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Cgil, Cisl e Uil in piazza a Roma per parlare di lavoro

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Dall’ex Ilva all’Alitalia, da Whirlpool a Bosch, da Almaviva a Mercatone Uno e Conad, le tante vertenze si riuniscono in un’unica piazza, che chiede di essere la piazza “per il lavoro”. Di avere risposte concrete sulle crisi aziendali, grandi e piccole, che segnano il Paese da nord a sud, ormai in tutti i settori, mettendo a rischio migliaia di posti ed il futuro produttivo. Con i sindacati pronti, altrimenti, a continuare la lotta. Questo il messaggio che arriva dalla manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil, in piazza Santi Apostoli a Roma, guidata dai rispettivi leader, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, in cui confluisce anche la protesta dei lavoratori ex Ilva, in sciopero negli stabilimenti siderurgici del gruppo e nell’indotto. Uno sciopero di 24 ore proclamato dalle sigle dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, che respingono il piano con 4.700 esuberi al 2023, con alte adesioni, riferiscono gli stessi sindacati. “Tutti gli stabilimenti ArcelorMittal sono fermi: adesione a Taranto 90%, a Genova e Novi Ligure 80%, a Racconigi, Padova e Marghera 100%”, fa sapere la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David. Operai e delegati testimoniano dal palco le difficolta’ e le incertezze, tra bandiere e striscioni (“il lavoro e’ dignita’” quello esposto dall’indotto Ilva) e cori anche duri dalla piazza contro ArcelorMittal. Univoca la posizione, “esuberi zero”. E’ la prima delle tre manifestazioni-assemblee indette da Cgil, Cisl e Uil, che apre “la settimana di mobilitazione per il lavoro” (le prossime il 12 ed il 17 dicembre), dedicata proprio ai temi della crescita, delle crisi aziendali, dello sblocco di cantieri e infrastrutture e dello sviluppo del Mezzogiorno.

Investimenti e Sud poi al centro del tavolo a Palazzo Chigi. I sindacati rilanciano un patto per il lavoro e reclamano soluzioni. “Bisogna ricostruire il Paese a partire dal lavoro. Rimetterlo al centro e’ la bussola”, dice Landini, lanciando un appello: “Il mondo del lavoro unito chiede il cambiamento del Paese” ma “si mettano in testa che non si cambia senza e contro i lavoratori. Noi non abbiamo paura. Uniti ce la possiamo fare”. C’e’ la richiesta di garantire i diritti per tutti, combattere la precarieta’, rifinanziare gli ammortizzatori sociali, far ripartire gli investimenti e una vera politica industriale. Pero’, aggiunge, “basta parole, e’ il momento dei fatti”. Con un avvertimento: “Finche’ non avremo le risposte alle questioni che un anno fa abbiamo aperto insieme”, dall’occupazione alle pensioni al fisco, “continueremo nella mobilitazione, nella lotta. Non ci bastano i cambiamenti di modi, la gentilezza, abbiamo bisogno di risposte”, dice Furlan dal palco. Tutti puntano il dito sulle 160 vertenze aperte al Mise: “In un anno non e’ cambiato nulla. Abbiamo bisogno di chiuderle, di togliere dall’incertezza oltre 300mila lavoratori e lavoratrici. Il clima e’ un po’ peggiorato, altro che migliorato”, aggiunge dicendo basta ai soli tweet e sondaggi elettorali della politica. A rimarcare la strada e’ il numero uno della Uil: “Se non si risolvono i problemi, non solo torneremo in piazza ma nelle piazze di tutti i paesi”. E’ in atto “una deindustrializzazione che portera’ gravi conseguenze” pero’, aggiunge Barbagallo, “tutti litigano su tutto”. E allora “prima di fare un patto sul lavoro dovremmo fare un patto sulla pace produttiva”. Il messaggio e’ rivolto al governo ma anche alle imprese ed alle multinazionali: non si puo’ venire in Italia, fare shopping e poi “buttare via” tutto senza pagare pegno, e’ in sintesi la loro posizione.

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Portogallo, arriva la tassa per i pensionati: addio buen retiro dei vecchietti arzilli di mezza europa

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Con la prossima legge di Bilancio il Portogallo potrebbe tornare a tassare i pensionati europei che decidono di spostare li’ la residenza rendendo meno conveniente la scelta di quegli anziani che stanno valutando di lasciare il paese di origine per passare gli anni del pensionamento in un luogo caldo e senza imposte. Nel 2009, al culmine della crisi economica, Lisbona aveva deciso di esentare gli europei dal pagamento delle tasse per 10 anni a condizione che vivessero nel Paese almeno sei mesi l’anno. Le condizioni fiscali favorevoli hanno fatto si’ che in questi anni aumentasse il numero delle emigrazioni verso il Portogallo convincendo a trasferirsi in questo Paese soprattutto i pensionati con gli importi di assegno medi piu’ alti.

L’Inps, secondo i dati aggiornati al 2019, paga in Portogallo 2.897 pensioni a ex lavoratori del settore privato per un importo medio di 2.720 euro, largamente superiore a quello medio di tutte le pensioni. A questi si aggiungono anche i pensionati degli enti previdenziali privati. Se si guarda all’Inps soprattutto in Portogallo sono pagate in media dall’Inps le pensioni piu’ alte che in qualsiasi altro Paese europeo. Nel complesso l’Inps paga 383.088 pensioni all’estero con importi medi molto bassi (meno di 260 euro), poiche’ basate nella stragrande maggioranza su pochi anni di contributi pagati nel nostro Paese. “Gli stranieri con lo status di residente non regolare smetteranno di essere esentati dalle tasse e verranno sottoposti ad un’aliquota del 10 per cento sulle loro entrate”, ha detto Catarina Mendes, leader del gruppo socialista in Parlamento.

I socialisti hanno 108 deputati su 230 seggi e sono dunque la forza dominante. Il cambiamento colpira’ insieme ai pensionati italiani anche le migliaia di francesi, britannici e tedeschi che hanno scelto le localita’ portoghesi per ritirarsi dal lavoro. Per molti italiani potrebbe essere conveniente rientrare in Italia dato che esiste una norma che prevede la flat tax al 7% al Sud per coloro che decidessero di rientrare nel nostro Paese (o per gli stranieri che decidono di trasferirsi) e risiedere in un piccolo centro urbano (meno di 20.000 abitanti) delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia. L’opzione per i pensionati all’estero e’ valida solo per cinque anni, quindi fino al 2024.

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Radio Kiss Kiss sfonda il muro dei 3 milioni di ascoltatori nel giorno medio e ora accende anche la Tv

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C’è una grande radio che ha cuore e testa a Napoli. È Radio Kiss Kiss che oramai viaggia stabilmente sui tre milioni e centomila ascoltatori nel giorno medio. Sono numeri eccezionali che premiano il lavoro di una squadra che ogni giorno offre musica, intrattenimento, approfondimenti, informazione con allegria, competenza, equilibrio e ad una velocità di crociera che piace a chi adora la Radio.

Proiettati verso un futuro perfetto. Il tanto sospirato numero è arrivato: Radio Kiss Kiss, la radio con la più alta crescita di share nell’ultimo decennio, è oggi una grande realtà italiana che finalmente raccoglie ciò che ha seminato nel tempo, raggiungendo quel tanto sospirato numero perfetto, quel “tre” (3.122.000 di ascoltatori nel Giorno Medio, dati di ascolti TER II semestre 2019) che ci consente di guardare al futuro e che contestualmente ci proietta nella dimensione che evidentemente meritiamo” è stato il commento se volete scanso, asciutto di Lucia Niespolo, presidente del gruppo Radio Kiss Kiss. “Gli ultimi 10 anni per Radio Kiss Kiss sono stati una vera e propria escalation di emozioni, lavoro, scelte e risultati sempre vincenti. Non bisogna però considerare questo risultato come un traguardo, ma come un grande incentivo a fare sempre meglio e ancora di più!” è l’appello della manager che evidentemente sa che le cose possono ancora migliorare vista la squadra messa in campo. 

La mia squadra ha lavorato sodo, con idee innovative che hanno consentito, ogni giorno, di far breccia nel cuore degli ascoltatori. E quando la testa, il cuore e la professionalità riescono a far fronte comune non c’è più nessuna battaglia insuperabile. Oggi godiamo – spiega Lucia Niespoli -, finalmente, di un risultato meritato, sudato, studiato. Voglio dire grazie a tutti, alle nostre donne, ai nostri uomini, conduttori, fonici, giornalisti, tecnici, tutta la squadra che  vede finalmente premiato il loro grande impegno ed i nostri sforzi” argomenta sempre la presidente di Radio Kiss Kiss. Che poi accenna alle sfide che l’attendono. “Proprio a suggello dell’ascesa di Radio Kiss Kiss, è giunta l’accensione del canale televisivo nazionale, KISS KISS TV, al numero 158 del digitale terrestre, 727 di SKY e 65 TV SAT. Sono davvero felice – continua la manager leader del gruppo – per il coronamento di anni di sforzi profusi per rendere questa radio sempre più bella e desidero ringraziare, ad uno ad uno, tutti i componenti del mio gruppo e, soprattutto, i nostri meravigliosi ascoltatori. GRAZIE!!”. 

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Elezioni suppletive al Senato, ecco i candidati nei tre collegi che sceglieranno il senatore in Lazio,Umbria e Campania

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Manca solo l’ufficializzazione degli ultimi candidati per completare il tratto di strada finale che portera’ alle elezioni suppletive nel Lazio, Umbria e Campania. Le urne si apriranno a Roma l’1 marzo per il Collegio 01 per eleggere un deputato dopo il seggio vacante lasciato da Paolo Gentiloni (Pd), dimessosi il 2 dicembre dopo la sua nomina a Bruxelles a Commissario europeo per gli affari economici e monetari. In Umbria si terranno invece l’8 marzo per eleggere un senatore nel Collegio uninominale Umbria 02, restato vacante dopo le dimissioni di Donatella Tesei (Lega), eletta Presidente della Regione. Per la Campania infine il voto si terrà il 23 febbraio per eleggere nel Collego uninominale 07 un seggio al Senato lasciato da Franco Ortolani (M5S), deceduto a novembre scorso. A Roma i principali candidati nel Collegio 01 (prevalentemente quartieri del Centro tra cui Trastevere, Prati, Flaminio, Esquilino, Testaccio, Castro Pretorio, Trionfale, Monti e Trevi) sono l’attuale ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, candidato per il centro sinistra; Maurizio Leo, docente e già deputato per An e assessore al Bilancio al Comune di Roma per il centrodestra; Rossella Rendina, attivista del Movimento 5 stelle, scelta senza consultazione sulla piattaforma Rousseau perchè a detta del Movimento sarebbe stata l’unica candidata che ha rispettato tutti i requisiti previsti dal Regolamento; Marco Rizzo per il Partito Comunista; Elisabetta Canitano (Potere al Popolo) e Luca Maria Lo Muzio Lezza (Volt Italia). Sempre nella capitale ha annunciato la sua candidatura anche il presidente nazionale del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi. A Roma la scelta di Gualtieri è maturata in sostanza come terza ipotesi. Nelle settimane scorse infatti si è assistito a un lungo braccio di ferro con Italia Viva, con Matteo Renzi che proponeva insieme a Azione di Carlo Calenda e +Europa di Emma Bonino il nome della giornalista Federica Angeli, in alternativa a Gianni Cuperlo proposto da Nicola Zingaretti per il Pd. In Umbria non e’ ancora chiaro quali nomi saranno in lizza, le candidature dovranno essere presentate tra domenica 2 e lunedi’ 3 febbraio alla Corte d’appello di Perugia e i partiti sono al lavoro per scegliere i candidati. Nel frattempo pero’ il M5S ha fatto sapere che il prescelto sara’ Roberto Alcidi, sul quale – al pari della sua collega romana Rossella Rendina – la decisone e’ stata presa senza una consultazione on-line sulla piattaforma Rousseau perche’ anch’egli in possesso di tutti i requisiti previsti dal Regolamento del Movimento. Il collegio in Umbria comprende tutta la provincia di Terni e 27 comuni di quella di Perugia, da Nocera Umbra a Todi. Anche se il dato non e’ ancora ufficiale dovrebbero essere interessati alla consultazione circa 300 mila elettori. Alle politiche del marzo 2018 Tesei venne eletta con il 38,5% dei voti, superando Marco Moroni, M5s, con il 28%, e Simonetta Mignozzetti, Pd, 25,7%. In quella tornata elettorale tutti i collegi uninominali di Camera e Senato dell’Umbria andarono al centro destra. In Campania (il Collegio 07 comprende molti quartieri di Napoli, tra cui Arenella, Barra, Piscinola, Miano, Poggioreale, Ponticelli, San Carlo all’Arena, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vomero, Vicaria e Zona Industriale) i principali candidati sono: Sandro Ruotolo, giornalista, per la lista ‘Napoli con Ruotolo’, sostenuta da Pd, Leu, DemA e Italia Viva; Luigi Napolitano, ex compagno universitario di Luigi Di Maio, per il M5S; Salvatore Guangi, sostenuto da FI, Lega e FdI; Riccardo Guarino di Rinascimento Partenopeo e Giuseppe Aragno di Potere al Popolo. Anche in Campania non sono mancate le polemiche. Il sindaco Luigi de Magistris ha aperto una riflessione – alla luce dei risultati deludenti del M5S nelle regionali in Emilia Romagna e in Calabria – sulla opportunita’ da parte di un candidato pentastellato di presentarsi alle suppletive per il Senato e in primavera per la Regione Campania.

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