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Cultura

Colombo aveva ragione, ai Caraibi prima di lui erano arrivati i cannibali Caribe

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Altro che mito o leggenda. Cristoforo Colombo avrebbe incontrato davvero i cannibali ai Caraibi. Al suo arrivo, infatti, il temibile popolo dei Caribe (originario del Sud America e noto per i suoi razziatori amanti della carne umana) si era già stabilito alle Bahamas, mentre finora si era ipotizzato che si fosse fermato a Guadalupa. A indicarlo e’ uno studio condotto su oltre 100 antichi teschi analizzati con un software simile a quelli di riconoscimento facciale per stabilire la relazione genetica tra gli individui. I risultati sono pubblicati sulla rivista Scientific Reports da un gruppo di ricercatori statunitensi coordinati dalla North Carolina State University. I teschi, risalenti al periodo che va dall’800 al 1.542 dopo Cristo, sono stati esaminati valutando parametri precisi come la grandezza dell’orbita oculare e la lunghezza del naso. I numeri ottenuti dall’analisi 3D mostrano tre ondate migratorie. I primi abitanti dei Caraibi, originari dello Yucatan, sarebbero arrivati passando per Cuba e le Antille settentrionali. Il popolo degli Aruachi migrarono dalla Colombia e dal Venezuela verso Porto Rico tra l’800 e il 200 avanti Cristo. I primi abitanti delle Bahamas e di Hispaniola, a differenza di quanto ipotizzato finora, non venivano da Cuba ma dal nord-ovest dell’Amazzonia: erano i Caribe, che intorno all’800 d.C. si sarebbero spostati verso nord arrivando fino alle Bahamas, dove si stabilirono ben prima dell’arrivo di Colombo.

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Cultura

Le giornate della Memoria, il calendario del comune di Napoli

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Il ricordo della Shoah, contro il razzismo, contro l’indifferenza, è il monito degli eventi promossi dal Comune di Napoli, assessorato alla Cultura e al Turismo, in collaborazione con l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea e l’ANPI Napoli. Una sinergia di iniziative cittadine in occasione del 27 gennaio, Giornata della Memoria, nel ricordo dell’Olocausto. Il programma, realizzato grazie al lavoro generoso e intelligente di tanti soggetti della vita culturale napoletana, prevede iniziative culturali, incontri pubblici e celebrazioni ufficiali, cui parteciperanno le massime istituzioni della città. Inaugura Le Giornate della Memoria lo spettacolo teatrale di Roberto Giordano Irena Sendler – La terza madre del ghetto di Varsavia che si terrà nello Spazio Comunale Piazza Forcella in via Vicaria Vecchia il 24 gennaio; lo spettacolo proposto rivisita e ripensa, in veste drammaturgica e con flashback di accurata ricerca storico-documentaristica, la Memoria del Volto Truce del Male perpetrato dalla follia nazista sugli innocenti, i bambini, gli intoccabili, il cui sterminio fu deliberato nel 1941 quale uno dei principali scopi bellici di Hitler. Uno sfondo che purtroppo non può essere mai più cancellato nè cambiato, ma in cui si innesta un altro volto della verità storica: un volto di alta umanità, generosità e bontà, quale fu quello di Irena Sendler, infermiera e assistente sociale polacca, proclamata Giusta tra le Nazioni nel 1965 per aver salvato, con i suoi collaboratori, 2500 bambini dal Ghetto di Varsavia. A Forcella, su invito dell’Assessorato alla Cultura, sarà presente e dialogherà con il pubblico Elzbieta Ficowska, la bambina più piccola salvata da Irena Sendler dal Ghetto di Varsavia, arrivata a Napoli dalla Polonia in questi giorni proprio per testimoniare personalmente quanto accadde in quegli anni. Diverse iniziative interessanti si svolgeranno nei quartieri di Ponticelli, con l’Arci Movie e la nona edizione di Parole di Memoria, e di Scampia, con il Caffe’ Letterario che presenta al TAN – Teatro Area Nord il libro di Liliana Segre Il mare nero dell’indifferenza. La cerimonia istituzionale è prevista il 27 gennaio alle ore 10.30 in ricordo di Luciana Pacifici, vittima delle leggi razziali, con la deposizione della corona nella strada a lei intitolata. Particolare valenza simbolica ha il luogo prescelto per l’iniziativa dal titolo La banalita’ del male (tratto dall’opera di Hanna Arendtche si terrà sempre il 27 gennaio alle ore 11.00a Piazza Bovio, teatro nel settembre del ’43 dell’uccisione per mano tedesca di quattro marinai e dove, lo scorso 7 gennaio, sono state installate nove pietre d’inciampo, a cura dell’artista Gunther Demnig, all’altezza del civico 33, in memoria di nove martiri napoletani del nazi-fascismo. L’iniziativa si svolgerà nell’androne monumentale della Camera di Commercio di Napoli, e vedrà l’alternarsi di letture e canti  “per non dimenticareper raccontare in quale contesto politico e culturale, in quale clima riuscì a crescere e a maturare l’idea dello sterminio di un intero popolo, della soluzione finale, al fine di dimostrare cosa può accadere quando si normalizza la barbarie può diventare normalità”- ha dichiarato l’assessore alla cultura del Comune di Napoli Eleonora de Majo. Le letture di brani tratti da H. Arendt, B. Brecht, F. Fenelon e altri sono a cura di Teatri di Seta e di Silvana Jovine. I canti del coro le Voci del 48dell’Istituto Comprensivo Madre Claudia Russo – Solimena diretto dal maestro Murru. Il programma completo delle iniziative sul sito: assessorato.cultura@comune.napoli.it

 

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Cultura

Harmony, i talenti della danza: Marzia Carola, l’artista nata due volte

Eugenia Avena

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Ci vuole un’atleta per danzare, ma ci vuole un’artista per diventare una danzatrice,
(Shanna La Fleur). È una frase usata tante volte ma sembra essere perfetta per Marzia Carola, ballerina e soprattutto interprete, cresciuta e poi addirittura rinata presso la scuola di danza Harmony, sotto le amorevoli cure del Maestro Arnaldo Angelini.

“Ero poco più di una bambina – dice Marzia Carola- quando entrai nella scuola di danza Harmony. Timida, insicura e molto fragile ma con la danza nel cuore. Non avevo idea, all’epoca, come l’ incontro con il Maestro Angelini e gli anni vissuti in quella scuola avrebbero segnato il mio futuro e la mia personalità. L’ amore per la danza, già forte, in quegli anni è cresciuto con me, scoprendo un mondo magico ma fatto di duro lavoro, grande disciplina e sacrificio”.

Marzia Carola ha conseguito il diploma alla scuola di danza Harmony nel 1983. dopo un periodo di perfezionamento a Parigi con i maestri dell’ Operà entra nella corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli sotto la direzione di Zarko Prebil ,prima come aggiunta e poi dal 1987 come danzatrice stabile.

“Ci vuole un forte carattere per andare avanti e una grande motivazione, ma soprattutto un grande Maestro, e lei è stato il mio grande Maestro di danza e di vita”, dice la Carola rivolgendosi ad Angelini.

“Con la sua grande preparazione artistica, la sua professionalità e la sua incrollabile passione per l’insegnamento, oltre alla tecnica, dice la Carola rivolgendosi ad Angelini, mi ha insegnato ad essere determinata, tenace, risoluta, mi ha insegnato a puntare l’obbiettivo e a raggiungerlo nonostante le cadute e le sconfitte lavorando sempre con amore, serietà e onestà. È stato per me un supporto costante e indispensabile, soprattutto quando, già  professionista, sono stata costretta ad interrompere la carriera in seguito a un brutto infortunio. Dopo due anni trascorsi fra operazioni e fisioterapia sono venuta da lei senza più speranza, zoppicavo vistosamente, ma con la sua passione e competenza, mi ha riportato prima a camminare e poi di nuovo a ballare. Certo, non più come prima, ma con dei limiti che però mi hanno dato l’opportunità di scoprire ruoli bellissimi, meno ballati e più interpretativi che ho profondamente amato. Grazie Maestro, perchè ho potuto realizzare due volte il mio sogno, perché sono cresciuta con dei valori e perché oggi mi ritrovo un carattere forte e passionale. Grazie per sempre.”

Marzia Carola ha lavorato con i più importanti artisti di fama mondiale come Carla Fracci, Elisabetta Terabust,  Rudolf Nureyev, e poi Vassiliev, Maximova, Roberto Bolle, Raffaele Paganini, la Semionova, Giuseppe Picone e tanti altri. Nella sua carriera ha ricoperto ruoli di corpo di ballo e di solista fino al 2012 quando ha lasciato la danza.

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Cultura

E’ autentico il quadro di Klimt ritrovato a Piacenza

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“E’ con non poca emozione che confermiamo l’autenticita’ dell’opera”. Cosi’ il sostituto procuratore di Piacenza Ornella Chicca, titolare dell’indagine sul misterioso furto del 1997 del “Ritratto di Signora” di Gustav Klimt dalla galleria Ricci Oddi di Piacenza e sul suo recente e misterioso ritrovamento nello stesso luogo dopo 22 anni, ha confermato che quella tela trovata casualmente il 10 dicembre scorso a Piacenza dentro un anfratto nel giardino della stessa galleria, e’ l’autentico capolavoro del pittore austriaco. Un quadro dal valore inestimabile, che per 22 anni e’ stato in cima alla lista delle opere d’arte trafugate piu’ ricercate al mondo. L’annuncio, atteso da giorni e per questo carico di suspense ed emozione, si e’ tenuto nella sede piacentina della Banca d’Italia, unico luogo inespugnabile “per custodirlo al sicuro durante le indagini svolte dai tre periti nominati dalla procura” e’ stato detto in apertura ringraziando la disponibilita’ mostrata fin da subito dalla Banca. Accanto alla titolare dell’indagine, tutti i protagonisti della conclusione di una vicenda avvincente e con il lieto fine: il procuratore facente funzione Antonio Colonna, il maggiore Giuseppe De Gori del Tpc carabinieri di Bologna, la dirigente della squadra mobile di Piacenza Serena Pieri. E poi i tre super esperti, la cui identita’ e’ rimasta un mistero fino alla conferenza stampa, incaricati di analizzare da vicino e in ogni sua parte la tela trovata il mese scorso da alcuni operai durante la manutenzione del giardino della Ricci Oddi. “Non sono state necessarie indagini invasive per stabilirne l’autenticita’” ha sottolineato subito Diego Cauzzi (funzionario per le tecnologie del complesso monumentale della Pilotta, Parma), che ha condotto analisi scientifiche rigorose, mentre Anna Selleri (funzionario restauratore delle Pinacoteca nazionale di Bologna) e Claudia Collina (storica e critica d’arte, funzionaria Ibc specialista in Beni Culturali) hanno condotto indagini sullo stato e le caratteristiche della tela e un approfondito lavoro di analisi e confronto storico dell’arte. “Il quadro e’ vero. E’ quello acquistato dal collezionista Giuseppe Ricci Oddi nel 1925 e conservato fino al 1997, anno del furto” hanno concordato gli esperti. Le indagini sulla vicenda sono pero’ ancora lontane dalla conclusione e moltissime sono le domande senza una risposta. Mentre il destino del capolavoro e’ quello di tornare entro breve tempo esposto alla galleria d’arte moderna nel centro di Piacenza, la domanda principale alla quale ora la procura vuole dare una risposta e’ “da quanto tempo si presume che la tela si trovasse in quell’anfratto?”. “Per ora su questo aspetto vi e’ ancora il segreto di indagine” hanno detto gli inquirenti in conclusione dell’incontro.

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