migrazioni).

 

Tutti i convegni, gli incontri e le proiezioni dei film sono naturalmente gratuiti.

 

Ph. da FB pagina Silvia Romano Libera

Ph. da FB pagina Silvia Romano Libera

Continua a leggere

Cultura

I mosaici di San Marco, sfiorato il disastro ma per fortuna tutti i tesori sono in salvo

Avatar

Pubblicato

del

“A un soffio dall’Apocalisse, a un pelo dal disastro”. Una frase che fotografa plasticamente la tensione e il dolore vissuto ieri dai dipendenti della Basilica di San Marco, il “cuore” artistico e religioso di Venezia, colpita ancora una volta dalla grande acqua alta a 187 centimetri della scorsa notte. A pronunciarle il Procuratore di San Marco, Pierpaolo Campostrini, tra i maggiori esperti tecnici della salvaguardia della chiesa dai mosaici dorati. “Superato il metro e 65 cm – ha raccontato – l’acqua e’ entrata non solo nel nartece, come al solito, ma fin dentro la navata, ha allagato il pavimento e rompendo le finestre e’ entrata nella cripta, allagandola”. Dentro il sotterraneo della Basilica, che anni fa venne impermeabilizzato per evitare altri danni dopo l'”Aqua Granda” del 1966, l’acqua e’ salita fino a un metro e 20 centimetri.

Danni tutto sommato limitati, perche’ all’interno della cripta non vengono solitamente custoditi oggetti preziosi, se si escludono alcuni paramenti e qualche oggetto sacro per le celebrazioni che vi si tengono. Al suo interno vi sono anche le tombe dei Patriarchi di Venezia, che hanno subito danneggiamenti limitati. Ma per la costruzione medievale l’acqua rappresenta un pericolo subdolo perche’, come ha spiegato Campostrini “avrebbe potuto dare problemi statici alle colonne, che reggono la basilica. Per fortuna, il personale ha agito con velocita’ e ha evitato danni fisici peggiori”. Anche all’interno della basilica non ci sono danni visibili, L’acqua e’ entrata allagando tutto il pavimento delle navate, ma gli oggetti preziosi e i paramenti erano gia’ stati sollevati e messi al sicuro.

“Resta il danno invisibile – ha ribadito Capostrini – che e’ in via di valutazione, quello delle infiltrazioni e della risalita dell’acqua lungo le pareti. Siamo stanchi e arrabbiati”. Un concetto ribadito anche dal Primo Procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin: “E’stata un’amara sorpresa – ha commentato – e questa volta l’acqua non e’ arrivata dal pavimento ma dalle finestre. Fortunatamente abbiamo portato in pochissimo tempo altre pompe idrovore in aggiunta a quelle esistenti, per cui in meno di 24 ore l’abbiamo messa all’asciutto. Pero’ i danni rimangono, perche’ in queste 20 ore circa la capacita’ di assorbimento dei pavimenti e delle pareti e’ drammatica. La verificheremo nei tempi – ha chiosato – speriamo non sia cosi’ come temiamo”. Il timore e’ sempre quello del silenzioso e persistente assorbimento dell’acqua da parte dei pavimenti e su per le pareti, fino a rischiare di intaccare i preziosi mosaici d’oro delle volte e delle absidi.

Un nemico contro il quale la Procuratoria ha puntato la propria attenzione, studi ed energie, a partire principalmente dal nartece, l’atrio che regolarmente va sott’acqua anche con qualche decina di centimetri di marea. Ora, con i cambiamenti climatici e le tempeste ricorrenti, il rischio e’ sempre piu’ pressante. Il Patriarca Francesco Moraglia lo ha sottolineato stamani: “Possiamo fare manutenzione ordinaria ma non straordinaria, strutturale”. E la risposta e’ giunta dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che intanto ha annunciato per domani un sopralluogo degli esperti del Mibact alla Basilica di San Marco con la Procuratoria, per una prima valutazione del danni.

Continua a leggere

Cultura

Harmony, la danza a Napoli: la storia di Marcello Angelini che ha fatto “volare” il Tulsa Ballet

Eugenia Avena

Pubblicato

del

“Un ballerino danza, perché il suo sangue danza nelle vene”. Lo disse Anna Pavlova, la più famosa ballerina russa del XX secolo, colei che diffuse la cultura della danza nel mondo.  E dalla scuola Harmony, da Napoli, Marcello Angelini nel mondo è andato per far conoscere il talento partenopeo. È a lui che Juorno.it dedica la 3. puntata sulle storie dei protagonisti della scuola napoletana.

MARCELLO ANGELINI, ballerino, direttore artistico del Tulsa Ballet, USA e di altri due teatri americani. Nato a Napoli, figlio d’arte, allievo “di papà”, cioè di Arnaldo Angelini, il fondatore della Harmony, si diploma nella Scuola di danza napoletana nel 1979. Il suo percorso professionale parte dal Maggio Musicale Fiorentino sotto la guida di Yevgeny Polyakov, “un uomo eccezionale, ha sempre detto Marcello Angelini, che ha formato non solo la nostra tecnica ma anche la nostra mentalità artistica, professionale  ella nostra qualità come danzatori”. Dopo Firenze Angelini riceve una borsa di studio ministeriale per un anno di perfezionamento nell’istituto coreografico di stato di Kiev, e poi viene ingaggiato come solista alla Deutsche Oper Berlin. Da lì ha inizio  la sua carriera di primo ballerino che lo vede, in questo ruolo, al Northern Ballet Theater, Scottish Ballet e English National Ballet, al Les Grands Ballets Canadienes, Cincinnati Ballet e Ballet West,Teatro dell’Opera di Roma e Teatro San Carlo di Napoli. Danzando spesso insieme alla moglie Daniela Buson, altra grande ballerina.

“Tornare a scuola di danza Harmony è come tornare nel grembo della propria madre. Ogni anno, quando assisto alle lezioni del Maestro/Papà rivivo l’esperienza di crescere in una scuola dove la qualità tecnica e l’integrità artistica sono le stelle che hanno guidato generazioni di danzatori professionisti, dice Marcello Angelini, e amanti della nostra arte, verso gli ideali della vita e della danza. I ragazzi in sala ballo sono cambiati, ma l’energia e l’impegno degli allievi, e degli insegnanti, sono rimasti immutati. Alla fine di ogni visita alla Harmony, ho un mio rituale che consiste nel lanciare un’ultima occhiata alla pedana in sala ballo. In silenzio le dico: se tu potessi parlare… Quanti giovani talentuosi ed entusiasti hai visto, quanto sudore ha bagnato la tua pelle, quante lacrime hai segretamente intravisto e di quanti successi sei stato testimone. Noi tutti abbiamo un pezzo di te nel cuore”.

Harmony, where dreams become reality!, dice Angelini

 

Nel 1995 Marcello Angelini diventa direttore artistico del Tulsa Ballet negli Stati Uniti, compagnia ritenuta dalla critica nazionale e internazionale tra le prime e più importanti del Nord America, con un repertorio di lavori con coreografi come Kylian, Forsythe, Wheeldon, McGregor, Van Manen, Balanchine, Robbins e Duato. Quando è arrivato in Oklahoma Marcello Angelini si ritrovò una realtà regionale con 24 elementi che oggi è una compagni con quasi 40 danzatori e un bilancio che è quattro volte tanto. Dal 2013 -quando ha assunto anche il ruolo di CEO-  ha annetsso al Tulsa Ballet due scuole e due Teatri, entità che lo stesso Angelini gestisce attualmente. Il Tulsa Ballet è una realtà importantissima nel mondo della danza con audizioni in tutto il mondo: basta pensare che le domande d’ingresso collegato a uno dei suoi ultimi tour internazionale sono state più di 1300. In un mondo, quello americano, dove la danza è indipendente, produce reddito grezzi ad una cultura imprenditoriale che è vincente. “Nel passato l’Italia mi ha dato il senso dell’estetica e dell’arte e grazie a questo nel resto del mondo ho trovato opportunità che purtroppo nel nostro Paese nel mondo della danza non esistono”.

Puntata n.3 – Continua

 

Harmony, l’amore per la danza e i talenti scoperti a Napoli: la storia della scuola e del suo fondatore Arnaldo Angelini

Harmony, Eugenia Avena: un pilastro della scuola per i ballerini napoletani che hanno raccolto successi nel mondo

Continua a leggere

In rilievo