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Coronavirus, secondo morto a Hong Kong: è un uomo di 70 anni

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Hong Kong registra il secondo morto per l’epidemia di coronavirus: lo ha riferito un portavoce del Princess Margaret Hospital, secondo cui il paziente, un uomo di 70 anni, ha avuto un rapido deterioramento delle condizioni di salute fino al decesso di questa mattina. Ulteriori dettagli sulla vicenda sono attesi nella conferenza stampa congiunta del pomeriggio da parte del Dipartimento sulla Salute e dell’Hospital Authority. Fonti mediche, tuttavia, hanno riferito al South China Morning Post che l’uomo, afflitto da diabete e problemi renali, e’ morto intorno alle 7:00 locali (le 24:00 in Italia), ma l’esatta causa del decesso non e’ stata ancora determinata. In base alle precedenti informazioni fornite dalle autorita’ sanitarie, l’uomo viveva da solo a Kwai Chung e aveva avuto il 22 gennaio un viaggio di un solo giorno in Cina attraverso il passaggio transfrontaliero di Lok Ma Chau. Ammalatosi il 2 febbraio, era stato portato al Princess Margaret Hospital 10 giorni dopo una caduta. Era gia’ in condizioni critiche quando fu confermato il contagio da coronavirus il 14 febbraio.

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Lotta al coronavirus: 5 unità mobili per fare i tamponi ai malati a casa

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Il nome è davvero brutto: USCA, che vuol dire Unità Speciali di Continuità Assistenziale ma si tratta di uno strumento utile nella lotta al coronavirus: 5 unità mobili approntate dalla Asl 1, equipaggiate con medici volontari, vere proprie task force che si muoveranno sul territorio cittadino dalle 8,00 alle 21,00 di tutti i giorni per fare tamponi a domicilio dei pazienti per i quali si sospetta un contagio COVID- 19 ovvero per i pazienti che hanno terminato il periodo di “quarantena” per i quali deve essere certificata la guarigione (è necessario eseguire due tamponi a distanza di 24 ore).

“Un’arma in più per controllare la catena del contagio”, dice Ciro Verdoliva, direttore generale Asl Napoli 1. “I medici delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale si muoveranno in maniera agile su tutto il territorio cittadino e saranno un tassello importante della nostra battaglia contro il contagio”.
Altri medici affiancheranno anche le cinque Unità Operative di Prevenzione Collettiva per intensificare l’attività di sorveglianza sanitaria relativa ad ogni cittadino che risulta positivo ovvero in “quarantena” per contatto stretto.

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Coronavirus, la strage degli anziani: più di 200 lasciati morire e oltre mille contagiati e abbandonati nelle case di cura

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C’è l’Italia degli eroi – medici, infermieri, forze dell’ordine, autisti, commessi eccetera- e c’è quella della vergogna: sì perché questo periodo forse restituirà dei cittadini migliori ma per adesso sta facendo venir  fuori comportamenti anche vergognosi. Soprattutto nei confronti di chi è più fragile, più esposto. Come gli anziani, quelli che risiedono nelle case di riposo. Abbiamo contato 200 morti e circa mille contagiati,  dati che noi desumiamo da fonti scoperte ma non sappiamo davvero che cosa è accaduto in tutto il Paese dove sono almeno 500 mila gli anziani ricoverati nelle strutture più o meno regolari e dove il coronavirus si è insinuato trovando terreno facile grazie alla mancanza di ogni barriera, dai dispositivi di protezione per degenti e personale fino ad arrivare – in qualche caso- all’abbandono di poveri anziani come è accaduto in provincia di Lecce, a Soleto in una struttura chiamata La fontanella: 80 anziani non autosufficienti sono rimasti da soli per due giorni, digiuni e senza medicinali perché l’intero personale si è messo in quarantena abbandonandoli nei loro letti. Il sindaco Graziano Vantaggiati ha revocato l’ incarico alla società che si doveva occupare dell’assistenza e adesso a loro pensa una task force della Asl di Lecce. Per ora fra quegli anziani ci sono 5 positivi. Per fortuna parliamo di persone che non stanno bene ma sono vive. Abbiamo  trovato decine di casi limite ma tanti altri purtroppo non li conosciamo. Le case di cura per anziani al momento sono uno degli epicentri di questa mortalità invisibile alle statistiche del coronavirus: centinaia di persone anziane, che presentano sintomi sospetti  che vengono lasciate dove si trovano, perché  le autorità sanitarie sono costrette a dare precedenza ai casi più gravi. In troppi sono morti senza ricevere un tampone, e tanti sono stati anche medici ed infermieri contagiati.

Il grido di dolore dei familiari dei nonni che volano in cielo è sempre lo stesso dalle Alpi alla Sicilia: “Mio padre o mia madre, il nonno se n’è andato da solo, senza nessuno che gli tenesse la mano, che lo accompagnasse e non sappiamo neppure perché. Vorremmo sapere dove si trova prima di essere crenato. Non è giusto”

Verona, Villa Bartolomeo: ieri è salito a  15 il conto degli anziani deceduti nella casa di riposo di questo comune a sud di Verona, sette solo l’altra notte. E a questo si somma la positività di 36 ospiti e 12 operatori che lavorano nella struttura. Il sindaco, Andrea Tuzza, ha chiesto l’invio di operatori della Croce Rossa o in ultima analisi dell’Esercito, mercoledì scorso aveva fatto santificare la struttura e dividere i positivi da quelli che non lo erano. Adesso è diventato difficile assistere questi anziani, pur preparare loro da mangiare.

Stagno Lombardo, Cremona.Fra i casi più drammatici ed eclatanti quello della Rsa don Mori di Stagno Lombardo nel cremonese. Qui, in un mese, sono morti ben 21 dei 70 ospiti. Non è stato ancora accertato, ma è forte il sospetto che la causa dei decessi sia stato il Covid.19. Per questo motivo il sindaco Roberto Mariani ha richiesto all’Asst di Cremona tamponi per ospiti e personale.

 

Lambrate, Milano: nella struttura Anni Azzurri sono deceduti 23 ospiti. Quattordici sono risultati positivi al Covid19, per gli altri 9 si parla di altre cause di morte anche perché non è stato effettuato il tampone oro-faringeo per accertare l’eventuale contagio. Altri 44  pazienti sarebbero infettati, 42 di loro sono in isolamento in camere singole, due sono stati ricoverati in strutture ospedaliere. Alcuni familiari, preoccupati avrebbero presentato un esposto alle forze dell’ordine sui decessi.

Quinzano d’Oglio, Brescia: sono già 31 i decessi a Villa Giulio Padovani, residenza per anziani .Una strage senza fine che ha visto crescere il bilancio di morte negli ultimi giorni con un’impennata di casi. Qui ci sono 150 ospiti e vi lavorano 80 persone, molti sono in quarantena e la Fondazione ricerca personale. Nella prima ondata di decessi, 18, solo uno degli sopiti risultava essere morto per Coronavirus: l’unico al quale è stato fatto il tampone.

Affori, Milano: una nuova strage in una residenza sanitaria, la Casa famiglia per anziani. In un solo reparto, su 35 ospiti, 11 sono morti e una decina sono ancora malati.

Lodi, Milano, casa di riposo Santa Chiara: 38 persone sono decedute ma non sappiamo se questi morti rientreranno nella casistica del Covid19 perché non a tutti sono stati fatti i tamponi. Gli ospiti sono circa 250, i dipendenti almeno 40.

 

Mediglia, Milano, Residenza Borromeo: in 20 giorni sono morti in 52 su 150 anziani ospitati nella struttura con almeno 70 dipendenti. Anche qui l’interrogativo è: quanti hanno contratto il virus? I familiari vogliono vederci chiaro ed hanno formato un comitato che vuol sapere se sono state prese le misure necessarie.

Gandino,  Val Seriana, Bergamo: 15 decessi dal 24 febbraio,  dei 150 ospiti una quarantina ha la febbre.

Cingoli,Macerata: 6 i morti nella casa di riposo, uno però sarebbe risultato negativo al tampone

Sant’Anastasia, Napoli, casa di riposo Madonna dell’Arco: in pochi giorni qui sono morte 10 persone, 52 sono risultate positive al test. Un’impennata di casi scoperta dal laboratorio dell’ Istituto zooprofilattico di Portici che ha analizzato i tamponi ma i nonnini rimasti reclamano lo stesso un gesto d’affetto, una carezza.  Impossibili al tempo del Covd19 che ammazza senza neanche il conforto di un abbraccio o di una stretta. Fra i positivi ci sono gli ospiti rimasti ma anche il personale e i frati. Il primo tampone però – denuncia su Facebook il priore del Santuario della Madonna dell’Arco, Padre Alessio Romano – era stato richiesto dal medico curante di un degente il 17 di marzo; è stato effettuato solo il 23 marzo, una settimana dopo. “Nonostante le sollecitazioni, mie e del medico curante, il risultato è giunto solo dopo che ci è scappato il morto”, denuncia Padre Romano. Ospiti e personale della struttura in isolamento, il santuario è chiuso in via precauzionale.

E poi ci sono tanti altri casi, dal Nord al Sud del Paese: nel Torinese fra Borgaro e Bosconero ci sono 2 morti e 11 positivi; 2 morti e 72 positivi a Neroli, Roma; 30 positivi nelle strutture in provincia di Rieti, 25 a Benevento, nel centro Villa Margherita; 2 persone morte  e 29 positivi in una casa di riposo a Sala Consilina, Salerno;  1 anziano morto e 72 positivi nella struttura di Villafrati, Palermo; 33 positivi a Troina, Enna; 28 positivi a Messina in una struttura che si chiama Come d’incanto, e in tante altre case di riposo del Paese. E come d’incanto ci piacerebbe che questo si rivelasse solo un brutto incubo ma purtroppo non è così e chissà quanti altri nonnini il virus spazzerà via o lo ha già fatto.

 

 

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Julie, uccisa a 16 anni dal virus che stermina gli anziani ma uccide anche i giovani

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La pandemia fa stragi di anziani anche in Francia. Qui, il primo ministro Edouard Philippe, ha già annunciato che le misure di distanziamento sociale dureranno fino al 15 aprile e saranno  prolungate se le condizioni sanitarie lo consiglieranno. Loro seguono il modello italiano. I morti sono poco più di 2mila, per ora. Sono spesso anziani. Ma ci sono anche storia sconvolgenti  come quella di Julie Alliot, 16 anni, la vittima europea più giovane del Covid-19.
Julie era una ragazzina liceale nell’Essonne, poco chilometri da Parigi.
Julie “aveva solo un po’ di tosse la settimana scorsa”, ha raccontato la mamma Sabine ai media francesi .
“Ha preso lo sciroppo per la tosse, le hanno fatto il tampone per ben due volte, ma era negativo. Lunedì – spiega la mamma . l’abbiamo accompagnata dal nero medico di famiglia, che ha constatato difficoltà respiratorie. Fino a quel momento Julie è sempre stata benissimo, non ha mai avuto malattie gravi o croniche”. Da questo momento in poi la situazione è via via diventata sempre più drammatica. Julie è stata prima ricoverata nell’ospedale di Longjumeau,  poi trasferita d’urgenza all’ospedale pediatrico Necker di Parigi. Qui, al terzo test di accerta che è positiva al Covid-19. Viene intubata, ma entrambi i polmoni di Sofie sono compromessi dalla aggressione del virus. Quando i medici hanno chiamata Sabine, le hanno detto di andare a salutare la figlia. Il tempo di stringerle la mano con i guanti, senza sentire il calore. Il tempo di guardarla negli occhi, sotto la maschera di ossigeno e Sofie si è spenta per sempre.
La morte di Julie Alliot mette in dubbio la convinzione di molti giovani francesi che se ne infischiano del Covid 19 e continuano a dare vita ad assembramenti, di essere immuni per la loro giovinezza. Anche in Francia, al decimo giorno di confinamento,  i francesi combattono anche loro la “guerra” contro un nemico spietato, implacabile e invisibile. Anche Francia, si combatte senza o con poche armi: mancano respiratori e mascherine, ma il governo sta cercando di correre ai ripari. Secondo Le Monde , Parigi ha quasi raggiunto un accordo con aziende di Shenzen per l’ acquisto di 600 milioni di mascherine, da portare in Francia con un ponte aereo. Ma poi c’è la questione dei ventilatori polmonari e di altre misure di protezione che servono oggi e che serviranno anche domani in questa battaglia contro il Covid 19 che durerà molti mesi ancora.

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