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Criminal Architectures, il progetto fotografico di Adelaide Di Nunzio diventa un libro

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Criminal Architectures, 10 anni di intensa ricerca  attraversando quattro regioni del Sud Italia, Campania. Sicilia, Calabria e Puglia, non solo una mostra fotografica che ha girato l’Italia ed è stata esposta all’estero, ora è anche un progetto di un libro  che Adelaide Di Nunzio, fotografa Napoletana da anni residente a Colonia propone su di una piattaforma di crowfounding anche per far conoscere al maggior numero di persone il suo lavoro su come il crimine ha influenzato l’architettura, sfigurato il paesaggio e sostanzialmente modificato gli aspetti della vita delle persone.

Ed è un pugno nello stomaco, con un bianco e nero dagli alti contrasti, che ancor di più ci fa rendere conto delle storture, bruttezze e deturpazioni che  questo sfacciato tipo e modalità di costruzioni, ovviamente abusive nella stragrande maggioranza,  hanno portato nel tessuto paesaggistico delle regioni dove l’indagine fotografica si è concentrata.

Focalizzandosi  sulle  quattro regioni dell’Italia meridionale Adelaide ci svela la Campania con le ville e le piscine delle case della Camorra; la grande Calabria, dominata da edifici pubblici e  privati ​​incompiuti; La Puglia con una miriade di fabbriche abbandonate e infine la Sicilia con centinaia di edifici mafiosi confiscati dalle autorità statali.  Attraverso un linguaggio fotografico forte e deciso, Adelaide Di Nunzio, sviluppa il suo progetto riflettendo sugli  effetti catastrofici che tali strutture, incompiute o no, apportano all’ambiente e al bisogno di bellezza, che invece da sempre si ricerca e si insegue, svelando le bruttezze non solo quando incompiute, ma anche e specialmente quando sono ultimate, come nel caso delle ville sequestrate alla Camorra,  architetture malsane che minano le  strutture sociali portando  degrado e sofferenza delle persone.

Criminal Architectures con questo modo di svelare è un libro che ci mostra anche le persone e le popolazioni che hanno subito gli effetti del crimine sulla loro vita. Insieme all’architettura e ai paesaggi della regione, questo è un libro dei volti dell’Italia meridionale, volti che raccontano la stessa storia, evocando un’atmosfera di rabbia e abbandono.

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Cultura

Dall’archeoboat alle favole digitali, tutti i progetti di valorizzazione dei tesori dei Campi Flegrei

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Si è concluso il Parco delle Idee, la prima maratona partecipata per i progetti di valorizzazione dei Campi Flegrei. Per tre giorni, da venerdì a domenica, la fortezza aragonese, il Castello che domina Baia e che ospita il museo archeologico si è trasformata in un laboratorio nel corso del quale 80 delle idee proposte, da altrettanti 139 candidati, sono state trasformate in otto progetti di valorizzazione presentati alla direzione del concorso.

Alcuni di questi progetti troveranno spazio nel Piano strategico del Parco che sarà pubblicato nei prossimi mesi. Un modello culturale di partecipazione che si candida a diventare per la straordinaria potenzialità del territorio best practice in ambito nazionale, nella valorizzazione del patrimonio culturale.

Archeoboat, archeobus e car sharing. Sentieri per il trekking e percorsi in bici. Visite esperienziali con rievocazioni storiche. E poi laboratori scolastici, forum letterari, mostre e opere d’arte site specific, convegni. Sono la selezione più creativa dei numerosi progetti di valorizzazione elaborati nel corso del laboratorio partecipato #il Parco delle Idee, organizzato dal Parco archeologico dei Campi Flegrei, dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli Federico II e BAM! Strategie Culturali. “Il Parco delle Idee – dichiara Fabio Pagano direttore del Parco Archeologico – è stata una meravigliosa esperienza. Nel corso di tre giorni abbiamo lavorato su tavoli di confronto per rendere queste idee ancora più forti e rappresentative di tante realtà, ammirando lo spirito dialogante tra l’innovazione rappresentata delle nuove generazioni e l’esperienza di chi ha già offerto il proprio contributo al territorio dei Campi Flegrei. Queste proposte verranno ora – ha concluso – accompagnate dal Parco con nuove iniziative che possano dare concretezza alle idee favorendo la nascita di nuove imprese culturali”. Alla maratona hanno preso parte per lo più giovani tra i 20 e i 25 anni, provenienti quasi tutti del territorio, ma ci sono stati anche partecipanti da Jesolo, Pistoia, Ustica.

Nelle prossime settimane – dichiara Stefano Consiglio, direttore del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II – il Parco Archeologico dei Campi Flegrei insieme al Laboratorio dell’impresa culturale dell’Università Federico II di Napoli promuoverà ulteriori incontri con tutti quelli che hanno partecipato e sono interessati ad implementare le idee presentate”.

Gli otto progetti presentati al direttore Pagano riguardano accessibilità e trasporti, narrazione e visibilità dei luoghi, fruibilità dei siti. E tra le azioni proposte i servizi di archeobus e archeoboat con imbarcazioni acquavision dal fondo trasparente, a viaggi esperienziali a bordo di vagoni della Cumana trasformati, grazie alla tecnica del pelliculage, in Antro della Sibilla, Grotta di Cocceio o altri siti del Parco. Qualcuno ha perfino immaginato – difficile da realizzare, almeno per il momento – una cupola sottomarina per l’accesso pedonale da Punta Epitaffio all’area archeologica sottomarina. Altri partecipanti hanno invece progettato laboratori scolastici per la realizzazione di fiabe digitali di ispirazione mitologica, focus sul romanzo storico, mostre d’arte, gare sportive appuntamenti annuali come il PaFest, il festival dei Campi Flegrei e le Giornate internazionali di Archeologia Subacquea. Non sono mancati gli itinerari enogastronomici e quelli per il trekking e il cicloturismo.

 

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Alla Andrea Nuovo Home Gallery si continua ad approfondire la fotografia

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Alla AndreaNuovo HomeGallery si riprende ad approfondire la fotografia. Dopo la rassegna Note sulla fotografia della passata stagione,  giovedì 14 Novembre, alle ore 17, sempre nella sede di via Monte di Dio 61 c’e l’appuntamento per la seconda tappa  delle Lettura portfolio e per l’occasione verrà presentata una nuova iniziativa il  PORTFOLIO LAB.

Tenute da Federica Cerami, questi appuntamenti di lettura portfolio sono un importante punto di partenza per capire e potenziare al meglio i lavori fotografici che si stanno sviluppando.
Come per tutti gli appuntamenti di lettura portfolio, nei festival o nei corsi presenti in tutta italia anche in questi c’è bisogno di molta cura nella presentazione del lavoro, il che è sicuramente sinonimo di cura per il proprio lavoro e poi di educazione visuale nel presentarlo.

Federica Cerami, esperta del settore fotografico è lettrice portfolio di molti festival nazionali ed è presente nelle maggiori kermesse fotografiche organizzate dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e ha idee molto chiare in merito a questo tipo di esposizione cui ogni giovane autore si propone “In una struttura fotografica sussistono tre tipi di persone: chi fotografa, chi è ritratto e, infine, lo spettatore di queste immagini. Ritengo sia necessario rendere chiaro e immediato il linguaggio delle immagini in modo che questa triangolazione sia sempre lineare ed efficace e spiegare, inoltre, in modo semplice e diretto, come costruire questo importante strumento di comunicazione e di divulgazione fotografica.

Il portfolio, insomma, dovrà configurarsi come uno spazio uniforme di immagini dal quale emergerà la capacità espressiva, la fantasia, la tecnica e lo stile del fotografo nello sviluppare la sua idea iniziale, relativamente a un suo tema.” E continua dicendo: “Non è facile parlare di Portfolio a chi inizia a muovere, nella fotografia, i suoi primi passi. E’ importante avere dei riferimenti che fungano da supporto alle proprie idee e affiancarli con degli innamoramenti fotografici, intercambiabili, dai quali poter ricevere la giusta linfa vitale per poter dare vita alle proprie creazioni fotografiche.
La creazione del portfolio è una delle cose più importanti e difficili che un fotografo possa fare con la propria produzione ma diventa un passo inevitabile quando si decide di voler percorrere questa strada per comunicare al mondo la propria presenza.”  Non è facile muoiversi in questo mondo, è importante, però, capire come muovere i primi passi.

 

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Ex Malo Bono di Giovanni Ruggiero in mostra a Movimento Aperto

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Giovanni Ruggiero, comincia a fotografare a 17 anni, una passione che gli rimane e coltiva assiduamente in special modo durante la sua carriera professionale, Giovanni è stato  inviato speciale per il quotidiano l’Avvenire.

Tantissimi paesi raccontati e anche fotografati quando non c’era il supporto del foto giornalista insieme al quale produrre il servizio. Una passione che oggi, lo porta ad esporre in varie mostre nazionali e internazionali.

Ex Malo Bono è il titolo della sua mostra napoletana che inaugura l’8 novembre alle 17,00 presso la galleria Movimento Aperto in via Duomo 290/c

È stato un evento personale molto doloroso a ispirare questa nuova “grammatica visiva”. Nasce da questa sofferenza la sua “offerta” fotografica non tradizionale che è sfociata in un ciclo (mai concluso) che l’autore ha chiamato “Memento”. Tutto ha origine nella necessità di cristallizzare i propri ricordi, quando le circostanze della vita gli hanno fatto temere di perderli e di non avere più davanti a sé il tempo necessario per accumularne altri. «Io assemblo i ricordi – dice Ruggiero del suo lavoro –  Do una forma alle mie emozioni e a quello che è stato perché, in questo modo, restino ancora a rammentarmi una gioia o anche un dolore».

Il titolo della personale napoletana, “Ex malo bono”, sta appunto ad indicare che da questo vissuto sofferto si è aperto un nuovo orizzonte creativo. La malattia patita è tuttavia sempre presente in ogni sua opera ed è rappresentata in modo discreto dalla garza che spesso vela le immagini.  La ricerca vera e propria di Ruggiero – scrive Gaetano Romano che ha curato la mostra napoletana – esorbita dalla sua vita precedente di giornalista; nasce sulle ceneri del dolore che lo ha spinto  definitivamente ad indagare le molteplici valenze e declinazioni del suo privato, in un momento drammatico della sua esistenza quando si è appesi a un esile filo.

 

 

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