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Con nuove cure più sopravvivenza contro il tumore al fegato

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L’avvio tempestivo dei trattamenti e il sequenziamento ottimale della terapia sistemica allungano la vita di piu’ di due anni nei pazienti che hanno un tumore epatocellulare (Hcc) non resecabile. E’ questo il contenuto di una dichiarazione globale di rivalutazione e aggiornamento delle modalita’ di cura del tumore, lanciata durante un meeting dell’Ilca, l’International Liver Cancer Association, supportato da Bayer. Con la collaborazione di sette esperti di carcinoma epatocellulare, la dichiarazione vuol fornire una guida per implementare un approccio clinico relativo al sequenziamento del trattamento sistemico dei pazienti con questo cancro. “Con le molteplici terapie sistemiche ora disponibili per il tumore del fegato avanzato in prima e seconda linea, comprese le recenti approvazioni dei trattamenti in combinazione con le terapie immune-oncologiche, ci sentiamo in dovere di rivalutare e aggiornare le strategie di trattamento sistemico per migliorare la sopravvivenza globale e i risultati per questi pazienti” spiega Catherine Frenette, capo del gruppo di lavoro di esperti e direttore medico del programma di trapianti di fegato dello Scripps Green Hospital. Il tumore del fegato e’ il sesto tumore piu’ frequente e la quarta causa di morte per tumore in tutto il mondo. L’incidenza del tumore del fegato e’ globalmente in crescita, una tendenza osservata solo in alcuni tumori, con un aumento del 38% tra il 2006 e il 2016, dove il carcinoma epatocellulare rappresenta il 75-85% dei tumori del fegato. La prognosi e’ in genere sfavorevole e il tasso di sopravvivenza stimato a 5 anni e’ del 14%. Nel trattamento del carcinoma epatocellulare in stadio intermedio, e’ stata notata una considerevole variazione nelle caratteristiche del paziente, della malattia e della risposta tumorale all’attuale standard di cura costituito dalla chemioembolizzazione transarteriosa (Tace). Un passaggio in tempi appropriati da Tace alle terapie sistemiche, puo’ permettere al paziente, spiegano gli studiosi, di ricevere altre linee di terapia che possono allungare la sopravvivenza globale.

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Elezioni regionali in Campania, ecco tutti i consiglieri più votati nella coalizione De Luca: boom di consensi per Borrelli

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Mister preferenze. É lui, Mario Casillo, il trionfatore delle elezioni regionali in Campania. Il più votato tra i candidati al consiglio regionale. Il consigliere uscente del Pd di Boscoreale si conferma al primo posto tra i piu’ votati come nel 2015 quando prese 31.307 voti. In questa competizione ha fatto davvero faville: A poche sezioni alla fine dello scrutinio fa registrare già 42mila preferenze. E Casillo, non era il capolista, diventa il vero dominus del Pd della circoscrizione di Napoli davanti a Loredana Raia, che al momento è a 26.626 preferenze, e a Bruna Fiola a quota 22.183. Tra i piu’ votati anche l’ex parlamentare Massimiliano Manfredi, fratello del ministro della Università e Ricerca Gaetano Manfredi, che supera i 18.000 voti. La capolista Giordana Mobilio, figlia d’arte politicamente, si ferma a quasi diecimila preferenze. Nella circoscrizione di Napoli la seconda lista della coalizione di De Luca è De Luca Presidente che porta a casa il 15,2% e ha in testa Lucia Fortini, assessore all’Istruzione uscente, con 10.248 voti, davanti a Vittoria Lettieri e Carmine Mocerino entrambi oltre le diecimila preferenze. Ottimo il risultato di Italia Viva, terza lista della coalizione. Ma il vero boom di preferenze le fa registrare mentre Francesco Emilio Borrelli nella lista Europa Verde, portando a casa 15.440 voti. Da solo si é caricato sulle spalle l’intero partito ambientalista portandolo a risultati in termini di consenso di opinione a livelli eccezionali, mai registrati prima non in Campania ma in Italia. Tra i piu’ votati anche Tommaso Casillo e Giovanni Porcelli di Campania Libera, entrambi a quasi 12.000 preferenze. Nelle altre province, spicca il risultato di Salerno, dove il Pd è la prima lista della coalizione al 16,72%, distanziando la lista DeLuca Presidente al 10,20%.

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Roma pasticcio Diawara, sarà 0-3 a tavolino

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Pasticcio Roma, e il campionato della nuova era Friedkin parte con uno 0-3 a tavolino, frutto di un errore tanto banale quanto difficile da capire. Lo 0-0 ottenuto dalla Roma sul campo del Verona sabato all’esordio in campionato sara’ – a norma di regolamento, e secondo gli esperti di diritto sportivo – tramutato domani dal giudice sportivo in una sconfitta a tavolino per un pasticcio legato all’impiego di Amadou Diawara: secondo il regolamento il giocatore a Verona non avrebbe potuto scendere in campo, in quanto nella lista ufficiale dei 25 giocatori consegnata alla Lega di serie A dal club giallorosso ad inizio stagione non era stato inserito, rimanendo invece tra gli Under 22 come lo scorso anno. Certo non il modo migliore per affrontare in serenita’ la settimana che porta alla sfida casalinga con la Juve. La Roma aspetta ed e’ pronto al ricorso in nome della buona fede e del mancato vantaggio ottenuto dallo schieramento del giocatore per il quale c’era posto tra i 25 (quattro i posti liberi, si sottolinea) ma rimane che Diawara, che ha compiuto 23 anni il 17 luglio scorso – in pieno rush finale del campionato dell’era Covid – non poteva essere schierato.

Casi analoghi sono costati la sconfitta a tavolino, e lo 0-0 della partita non e’ stato ancora omologato. Il giudice sportivo di serie A si riunira’ domani per decidere sulla prima giornata di campionato. Il precedente piu’ vicino e’ quello di Sassuolo-Pescara del 2016, quando gli emiliani si videro assegnare partita persa per aver fatto giocare Antonino Ragusa senza averlo inserito nella famosa lista dei 25. L’avvocato Mattia Grassani, che all’epoca difese il Sassuolo, sottolinea che “Ragusa non era inserito in nessuna lista presentata attraverso il servizio intranet alla Lega, mentre nel caso di Diawara il giocatore sarebbe stato inserito in una lista che non gli competeva. I giocatori che determinano lo 0-3 a tavolino se non inseriti in lista sono quelli over 22, quelli che necessitano di una registrazione nella lista da 1 a 25. Mentre la lista Under 22 e’ aperta. Il problema di Diawara e’ che lui e’ stato Under 22 fino alla meta’ di luglio, ha compiuto 23 anni mentre si giocava. Quello che sembra piu’ verosimile e’ che Diawara sia andato in campo con l’erronea convinzione di essere Under 22, se non e’ Under 22 e seguenti e’ un giocatore missing, un giocatore senza titolo esattamente come Ragusa”. Grassani evidenzia che “quello che conta e’ il rispetto o meno del regolamento riguardante i giocatori che possono partecipare ad una gara di serie A”. Tra le pieghe di una vicenda in cui le responsabilita’ interne restano da chiarire, emerge poi che il club sarebbe anche stato avvisato da un alert dalla Lega, prima della partita: un elemento controverso, che potrebbe finire nella memoria difensiva degli avvocati giallorossi: i quali faranno soprattutto notare che in quella lista da 25 i posti non erano tutti occupati, che gli ‘slot’ per inserire il centrocampista erano ben quattro e che quindi nessun vantaggio e’ derivato a Fonseca. Il quale non sara’ felice di dover affrontare la Juve a zero punti, e con l’immagine di una ambiente gia’ in acque agitate.

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Ucciso a Capodanno, il killer è nullatenente e le spese di giustizia le accollano alla vittima: parla Valentina Sarpa

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Rimase vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno dalla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina, nullatenente, non ha così liquidato le spese processuali e così la Giustizia ha pensato bene di accollarle, le spese processuali, alla famiglia della vittima. Parliamo di una cifra di quasi 18mila euro. A rendere nota la storia è l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa.

La colpa di questa famiglia, pesantemente colpita negli affetti con l’assassinio del loro giovane figlio a 24 anni, spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron” . La donna è stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione e al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali. “Ma siccome è nullatenente – fa sapere Angelo Pisani – a rispondere in solido ora è la famiglia”. Pisani spera in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”.

(nella foto in evidenza Angelo e Sergio Pisani, fratelli e avvocati che tutelano gli interessi della famiglia Sarpa)

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