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Coronavirus Lombardia, ancora 27 morti e 142 contagiati: le vittime complessive ad oggi sono 16.249

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La Guardia di Finanza entra nelle Asl e controlla le spese di o’ Governatore De Luca per il Covid in Campania

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La Corte dei conti vuole vederci chiaro sull’accordo stipulato all’inizio della pandemia, a metà marzo, tra la Regione Campania e l’Aiop, associazione nazionale che rappresenta le Case di cura private accreditate. Un accordo che avrebbe consentito alla Regione Campania di utilizzare personale e  posti letto in caso di emergenza covid e di necessità di posti di degenza con assistenza.

L’inchiesta non è stata promossa per virtù dello spirito santo ma nasce grazie all’esposto-denuncia del M5S in Regione Campania.

Era il 15 marzo quando Valeria Ciarambino, oggi candidata alla presidenza della Regione, assieme a parlamentari e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle presentarono un esposto alla Corte dei Conti della Campania in merito al protocollo d’intesa tra Regione Campania e Aiop Campania “per l’attivazione di posti letto Covid dedicati, nonché per l’implementazione dei posti letto non Covid per il trasferimento e l’invio dei pazienti da presidi ospedalieri alle case di cura”.

Valeria Ciarambino. Candidata del M5S alla presidenza della Regione Campania

Nell’esposto la signora Valeria Ciarambino contestava come “la remunerazione riconosciuta alle cliniche private non sia ancorata alle prestazioni effettivamente svolte né al valore della reale produzione” ma si tratterebbe “di un indennizzo forfettario elargito dalla Regione Campania sulla base della disponibilità manifestata dal privato accreditato a voler fronteggiare l’emergenza Covid-19 e quantificata in misura del 95% di un dodicesimo del budget assegnato alla specifica casa di cura e senza rispetto alcuno dei principi di rendicontazione sanciti dalle norme di corretta tenuta della contabilità pubblica o di corretta gestione delle risorse finanziarie erogate da soggetti pubblici” .

La signora Ciarambino non è mai stata tenera rispetto ad una operazione che bollava come propagandistica. “Le fritture sono tornate alla ribalta camuffate sotto l’emergenza Covid. La sanità privata – attaccò Ciarambino – è in grado di orientare le scelte della Regione”. Per questa sua preso di posizione è stata insultata a ripetizione.

Da una decina di giorni su mandato della Procura campana della Corte dei Conti la Guardia di Finanza di Napoli sta acquisendo negli uffici economati di tutte le Asl della Campania documenti, atti di incarico, mandati di pagamento liquidati o messi in liquidazione relativi all’accordo tra le aziende sanitarie e le cliniche private che si fondano sull’accordo tra Regione Campania e Aiop. Una delle contestazioni più forti del M5S è quella che prevedeva nell’accordo firmato in fretta e furia da Vincenzo De Luca una remunerazione col 95% del rateo mensile relativo alle attività ordinarie anche se non erogate per i mesi di sospensione delle attività ordinarie. Non solo, l’accordo prevedeva anche il riconoscimento di rimborsi da 700 a 1200 euro per ogni paziente assistito in terapia sub intensiva e in terapia intensiva in caso di ricovero di pazienti covid. Questa parte dell’accordo, per fortuna, non è stata esplorata perchè in Campania mai nessun ospedale pubblico, mai nessun covid center pubblico è stato in affanno nella cura di pazienti covid ospedalizzati.

Un’intesa simile a quella di De Luca è stata stipulata in alcune regioni italiane del Nord dove però l’epidemia virale mieteva sin da subito decine, centinaia di vittime e mandava in affanno la sanità pubblica per eccessi di ospedalizzazione di pazienti. In Regione Campania hanno avuto paura di non farcela, non hanno saputo o non era ancora possibile prevedere che il covid 19 si sarebbe fermato soprattutto in pianura Padana ed avrebbe marginalmente colpito il centro sud.  Comunque sia la Campania di De Luca, nel periodo di epidemia virale, ha firmato un accordo e l’ha rispettato ovvero ha anticipato il 95% del budget in dodicesimi inserito all’articolo 7 dell’ accordo invece che il 90% fissato per legge.

Dopo le visite della Guardia di Finanza, le acquisizioni di documenti le Asl hanno chiesto lumi alla Regione. E la Regione rassicura le Asl che è tutto in ordine e richiama l’articolo 4 e commi vari del Decreto Rilancio di maggio che assicura la possibilità di riconoscere fino al 90% degli acconti mensili anche senza posti letto occupati, salvo conguagli. Tutto chiaro? Affatto. Ci sono molte cose da chiarire. Intanto l’accordo con la sanità privata è di metà marzo, il Decreto rilancio è stato approvato a maggio. E le Asl senza chiarezza e con una inchiesta in atto hanno bloccato ogni pagamento alle cliniche private convenzionate dell’accordo. La Asl di Benevento, ad esempio, che secondo fonti di stampa degnissime di fede avrebbe già erogato 3,3 milioni di euro ad alcune case di cura sannite per cure ad alcuni pazienti covid , smentisce queste notizie. Sembrerebbe che molti altri pagamenti sarebbero stati fatti dalle Asl della Campania alle cliniche private, ma si tratterebbe di ratei che sarebbero stati erogati a  a marzo sul fatturato però prodotto a febbraio ovvero quando il covid era un problema in Cina, Corea e poi a Vo’ e nel lodigiano, dove si istituivano già zone rosse. Ma non tutte le Asl si sono comportate allo stesso modo. La Asl  Napoli 2 e la Asl di Salerno avrebbero scelto la formula del conguaglio di tutta l’attività svolta e le prestazioni erogate da gennaio a giugno per spalmare i mancati introiti su un periodo più lungo. La Asl Napoli 1, già nel mirino degli inquirenti per altri motivi e sotto la lente d’ingrandimento per sospette infiltrazioni mafiose da una commissione di accesso del ministero dell’Interno, ha fermato tutto. A breve ci saranno gli effetti di questi mancati introiti delle case di cura con la mancata erogazione degli stipendi a  infermieri, medici, operatori, tecnici di laboratorio. Che cosa accadrà? Che cosa sta cercando la Corte dei Conti? Quello aperto è un giudizio di responsabilità per sospetto danno erariale. Gli accertamenti in atto sono un semplice controllo di legalità.  Se ci sono anche altri accertamenti, di altra natura già in atto non possiamo saperlo. Bisogna aspettare. La giustizia è lenta, macchinosa, farraginosa ma poi…

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Rallenta il coronavirus in Italia, 201 contagiati e 30 morti in sole 4 regioni

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Sono 201 oggi i nuovi contagiati di Coronavirus, in aumento rispetto a ieri quando erano stati 187. Di questi, 98 casi sono in Lombardia, il 48,7% del totale in Italia. Il numero totale dei casi sale cosi’ a 240.961. Le vittime nelle ultime 24 ore sono invece 30, in aumento rispetto alle 21 di ieri. I morti per Coronavirus salgono cosi’ a 34.818, secondo i dati del Ministero della Salute.

Sono 15.060 gli attualmente positivi al Coronavirus in Italia, 195 meno di ieri, mentre in terapia intensiva ci sono 82 pazienti, 5 in meno di ieri. Di questi, la meta’ (41) sono in Lombardia. E’ quanto emerge dai dati del ministero della Salute secondo i quali in 11 regioni e nelle province di Trento e Bolzano non ci sono piu’ pazienti nelle rianimazioni. Negli altri reparti ospedalieri in tutta Italia sono complessivamente ricoverati con sintomi 963, 62 meno di ieri, mentre in isolamento domiciliare sono 14.015, 128 in meno nelle ultime 24 ore. I guariti e i soggetti dimessi sono invece 191.083, con un incremento rispetto a ieri di 366.

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Il Covid falcidia mezzo milione di occupati, a maggio frena

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Tra emergenza Covid e lockdown, da febbraio il Paese conta oltre mezzo milione di occupati in meno. La graduale riapertura delle attivita’ prova a rimettere in moto il mercato del lavoro, ma al momento non basta e gli ultimi dati Istat segnano una ripartenza lenta. A maggio, infatti, il calo dell’occupazione resta pesante ma piu’ contenuto rispetto al picco all’ingiu’ segnato ad aprile, nel pieno delle misure di restrizione per contenere la pandemia: -84 mila occupati in un mese rispetto ai -274 mila di aprile. La diminuzione risulta ancora piu’ rilevante se si fa il confronto annuo: -613 mila occupati rispetto a maggio del 2019. A pagare il prezzo piu’ pesante ancora una volta sono i contratti a termine e spesso le donne. Tuttavia, come sottolinea lo stesso Istituto di statistica, i dati mensili di maggio descrivono “un’evoluzione diversa” rispetto ai mesi precedenti: continua “a ritmo meno sostenuto” la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, che segna un aumento del 18,9% pari a 307 mila in piu’. Ricerca che l’emergenza legata al nuovo Coronavirus aveva decisamente frenato. Con il conseguente aumento del tasso di disoccupazione, che risale e si attesta al 7,8% (+1,2 punti) mentre tra i giovani tocca il 23,5% (+2,0 punti). Questo a fronte di “un marcato calo” dei cosiddetti inattivi, ovvero delle persone che non sono occupate e non cercano un lavoro: risultano in diminuzione dell’1,6%, pari a -229 mila unita’. Con il conseguente calo del tasso di inattivita’, che si attesta al 37,3% (-0,6 punti). Inoltre, dopo due mesi di “decisa diminuzione”, indica ancora l’Istat, aumenta anche il numero di ore lavorate pro-capite. Segnale dell’avvio di un recupero. Ciononostante, l’impatto di Covid e lockdown resta forte: da febbraio il livello di occupazione e’ diminuito di oltre mezzo milione di unita’ e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila. A farne le spese sono soprattutto i precari e spesso le donne. Degli 84 mila occupati in meno registrati a maggio rispetto ad aprile, per la gran parte si tratta di donne (-65 mila, a fronte di -19 mila uomini). Ad essere coinvolti sono i dipendenti (90 mila in meno, di cui -79 mila a termine e -11 mila permanenti), mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti (+6 mila). Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti). Stessa tendenza emerge dal confronto annuo: dei -613 mila occupati, il calo riguarda per la quasi totalita’ i dipendenti a termine (-592 mila, a fronte di +183 mila permanenti); male anche gli autonomi (-204 mila). Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,5 punti. Preoccupati i sindacati, che insistono sulla necessita’ di prorogare gli ammortizzatori e il blocco dei licenziamenti almeno fino a fine anno (al momento bloccati fino a meta’ agosto) . E proprio su quest’ultimo fronte, l’Ispettorato nazionale del Lavoro fa sapere che avviera’ “verifiche su oltre mille licenziamenti avvenuti nel periodo di blocco previsto dalle norme”. “Il lavoro va difeso e creato con gli investimenti”, dice la segretaria nazionale della Cgil Tania Scacchetti. Per arginare le ricadute sui contratti a termine, bisogna garantire anche “la sospensione dei vincoli nel decreto dignita’ sulle causali per legge per proroghe e rinnovi”, afferma il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra. “Occorre agire in fretta”, avverte la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese, “per tamponare una ulteriore emorragia occupazionale” ed evitare che “la crisi, da sanitaria ed economica, si trasformi presto in una grave crisi sociale”. Per Confcommercio, “il quadro occupazionale si conferma molto critico” e “senza un’accelerazione della ripresa diventa piu’ concreto il rischio che in autunno il numero di occupati scenda considerevolmente”. Dello stesso avviso Confesercenti: il calo dell’occupazione “e’ preoccupante ed il bilancio potrebbe non migliorare sul breve periodo. Quando sara’ finito il periodo di cassa integrazione, molti imprenditori rischiano di non aver altra alternativa che ridurre il personale”.

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