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Cina, equipe sostituisce tre vertebre toraciche erose da un tumore con impianti stampati in 3D

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A Pechino un’equipe di medici ha sostituito tre vertebre toraciche erose da un tumore con impianti su misura realizzati con stampante 3D.

Una paziente venticinquenne affetta da cancro è stata sottoposta all’intervento di impianto giovedì 9 gennaio presso il Terzo Ospedale dell’Universita’ di Pechino, in cui sono state utilizzate vertebre artificiali in lega di titanio realizzate su misura. Si tratta del primo intervento di impianto ortopedico a essere stato completato in Cina utilizzando dispositivi medici personalizzati da quando il 1 gennaio e’ entrato in vigore un regolamento correlato, emesso congiuntamente dall’Amministrazione Nazionale dei Prodotti Medici e dalla Commissione Sanitaria Nazionale.

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Si chiude campagna, i big del centrodestra tentano la spallata in Emilia Romagna

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Tutti contro uno. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi uniti contro Stefano Bonaccini, sicuri che il voto di domenica “liberera’” l’Emilia-Romagna e contemporaneamente “sfrattera”” Giuseppe Conte da Palazzo Chigi. Bonaccini chiude invece a Marzabotto, la cittadina appenninica simbolo della resistenza, mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti va in Calabria. Cesena e’ location della prima uscita pubblica del neo capo politico dei 5 stelle, Vito Crimi. I tre leader del centrodestra, insieme alla candidata Lucia Bergonzoni, chiudono insieme questa lunghissima campagna elettorale, in piazza a Ravenna, sicuri di una vittoria storica che da lunedi’ cambiera’ tutto, a Bologna come a Roma. “Lunedi’ citofoneremo a Conte e gli facciamo fare gli scatoloni”, esclama Giorgia Meloni. Zingaretti in Calabria attacca frontalmente l’ex Ministro dell’Interno: “Salvini e’ il peggiore a risolvere i problemi. E’ sbagliato, come fa la destra – sottolinea – diffondere odio, stupidaggini, per raccattare voti cavalcando la rabbia ed i problemi”. Dietro la decisione di Bonaccini di andare a rendere omaggio alla citta’ simbolo della Resistenza c’e’ l’obiettivo di respingere bruscamente la narrativa portata avanti da Matteo Salvini secondo cui il 26 gennaio restera’ nella storia come un secondo 25 aprile, una seconda liberazione, non piu’ dal nazifascismo ma dalla sinistra che in questa Regione governa da sempre.

Matteo Salvini, Interior Minister, during the demonstration commemorating the massacres of mafia in which the judges Giovanni Falcone and Paolo Borsellino and the men of their escort died.

Davanti al sacrario in memoria di oltre 700 vittime civili trucidate dai nazisti, depone una corona e canta “Bella Ciao”, l’inno scelto dalle sardine. Un modo per rivendicare, alla vigilia di un voto cosi’ incerto, le radici della sua storia. In questa convulsa ultima giornata di campagna elettorale, arriva in Emilia anche Vito Crimi, per la prima volta nella veste di neoreggente del Movimento. “Questo voto – assicura da Cesena – non avra’ alcun impatto tenuta del governo”. Di parere opposto Matteo Salvini, che su questa sfida regionale si e’ speso anima e corpo, piu’ di ogni altro leader. Sin dal primo momento, sin dalla prima manifestazione del Paladozza, datata 14 novembre, ha sempre considerato questo voto un test nazionale. E oggi ribadisce che vincere qui significa “mandare a casa Conte, Di Maio e Zingaretti”. Anche Silvio Berlusconi, in passato apparso timido su questo fronte, oggi sfida apertamente il governo giallorosso. A suo giudizio, in caso di vittoria del centrodestra in Emilia, “se non ci fossero le dimissioni e il governo continuasse a stare li’, l’Italia non sarebbe piu’ una democrazia”. Convintissima sulle conseguenze nazionali di queste regionali anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Io, Salvini e Berlusconi siamo pronti ad andare al governo. Se vinciamo chiederemo le elezioni anticipate”, annuncia dal palco ravennate, da dove ripropone il suo celebre tormentone di grandissimo successo “Io sono Giorgia, sono una donna…”. Un palco, questo di Ravenna, con tutti i simboli dei partiti della coalizione, che restituisce l’immagine plastica di una colazione che malgrado le tensioni interne scalpita per un repentino ritorno alle urne. Ora la parola ai cittadini emiliano-romagnoli, per una sfida, questa di domenica, che oggettivamente si presenta assolutamente incerta, come non e’ stata mai in questa terra. Una vigilia arroventata, dai toni quarantotteschi, in cui potrebbe giocare un ruolo importante il dato dell’affluenza. Cinque anni fa, Bonaccini trionfo’ in un’elezione segnata da un minimo storico di partecipazione, appena il 37%. Adesso, i leader del centrodestra, invece, sono convinti che quanto sara’ piu’ alta l’affluenza alle urne, tanto saranno maggiori le loro chance di vittoria.

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Il virus arriva nei paesi Ue, 2 casi in Francia. In Cina città da milioni di abitanti in quarantena

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Milioni di persone isolate, stop al turismo, blocchi dei trasporti pubblici. La Cina sta rispondendo con misure senza precedenti all’emergenza coronavirus, che intanto e’ arrivato in Europa con due casi confermati in Francia: uno a Bordeaux e l’altro a Parigi, i primi nel continente. Il paziente di Bordeaux ha 48 anni, ha fatto sapere in serata la ministra della Salute francese Agnes Buzyn, ed e’ appena rientrato dalla Cina, dove e’ passato da Wuhan. Da ieri e’ ricoverato in una camera isolata. E’ stato in contatto con una decina di persone dopo il suo arrivo in Francia. L’uomo e’ di “origini cinesi”, ma residente in Gironda, la regione di Bordeaux. Si sa poco invece del paziente ricoverato a Parigi, a parte il fatto che anche lui e’ rientrato dalla Cina. Intanto, nel giorno del Capodanno lunare, Pechino ha disposto la chiusura anche di alcuni tratti della Grande Muraglia, mentre l’Esercito popolare di liberazione ha inviato 150 medici militari in piena notte a Wuhan, citta’ focolaio del virus, su un aereo da trasporto truppe, in esecuzione di una specifica indicazione del presidente Xi Jinping. In Cina i casi accertati di contagio del nCOV-2019 sono saliti a 897 e i morti si sono attestati a quota 26, secondo l’ultimo bollettino diffuso dal governo. E mentre continuano a diffondersi segnalazioni in tutto il mondo, la mappa della Cina, tra le quasi 40 province, regioni e municipalita’ speciali che la compongono, ha soltanto il Tibet che resiste al contagio, a fronte dell’Hubei, la provincia di cui Wuhan e’ capoluogo, che raccoglie la meta’ circa dei contagiati e la quasi totalita’ dei decessi. Proprio a Wuhan si sta costruendo un ospedale ad hoc per il coronavirus in tempi record e le autorita’ sanitarie hanno ammesso la necessita’ di aumentare le forniture di medicinali, inclusi i kit dei test per individuare l’infezione e le mascherine protettive, ormai sparite in molte citta’. E malgrado la quarantena, i capi provinciali del Partito comunista hanno annunciato indagini per accertare come sia stata possibile la fuga di alcuni residenti da Wuhan, malgrado il divieto “di lasciare la citta’ se non per cause adeguatamente motivate”. A Pechino, oltre alla Grande Muraglia, da domani saranno chiusi i templi piu’ noti e la Citta’ Proibita, nonche’ il Museo nazionale e la Biblioteca nazionale. A Shanghai, il piu’ grande hub commerciale cinese, chiuderanno i battenti numerosi musei e tutto il parco di Shanghai Disneyland, che e’ tradizionalmente preso d’assalto durante le festivita’. Nella citta’ hanno alzato l’allerta in risposta alle emergenze sanitarie al grado massimo, il livello 1. Sui social network in mandarino si sono moltiplicati anche i commenti su “una situazione irreale, quasi da fine del mondo”, in risposta a una quarantena di scala biblica, mai tentata prima nella storia. Le autorita’ cinesi hanno infatti esteso a 13 citta’ il blocco dei trasporti pubblici, tra Xianning, Xiaogan, Enshi e Zhijiang, ampliando il cordone sanitario a 41 milioni di abitanti. Disposta la chiusura di luoghi aperti al pubblico come teatri e la cancellazione di eventi di massa. Sempre da domani, sia al Capital sia al Daxing, i due grandi aeroporti internazionali di Pechino, saranno operative le attrezzature per la scansione della temperatura corporea su tutti i passeggeri in arrivo. La Cina ha inoltre ordinato a tutte le agenzie di viaggio di interrompere la vendita di tour interni e internazionali, con lo stop alla vendita di biglietti per i pacchetti turistici a partire da oggi. La diffusione del coronavirus e’ andata avanti anche sul fronte estero. Oltre alla Francia, un secondo caso verificato e’ stato annunciato negli Usa (dove sono state rafforzate le misure sulla sicurezza sanitaria), e segnalazioni si sono avute in Giappone, Corea del Sud, Messico e Nepal.

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Conte frena pessimismo, sprint referendum per blindarsi

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“I risultati saranno positivi” e daranno “maggiore energia ed entusiasmo all’azione del governo” ma se si perdesse in Emilia Romagna e Calabria sarebbe “sbagliato deprimersi”. Giuseppe Conte prova a “respingere” il “pessimismo” che da qualche giorno sembra essersi impossessato delle truppe di maggioranza, fino a contagiare il governo. Da Assisi, dove rimarca la vena ambientalista e progressista del suo esecutivo a un evento sul clima, il premier – che in queste ore descrivono teso – si mostra rassicurante. “Il voto – ribadisce, a scacciare la paura – non riguarda la sopravvivenza del governo, ne’ la mia”. Ma la prossima settimana, tra la chiusura del dossier Ilva, il voto in Aula sulla prescrizione e in commissione sulle concessioni autostradali, gia’ si annuncia da incubo per la maggioranza. E l’idea del governo di fissare al piu’ presto – magari domenica 5 aprile – il referendum per il taglio dei parlamentari serve anche per evitare che qualcuno si faccia venire strane idee e provi ad aprire la via del voto. Luigi Di Maio ha giocato d’anticipo lasciando la guida del Movimento. Nicola Zingaretti lo ha fatto annunciando il congresso. Ma sia nel M5s che nel Pd una sconfitta porterebbe contraccolpi. Nel Movimento si temono nuove uscite, magari verso la Lega (anche se sarebbe pronto il puntello al governo dei responsabili di Fi). Nel Pd riecheggiano le parole di Graziano Delrio secondo cui una sconfitta avrebbe conseguenze: qualcuno potrebbe chiedere al segretario di anticipare i tempi e dimettersi lasciando che sia un reggente (magari il vice Andrea Orlando) a condurre al congresso. La speranza e’ non doverne parlare lunedi’: ora e’ il momento di scacciare il pessimismo. Ma Conte con i ministri giovedi’ notte mette a punto l’idea di proporre gia’ in Cdm la prossima settimana come data per il referendum la prima utile, il 29 marzo o piu’ probabilmente il 5 o il 19 aprile (il 12 no, e’ Pasqua). Se anche si aprisse una crisi di governo sarebbe impossibile – ragionano in maggioranza – che il presidente della Repubblica convochi le elezioni a referendum cosi’ vicino. E dopo ci saranno da disegnare i nuovi collegi per 600 e non piu’ 945 parlamentari, una operazione per la quale possono volerci fino a due mesi. Da li’ ad arrivare a settembre sarebbe un attimo e a quel punto, in piena sessione di bilancio, si scavallerebbe facilmente l’anno. Pura teoria, che affonda radici nella voglia assai scarsa dei parlamentari di tornare al voto e dei ministri di lasciare il governo. Potrebbe pero’ non bastare, se il centrosinistra per la prima volta perdesse l’Emilia Romagna, perche’ la destra fin d’ora si appella a Mattarella e invita Conte a ripassare il precedente D’Alema del 2001 e dimettersi. Ma il centrosinistra vincera’, dicono gli ottimisti della maggioranza, perche’ proprio dai moderati di centrodestra vicini a Fi, oltre che dal M5s, verra’ una parte del voto disgiunto “responsabile” e “governista” pro-Bonaccini. L’unico modo per contrastare la sconfitta, comunque, per il governo sarebbe dare subito il segnale che si lavora (magari approvando subito il decreto su Taranto e la riforma del processo penale) per smontare le richieste di voti di chi da destra denuncia lo scollamento dall’elettorato. Nicola Zingaretti invoca fin d’ora un cambio di passo e annuncia che il Pd sara’ “esigente”. Matteo Renzi, che martedi’ potrebbe far votare i suoi sulla prescrizione con Fi, ha gia’ messo nel mirino Conte, chiedendogli un rilancio. La verifica di governo dovrebbe segnare, il premier lo ha anticipato, questo passaggio. Ma il timore dei Cinque stelle e’ che il Pd possa esigere di piu’ e che Renzi punti a una staffetta a Palazzo Chigi, magari con un premier Pd come Dario Franceschini. Difficile che il M5s lo accetti ma nelle conversazioni da transatlantico qualche pentastellato non esclude una frana che “costringa” a ragionare su un nome terzo, magari per un governo di coesione nazionale.

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