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Coronavirus, i dati della Protezione civile 2.477 nuovi positivi e ancora 766 morti ma il contagio rallenta

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Sono ormai 83.049 i positivi al coronavirus nel nostro Paese: i dati forniti dalla Protezione civile parlano di 2477 nuovi positivi e di 760 deceduti, un dato analogo a quello di ieri. Sale sensibilmente il numero dei guariti che sono 18.278 guariti, 1431 in più rispetto a ieri.

Positivi: 83.049 totale, oggi 2.477

deceduti oggi: 766

Ricoverati in terapia intensiva;   4.053

Ricoverati in ospedale: 28.540

A casa: 50.456

Guariti 18.278 in totale, oggi 1.431

 

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Coronavirus in Italia, 574 nuovi contagiati e 3 morti

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Sono 14.249 le persone attualmente positive al Covid, 168 in piu’ di ieri. In aumento anche i pazienti in isolamento domiciliare (13.422, con una crescita di 182 rispetto a ieri) ed in terapia intensiva (56, uno in piu’ di ieri), mentre calano i ricoverati con sintomi (771, 15 in meno). E’ quanto emerge dai dati diffusi dal ministero della Salute. Complessivamente, le persone dimesse o guarite dal virus sono 203.326, 403 in più rispetto a ieri. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 46.723 tamponi, 4.465 in meno rispetto al giorno precedente. I deceduti salgono a 35.234 con i tre in più delle ultime 24 ore. Il numero degli italiani contagiati invece sale a 252.809 con un incremento di altre 574.

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Viminale: sì a cori a messa e basta distanze parenti

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Mentre in Italia ci si interroga sulla possibile chiusura delle discoteche, il Viminale da’ il via libera alla Cei, pur con le necessarie attenzioni, per il ritorno di cori e cantori nelle celebrazioni liturgiche. E cade anche l’obbligo, durante le messe, del distanziamento interpersonale tra parenti e congiunti. E’ quanto contenuto nella risposta del Viminale ai quesiti posti dalla Conferenza dei vescovi riguardo all'”urgenza di ritornare all’esercizio della prassi pastorale”. La Cei – come riferisce sul proprio sito – aveva chiesto al Ministero dell’Interno, con una nota del 29 giugno scorso, chiarimenti in particolare su tre questioni. La prima riproponeva la “richiesta di superare il limite del numero di 200 partecipanti alle celebrazioni che si svolgono nelle chiese”, per gli “edifici religiosi di ampie dimensioni, dove il rispetto per il distanziamento personale – oltre che per tutte le altre misure di carattere sanitario – e’ comunque assicurato senza difficolta’”. Un secondo quesito riguardava “la possibilita’ per i familiari che gia’ vivono quotidianamente tra le stesse pareti di casa” di “partecipare alle celebrazioni, evitando tra loro il criterio del distanziamento”. Posta infine “l’urgenza di tornare ad ammettere la figura dei cantori”, chiedendo eventualmente “a quali condizioni sia proponibile” questa ipotesi e con quali misure di precauzione. Il Dipartimento per le liberta’ civili e l’immigrazione ha quindi sottoposto i quesiti al Cts, che, in particolare nella riunione del 10 agosto, ha stabilito che “sulla base degli attuali indici epidemiologici, e’ possibile la reintroduzione dei cori e dei cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti. Tali distanze possono essere ridotte solo ricorrendo a barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio tramite droplet”. “L’eventuale interazione tra cantori e fedeli deve garantire il rispetto delle raccomandazioni igienico-comportamentali ed in particolare il distanziamento di almeno 2 metri”, spiega ancora la nota del Viminale. Inoltre, “durante lo svolgimento delle funzioni religiose, non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinita’ o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi do svolgono vita sociale in comune”.

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Record fondi sostenibili, oltre mille miliardi di dollari

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Mille miliardi di dollari sono l’ultimo traguardo raggiunto dai fondi sostenibili che, nel secondo trimestre, sono cresciuti a velocita’ doppia rispetto all’insieme dei fondi raggiungendo il “trilione di dollari”, come lo chiamano gli statunitensi. La societa’ di analisi finanziaria Morningstar stima che il valore degli asset dei fondi legati a temi ambientali, sociali e di governance (Esg) ha raggiunto, a livello globale, la cifra record di 1.061,5 miliardi di dollari, in crescita del 25% rispetto al trimestre precedente, quando c’era stato, invece, un calo del 12%. La finanza sostenibile ha toccato cosi’ i dodici zeri anche se rappresenta ancora una piccola frazione dell’insieme di tutti I fondi, il cui valore complessivo degli asset e’ stimato dal Financial times in 41 trilioni di dollari ed e’ aumentato del 13% nello scorso trimestre. Sulla “scia della crisi del Covid 19”, il rapporto registra un interesse crescente del mercato ai temi Esg, con, in particolare, i flussi di nuovi investimenti nei fondi sostenibili che sono aumentati del 72% tra aprile e giugno fino a 71 miliardi di dollari. “La perturbazione causata dalla pandemia – scrivono i ricercatori di Morningstar – ha sottolineato l’importanza di costruire modelli di business sostenibili e resilienti, fondati su valutazioni con un approccio multi-stakeholder” e questo starebbe sostenendo l’affermazione della finanza Esg. In questo percorso di crescita, l’Europa mantiene il proprio primato con l’86% dei flussi di investimento globali nei fondi sostenibili. Gli Stati Uniti si fermano al 14,6% e il resto del mondo ha quote minoritarie e addirittura in calo per l’area del Giappone e dell’Asia, dove gli investimenti si sono ridotti nell’ultimo trimestre. Sono 2.706 i fondi sostenibili europei e molti altri includono in maniera non vincolante fattori Esg nella valutazione di rischi e opportunita’, rendendo il mercato Ue, per Morningstar, “di gran lunga il piu’ sviluppato e diversificato”. A livello globale, i fondi sostenibili sono 3.432 e, di questi, 125 sono stati lanciati nel secondo trimestre 2020. Continua, al tempo stesso, la tendenza di reindirizzare e rinominare prodotti tradizionali trasformandoli in fondi sostenibili, con 40 le nuove operazioni di questo tipo, solo in Europa, che portano il bilancio degli ultimi 10 anni a 586 fondi riconvertiti.

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