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Cronache

Coloro che distruggono il proprio passato, non possono e non meritano di avere futuro

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Quando le fanatiche convinzioni acritiche si scontrano con le verità che hanno permesso all’uomo di evolversi e di assumere una condizione intellettuale che lo ha portato allo sviluppo mentale, civile, intellettuale e tecnologico, il fanatismo sceglie come nemico la storia, che gli sbatte sul muso le autenticità del tempo passato e l’ incontrovertibile  realtà. Massimo Pastore, con i suoi Santi Migranti affissi per le città, non solo a Napoli, ma anche a Matera, Riace, Bruxelles, Lampedusa, Roma, Venezia, Sora, Lacco Ameno, Cosenza, Palermo,  ci ricorda che i flussi migratori, oggi avversati sia dalle formazioni e dai partiti politici di chiara estrazione sovranista e di destra, ma anche, per scopi puramente elettorali, anche da quelle forze moderate, che dovrebbero trovare soluzioni ragionate per affrontare gli arrivi e le regolarizzazioni, anziché respingerli nell’oblio totale, come avviene negli ultimi tempi, sono frutto di un passato comune. Il lavoro di Massimo Pastore, i suoi Santi, ci ricorda che da quel ceppo discendiamo e la nostra storia, non solo religiosa, ma anche culturale, deriva e ci è stata consegnata dalle migrazioni, siano state esse di conoscenza e scoperta o di fughe per la sopravvivenza. Non solo installazioni artistiche e fotografiche, ma precisi appunti della memoria e note  sul nostro passato. Da alcuni giorni si assiste in città, ad attacchi vandalici contro le opere che sono state affisse in diversi punti nel centro cittadino. Dopo molti mesi che le stesse opere hanno convissuto con il quotidiano di tutti coloro che attraversano Via Foria, Piazza Bellini, via Costantinopoli divenendo punti fermi dell’arredo urbano e icone necessarie per discussioni e confronti, queste fotografie di grande formato, sono state strappate, coperte, e sfregiate  in un modo che non può essere casuale o opera di passanti dediti allo strappo delle affissioni murali, bensì, come si è capito dalla copertura con fogli bianchi e colla della Santa Brigida esposta in Piazza Bellini, l’azione è  ascrivibile ad una  sorta di operazione di “censura” nei confronti di queste icone memoria del passato e monito per il futuro, insomma,  un atto voluto e organizzato. Ci pare strano che un tipo di pensiero organizzato, si, perché sia esso fatto bene o male, solo organizzato può essere, colpisca immagini che chiaramente raffigurano Santi, quindi, i capisaldi della integrità che evidentemente, gli stessi aggressori elevano a massima fede da difendere dall’invasione delle orde di migranti. Infatti, i Santi che oggi un qualcuno o alcuni, qualcuno o alcuni che deve o devono evidentemente far pace con se stessi, con i propri cervelli e con i propri pensieri, quei Santi sono esposti anche nelle chiese, dove Pastore li ha collocati e dove sono stati benedetti dalla stessa acqua santa che questi “alcuni” dicono di voler difendere.  https://www.juorno.it/lincerta-iconografia-di-san-gaudioso-altri-santi-i-migranti-e-lopera-di-massimo-pastore/ È un po’ come accade oggi con la politica che ci ha abituato, approfittando dell’emergenza sanitaria, a dirci “tutto” e il contrario di “tutto”, infatti per molti urlatori e oppositori da campagna elettorale permanente il pericolo infezione da Covid19 non esiste, si è esagerato e si è da sempre auspicato i liberi tutti, per poi rinnegarlo, adducendo le colpe dei contagi agli immigrati che sbarcano nel sud Italia. E allora, non si capisce, il Covid19 esiste ed è pericoloso o è innocuo? La mascherina, la metti o non la metti?  La situazione, quindi, è eccellente, recitava Confucio, poi ripreso da Mao, ma questo non è disordine, ma volontà di inquinare le informazioni per far si che poi si generino azioni come quelle che vedono vandalizzate opere d’arte, quella confusione che fa oscurare le rappresentazioni di Santi Migranti da parte di coloro che nei Santi ripongono il loro credo o fanno solo finta. Una sorta di iconoclastia incolta che forse porterà alla distruzione delle centinaia di cappelle votive che ornano tante nostre strade, in quelle ci sono le foto dei nostri cari, e tanti di loro, non sono venuti nelle nostre terre  da migranti, ma sono partiti per altre terre come emigranti, per assicurarci un futuro migliore e forse è meglio non sappiano cosa siamo stati capaci di fare.

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Ucciso a Capodanno, il killer è nullatenente e le spese di giustizia le accollano alla vittima: parla Valentina Sarpa

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Rimase vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno dalla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina, nullatenente, non ha così liquidato le spese processuali e così la Giustizia ha pensato bene di accollarle, le spese processuali, alla famiglia della vittima. Parliamo di una cifra di quasi 18mila euro. A rendere nota la storia è l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa.

La colpa di questa famiglia, pesantemente colpita negli affetti con l’assassinio del loro giovane figlio a 24 anni, spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron” . La donna è stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione e al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali. “Ma siccome è nullatenente – fa sapere Angelo Pisani – a rispondere in solido ora è la famiglia”. Pisani spera in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”.

(nella foto in evidenza Angelo e Sergio Pisani, fratelli e avvocati che tutelano gli interessi della famiglia Sarpa)

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Suarez cittadino italiano grazie ad un esame truffa: test e punteggi concordati per il campione del Barcellona

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La Guardia di Finanza sta procedendo all’acquisizione di documenti negli uffici dell’Università per stranieri di Perugia in relazione a presunte irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana, svolta il 17 settembre scorso, dal calciatore uruguaiano Luis Alberto Suárez Diaz, necessaria all’ottenimento della cittadinanza italiana. Le indagini, coordinate dalla procura di Perugia e condotte dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia, sono scattate a febbraio 2020 per fatti diversi e maturati nel contesto dell’Università per stranieri. “Dalle attività investigative – sottolinea in una nota della Procura firmata da Raffaele Cantone – è risultato che gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati preventivamente concordati con il candidato e che il relativo punteggio è stato attribuito prima ancora dello svolgimento della stessa, nonostante sia stata riscontrata, nel corso delle lezioni a distanza svolte da docenti dell’ateneo, una conoscenza elementare della lingua italiana”.

Raffaele Cantone. Procuratore di Perugia

“Non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”. E’ una delle intercettazioni contenute nel decreto di sequestro probatorio emesso dalla procura di Perugia in relazione alle presunte irregolarità nell’esame di italiano per la cittadinanza del calciatore Luis Suárez.

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Torna in carcere dopo qualche mese di “permesso premio covid” il boss Pasquale Zagaria

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Torna in carcere Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capoclan dei Casalesi Michele. Il boss è da questa mattina nel carcere di Opera a Milano, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Il signore Pasquale Zagaria, così, potrà stare vicino casa e potrà ricevere facilmente visite familiari in carcere a Milano. Pasquale Zagaria, per chi non lo sapesse, era stato scarcerato ad aprile, in piena emergenza Covid, dal giudice di sorveglianza di Sassari, e mandato a casa a Pontevico, nella Bresciana. È lì che il camorrista viveva assieme alla sua signora. Il boss Zagaria, che è malato da tempo, ha goduto di affetto, vitto e alloggio familiare grazie  all’emergenza Coronavirus. L’ospedale di Sassari dove seguiva le terapie per una patologia, non era  in grado di prestargli le cure necessarie. Il tribunale di sorveglianza di Sassari aveva  disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari. Permesso scaduto ieri. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze e riportato il boss in carcere. Ma non è tornato a Sassari, bensì a Opera, Milano, vicino casa. Forse a Sassari, nello stesso carcere dove è stato ristretto fino ad aprile Pasquale Zagaria, sarà presto trasferito, Michele Zagaria, il capo dei capi del clan dei Casalesi.

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