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Cronache

Coronavirus, giovedì plenum del Csm per dare un parere su misure giustizia

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Procedono i lavori al Csm. Il vicepresidente David Ermini ha convocato un plenum straordinario per giovedì 26 marzo alle ore 10, con all’ordine del giorno il parere sui recenti decreti legge adottati per contenere la diffusione del Covid-19 e la delibera sulle linee guida e i protocolli di gestione degli uffici giudiziari nella fase di emergenza da coronavirus. Il plenum, che si terra’ nella sala conferenze in modo da rispettare il distanziamento sociale previsto dalla normativa, saranno presenti oltre al vicepresidente Ermini, al primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone e al Procuratore generale Giovanni Salvi, altri 6 consiglieri, mentre i restanti 17 laici e togati saranno collegati in videoconferenza. Ai presenti e al personale saranno distribuiti dalla segreteria generale guanti e mascherine.

La seduta comincerà alle 14 e non alle 10, come era stato precedentemente comunicato. E il plenum potra’ essere seguito dai giornalisti in diretta streaming dalla Sala Stampa, nel rispetto del distanziamento sociale previsto dalla normativa vigente, previo accrediti ad ufficiostampa@Csm.it.

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Tangenti Sanità, assolti Formigoni e altri imputati a Cremona

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L’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è stato assolto a Cremona per un presunto giro di tangenti nella sanita’. Assolti anche l’ex dg dell’assessorato regionale alla Sanita’ Carlo Lucchina e l’ex dg dell’Azienda ospedaliera di Cremona Simona Mariani. Lo ha deciso il tribunale di Cremona. La procura aveva chiesto l’assoluzione. Formigoni e Mariani erano accusati di corruzione, Lucchina di abuso d’ufficio, per la vicenda ‘Vero’, l’acceleratore lineare per le terapie oncologiche che per l’accusa era stato acquistato a un prezzo superiore a quello di mercato.

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Inchiesta sui camici venduti alla Lombardia, dalle indagini emerge che non ha avuto alcun ruolo la moglie di Fontana

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Le indagini sull’acquisto-donazione dei camici alla Regione Lombardia da parte della società Dama gestita dal cognato dell’attuale presidente della Giunta Attilio Fontana vanno avanti. Secondo quanto si apprende però su questo controverso caso è emerso sì che la moglie di Attilio Fontana è titolare di una quota della società Dama gestita da Andrea Dini, ma non avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda. Verifiche, invece, come era ovvio che fosse, sono in corso sul ruolo del governatore lombardo. Da quanto si è appreso testimonianze e documentazione acquisite dalla Finanza  negli uffici della Regione Lombardia e della centrale acquisti Aria spa, risulta che Roberta Dini, la moglie di Fontana detiene il 10% di Dama e non avrebbe avuto un ruolo attivo nel caso della fornitura, poi diventata donazione con storno di fondi già incassati per la fornitura. A giudicare dalla difesa ci sarebbe stato un equivoco o peggio ancora un errore commesso dal personale della azienda Dama che non avrebbe dovuto vendere ma donare il materiale perchè questo era il valore del titolare dell’azienda e cioè una donazione.  Roberta Dini non ha cariche amministrative o formali nella società. Il fratello Andrea Dini è invece indagato per una ipotesi di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente assieme al dimissionario dg di Aria, Filippo Bongiovanni. Fontana (che non è indagato, almeno allo stato)  ha sempre ribadito di non aver saputo alcunche’ della fornitura e di non essere intervenuto in alcun modo. Intanto, tra le carte raccolte nell’inchiesta c’è una email del 22 aprile (6 giorni dopo l’ordine diretto di acquisto) in cui Dama proponeva un’integrazione della prima fornitura di 75 mila camici con altri 200.000 pezzi, su “indicazione” dell’assessore lombardo Raffaele Cattaneo, già sentito come teste nell’inchiesta e che avrebbe consigliato ad Aria la societa’ Dama. Elementi che rafforzano l’ipotesi della Procura, la quale ritiene, sulla base dei primi atti, che si tratto’ di un’operazione commerciale svolta in conflitto di interessi e poi trasformata in donazione il 20 maggio, dopo che ‘Report’ inizio’ ad interessarsi del caso. Ieri gli inquirenti hanno ascoltato altri testimoni, tra cui ‘tecnici esterni’ non della Regione ne’ di Aria, e nei prossimi giorni sara’ sentito Bongiovanni, che ha chiesto di essere interrogato.

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Contrabbando, in manette la banda che portava le sigarette dall’Est

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Avevano organizzato un traffico di sigarette di contrabbando fra i paesi dell’Est Europa e l’Italia con un sistema di passaggio delle ‘biondezza grossi autoarticolati fino a camion o macchine in modo da sfuggire ad eventuali controlli o da perdere solo piccoli quantitativi di sigarette in caso di fermo di polizia. Così i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ed in particolare del Gruppo di Nola hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia napoletana, nei confronti di quattro soggetti gravemente indiziati di far parte di una associazione a delinquere, con base nel capoluogo partenopeo, dedita al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.


Nel corso dell’indagine la polizia giudiziaria aveva già proceduto al sequestro di 2 tonnellate di sigarette ed aveva tratto in arresto in flagranza di reato altri due soggetti.
Le attività investigative, avviate nel 2018 sotto il coordinamento della Procura della Repubblica – D.D.A. di Napoli, hanno portato alla ricostruzione dell’operatività di un gruppo criminale, con base prevalente a Napoli, storicamente dedito al contrabbando di sigarette e capace di introdurre sull’intero territorio campano ingenti quantitativi di sigarette di contrabbando.


Le consegne avvenivano in orari notturni o alle prime luci dell’alba, confidando in un numero minore di controlli da parte delle Forze dell’Ordine, e mediante la “bonifica” degli itinerari da parte di apposite “staffette”.
La merce, proveniente dall’Est Europa, raggiungeva il territorio campano a bordo di autoarticolati e, successivamente, il carico veniva parcellizzato su autoveicoli intestati a “prestanome”, in modo da frazionare il quantitativo trasportato e, conseguentemente, ridurre il rischio di subire grossi sequestri.
Nonostante le cautele adottate dai contrabbandieri, le indagini delle Fiamme Gialle hanno consentito di individuare il luogo di stoccaggio degli illeciti carichi, un garage privato situato a Grumo Nevano e di sequestrare 2 tonnellate di sigarette del tipo “cheap white”, marchi Regina, Marble e D&B.

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