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Corteo, bombe e cori contro i calciatori fuori il San Paolo, ma il Napoli ha bisogno di pace non di guerre

Paolo Chiariello

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Il ritiro, l’ammutinamento, ma la frittata non è ancora del tutto fatta. La scelta (non proprio consueta) di far svolgere l’allenamento del Napoli a Napoli, al San Paolo, ha consentito di spostare totalmente l’attenzione su una squadra di calcio di vertice del campionato di seria A che oggettivamente naviga a vista. Non mi piace la parola caos. Ma il rischio è arrivarci. Ci sono le tre componenti che non si parlano. La società dice o ordina una cosa, l’allenatore non condivide, la squadra se ne fotte di tutti e due. Il problema nasce perché il Napoli, la squadra, è un po’ a corto di risultati. Certo lo spettacolo che ammiriamo non è degno di una grande piazza di calcio, aldilà delle singole responsabilità. Oggi, guarda caso, a Napoli, per le strade di Fuorigrttoa, c’erano 150, forse 200, forse di più, ultras del Napoli in corteo. Roba che non si vedeva dai tempi del fallimento del Napoli. Che cosa facevano, questa volta, gli ultras del Napoli? Manifestavano, a loro modo e con i loro modi, all’esterno della rampa d’accesso dello stadio San Paolo, prima dell’allenamento, mentre arrivavano o dovevano arrivare i calciatori e lo staff tecnico di Ancelotti. Un allenamento solo per abbonati, chiuso alla stampa. Anche questa scelta non è stata geniale. La pressione fisica, quella nervosa, il corteo, le bombe carta. È roba di un altro mondo. Gli ultras in corteo, tra una bomba carta e l’altra, esibivano anche uno striscione. Con una  scritta: “Rispetto!”. Quando l’hanno srotolato questo striscione, davanti al varco di accesso dei calciatori, era chiaro che si riferissero a loro. Gli ultras vogliono il rispetto dai calciatori. I calciatori devono rispetto sicuramente alla società. Non solo. Perchè la cosa fosse ancora più chiara, gli ultras hanno intonato anche dei cori. Di contestazione, ovviamente. Ai calciatori, certamente.  ‘Meritiamo di più’ e ‘Calciatori mercenari siete voi’ erano quelli più gettonati. Qualcuno avrà messo i gettoni per far sentire queste canzoncine? Ma a che serve tutto questo? A nulla. A chi serve? A nessuno. Stanno distruggendo un giocattolino che faceva più o meno gli interessi di tutti. La maggioranza dei tifosi del Napoli (quelli che se ne fottono di beghe e veleni) vorrebbero solo che il Napoli facesse un altro passettino avanti, vincesse qualcosa. E invece ci si ritrova in un cul de sac. Con tre componenti del Calcio Napoli che non  si parlano. Che si fanno una guerra di nervi. Che preparano una guerra legale. Che si apprestano a farsi del male. Perchè in questo contesto, al netto delle ragioni di tutti (e la società di De Laurentiis per oggettive ragioni di diritto ha più ragione di tutti), perderanno tutti.

Perderà De Laurentiis perché depaupererà così facendo il suo parco calciatori, vero capitale sociale. Perderà Ancelotti, che molti commentatori più o meno oscuri o dioscuri ventriloqui già danno in partenza con tanto di anticipazione di futuri sostituti. Perderanno i calciatori che perderanno un anno della loro vita professionale (vita breve quella professionale) perdendo tempo dietro questa scemenza dell’ammutinamento.

Che cosa manca in questo momento? Manca chi, nella società o anche fuori dalla società, è capace di mediare tra posizioni che non sono antitetiche ma che si accompagnano a caratteri difficili, frustrazioni per non aver raggiunto risultati importanti in anni in cui la Juventus ha dominato e altro ancora che è inutile rivangare.

Oggettivamente, sembra un colossale equivoco che invece di essere fiaccato, spiegato, ingentilito nei modi, viene alimentato e portato alle estreme conseguenze da chi dovrebbe invece adoperarsi per mettere pace. Il Napoli (tutti) ha bisogno di pace. Il presidente faccia un passo indietro, dimostri di essere magnanimo (intelligente lo è già). Faccia finta di non capire quello che è successo, ripeta ancora una volta che il ritiro non era una punizione o una costrizione per calciatori ebeti ma solo un modo per far reagire l’ambiente, condividere ogni sforzo per tornare in sella, motivare tutti.

Carlo Ancelotti usi tutta la sua intelligenza e esperienza per fare da collante tra squadra e società. Se ne fotta dei commentatori da salotto, faccia quello che deve fare per far comprende ai calciatori che sono dipendenti della società e che la società va rispettata. Anche quando si crede che una scelta organizzativa è sbagliata la si rispetta. È la società che decide l’organizzazione. I calciatori giochino bene a pallone, è quello che si chiede loro. Non devono obiettare scelte organizzative o tecniche, ma ascoltare e rispettare gli ordini di servizio della società e le indicazioni dell’allenatore. Si può ancora tornare indietro. Si può ancora rasserenare il clima. Si può evitare di mandare tutto a puttane. Poi si discuterà su errori, omissioni, responsabilità. Ma oggi è tempo di pace. Basta guerre. Napoli merita un grande Napoli.

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Il calcio che ci piace: salva la vita a un avversario dopo lo scontro. Dopo tutti ospiti a Capri isolata dal maltempo

Marina Delfi

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Erano arrivati sull’isola di Capri gasatissimi e pronti a dare battaglia ai padroni di casa del Real Anacapri i calciatori dell’Arzanese ma come ha scritto il loro portavoce su Facebook, sicuramente in rappresentanza del pensiero del presidente Pellino: “Ci sono momenti in cui il calcio giocato passa veramente in secondo piano: si scoprono uomini e storie che solo con il pallone non si riuscirebbero a conoscere”.

Effettivamente nel corso della partita -finita 3 a 2 per la squadra di casa, ma è solo un dettaglio- c’è stato uno scontro di gioco violento ma fortuito nel quale il calciatore Filippo Saviano dell’ Arzanese ha battuto la testa. Ebbene Luigi Buondonno col quale si era scontrato “si è fiondato tempestivamente ad aprire la bocca dell’attaccante biancoceleste ed ha evitato che ingoiasse la lingua, praticamente salvandogli la vita, anche a costo di ferirsi le dita a causa della reazione involontaria dei denti di Saviano. Gesti come questi ci fanno capire che l’essere umani è l’elemento fondamentale di ogni cosa, soprattutto nello sport”.

Dopo lo scampato pericolo e alla fine della partita i giocatori dell’Arzanese son rimasti bloccati a Capri perché non partivano ne traghetti né aliscafi a causa del maltempo. Così è scattata una gara per la disponibilità ch viene raccontata dal management della squadra di Arzano: “un altro bellissimo gesto umano da parte di uomini eccezionali. Il Real Anacapri, nelle figure del Presidente Adalberto Cuomo, del Direttore Vincenzo Auricchio e comunque di tutto lo staff tecnico e della squadra, oltre che del Sindaco della città di Capri Marino Lembo, che si è dimostrato disponibilissimo per ogni evenienza, si è adoperato per fornire, in modo totalmente gratuito: Alberghi (e si ringrazia tantissimo anche le strutture Hotel Palatium Mari e Hotel Quattro Stagioni), Cena (e si ringrazia il ristorante Verginiello), pulmini, funicolari ed ogni altro confort alla nostra squadra.Una volta che l’US Arzanese 1924 tutta è riuscita a tornare a Napoli, è tempo di riflettere su quanto ci è stato donato in termini di umanità, cosa che ci ha riempito il cuore, ci ha arricchiti come persone, facendoci rendere conto che nel Mondo esistono ancora persone buone.

Non smetteremo mai di ringraziarvi, e soprattutto – conclude il lungo post su Facebook della US Arzanese- non dimenticheremo mai di quanto ci avete donato, onore al Real Anacapri!

Dalla società isolana arriva il commento più giusto al termine di una partita di calcio: “Al di là del risultato, vittoria, sconfitta, i veri valori dello sport oggi hanno vinto. Ringraziamo l’U.S. Arzanese, avversari leali”.

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Interlagos, Gp del Brasile: grande vittoria di Max Verstappen, scontro e suicidio Ferrari

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Max Verstappen su Red Bull ha vinto il Gran Premio del Brasile di F1, a Interlagos. Il pilota olandese ha preceduto sul traguardo la Toro Rosso del francese Pierre Gasly e la Mercedes di Lewis Hamilton. Anche se il campione inglese rischia  una penalizzazione per il contatto nel finale con l’altra Red Bull di Alexander Albon. Quasi certa la penalizzazione.  Al termine di una gara incredibile, termina al quarto posto Carlos Sainz Jr su McLaren davanti alle due Alfa Romeo di Kimi Raikkonen e Antonio Giovinazzi. Completano la top ten Daniel Ricciardo su Renault, Lando Norris sull’altra McLaren, Sergio Perez su Racing Point e Daniil Kvyat sull’altra Toro Rosso. Disastro Ferrari, con Charles Leclerc e Sebastian Vettel costretti al ritiro dopo un incredibile incidente fra loro due monoposto agli ultimi giri. Per Verstappen è l’ottava vittoria in carriera, la terza quest’anno. Prossimo e ultimo appuntamento con il Mondiale di F1 il 1 dicembre ad Abu Dhabi.

 

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Sciopero delle calciatrici spagnole: chiedono mille euro di stipendio minimo. La solidarietà di Griezmann

Marina Delfi

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Quando si parla di disparità di trattamento economico fra uomini e donne vengono in mente le professioni più disparate ma è nello sport che la situazione è davvero paradossale, nel calcio poi va ancora peggio. Dalla Spagna arriva il primo sciopero nel calcio femminile: le calciatrici della Liga, Primera Division Femminina de Espana, infatti non sono scese in campo e la nona giornata di campionato non è stata disputata. Saltate 8 partite. Perché le ragazze del calcio spagnolo sono state compatte e non si sono fatte convincere da nessuno ed hanno proclamato e portato avanti il loro sciopero.

Fanno una richiesta semplice: un miglior trattamento economico. E non stiamo parlando di più milioni o di diritti di immagine, ma di un salario minimo di 16 mila euro lordi l’anno, ovvero circa 1000 euro al mese… Più o meno quanto un operaio e poco più di una colf. Soprattutto chiedono che venga considerato che si applicano ogni giorno come un lavoratore qualsiasi perché fra allenamenti, trasferte e partite non hanno tempo per fare altro…Inoltre vogliono vedere rispettati i loro diritti, la maternità, le ferie…quindi chiedono che tutto questo venga loro riconosciuto.

Perché se è vero che ci sono calciatrici che guadagnano bene, che giocano nei club ‘top’ come il Barcellona, o le squadre madrilene, c’è pure chi invece è tesserata per squadre meno importanti. A solidarizzare con le ragazze del football anche alcuni assi dell’altra metà della mela calcistica, gente del calibro di Iniesta o Griezmann. “A las compañeras del fútbol femenino que están en huelga luchando por sus derechos les envío todo mi apoyo. Mucho ánimo”, “alle colleghe del calcio femminile, ha scritto Griezmann, che stanno scioperando lottando per i loro diritti, invio tutto il mio appoggio. avanti, forza!”.

Le società della Liga femminile però non vogliono saperne di riconoscere il minimo di 1000 euro al mese di stipendio e, nello stesso tempo, c’è un braccio di ferro anche tra la federazione calcistica femminile della Spagna e Mediapro, che gestisce i diritti del calcio femminile e non solo. Insomma la tensione è altissima e nemmeno la mediazione del Consejo Superior de Deporte, il Consiglio superiore dello Sport, organo di governo dello sport spagnolo, è servita e lo sciopero non è rientrato.

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