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Salute

Coronavirus e tumori, guida per chi ha sintomi Covid

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Rinunciare alle cure o recarsi in ospedale, con il timore di essere contagiati: e’ una delle tante preoccupazioni che vivono i pazienti oncologici in questi mesi di pandemia da CoVid-19, spesso disorientati da mille informazioni, non sempre attendibili. Proprio con l’obiettivo di guidare e supportare coloro che in tutto il mondo sono affetti da tumore e’ nato un vademecum tradotto in 23 lingue, dove sono riportati i comportamenti e le misure da adottare da parte del malato di cancro ma anche degli operatori sanitari e degli stessi centri oncologici per prevenire e trattare l’infezione da Sars CoV2. Il lavoro scientifico e’ stato pubblicato dalla rivista Lancet Oncology, a firma di quattro autori, tra cui quella di Filippo Alongi, unico italiano, direttore della Radioterapia Oncologica Avanzata dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) e professore associato all’Universita’ di Brescia. La pubblicazione e’ nata grazie alla collaborazione di 48 medici provenienti da 27 Paesi che hanno rivisto e sintetizzato le linee guida sulla gestione del paziente oncologico in caso di pandemia, redatte da 63 societa’ di oncologia, tra cui, per l’Italia, Aiom e Airo. Le raccomandazioni che sono scaturite sono state tradotte in 22 lingue, al fine di consentirne l’accesso anche ai pazienti che non conoscono l’inglese. A breve saranno 23 con l’introduzione della versione in urdu. I testi e le traduzioni sono disponibili sui siti web della European Cancer Patients Coalition e della Hellenic Cancer Federation. “A causa della pandemia i pazienti oncologici si trovano ad affrontare circostanze senza precedenti e sono alla ricerca continua di informazioni – ha spiegato il professor Alongi -. Troppo spesso si affidano a fonti non attendibili, come il famoso “dottor Google”, anche per l’immediata comprensione dei loro contenuti”. “Il documento pubblicato da una rivista prestigiosa come Lancet Oncology – ha concluso – contrasta queste fonti coniugando la semplicita’ del linguaggio con la solidita’ delle basi scientifiche. Una comunicazione di questo tipo diventa di fondamentale importanza per ridurre il rischio di contrarre il virus da parte del paziente e migliorare la sua qualita’ di vita”. Il documento e’ suddiviso in sei aree di interesse: definizione di rischio per chi e’ affetto da tumore, importanza di applicare tutte le misure igieniche e comportamentali per evitare l’infezione e’ oggetto della seconda area, cosa fare se il paziente presenta sintomi riconducibili al Covid-19, la salute mentale del paziente oncologico gia’ messo duramente alla prova a causa dell’ansia causata dal cancro, rapporto di fiducia tra medico e paziente, infine le procedure per il contenimento del contagio che devono adottare i centri oncologici.

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Economia

La Kraft-Heinz investe su Napoli e sceglie il CEINGE: farà ricerche su nuovi alimenti per bambini con esperti di Immunonutrizione

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Con 25 miliardi di fatturato nel 2019, più di 42mila dipendenti e 200 brand con una presenza in 40 Paesi del mondo, la company statunitense Kraft-Heinz rappresenta una delle principali multinazionali al mondo del settore alimentare. In Italia è conosciuta anche per i marchi Plasmon, Nipiol, Cuore di Bio Natura e Dieterba. Ebbene, questo colosso ha deciso di investire su Napoli e ha scelto il CEINGE-Biotecnologie Avanzate, presso cui avrà, a partire da luglio, una sede operativa per la ricerca scientifica. Il CEINGE opera nel campo della biologia molecolare e delle biotecnologie avanzate applicate alla salute delluomo e rappresenta uneccellenza in Italia e allestero per la ricerca e la diagnostica delle malattie genetiche.

A scientist shows a laboratory mouse used for experimentation in the Ceinge Laboratory of Advanced Biotechnology. In this laboratory the diagnosis on clinical suspicion, the possible predisposition to multifactorial diseases and the DNA typing are processed.

Con il CEINGE la Company nordamericana ha sottoscritto un protocollo dintesa per lo sviluppo di attività di ricerca su alimenti innovativi per la nutrizione umana. Lidea nasce dalla ormai consolidata collaborazione fra larea Ricerca e Sviluppo della Kraft-Heinz e il gruppo del professor Roberto Berni Canani, uno dei massimi esperti al mondo nel campo della gastroenterologia e nutrizione pediatrica. Il professore ha condotto vari studi sulle proprietà benefiche di un nuovo prodotto per lalimentazione dellinfanzia, che nasce dalla fermentazione del latte vaccino con il probiotico di origine umana Lactobacillus paracasei CBA L74.

Roberto Berni Canani. Tra i massimi esperti al mondo nel campo della gastroenterologia e nutrizione pediatrica

Gli studi condotti dal gruppo di lavoro del professor Berni Canani, hanno permesso di definire gli effetti positivi che questa matrice fermentata ha nella prevenzione delle infezioni in età pediatrica e hanno così facilitato la commercializzazione di una nuova linea di formule per linfanzia in grado di proteggere efficacemente i bambini dalle infezioni respiratorie e gastrointestinali.

Linsediamento della Kraft-Heinz presso il nostro istituto costituisce per noi un passo molto importante sulla strada della collaborazione fra il mondo della ricerca e il mondo industriale, commenta lamministratore delegato del CEINGE Mariano Giustino. Collaboriamo con i principali Atenei italiani e stranieri ma abbiamo scelto Napoli, il CEINGE e la Federico II perché crediamo fortemente nellimportante contributo che i ricercatori del CEINGE potranno dare allo sviluppo dei nostri prodotti, spiega Andrea Budelli, presidente Continental Europe Kraft-Heinz Company.

È visibilmente soddisfatto il professor Berni Canani, professore di Pediatria presso il Dipartimento di Scienze Medice Traslazionali della Federico II e responsabile del laboratorio di Immunonutrizione del CEINGE. “È motivo di grande orgoglio per la comunità scientifica napoletana, ed in particolare per noi ricercatori della Federico II e del CEINGE, che un colosso dellalimentazione abbia scelto Napoli. Si tratta di una grande sfida che siamo certi di vincere con la grande passione per la ricerca ed il grande spirito di sacrificio che contraddistingue la nostra comunità scientifica. Per noi e per il CEINGE è una grande opportunità”.

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In Evidenza

Covid 19, la battaglia del professor Limongelli e dei suoi “supereroi” contro l’epidemia che mette a dura prova chi ha malattie rare da curare

Olga Fernandes

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Il Coronavirus non ha colpito solo chi ha contratto la malattia, ma anche chi è costretto quotidianamente a convivere con una patologia più o meno invalidante, che ha dovuto affrontare  una frustrazione doppia. L’emergenza dovuta alla pandemia da Covid 19 ha travolto le vite di chi già ogni giorno con sacrifici e coraggio porta avanti una piccola grande battaglia contro un nemico tenace, la malattia. Ed i più fragili, come spesso accade, rischiano di essere i piccoli pazienti, i bambini. Ecco perché il Centro di Coordinamento Malattie Rare della Regione Campania, che quotidianamente sostiene e accompagna nel loro percorso i pazienti campani, ha immaginato un’attività che potesse coinvolgere i più piccoli in una dimensione di positività e creatività. 

Giuseppe Limongelli. Direttore del Centro di Coordinamento Malattie Rare della Regione Campania (CCMRC)

Il direttore del CCMRC (Centro di Coordinamento Malattie Rare della Regione Campania), il professor Giuseppe Limongelli, impegnato da oltre 15 anni in attività assistenziali e di ricerca per lo studio e la diagnosi delle malattie rare cardiovascolari, ci ha raccontato com’è nata l’idea del progetto. “In un momento complesso a causa dell’emergenza da COVID-19 – spiega Limongelli -, volevamo essere vicini a coloro che, affetti da patologie invalidanti, vivono una condizione di maggiore fragilità. In particolar modo ai bambini, piccoli pazienti che sono stati sottoposti ad ulteriore stress psichico ed emotivo”.

Ci racconti l’iniziativa.

L’idea è stata quella di coinvolgere i più piccoli a partecipare ad un progetto che prevedesse la concretizzazione della loro immaginazione, realizzando delle piccole opere d’arte che permettessero loro di dare uno sfogo sano ai pensieri, attraverso la fantasia. Investendo sulla creatività, una delle principali risorse positive a cui si possa attingere. E’ così che è nato “UN SUPEREROE PER SCONFIGGERE IL CORONAVIRUS”.

Perché avete pensato ad un Supereroe?

Abbiamo creduto che per proiettare i possibili vissuti “scomodi”, il tema del concorso dovesse vertere sul bisogno dei più piccoli di sconfiggere le paure, attraverso la creazione di un SUPERERORE O SUPEREROINA che potesse vincere il Coronavirus. Coinvolgere i più giovani in un progetto che li aiutasse ad esprimere in modo chiaro e diretto le proprie prevedibili emozioni “disturbanti” come paura, ansia e rabbia.

A chi era destinato il concorso?

Ai bambini ed ai ragazzi dai 4 ai 14 anni. E loro hanno risposto con entusiasmo!

Quante opere avete ricevuto?

Ci sono pervenute le immagini di quasi 400 piccole opere d’arte! Che ci sono state inviate anche da altre regioni italiane. Le associazioni e gli enti coinvolti, anche nazionali come l’Istituto Superiore di Sanità, hanno riscontrato una grande partecipazione.

Che tipo di opere hanno realizzato i giovani partecipanti?

I ragazzi hanno creato lavori con qualunque tecnica, dal semplice utilizzo di matite, pennarelli e acquerelli, sino a piccole elaborazioni con materiali plastici, argilla, pasta di sale. Persino materiale da riciclo. Ma devo dirle che il risultato più straordinario è stato il meraviglioso messaggio di positività che i più piccoli ci hanno trasmesso. Fiducia nel futuro, in tutto il personale sanitario, così duramente provato da questa terribile esperienza, ed un forte bisogno di un senso di unione. Le immagini che richiamavano ad un sentimento di collettività, ad un abbraccio ed un sostegno comunitario sono state tantissime.

Centro di Coordinamento Malattie Rare della Regione Campania. L’equipe del professor Giuseppe Limongelli

Siete riusciti a decretare un vincitore?

Devo confessarle che è stato difficilissimo prendere una decisione. Abbiamo ritenuto giusto premiare le quattro opere che ci hanno maggiormente colpito, ma daremo il giusto risalto a tutti i lavori che abbiamo ricevuto. Pubblicheremo sui nostri canali web e social tutte le opere, perché meritano tutto la visibilità possibile. I piccoli artisti sono stati straordinari.

Chi ha avuto il piacere di valutare con voi le opere e scegliere quelle più significative?

Oltre naturalmente al team del CCMR, Chiara De Stasio, Imma Lubrano, Martina Caiazza, che si è occupato della realizzazione del concorso, abbiamo chiesto ai Dirigenti regionali con cui ogni giorno lavoriamo fianco a fianco per la tutela del paziente raro di essere partecipi alla scelta, la Dott.ssa Maria Rosaria Romano, il Dott. Ugo Trama e la Dott.ssa Barbara Morgillo. Inoltre abbiamo avuto il piacere di coinvolgere il Direttore Generale dell’azienda ospedaliera che ospita il Centro di Coordinamento, AORN dei Colli, il Dott. Maurizio di Mauro, che ha lavorato instancabilmente durante questa crisi come Direttore Generale del Cotugno, eccellenza internazionale nella lotta al Coronavirus COVID 19.

Come valuta questa esperienza?

Estremamente positiva. Ancora una volta i più piccoli ci hanno dimostrato quanta straordinaria forza e positività possano riuscire a trasmettere. Risorse incredibili che i giovanissimi hanno messo in campo per affrontare un momento così complicato. Abbiamo vissuto con loro quella che definirei un’avventura, un viaggio entusiasmante e ricco di fantasia!

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Salute

Alzheimer, trovati i messaggi in bottiglia dei neuroni malati

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Scoperti i ‘messaggi in bottiglia’ rilasciati nel circolo sanguigno dai neuroni colpiti dalla malattia di Alzheimer: racchiusi in piccole vescicole di membrana, sono dei filamenti di Rna specifici della malattia che potrebbero aprire la strada a nuovi test del sangue per la diagnosi precoce. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Cells da Chiara Fenoglio e Maria Serpente, ricercatrici del gruppo coordinato da Elio Scarpini e Daniela Galimberti del Centro Dino Ferrari, di Policlinico e Universita’ Statale di Milano. Le vescicole extracellulari sono delle microscopiche navette usate nella comunicazione tra cellule. Il loro rilascio, spiegano le ricercatrici, “avviene sia in condizioni normali sia in condizioni patologiche, conferendo a queste microscopiche vescicole un’enorme potenzialita’ come strumento diagnostico, ma anche terapeutico. Essendo prodotte da tutti i tipi di cellule, le vescicole si ritrovano in tutti i fluidi biologici. Inoltre, una volta prodotte, presentano sulla loro superficie dei marcatori specifici, delle ‘etichette’ molecolari che ne identificano la provenienza”. Grazie alle loro analisi di laboratorio, le ricercatrici sono riuscite a isolare e caratterizzare le vescicole rilasciate dai neuroni, studiando i microRna contenuti al loro interno: ne hanno cosi’ identificati alcuni che si ritrovano solo ed esclusivamente nella frazione di vescicole derivate dai neuroni e che risultano maggiormente espresse nei malati. Questa ‘firma molecolare’ potrebbe contribuire all’identificazione di nuovi marcatori periferici per diagnosticare l’Alzheimer con un semplice esame del sangue, aprendo la strada a simili sviluppi per altre malattie neurodegenerative come la demenza frontotemporale.

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