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Colf e badanti, ecco come tutelare il lavoro e anche le famiglie italiane in difficoltà

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Finora niente tutele per loro nei decreti. Eppure colf e badanti che lavorano nelle nostre case in queste settimane hanno visto stravolgere la loro quotidianità. Così come le famiglie che sono i loro datori di lavoro. Tante le domande dall’una e dall’ altra parte, cosa prevede il contratto (per chi lo ha), cosa possono fare le famiglie se preferiscono per paura o motivi di sicurezza non far lavorare la colf durante l’emergenza sanitaria. Tanto per dare un ordine di grandezza, secondo Assindatcolf, circa il 60% dei circa 860mila lavoratori regolari del settore in Italia hanno interrotto l’attività lavorativa. Come? Gli strumenti a disposizione sono essenzialmente quattro. Si può infatti ricorrere alle ferie, magari anticipando anche quelle maturate, “questo consente al lavoratore di avere un reddito e di mantenere in essere il rapporto di lavoro – spiega Paolo Fiumana, coordinatore tecnico di Acli in famiglia – ed è la soluzione che le famiglie stanno attuando di più, nell’ordine dell’ 80% dei casi”. Anche perché, spiega, “stando l’intera famiglia a casa, si tende a far da sé le pulizie. Ma il consiglio è sempre mettere per iscritto qualsiasi modifica al contratto”.


Altra ipotesi è il permesso non retribuito, che anche in questo caso tutela la continuità del rapporto di lavoro, ma che certo indebolisce le tasche del collaboratore domestico. Altra strada, percorribile in particolar modo in caso di colf con poche ore settimanali è l’utilizzo di un periodo di permesso retribuito, qualora non si voglia far pesare economicamente la sospensione al collaboratore. Ma che non sembra adesso la scelta che le famiglie stanno percorrendo. Ultima soluzione è l’anticipazione di quote del trattamento di fine rapporto. Percorrendo queste strade si lascia inoltre aperta la possibilità di accesso del collaboratore al Fondo per il reddito di ultima istanza che dovrebbe fornire misure di sostegno al reddito ai lavoratori che hanno cessato, ridotto o sospeso l’ attività a seguito dell’ emergenza coronavirus. Questo sostegno per colf e badanti dovrebbe arrivare con il decreto di aprile, “e dovrebbe aiutare con un contributo di 600 euro per due mesi le lavoratrici domestiche, ma per ora siamo solo alle buone intenzioni espresse dal governo” spiegano all’Acli .
C’ è poi tutto un mondo di aiutanti di famiglia che non hanno un contratto regolare, visto che le stime parlano di 2 milioni di colf e badanti e solo 860mila con contratto registrato. Per chi non è in regola, tuttavia, questo potrebbe essere il momento buono per pensare al contratto. Anche per questi collaboratori domestici infatti dovrebbero essere previsti degli aiuti, circa 4-500 euro per due mesi, ma non a pioggia, probabilmente invece seguendo il criterio del minimo di giornate lavorate nel 2019.

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Paone, Federnoleggio: senza sostegno economico in Campania 1050 aziende e 4200 posti di lavoro a rischio

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Si sentono abbandonati dal Governo, che non ha previsto misure di sostegno per la categoria. Per questo motivo il comparto Ncc (noleggio con conducente), scenderà in piazza mercoledì 3 giugno per portare avanti le proprie rivendicazioni. Con la chiusura delle frontiere, le aziende di noleggio autobus e auto con conducente hanno visto azzerato il proprio fatturato. In attesa della ripresa dei flussi turistici, servono concrete ed urgenti misure economiche per salvare la categoria. Fra le sigle che hanno aderito alla manifestazione c’è Federnoleggio Confesercenti, la federazione italiana delle imprese di noleggio auto e autobus con conducente. Abbiamo intervistato Antonio Paone, presidente di Federnoleggio Napoli, per comprendere lo stato dell’arte di un settore che conta nella sola Campania 1050 aziende e 4200 autisti.

Paone, crede che il trasporto pubblico non di linea sia stato trascurato dal Governo?

Assolutamente sì, la nostra è una categoria di invisibili, rimasta fuori dalle misure di sostegno del Governo. Non ci dimentichiamo che il Governo ha stanziato contributi pubblici per l’acquisto di bici e monopattini, per le compagnie aeree, per il finanziamento delle linee pubbliche, ma ha completamente lasciato fuori il trasporto pubblico non di linea. Noi siamo quelli che portano gli italiani in giro per l’Europa e gli stranieri in giro per l’Italia, a scoprire posti fantastici che altrimenti risulterebbero difficili da raggiungere. Il turismo non è solo l’agenzia di viaggio, i villaggi o gli alberghi, siamo anche noi. 

Non potrete beneficiare di nessun contributo previsto dal decreto Rilancio?

Il decreto Rilancio prevede un contributo a fondo perduto pari al 20% della differenza fra il fatturato di aprile 2019 e quello di aprile 2020. Il problema è che il nostro è un lavoro stagionale, che si concentra soprattutto fra marzo ed ottobre, ma è da maggio in poi che iniziamo a fare numeri importanti. Per questo chiediamo che il contributo a fondo perduto sia calcolato comparando il secondo trimestre (aprile-giugno, ndr) e non il solo mese di aprile, ottenendo così un valore più vicino alla realtà. 

Dalla Regione Campania è arrivato qualche aiuto economico?

Il 15 aprile abbiamo inviato una missiva al presidente De Luca e gli abbiamo chiesto perché il nostro codice Ateco non fosse stato inserito fra i beneficiari del bonus imprese di 2mila euro. Dopo due incontri con la Regione, il contributo è stato esteso anche alle aziende di noleggio auto e autobus con conducente. Entro la prossima settimana verrà pubblicato il bando per i nostri codici Ateco. 

Il vostro è un comparto peculiare, perché rientra nel settore trasporti, ma dipende completamente dai flussi turistici. 

E’ proprio così, secondo il nostro codice Ateco siamo “altri trasporti terrestri”; non apparteniamo né al settore merceologico, quello dei camion, né a quello turistico. Siamo governati dal ministero dei trasporti, che tende però quasi sempre ad aiutare il trasporto pubblico locale, trascurando il settore del trasporto pubblico non di linea. Un ibrido, non siamo né carne né pesce. Peraltro sulla carta il nostro settore è rimasto sempre attivo; nessun Dpcm ha prescritto la chiusura della nostra categoria. A conti fatti però, con la chiusura delle frontiere, il nostro fatturato è stato azzerato; siamo rimasti chiusi perché non c’erano commesse. 

Quanto è concreto il rischio fallimento per la categoria del noleggio con conducente?

Senza alcun tipo di sostegno economico rischiamo, oltre al fallimento delle nostre aziende, anche l’infiltrazione camorristica. Il 90% delle aziende di noleggio con conducente sono a carattere familiare e nessuno vuole perdere un’azienda che di solito ha alle spalle almeno cinquant’anni di storia. Per questo motivo è assai concreto il rischio di cadere nella trappola di quelli che si presentano come benefattori, salvo poi trasformarsi in veri e propri aguzzini. La camorra potrebbe riuscire a rilevare molte delle nostre aziende. 

Per il prossimo 3 giugno è prevista una manifestazione nazionale della categoria. 

Sì, sarà la prima manifestazione organizzata da tutto il settore di noleggio auto e autobus con conducente a livello nazionale. Scenderemo in piazza a Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Napoli, Perugia, Bari, Cagliari e Pescara. 

Quali sono le vostre richieste al Governo? 

Chiediamo il blocco totale di leasing e tasse fino al 31 marzo del 2021, il prolungamento della cassa integrazione e della Naspi per i nostri autisti fino al 31 dicembre 2020, l’adeguamento del periodo di riferimento per il fondo perduto all’intero secondo trimestre (aprile-giugno), il recupero delle accise sui carburanti, come avviene per il trasporto pubblico locale. Poi la derubricazione di imposte e tasse per l’anno 2020 per i redditi prodotti nel biennio 2019-2020 e l’allineamento delle misure di distanziamento agli altri paesi europei. Infine chiediamo lo stanziamento di un fondo di almeno 500 milioni di euro per l’aumento della capacità del trasporto pubblico locale tramite mezzi e strutture del settore Ncc, almeno fino al termine dell’emergenza Covid-19. Se non ci saranno misure volte a favorire il mantenimento delle nostre aziende, saremo costretti ad azioni più forti. Siamo stanchi delle chiacchiere. 

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Vertenza Jabil, solidarietà ai 190 licenziati dai lavoratori Whirlpool

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C’erano anche lavoratori della Whirlpool questa mattina davanti allo stabilimento della Jabil di Marcianise (Caserta), dove va avanti da giorni il presidio dei dipendenti contro i 190 licenziamenti decisi dall’azienda. “Abbiamo portato la piena solidarieta’ ai nostri colleghi della Jabil; sappiamo bene quello che loro stanno passando, visto che noi lo abbiamo gia’ subito sulla nostra pelle nel 2015”, dice Vincenzo Di Spirito, dipendente nonche’ delegato Fim-Cisl dello stabilimento Whirlpool di Carinaro, comune del Casertano ubicato a pochi chilometri da Marcianise. Il riferimento di Di Spirito e’ all’estate calda del 2015, quando l’Indesit cedette alla Whirlpool lo stabilimento di Carinaro e chiuse quello gemello di Teverola, che doveva essere oggetto di una reindustrializzazione mai avvenuta, la cui previsione era contenuta in un piano industriale che scade proprio a dicembre di quest’anno. “Quello che gli Jabil stanno vivendo, potremmo riviverlo anche noi tra poco”, sostiene Di Spirito. Carinaro e’ il punto di riferimento dei pezzi di ricambio dei prodotti Whirlpool per tutti gli stabilimenti europei, africani e del Medio-Oriente, “ma circolano voci insistenti – spiega Domenico Cammisa, addetto Whirlpool e delegato Fiom-Cgil – che l’azienda voglia portare il magazzino in Inghilterra o Germania; un’operazione che dovrebbe prevedere la chiusura anche di alcuni stabilimenti in giro per l’Italia, si parla di Napoli, Melano, Siena”. Due vertenze che coinvolgono due multinazionali a stelle e strisce – la Jabil e la Whirlpool appunto – e concernenti stabilimenti vicini geograficamente, come sono Marcianise, Carinaro e Napoli. “Questi stabilimenti sono prima di tutti presidi di legalita’ in territori molto difficili – dice il delegato Uilm Michele Campolattano – e il Governo farebbe bene a preservarli e ad evitare riduzioni di personale”. Intanto sul fronte Jabil ancora nessuna novita’ e’ giunta da Roma, dove il Ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo Economico continuano ad interloquire con i vertici Jabil. Oggi i sindacalisti verranno ricevuti in Consiglio Regionale. “Ci aspettiamo qualche soluzione concreta – dice Michele Madonna, lavoratore Jabil e delegato Fiom-Cgil – ma intanto i lavoratori licenziati si stanno muovendo per impugnare i licenziamenti. Ci sara’ un ampio contenzioso”. Gli avvocati dei sindacati hanno spiegato ieri durante un incontro avuto con i lavoratori, che l’atto puo’ essere impugnato non solo perche’ illegittimo ai sensi della normativa anti-covid che dispone lo stop ai licenziamenti, ma anche perche’ gli atti sono stati inviati tardivamente; i licenziamenti dovevano infatti essere effettuati dal 17 marzo, ma l’azienda chiese la cig per il Covid e rinvio’ il tutto a maggio.

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Inflazione negativa a maggio ma vola carrello spesa

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Inflazione negativa a maggio 2020, per la prima volta da quattro anni: l’indice dei prezzi al consumo – secondo i dati diffusi dall’Istat basati sulle stime preliminari- e’ diminuito dello 0,1% sia rispetto ad aprile sia rispetto a maggio 2019, soprattutto a causa del crollo dei beni energetici. In controtendenza invece e’ risultato il carrello della spesa, ovvero quello che comprende i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona che ha registrato un +2,6%, tendenziale in accelerazione rispetto al 2,5% di aprile. Un dato questo legato soprattutto al comparto alimentare, unico settore rimasto completamente aperto durante il lockdown. L’inflazione acquisita per il 2020 e’ pari a zero per l’indice generale e a +0,7% per la componente di fondo, ovvero quella al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi. Per i beni ad alta frequenza di acquisto si e’ registrato un calo dello 0,2% sul mese e una stabilita’ sull’anno. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha registrato una diminuzione dello 0,2% sia su base mensile sia su base annua.. Sull’andamento dell’inflazione pesa anche il calo della domanda interna. Nel primo trimestre, secondo quanto registrato dall’Istat, tutti i principali aggregati della domanda interna sono diminuiti, con un calo del 5,1% dei consumi finali nazionali e dell’8,1% degli investimenti fissi lordi rispetto al trimestre precedente. La spesa delle famiglie, secondo l’Istituto di statistica, e’ diminuita in termini congiunturali del 7,5%. Il calo dei prezzi piu’ accentuato e’ stato quello dei beni energetici (-2,8% su aprile, -12,7% su maggio 2019) trainato da quello dei beni energetici non regolamentati (-4,2% su aprile, -12,2% su maggio 2019). Una flessione significativa e’ stata registrata anche dai prezzi dei trasporti (-1,6% sul mese, -4,1% su maggio 2019) e dal comparto abitazione, acqua elettricita’ (-0.4% su aprile, -4,4% su maggio 2019). Sono cresciuti invece i prezzi dei beni alimentari (+0,7% su aprile e +2,7% su maggio 2019) soprattutto grazie alla crescita di quelli non lavorati, cresciuti dell’1,2% su aprile e del 3,7% su maggio 2019. Il dato e’ legato anche all’emergenza epidemiologica che ha costretto le famiglie a casa e ha spinto al consumo di alimentari non lavorati. Secondo uno studio di Nomisma nel periodo del lockdown un italiano su tre ha mangiato piu’ frutta e verdura con un balzo del valore delle vendite del 15,8% tra gli scaffali delle grande distribuzione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel primo trimestre il Pil ha segnato una riduzione del 5,4% sullo stesso periodo del 2019 . “Anche l’inflazione del mese di maggio si conferma una cartina tornasole di quanto sta accadendo- sottolinea Federdistribuzione – con il dato negativo a -0,1% (non accadeva dal 2016), trascinato verso il basso dalla diminuzione del prezzo dei carburanti. L’inflazione del carrello della spesa – afferma l’associazione – sostanzialmente non cambia rispetto al mese precedente, assestandosi al +2,6% (era +2,5%), tendenza imputabile a difficolta’ oggettive delle filiere, stressate dall’emergenza per improvvisi rialzi della domanda, costi di logistica in crescita e scarse produzioni per alcuni prodotti a causa di fattori climatici”. I consumatori del Codacons parlano invece dI “speculazioni” sul carrello della spesa che avrebbe subito “rincari ingiustificati durante il lockdown.”Gli unici prodotti acquistabili nel periodo di chiusura degli esercizi commerciali hanno subito un forte incremento – spiega il Presidente Carlo Rienzi – non a caso il carrello della spesa e’ salito del +2,6%, con gli alimentari che registrano a maggio una crescita dei prezzi del +2,7%. Questo significa che una famiglia, solo per mangiare, spende in media 206 euro in piu’ su base annua. Di “stangata” per il carrello della spesa parla anche l’Unione consumatori secondo la quale questi aumenti si traducono in una crescita su base annua di 220 euro per una coppia con 2 figli.

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