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Conte dà fiducia a Salvini ma avverte: ben venga inchiesta

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Giuseppe Conte sul caso Lega-Russia ha “fiducia in Matteo Salvini”, ma – avverte – “la magistratura deve fare il suo corso”. Intanto l’audio dell’incontro di Mosca sul sito di informazione statunitense BuzzFeed infiamma il Parlamento: il Pd chiede una commissione d’inchiesta e si scontra con la presidente del Senato che minimizza. “Ridicolo” chiederla, secondo Salvini, “siamo scomodi, e’ evidente – dice il Capitano -. Indagati, ascoltati e processati in Italia e non solo”. “I nostri bilanci sono pubblici e trasparenti, nessun problema”, spiegano fonti leghiste in riferimento alla commissione. M5S sottolinea la propria “diversita’” sui finanziamenti e dice si’ all’indagine parlamentare, “ma su tutti i partiti”. Intanto e’ in campo la procura di Milano, che l’audio lo aveva da settimane dopo le rivelazioni dell’Espresso a febbraio e ha indagato Gianluca Savoini, protagonista del meeting all’Hotel Metropol della capitale russa. “So che c’e’ un’inchiesta”, commenta Conte, “ad ognuno le proprie responsabilita’: saranno fatte le opportune verifiche”. “Fiducia la invoco sempre: e’ fondamentale con i cittadini e nel governo – aggiunge il premier -. Ho fiducia nel ministro Salvini”. L’avvocato ammette di non aver ancora avuto tempo di ascoltare l’audio. Stamani a Palazzo Chigi non ne avrebbe parlato con Salvini. Intanto il Pd va all’attacco a Palazzo Madama, dove Elisabetta Casellati definisce “pettegolezzi giornalistici” quanto emerso rispondendo alla richiesta di portare il te ma in Aula a palazzo Madama. I dem chiedono a Conte di venire in Aula e al governo di dire “se sia un vassallo della Russia”. Il M5S cavalca il caso per tentare di ridimensionare lo strapotere di Salvini. “Chiediamo trasparenza, siamo preoccupati per il governo”, fanno sapere dal Movimento. La Lega e’ invece difesa da Giorgia Meloni: “Sono certa che sapra’ spiegare tutte le cose che possono non essere chiare”, dice la leader di Fratelli d’Italia, stupita che la sinistra chieda di indagare sui fondi dalla Russia “che il partito comunista italiano ha preso per anni”. Sui presunti 65 milioni di dollari che Savoini avrebbe cercato di procurare alla Lega Salvini resta netto: “Non ho mai avuto bisogno di chiedere o avere soldi da nessuno all’estero”. E sul ruolo di Savoini afferma: “Non lo so, chiedetelo a lui, io parlo a nome mio, e’ ridicolo tutto quello che leggo”. “A me sembra che qualche fanfarone le sparava grosse – dice Giancarlo Giorgetti, suo braccio destro – e qualcuno in modo opportunistico per chissa’ quali fini ne approfitta per gettare discredito su Salvini”. Nella Lega preoccupano le modalita’ e l’ex eurodeputato Mario Borghezio da’ voce a quel che molti pensano: “Puzza di servizi segreti. Ho pensato a Strache in Austria”, il leader sovranista rovinato da un video in cui chiedeva fondi a una russa, sedicente nipote di un magnate. Da Mosca una fonte diplomatica afferma che “il governo russo non e’ coinvolto nella politica italiana ne’ in quella di altri Paesi” ed e’ “ridicolo” muovere delle accuse in base a un file audio “con qualcuno da qualche parte che parla russo”. L’ipotesi di reato di corruzione internazionale dei pm di Milano presuppone che dei funzionari russi possano aver preso soldi. Nell’audio si parla di una grande compagnia petrolifera di Mosca che avrebbe venduto il greggio a una azienda italiana per creare fondi neri per la Lega durante la transazione. E viene citato un vice primo ministro che potrebbe essere Salvini o un russo. “Massima trasparenza – assicura il ministro degli Interni -, quando vado negli Stati Uniti e in Russia non cerco soldi, lavoro per le imprese italiane”. E in quei giorni di ottobre del 2018 era in missione a Mosca anche per favorire accordi commerciali. Nel frattempo il leghista della prima ora Savoini avrebbe trattato per procurare milioni in nero al partito.

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Non c’è pace nel Pd, ora scoppia il caso Faraone: non è più il segretario regionale

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Come se non bastassero le tensioni sulla mozione di sfiducia a Matteo Salvini, un nuovo caso agita i rapporti tra area ‘renziana’ e Nazareno: l’annullamento dell’elezione di Davide Faraone, renziano della prima ora, a segretario regionale del Pd in Sicilia. Un voto a maggioranza nella commissione nazionale di garanzia. Ma perché si è arrivati all’annullamento? Alla commissione di garanzia erano arrivati diversi ricorsi dalla mozione Zingaretti che, in Sicilia al congresso regionale, aveva candidato l’ex-deputata Teresa Piccione. La candidata zingarettiana, però, aveva ritirato la candidatura a pochi giorni dal voto denunciando irregolarità nelle procedure del congresso e nella presentazione delle liste. Ieri sera, dunque, la decisione della commissione su quei ricorsi. Siccome Davide Faraone aveva vinta senza un competitor, la decisione é stata quella di annullare tutto. Da qui la reazione rabbiosa dei renziani.

La reazione del deputato renziano é stata durissima. E rimane agli atti con un post su Facebook di Faraone.

“La vicenda siciliana del Pd non puo’ essere chiusa con l’autosospensione di Davide Faraone. Venerdi’ in direzione il segretario Zingaretti dovra’ spiegare per bene cosa ha spinto la commissione di garanzia ad assumere una decisione cosi’ pesante a maggioranza. Il segretario predica l’unita’ e il superamento delle correnti, ma troppo spesso e’ condizionato dalla sua”. Lo afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci.  “Faraone deve tornare a fare il segretario regionale – continua Marcucci – le regole devono tornare a essere rispettate. Sappia il segretario che la ferita che si e’ prodotta non puo’ essere derubricata a questione locale”.

 

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Autonomia, il premier Conte: si farà quando ci saranno tutte le condizioni previste dalla Costituzione. E Zaia si innervosisce e lo offende

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“Nei prossimi giorni sarò prima a Foggia in Puglia e poi a Campobasso o Isernia per sottoscrivere due contratti istituzionali di sviluppo. Poi andrò in Basilicata e Calabria. Io sto lavorando e non vivacchiando: potete stare tranquilli” dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando di star lavorando al progetto sull’Autonomia e ad “un’ampia riforma fiscale, che non è solo un problema di aliquote – dice – ma molto più complesso”.

“Il disegno dell’Autonomia differenziata si sta realizzando con le garanzie che ho sempre richiesto, di realizzare un progetto previsto dalla Costituzione ma senza che questo possa recare danno ad altre Regioni. Non vogliamo un’Italia frammentata nelle opportunità” spiega Conte. “Il modello della scuola è fondamentale, non puo’ essere frammentato” perché su questo modello “si radica la formazione dei bambini, la nostra identita’. E’ chiaro che non possiamo pensare che l’autonomia significhi frammentare questo modello” argomenta il premier. “Sara’ anche per inclinazione caratteriale ma sono assolutamente concentrato sul lavoro. Oggi ho fatto compiere al governo un passo avanti notevole sull’Autonomia. C’e’ addirittura la prospettiva di portarla al prossimo Consiglio dei ministri” risponde il presidente  a chi gli domanda della possibilità di una crisi di governo. Chi sembra essersi innervosito degli approfondimenti pretesi dal premier è Luca Zaia, presidente del Veneto.”Resto basito davanti all’ennesimo rinvio. Pensavo che il Presidente del Consiglio fosse così autorevole da chiudere la partita, ma non ho ancora ben capito se l’autorevolezza serva a chiudere o invece a prolungare indefinitamente l’approvazione dell’intesa sull’Autonomia differenziata”.

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Camera dei Deputati, da è completamente sarà platic free

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Entra in vigore oggi venerdì 19 luglio la decisione, adottata dal Collegio dei Questori in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l’esame in Assemblea del bilancio interno 2018, che prevede l’eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l’acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera. Da oggi, presso i ristoranti, i bar e la buvette di Montecitorio si potrà consumare acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Analogamente si provvederà per tutte le altre esigenze, comprese le riunioni degli organi collegiali della Camera.

E’ stato così tradotto in atto anche l’intendimento di rendere plastic free la Camera dei deputati, manifestato sin dall’inizio della legislatura dal Presidente Roberto Fico.Per  incentivare   gli   utenti   all’utilizzo dell’acqua proveniente dalla rete pubblica è stato rinnovato e reso più funzionale l’impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell’Aula   in   sostituzione   degli   attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica.

E per la Camera plastic free, il presidente Roberto Fico, ha scritto un post su Fb in cui ha parlato di “una bella notizia, un esempio che Montecitorio si era impegnato a dare. Dopo un lavoro portato avanti in questi mesi possiamo annunciare che la Camera dei deputati sarà finalmente plastic free. Da oggi eliminiamo tutti i contenitori monouso di plastica per acqua e bevande nei bar e nelle mense ma anche per le riunioni di commissioni e organi collegiali. Si potrà consumare quindi acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Un piccolo passo per la Camera ma un segnale importante, che risponde anche all’appello lanciato dal ministro dell’Ambiente Costa qualche mese fa. Dimostriamo con questo gesto – conclude Fico – che le istituzioni sono in prima fila per la tutela dell’ambiente”.

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