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Conte parla dell’Opa di Salvini su M5S: confido in senso di responsabilità

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L’Opa di salvini sul M5S al Senato? “Francamente la mia preoccupazione non e’ l’attivita’ che fanno altri per acquisire altri parlamentari. Il fatto che nei giorni scorsi si e’ perso un senatore non mi fa piacere, e’ ovvio. Ma i numeri ci sono ancora. Confido nel senso di responsabilita’ anche perche’ stiamo lavorando per creare le premesse per rendere ancora piu’ efficace il piano di rilancio”. Lo sottolinea il premier Giuseppe Conte replicando ai cronisti a Montecitorio. “Stiamo attraversando una fase delicatissima per il Paese, piena emergenza, stiamo lavorando le premesse, con la semplificazione, per rendere ancor piu’ efficace il piano di rilancio che andremo a realizzare e perseguire e spero francamente, e non ho motivo di dubitare, che tutti concorrano al progetto”, spiega ancora il premier che, rispondendo alla domanda sulla campagna acquisti annunciata da Salvini, sottolinea: “non e’ questa la missione della politica”.

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Conte rivendica: su Alzano decisi io ma seppi del Cts il 5/3

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E’ stato il governo ad “assumersi sempre la responsabilita’ politica delle proprie decisioni”. Ma del verbale del 3 marzo del Comitato tecnico scientifico che chiedeva misure restrittive per Alzano e Nembro “sono venuto a conoscenza il 5 marzo” e, dopo un supplemento di valutazione, fu il Cts tra il 6 e il 7 marzo a “convincersi” che servisse chiudere l’intera Lombardia. Giuseppe Conte ripercorre le ore delle decisioni piu’ controverse nella gestione del lockdown. Ripete quanto detto ai magistrati di Bergamo che indagano sulla mancata zona rossa nei due Comuni del bergamasco. E prova a stoppare la polemica nata dalla pubblicazione del verbale del Cts del 3 marzo, che chiedeva di isolare i due Comuni vista la crescita dei contagi. Lo fa al termine di una giornata di polemiche, con la Lega all’attacco, a chiedere al premier di dimettersi e ai giudici di mandarlo a processo anche per la decisione del lockdown in tutta Italia. Il premier annuncia in conferenza stampa il nuovo dpcm che sara’ in vigore dal 10 agosto al 7 settembre e proroghera’ le “misure restrittive minime” per bloccare il contagio: l’obbligo di mascherine, il divieto di assembramenti, la distanza di un metro tra le persone, l’invito a lavare spesso le mani, ma anche la chiusura delle discoteche. Ripartono le crociere e riaprono le fiere. “La curva dei contagi e’ stabile, con lievi segnali di ripresa”, osserva il premier: “L’Italia sta facendo bene rispetto ad altri Paesi e non vogliamo nuove restrizioni ma ai giovani dico che capisco la voglia di movida ma bisogna muoversi in modo responsabile”, e’ l’appello di Conte. Che invita a “rispettare i protocolli di sicurezza sui trasporti” e annuncia nel nuovo dpcm un apposito protocollo per il trasporto scolastico, ma conferma che resta la possibilita’ per le regioni di indicare misure meno restrittive sugli autobus locali. Conte  si prepara, con i ministri, a una “breve” pausa ferragostana, in vista del lavoro da fare alla ripresa, con il piano per accedere al Recovery fund. E in conferenza stampa, con al fianco ben sei ministri (inclusa la “passionale” Teresa Bellanova che era in clinica per accertamenti e in Cdm si presenta col polso fasciato) respinge le tentazioni di parte della maggioranza assicurando di non avvertire “nessuna esigenza di rimpasto, che e’ anche una formula logora”. Ad agitare l’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa e’ pero’ la pubblicazione dei verbali del Cts, sui giorni del lockdown. Matteo Salvini per tutto il giorno attacca, parlando di un governo “criminale”. Fa discutere il verbale in cui gia’ il 3 marzo, cinque giorni prima del lockdown lombardo, i tecnici suggerivano al governo di chiudere Alzano e Nembro. Conte cerca di sottrarsi al “giochino” del confronto tra atti tecnici e decisioni del governo e rivendica di non aver “mai delegato la responsabilita’ politica delle decisioni”. Poi pero’ ripercorre puntigliosamente l’iter delle sue scelte. A partire da un dato assai singolare: del verbale del 3 marzo, dichiara, “sono venuto a conoscenza il giorno 5”. “Quel giorno – racconta – a margine del Cdm facciamo una valutazione con i ministri competenti sulla proposta di adottare una cintura rossa per Alzano e Nembro. A quel punto maturiamo la convinzione che sia opportuna una interlocuzione col Cts perche’ non eravamo piu’ nella situazione originaria dei comuni di Vo e Codogno, quando pensavamo che i focolai fossero solo li’. A margine di quel Cdm abbiamo convenuto di chiedere un approfondimento al Cts: lo chiede il ministro della Salute (Roberto Speranza, ndr) a Brusaferro che la sera del 5 elabora un parere che a notte inoltrata lo manda anche a me. Ci confrontiamo io e il ministro della Salute. Lui il giorno dopo era a Bruxelles e gli anticipo che sarei andato io al Cts. Avevamo predisposto la zona rossa ma avevamo un dubbio: in una situazione compromessa che senso ha introdurre la zona rossa solo per Alzano e Nembro? Con me – va nel dettaglio Conte – alla protezione civile c’era anche il segretario generale della presidenza del Consiglio. Da quel dialogo parte un supplemento di riflessione del Cts, che la mattina del 6 dispone dei dati aggiornati del 5. A quel punto li lascio liberi di valutare: loro si convincono che sia necessario adottare misure piu’ restrittive. Il parere del Cts e’ del 7 e in poche ore ci confrontiamo con i ministri e gli enti locali e io tra le due e le tre di notte firmo il nuovo dpcm per tutta la Lombardia”. Il premier ribadisce ogni passaggio, ma lascia sul tavolo un dubbio: come mai ricevette soltanto il 5 il rapporto datato 3 marzo?

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“Azzolina assume se stessa”, scoppia la polemica sulla ministra

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Il ministero dell’Istruzione da’ il via libera all’assunzione di oltre 450 dirigenti scolastici, vincitori del concorso del 2017. Tra loro compare anche un nome noto della squadra di governo giallorosso, proprio quello della ministra Lucia Azzolina che, all’epoca, era deputata dei Cinque Stelle e membro della commissione Cultura della Camera. Un “conflitto di interessi” che ha innescato una rovente polemica, alimentata da numerosi esponenti del centrodestra che chiedono le dimissioni della diretta interessata. Ma e’ lo stesso dicastero a replicare attraverso una nota nella quale specifica che “non c’e’ alcun conflitto di interessi”. “Le assunzioni e lo scorrimento della graduatoria di merito del concorso – spiega il ministero – sono di stretta competenza del Ministero (cioe’ dell’Amministrazione) e non della ministra, in base a un principio di netta separazione del potere politico dalla funzione amministrativa”. Tra i primi a sollevare la questione c’e’ la Lega di Matteo Salvini che ha chiesto le dimissioni della Azzolina. “Un ministro che assume se’ stesso come preside sarebbe davvero il colmo – le parole del presidente dei gruppi parlamentari del Carroccio, Riccardo Molinari -. L’ennesima svista di un ministro che sta mandando la nostra scuola in rovina. Si dimetta”. “Come si concilia la partecipazione a una selezione concorsuale quando gia’ copriva un incarico politico di rilievo proprio in ambito scolastico? – si chiede il collega di partito, Mario Pittoni -. Non si nasconda, non cerchi diversivi, risponda con chiarezza: lo deve alle cittadine e ai cittadini che cercano di inserirsi nel mondo della scuola seguendo regole e procedure che proprio lei sta rendendo sempre piu’ irte di ostacoli”. Rincara la dose la capogruppo di Forza Italia in Senato, Anna Maria Bernini. “Giunge notizia – afferma – che, autorizzando l’assunzione di 450 dirigenti scolastici, la ministra avrebbe assunto anche se stessa. Una notizia che spero venga immediatamente smentita. Oppure il conflitto di interessi per i Cinque Stelle vale solo quando riguarda gli altri?”. E’ lo stesso ministero a porre fine alle polemiche, sottolineando che “smettere di assumere solo perche’ fra i vincitori di quel concorso figura anche la ministra, che si e’ iscritta alle prove nel 2017, quando era solo una docente, e lo ha regolarmente superato – la conclusione della nota -, sarebbe un illecito, oltre a ledere l’organizzazione delle scuole”.

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La doppia preferenza è legge, e scoppia il caso Calderoli

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La doppia preferenza in Puglia per garantire la parita’ di genere nelle consultazioni elettorali regionali e’ legge. Con un esame lampo, il Senato approva definitivamente il dl voluto dal governo per correre ai ripari dopo che in Consiglio regionale la norma per garantire la rappresentanza femminile era stata affossata. Sono 149 i si’ e 98 gli astenuti (tra cui Lega-FI-FdI) al momento del voto in Aula. A poche ore dalla chisura dei battenti di Palazzo Madama per le ferie sono pero’ le parole del senatore leghista Roberto Calderoli ad accendere la polemica. La tesi, da molti definita sessista, e’ che “la doppia preferenza di genere danneggi il sesso femminile, perche’ – spiega Calderoli rivolgendosi ai colleghi – normalmente il maschio e’ maggiormente infedele della femmina…”. Prova a fermarlo il presidente di turno, il senatore di FdI Ignazio La Russa (‘Mi sembra – osserva dallo scranno piu’ alto di P. Madama – si stia avventurando…’), ma Calderoli insiste: “Il maschio solitamente si accoppia con quattro o cinque rappresentanti del gentil sesso, cosa che la donna solitamente non fa. Il risultato e’ che il maschio si porta i voti di quattro o cinque signore e le signore – e’ la conclusione del ragionamento – non vengono elette”. Mormorii in Aula e qualche applauso dai colleghi di partito e la parola passa ai Dem: la senatrice Pd Valeria Valente, relatrice del dl, stigmatizza quanto ha appena ascoltato: “e’ una frase assolutamente infelice e non degna di un uomo anche della sua cultura istituzionale”. Si tratta – twitta poi il capogruppo Pd in Senato Andrea Marcucci – di un atteggiamento che “descrive benissimo la destra dell’emiciclo parlamentare che infatti lo ha applaudito a scena aperta”. Non si sofferma invece sulle polemiche il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia che, chiudendo la discussione in Aula, rivendica la scelta di intervenire da parte del governo e definisce il risultato “storico”. Da qui l’invito a mettersi in regola al piu’ presto rivolto alle Regioni ritardardatarie come il Piemonte e la Calabria. “Altrimenti – dice – lo faremo noi”. L’appuntamento con le Regionali e’ per il 20 e il 21 settembre, quando ci sara’ anche il voto sul Referendum per il taglio dei parlamentari. I tempi dunque iniziano a stringere e i presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, che ieri hanno incontrato i parlamentari per il NO, mettono l’accento sul ruolo dell’informazione: “E’ importante – scrivono in una nota – che nel Paese ci sia un ampio dibattito pubblico” per consentire ai “cittadini” di impossessarsi degli “strumenti necessari a esprimere il proprio voto in modo consapevole”.

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