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Coronavirus: isolati i ceppi del virus nelle feci dei pazienti

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Due diversi gruppi di ricercatori, guidati dai migliori scienziati cinesi, hanno isolato in laboratorio alcuni ceppi del nuovo Coronavirus da campioni di feci di pazienti contagiati dalla sindrome COVID-19. Lo hanno reso noto oggi in conferenza stampa alcuni studiosi coinvolti, di vari istituti, fra cui il prof. Zhao Jincun dello State Key Laboratory of Respiratory Disease della Guangzhou Medical University. Il campione, ha detto il docente e membro del gruppo di ricerca dell’esperto pneumologo cinese Zhong Nanshan, e’ stato fornito dal Fifth Affiliated Hospital dell’Universita’ Sun Yat-Sen. Allo stesso tempo, secondo Wu Nanping, vicedirettore dello State Key Laboratory for Diagnosis and Treatment of Infectious Diseases, anche un altro gruppo di ricercatori guidato dalla nota epidemiologa e direttrice del laboratorio cinese Li Lanjuan ha isolato tre ceppi del nuovo Coronavirus da cinque differenti campioni di feci di pazienti contagiati.

“Abbiamo compiuto alcune scoperte in laboratorio, che necessitano ancora di ulteriori conferme da parte degli epidemiologi”, ha sottolineato il vicedirettore Wu. “Saranno inoltre necessarie ulteriori ricerche sui i livelli di infettivita’ del virus e per capire se la presenza di quest’ultimo nelle feci sia la conseguenza di ingestione orale o dalla proliferazione nelle cellule intestinali. Saranno inoltre necessarie nuove indagini sulla relazione del virus nelle feci con il sangue o con le particelle di saliva e sull’insorgenza e lo sviluppo di malattie”. Secondo il professor Zhao, queste scoperte confermano per ora solo che le feci dei pazienti contengono il virus circolante, sebbene manchino ancora prove sufficienti per dimostrare una trasmissione oro-fecale.

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Coronavirus: 9 casi in Irpinia, si teme un focolaio

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Preoccupano i nove nuovi contagi da Covid-19 in provincia di Avellino accertati nelle ultime 48 ore. I possibili focolai sarebbero stati originati probabilmente da persone che rientravano da paesi esteri. Sei persone residenti a S.Lucia di Serino, tra cui un venezuelano di 69 anni ma da dieci anni residente in Irpinia, ricoverato sabato scorso in condizioni critiche anche per patologie pregresse, sono risultate positive ai tamponi al “Moscati” di Avellino; un contagiato a S.Michele di Serino; 2 a Rotondi, appartenenti allo stesso nucleo familiare, mentre per altri due di Serino si attende l’esito del secondo test dopo che erano risultate negative al primo. A Moschiano, dove una 32enne di nazionalita’ romena era risultata positiva venerdi’ al tampone dopo essersi recata in ospedale per partorire, 40 persone che abitano nella palazzina in cui risiede la donna, sono state sottoposte ad isolamento e sottoposte a tampone L’azienda ospedaliera “Moscati” di Avellino, temendo la possibilita’ di dover fronteggiare eventuali focolai, ha riaperto la palazzina Covid. La donna romena, le cui condizioni insieme a quelle del bambino sono ritenute buone dai sanitari dell’azienda universitaria “Federico II” di Napoli dove e’ ricoverata, era recentemente tornata in Italia da un viaggio in patria a bordo di un pulmino insieme ad altri connazionali. Anche l’eventuale cluster di San Michele di Serino, sarebbe stato originato da persone, forse asintomatiche, tornate recentemente in Italia dall’estero.  Sospiro di sollievo per la comunita’ irpina di Santa Lucia di Serino (Avellino) interessata da un possibile focolaio di Covid-19 dopo che nelle ultime 48 ore sei persone erano risultate positive al virus. I 51 dipendenti del resort dove lavora il 69enne di nazionalita’ venezuelana ricoverato da sabato scorso in terapia intensiva al “Moscati” di Avellino, sono risultati tutti negativi al primo tampone cui sono stati sottoposti dall’Asl. Attesa per i 40 tamponi cui sono state sottoposte altrettante persone a Moschiano (Avellino) che abitano nella stessa palazzina della 32enne romena risultata positiva dopo essersi recata in ospedale a Nola (Napoli) per partorire. I risultati dovrebbero essere resi noti nelle prossime ore.

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Coronavirus, focolai di contagio nel Mantovano tra macelli e salumifici

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  Alcuni focolai di Covid si sono manifestati negli ultimi giorni in un’area del Mantovano. L’ultimo ha riguardato un salumificio di Viadana e cosi’ al momento sono cinque le attivita’ produttive in cui si e’ sviluppato il contagio (considerando anche una nella vicina Dosolo), tra macelli e salumifici, che contano un totale di 68 dipendenti positivi. L’ultima segnalazione dell’Ats Valpadana arriva dal salumificio Fratelli Montagnini di Viadana, dove ieri le squadre Usca (Unita’ speciali di continuita’ assistenziale) sono intervenute per sottoporre a tampone 26 dipendenti, dopo che uno di loro era stato ricoverato in ospedale con febbre alta. L’esito dello screening ha consentito di scoprire 5 positivi, tra cui 3 dipendenti di una cooperativa che lavorano nel salumificio. L’Ats ha predisposto ieri la chiusura del macello e oggi e’ attesa la sanificazione. Salgono a 68 i lavoratori (non tutti residenti nel Mantovano), perlopiu’ asintomatici o paucisintomatici, risultati contagiati nei 5 macelli tra Viadana e Dosolo, di cui due ricoverati in ospedale, in condizioni che non sarebbero gravi.

Le attivita’ produttive interessate da questi nuovi focolai sono il salumificio Gardani (11 casi di positivita’ tra i dipendenti), il macello Ghinzelli (41 casi), il salumificio Rosa (6 casi) e il salumificio Fratelli Montagnini (5), tutti a Viadana, e il macello Martelli di Dosolo (5 casi). Tutte le strutture, tranne il Montagnini, funzionano regolarmente (nei giorni scorsi l’interruzione dell’attivita’ aveva riguardato, ma solo per tre giorni, il macello Ghinzelli). Un migliaio i tamponi eseguiti in totale in questi giorni sul personale e sui loro contratti stretti e molte le persone poste in isolamento. I tecnici della Ats (Agenzia tutela salute) hanno controllato il rispetto dei protocolli di sicurezza e non risulterebbero violazioni. Per il momento il prefetto di Mantova Carolina Bellantoni, nell’ultima riunione del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, ha chiesto alle forze dell’ordine di intensificare l’attivita’ di vigilanza e di controllo sull’attuazione delle misure di isolamento, invitando i sindaci ad attivare i presidi necessari per assistere le persone in quarantena.

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Coronavirus, risalgono di poco ricoveri e terapie intensive

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Risalgono, seppure lievemente, i numeri sui pazienti Covid ricoverati e su quelli in terapia intensiva. Sono 14.642 gli attualmente positivi al coronavirus in Italia, con un aumento di 21 rispetto a ieri, mentre in terapia intensiva ci sono 74 pazienti, 3 in più di ieri. Di questi quasi la meta’ (36) sono in Lombardia. E’ quanto emerge dai dati del ministero della Salute secondo i quali in 12 regioni non ci sono piu’ pazienti nelle rianimazioni. Negli altri reparti ospedalieri in tutta Italia sono complessivamente ricoverati con sintomi 945 pazienti, cinque piu’ di ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono scesi sotto i quattordicimila e sono oggi 13.623, 13 in piu’ nelle ultime 24 ore. I guariti e i soggetti dimessi sono invece 192.108, con un incremento rispetto a ieri di 164. Ancora in calo, come spesso accade nei fine settimana, il numero di tamponi effettuati. Complessivamente sono stati fatti 37.462 tamponi nelle ultime 24 ore, circa 13.500 in meno rispetto a ieri. Inoltre, 9 regioni non registrano nuovi casi.

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