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Cultura

C’era una volta IL MURO, ed io c’ero quando la storia cambiò il volto dell’Europa

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Pur avendo nel corso degli anni documentato tantissimi eventi internazionali e storici, Papi, Capi di Stato, tragedie, territori in guerra, stragi mafiose, catastrofi naturali o provocate dall’uomo, eventi sportivi, feste tradizionali, stermini, deportazioni, crisi internazionali, flussi migratori, quel 9 novembre del 1989, i giorni precedenti e quelli immediatamente successivi, rimarranno scolpiti nella mia memoria. Ogni volta che guardo, stampo, pubblico ognuna di queste foto, ricordo perfettamente il momento in cui l’ho scattata, ricordo distintamente il rumore del motore che faceva avanzare la pellicola, ricordo il click che lo generava, ricordo gli sguardi e i sorrisi e le sensazioni che scambiavo con i soggetti. Non mi capita con gli altri eventi. La storia, quella che ha veramente cambiato il mondo, ti rimane dentro come un sigillo indelebile e a quel punto, come fotografo, ti rendi conto di quale sia il tuo ruolo nel mondo: testimoniare.

Era il 9 Novembre 1989, essere lí, trovarsi lí e ri-trovarsi con centinaia di migliaia di persone, da est e da ovest, è la storia che ti entra dentro e non esce più e tu fotografi, in trance, ma anche con uno stato di lucidità che ti spinge a riprendere tutto. Tante foto, pensate, ragionate, cercate, volute, ma anche spontanee, come lo erano le reazioni e i sentimenti di chi, come tutti, non ci credeva ancora.

Tra le tante foto, queste due in copertina, mi colpiscono oggi particolarmente, la prima, perché è l’esatta cognizione di cosa fosse per noi occidentali il muro,  un ostacolo di 3metri e 60 centimetri per oltre 160 km, ma che vedevamo e percepivamo come una barriera, ma all’est, la percezione di quello che vedevamo noi, non c’era, c’era un muro, oltre quel muro c’era filo spinato, poi una terra arata e probabilmente minata per la maggior parte della sua lunghezza e poi, in fondo, quasi nascosto alla vista, c’era il MURO (Mauer, lo chiamavano i tedeschi, il simbolo, quello vero. La seconda foto è la grande disinvoltura di questi due giovani, oramai quasi sessantenni che vorrei reincontrare per capire e chiedergli come si sia evoluta la loro vita, cosa oggi ricordano e cosa quel piccone e quella mazzola, portata con tanta disinvoltura hanno influito nello sviluppo della loro vita. Spero di re-incontrarli.

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Ben'essere

RestiAMO al Sud, andiamo a Capri: il sogno ad occhi aperti

Giovanni Mastroianni

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Già da quando ti lasci la terraferma alle spalle, senti di essere proiettato verso una dimensione fantastica ed il beccheggio dell’aliscafo sembra annuire al pensiero carico di emozione, perché Capri ti entra dentro non appena la sua sagoma sinuosa riempie gli occhi anche da lontano. 

Poi il porto di Marina Grande all’improvviso prende viva forma e le case bianche immerse nel verde, agghindate con i loro mille fiori, regalano un luminoso benvenuto. L’acqua è più azzurra dell’azzurro ed il calore di questa perla del Sud arriva dritto al cuore. Guardando Napoli, sempre   bellissima come tutto il Golfo che la circonda, anche se vicina poche miglia nautiche sembra più lontana di un ricordo.

Il clima è festoso ma mai chiassoso e tutto sembra essere al posto giusto. Il sogno continua, l’isola è splendida e si arrampica verso il cielo fino a toccarlo. L’aria è più pura e i polmoni cercano di catturarla tutta e di più, come a non voler perdere neanche un soffio di brezza che aleggia sull’isola delle isole. Ogni attimo regala un’emozione e gli occhi faticano a sorreggere la vista di tanta bellezza. La funicolare ci porta lentamente verso l’alto regalandoci un’altra prospettiva d’incanto, dove la visione del mare e dell’orizzonte dipingono un quadro meraviglioso. Così coccolati raggiungiamo la famosissima “piazzetta”, sempre elegantissima con i suoi negozi, che sono veri e propri atelier, ed i locali ormai storici che hanno conquistato le personalità più in vista del pianeta. 

Non distante, nell’allegria della taverna “Anema e Core”, teatro delle notti capresi più trendy, anche durante la serata più eccentrica mai nulla sfugge al garbo del vero savoir vivre. Perché il fascino chic dell’isola azzurra impregna tutto e rende superfluo ogni forzato eccesso. Qui basta farsi trasportare dalla vita e concedere la mano alle emozioni, poi tutto viene da sé.

Così Capri non poteva non diventare moda, mondanità, cultura, sempre nel segno dell’eleganza.

 

Dall’amatissima piazza Umberto I partono sentieri per passeggiate ed escursioni che lasciano un segno indelebile nel profondo dell’’anima, in qualsiasi direzione si vada, come incamminandosi per via Krupp che dalla certosa di San Giacomo e dai Giardini di Augusto, un paradiso nel paradiso, conduce a Marina Piccola con un paesaggio mozzafiato, oppure arrampicandosi fino alla villa dell’imperatore Tiberio, che dalla bellezza di quest’isola unica nello spazio e nel tempo, rimase stregato fino a preferirla alla Roma capitale di tutti gli sterminati territori di cui si aveva conoscenza, incurante delle ire dei suoi nemici e, peggio ancora, dei suoi “amici”. Questa super dimora dalla beltà millenaria sorge ancora maestosa sul promontorio opposto ad Anacapri, e da qui ancora tutto sembra controllare fino a dove il mar Tirreno si mescola con il cielo. Così il battito del cuore accelera e ci proietta verso l’immenso, mentre guardiamo vele bianche che solcano il mare come i gabbiani sfidano l’aria, rendendo sempre tutto sospeso tra sogno e realtà.

Giunti a Marina Piccola ad attenderci da sempre troviamo i Faraglioni, due giganti buoni che si lasciano attraversare mansueti dagli avventurieri della navigazione. Qui “La Canzone del Mare”, struttura balneare e recettizia famosa in tutto il mondo, sembra affacciarsi direttamente sull’Eden. Stelle marine, ricci di mare, crostacei e polpi popolano il regno marino sottostante, immersi in un universo blu che scivola veloce verso profondità ambitissime dai sommozzatori.

Proseguendo il magico viaggio ci avventuriamo sul pendio del Monte Solaro per giungere ad Anacapri dove è d’obbligo la visita alla Villa San Michele, sorta sulle rovine di una cappella del decimo secolo dedicata al Santo, oggi museo che custodisce preziosità delle civiltà più antiche, con una vista spettacolare sul Golfo incantato di Napoli. La struttura che giunge intatta ai giorni nostri nasce tra gli ultimi anni del XIX secolo ed inizio del novecento per  volontà dell’apprezzatissimo  medico e scrittore svedese Axel Munthe, che qui voleva costruire una casa per l’anima. Impresa questa nella quale è riuscito benissimo.

Discendendo dal lato opposto del monte che ci regala una splendida panoramica su Ischia ed il Golfo di Pozzuoli, giungiamo fin sulla costa per salire a bordo di una delle tante piccole imbarcazioni che ci portano lentamente verso un piccolo foro che spunta nella roccia, così basso da dover attraversare abbassandosi nello scafo. Dopo un attimo di buio quello che si staglia di fronte alla nostra vista è un qualcosa che non può essere descritto, perché ciò che accade nella Grotta Azzurra è un vero miracolo della natura. I riflessi del sole si riflettono nell’acqua purissima del mare dando vita ad uno spettacolo di luci e colori che mandano in estasi i nostri sensi. Dondolati in questo luogo non si riesce a far altro che restare ammaliati da un’esperienza straordinaria e quando riemergiamo nel mondo esterno comprendiamo di aver vissuto qualcosa di più di un sogno. Così Capri ci resterà sempre nella parte più profonda del cuore, dove anche solo il suo ricordo rappresenterà sempre un baluardo di serenità nella nostra esistenza.

Giovanni Mastroianni

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Cultura

ConTEMPOraneamente, la mostra in Villa Lanzara a Sarno di Gianluca Carbone per Paesaggi in Movimento

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Secondo appuntamento dell’evento Paesaggi in movimento, che vede artisti impegnati, nei territori interni e della costiera della regione Campania, con mostre e residenze d’autore. Dopo Rotondi, con la prima tappa e la presentazione del progetto “La Fotografia incontra i territori” oggi a Sarno, si è inaugurata la mostra ConTEMPOraneamente di Gianluca Carbone, a cura di Ciro Delfino-

L’esposizione, ospitata al terzo piano di Villa Lanzara, sarà visitabile fino al 24 Luglio.

ConTEMPOraneamente dove il tempo è il punto centrale del lavoro prodotto dall’artista sarnese. Carbone lo affronta attraverso il gioco degli scacchi. L’artista, riflettendo sulla lentezza con cui un giocatore affronta una partita, crea una strategia visualizzandone gli scenari plausibili.

La mostra è articolata in tre sale con sculture e dipinti che dialogano perfettamente con il luogo che li ospita, colori e materiali si fondono creando un ambiente che accompagna e fa da naturale sfondo agli oggetti antropomorfizzati. Sulle tele, sulle tavole e nell’istallazione della sala grande figure degli scacchi circondano lo spettatore rendendolo parte della partita che l’artista sta giocando con il suo tempo.

Una scacchiera, come rileva l’artista, non è cosi distante dalla natura e dal paesaggio, soprattutto in una terra come Sarno che, a 20 anni dall’alluvione, porta con sé l’attenzione ad ogni intervento sul territorio ed ad ogni possibile conseguenza.

Con queste sue opere, Carbone, rileva quanto il tempo sia prezioso e come esso scandisca l’evolversi delle nostre vite e dei nostri gesti.

Il terzo appuntamento è per il prossimo sabato 11 Luglio a MassaLubrense-Punta Campanella alla Torre Fossa Lo Papa, dove ci saranno opere di Donatella Spaziani, Cesare Accetta e Fabio Donato. Paesaggi in movimento concluderà il suo ciclo 2020 e saluterà con la tranche del progetto “La fotografia incontra i territori” a Buonalbergo, nel Fortore il 18 Luglio alle 19,30 dove si vedranno le foto realizzate durante le residenze da Claire Power, Serena Petricelli e Ilaria Sagaria, insieme ad una proiezione di oltre 200 fotografie realizzate da autori nazionali e internazionali.

Federica Palmer

 

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Cultura

Premio Strega, vince Sandro Veronesi con “il colibrì”

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Sandro Veronesi ha vinto, con 200 voti, il suo secondo Premio Strega con ‘Il colibri” (La neve di Teseo) dato subito per superfavorito e sempre in testa durante lo spoglio. “Sto pensando alla mia famiglia, ai miei figli, a mia moglie, ai miei fratelli. Sto pensando al mio editore, a Elisabetta Sgarbi, a Umberto Eco che e’ stato cosi’ generoso da fondarla questa casa editrice. Sto pensando agli amici che mi hanno sostenuto, che hanno votato il libro. Sto pensando all’uomo nuovo, che poi e’ una donna. A tutte le persone nuove che ci sono e a tutte le navi in mare” ha detto Veronesi, gia’ vincitore del Premio Strega nel 2006 con Caos Calmo, diventato un film di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti. Veronesi ha voluto dedicare la vittoria a tutte queste cose, in questa edizione memorabile dello Strega, con in corsa una sestina e due titoli Einaudi ex aequo, al Museo Etrusco di Villa Giulia semi deserto, senza il grande pubblico degli anni scorsi. Una ottantina le persone sedute ai tavoli, in una serata bollente che ha visto il ritorno del tavolo della giuria e della mitica lavagna dove si segnano i voti sulla balconata del Ninfeo, come nelle dieci edizioni a partire dal 1953. Di vincere lo Strega due volte era successo finora solo a Paolo Volponi, nel 1965 con La macchina mondiale e nel 1991 con La strada per Roma. “Solo l’amare, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto. La gente cambia, le persone cambiano. C’e’ un paesaggio diverso, nativi digitali che adesso leggono, che hanno un atteggiamento diverso e questo uno lo percepisce anche s equa dentro sembra che il tempo si sia fermato. Non mi ricordo nulla della prima volta, lo leggo sui libri che c’e’ stata una vittoria” ha sottolineato Veronesi della sua seconda vittoria. E’ la storia di una vita intera, quella di Marco Carrera, il protagonista del romanzo di Veronesi, colpita un po’ piu’ del normale da cose dolorose. Il colibri’ scende in modo potente alla radici di quell’energia che annienta e fa rinascere. Ci racconta andando avanti e indietro nel tempo la perdita e l’amore, il destino e le scelte , la ricerca di se stessi, la psicoanalisi, i sogni, i simboli con tante suggestioni e citazioni letterarie. Al centro ci sono la famiglia, con tutte le sue mitologie. Nessuna battaglia con Gianrico Carofiglio, come si pronosticava alla vigilia, che per ‘La misura del tempo’ (Einaudi) in cui troviamo un Guido Guerrieri diverso in un dramma giudiziario e in un romanzo di formazione, ha avuto 132, ed e’ andato subito a stringere la mano a Veronesi abbracciato da Elisabetta Sgarbi, dalla moglie e da tutti gli amici tra cui Dori Ghezzi seduta al tavolo de La nave di Teseo. Un abbraccio anche con Jonthan Bazzi, in completo Valentino di pailettes, citato nel libro di Veronesi, all’ultimo posto della sestina formata con il suo ripescaggio, con 50 voti. E al terzo posto un altro titolo Einaudi, ‘Almarina’, 86 voti, di Valeria Parrella in abito lungo verde acqua, unica donna nella finale di questa edizione, con la storia dell’incontro tra Elisabetta Maiorano, professoressa di matematica nel carcere minorile di Nisida, vedova senza figli e la sua alunna Almarina, giovane ragazza romena stuprata. E l’ex numero uno di Mondadori Gian Arturo Ferrari e’ al quarto posto con ‘Ragazzo italiano’, 70 voti, il suo libro d’esordio a 76 anni, in cui mescola vicende reali e inventate in un romanzo di formazione di matrice autobiografica. E al quinto Daniele Mencarelli, con 67 voti, gia’ felice del Premio Strega Giovani 2020, per ‘Tutto chiede salvezza’ (Mondadori). Ai tavoli del giardino, anche l’assessore alla Cultura e vicesindaco di Roma Luca Bergamo. A presiedere il seggio Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega 2020. Su 660 votanti hanno espresso le loro preferenze in 605. “Fa un bell’effetto perche’ un mese fa non ci saremmo aspettai di fare un evento cosi’. Mi da l’idea di un nuovo inizio con magari piu’ consapevolezza” dice Carofiglio. “Qui si sente che e’ passata la pandemia ed e’ giusto si senta perche’ abbiamo sofferto” sottolinea la Parrella. “Mi sembra piu’ umano. Era davvero una bolgia. Le persone adesso si parlano , niente spintonate. E’ paradossale vedersi mascherati. C’e’ una calma strana” commenta la Sgarbi. “Sono piu’ abituato alle cose vuote, da tre mesi. Non mi fa tanta impressione” sottolinea Veronesi. Dalle 23.00 la diretta di Rai3 condotta da Zanchini, con ospite speciale Corrado Augias che ha ricordato Andrea Camilleri a un anno dalla morte, il 17 luglio 2019, che ha partecipato due volte allo Strega negli anni Novanta.

Il totale delle preferenze espresse dai giurati, pari a 605 (con una percentuale di voto del 91,6%), ha portato alla vittoria il romanzo di Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo) con questa classifica

  1. Sandro Veronesi, Il colibrì  200 voti;
  2. Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi) 132 voti;
  3. Valeria Parrella, Almarina (Einaudi), 86 voti;
  4. Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli), 70 voti;
  5. Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori), 67 voti;
  6. Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango Libri), 50 voti. 

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